Politica e Istituzioni

Politica e Istituzioni

POLITICA E ISTITUZIONI

Obiettivi

  • CREARE UNA POLITICA DI QUALITA', RESPONSABILITA' E COMPETENZA

  • RICREARE I POLITICI E RESPONSABILIZZARE I PARTITI

  • RIFORMA ELETTORALE

  • RENDERE I CITTADINI PIU' INFORMATI E CONSAPEVOLI SULLA POLITICA E FARLI PARTECIPARE PIU' DIRETTAMENTE ALLE DECISIONI

  • CAMBIARE I REGOLAMENTI DI CAMERA E SENATO PER RENDERLI MODERNI, EFFICIENTI E VELOCI NEL LAVORO

  • GUERRA TOTALE AI MANDARINI DI STATO CHE NON VOGLIONO COLLABORARE

  • SCRIVERE FACILE LE LEGGI E I BILANCI PUBBLICI

  • OBBLIGARE IL PARLAMENTO A VOTARE LE PROPOSTE DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE

  • CREAZIONE DEL SISTEMA INFORMATICO PER LE PROPOSTE DI INIZIATIVA POPOLARE

Programma

INDICE - Clicca e ti porta subito al capitolo

CI SERVE UNA POLITICA DI QUALITA', RESPONSABILITA' E COMPETENZA

CI SERVE UNA POLITICA DI QUALITA’, RESPONSABILITA’ E COMPETENZA 

Noi del partito “Riforma e Progresso” non vogliamo essere come gli altri politici che pensano solo a venire rieletti alle prossime elezioni! Noi vogliamo invece essere statisti e pensare al futuro dell’Italia e alle future generazioni.

Noi crediamo che un buon politico debba essere un amministratore nazionale, di ampie vedute, che pianifica, progetta modi per accrescere il benessere di lungo periodo a tutti gli Italiani.

Siamo altrettanto consci che un uomo da solo per quanto bravo, non abbia tutte le capacità e competenze che gli permettano di legiferare e progettare nel dettaglio le politiche del futuro, per questo motivo per noi è importante che i “politici” si circondino di esperti, professionisti, studiosi e cittadini che vivono, lavorano, studiano determinate materie e circostanze, in modo da creare politiche pragmatiche, corrette e realizzabili che portino reale cambiamento e miglioramento, e che siano fattibili e comprensibili da parte della cittadinanza.

Serve ridare dignità, lustro, rispetto ed educazione alla politica. Servono statisti, ovvero persone che pensino con serietà, rispetto, intelligenza e devozione al benessere pubblico, valutando tutti gli aspetti, ogni punto di vista e che creino buoni cambiamenti da oggi al futuro. Politici visionari!

“Politica” deriva dal greco e significa il prendersi cura della comunità, della Nazione.

Serve portare un cambiamento drastico nella politica italiana, in modo da riavvicinare la cittadinanza alla politica, per ricreare quella fiducia che si è persa nel corso degli ultimi decenni.

Secondo noi, questo deve passare per 3 fasi:

1). PERSONE E PARTITI DI QUALITA’, SERIETA’ E RESPONSABILITA’ che si preparino con competenza ed educazione alla vita pubblica e a come gestirla. Politici informati, capaci, preparati, volenterosi e rispettosi.

2). UNA SOLIDITA’ DI GOVERNO. Serve che le persone elette e capaci abbiano la possibilità di governare come si deve, senza dover scendere a troppi compromessi. Serve che il partito maggioritario possa governare tranquillo per tutti i 5 anni di legislatura. Serve che il procedimento legislativo si modernizzi, che si tolga di inutili intralci, doppioni, e burocrazia farraginosa.

3).BUROCRAZIA AMICA. Serve smantellare l’apparato burocratico attuale, specie quello che gestisce il lavoro “dietro le quinte” dei processi decisionali di Governo, Ministeri e Parlamento. In quanto ad oggi, purtroppo, quelli che comandano davvero sono i burocrati “mandarini” dello Stato, e non i politici!

Questi cambiamenti dovranno permettere che la politica cambi e sia migliore per sempre, anche per le future generazioni.

RICREARE I POLITICI E RESPONSABILIZZARE I PARTITI

RICREARE I POLITICI E RESPONSABILIZZARE I PARTITI

Non potremo obbligare i partiti a strutturarsi per forza come vorremmo noi, ma possiamo invece obbligarli a seguire delle procedure in modo che si responsabilizzino e comunichino meglio alla popolazione.

Noi di Riforma e Progresso, riassumendo, abbiamo candidati parlamentari e candidati ministri che dovranno seguire CORSI DI FORMAZIONE OBBLIGATORI, fare degli esami, presentare il proprio curriculum e anche un video e un tema dove esplicano perché vorrebbero fare politica, quali politiche vorrebbero portare avanti, ecc. Verranno poi tutti successivamente classificati internamente con un punteggio.

Fatto ciò, verranno poi valutati dagli iscritti che potranno votare i candidati (dando un punteggio ad ogni candidato). Il candidato che prenderà più voti e punti in una data circoscrizione, sarà messo per primo in cima alla lista elettorale di tale circoscrizione. Quello che arriva secondo sarà il secondo, il terzo sarà il terzo e così via.

In tal modo i nostri candidati risponderanno a due requisiti:

Quello della competenza e formazione (che continuerà anche successivamente all’elezione grazie a continui corsi di aggiornamento); e quello della democraticità interna (visto che saranno eletti dagli iscritti)

Oltre a questo, noi di Riforma e Progresso ci circondiamo di COMITATI SCIENTIFICI, ovvero gruppi di persone specializzate in svariate materie e discipline, da professori, accademici, a professionisti di un determinato settore, poi anche imprenditori, cittadini, associazioni di categoria, ecc. esperti nei più svariati settori della vita sociale, economica e scientifica italiana. Saranno questi gruppi di cittadini esperti ad aiutare i politici del nostro partito ad acquisire informazioni, sviluppare politiche e riforme precise.

Questo è e sarà per sempre il nostro modus operandi. Sarebbe bello che anche gli altri partiti si sviluppassero internamento in questo modo, ma ai nostri giorni sarebbe una cosa difficile da imporre agli altri partiti italiani che intendono fare politica, anche perché richiederebbe agli attuali partiti un vero cambiamento mentale di vedere, concepire e fare le cose.

Però non è nemmeno giusto che i partiti e i loro membri continuino a rimanere distaccati dalla realtà, che continuino a parlare a vanvera basandosi sul nulla e blaterando e promettendo frasi slogan che fanno comodo in un certo momento.

I cittadini, prima di votare, dovrebbero per lo meno conoscere, almeno grosso modo, QUALI SONO I PARTITI ALLE ELEZIONI, QUALI SONO I LORO PROGRAMMI, CHI E’ IL CANDIDATO PRESIDENTE, SU COSA SI BASANO LE POLITICHE DI TALE PARTITO, ecc.

Per esempio, molti partiti di oggi (anche famosi a livello nazionale) non hanno attualmente nessun programma politico. Svariati altri non hanno nemmeno un sito web, molti partiti poi non mostrano online il proprio bilancio (obbligatorio per legge).

Una prima nostra riforma in questo settore, appena saremo al Governo, sarà quella di creare un sito web, gestito dal ministero dell’Interno, che raccoglierà i dati di tutti i partiti italiani esistenti in quel momento, e legalmente registrati e votabili.

Divisi per circoscrizione, sia a livello Nazionale che Regionale.

In modo chiaro e moderno, ogni partito sarà obbligato a mandare determinate informazioni su di sè, alla sezione “elettorale” del ministero dell’interno, che provvederà poi a inserirli online.

Verranno chiaramente fatti vedere tutti i SIMBOLI, di ogni partito, la foto e i dati anagrafici del Presidente di Partito (ed eventualmente capo lista per le coalizioni). Ci saranno link che rimandano al loro sito web, alla pagina dove scaricare STATUTO, PROGRAMMA, BILANCIO/RENDICONTAZIONE.

Verranno anche strutturati in modo da capire se sono di destra, centra destra, centro, centro sinistra, sinistra, o se non vogliono appartenere ad alcuna corrente (in modo che i cittadini si facciano un idea).

Ogni leader di partito sarà obbligato a fare un video di presentazione di se stesso e del partito, delle proprie idee, sul perché votarlo, ecc.

Verranno poi mostrati tutti i nomi e le foto dei candidati di tale lista, suddivisi per regione e circoscrizione e cliccando dentro ogni riferimento di ogni candidato apparirà un suo video che spiega chi è, perché votare lui/lei nella preferenza ecc.

Cosa importantissima:

CI SARA’ UN PULSANTE PER VISIONARE IL PROGRAMMA POLITICO di ogni partito. Ogni partito sarà obbligato ad avere e mostrare il proprio programma elettorale, e sarà altresì obbligato anche a dare almeno un’informativa di massima sui costi delle proprie politiche e dove intende trovare i soldi. Più o meno, ma nel modo più preciso possibile.

Poi nessuno starà a sindacare la veridicità dei dati, ma almeno far vedere ai cittadini che più o meno si sa dove andare a parare.

Allo stesso tempo il programma sarà suddiviso in varie discipline: ECONOMIA, LAVORO, ISTRUZIONE, INFRASTRUTTURE, GIUSTIZIA, ecc. e ogni partito dovrà cercare di compilare e riempire gli spazi di ogni disciplina. Non sarà obbligato a scrivere qualcosa di ogni argomento, eventualmente potrà lasciare in bianco, ma in tal modo ogni cittadino sarà in grado di vedere e valutare che cosa hanno intenzione di fare i partiti.

Chi non manda le informazioni, chi non le aggiorna, NON potrà essere eletto, NON SARA’ VOTABILE come lista, come partito. Quindi i partiti saranno obbligati a inserire questi dati se vogliono avere la possibilità di venire eletti.

In questo modo i cittadini, oltre a farsi un’idea, potranno vedere TUTTI ma proprio TUTTI I PARTITI che si presenteranno alle elezioni (sia Nazionali che Regionali). Spesso la gente non sa chi votare o schifa tutti i partiti dicendo che sono tutti uguali, ma spesso non sapendo i dettagli delle cose, senza sapere che partiti ci sono, magari scoprendoli soltanto guardandoli dai manifesti appesi dentro i seggi elettorali il giorno delle elezioni.

VOGLIAMO POI, oltre a questo SITO WEB (che sarà anche in formato APP)

OBBLIGARE LA TV NAZIONALE RAI a fare degli speciali, serate, PER OGNI SINGOLO PARTITO, magari un’intera serata per ogni partito esistente, grande o minuscolo che sia, STESSI ORARI, STESSE TEMPISTICHE e stessi modi espositivi.

Questi programmi verranno poi fatti circolare per settimane (con repliche) già qualche mese prima delle elezioni, e su più canali TV pubblici, e RADIO, oltre che in streaming e i canali internet ad essi collegati.

I CITTADINI DEVONO AVERE IL DIRITTO DI INFORMARSI SU TUTTI, SU TUTTO E PER TEMPO.

Stessa cosa vale per i referendum: tramite il sito web delle elezioni che faremo, e tramite la TV, RADIO, INTERNET, si dovrà iniziare a parlare già con 6 mesi di anticipo, sul referendum, e. oltre a far parlare chi è favorevole e chi è contrario, servirà SPIEGARE BENE IN MANIERA PRECISA E OGGETTIVA che cosa comporta il referendum, senza sbilanciarsi su SI né su NO, ma spiegando oggettivamente la logica del referendum e cosa comporta e perché è stato fatto.

Questa nostra riforma si inserirà nella più ampia RIFORMA ELETTORALE che faremo.

RIFORMA ELETTORALE

RIFORMA ELETTORALE

In Italia negli anni sono state fatte varie riforme elettorali, una peggio dell’altra, e tutto per due motivi: l’incapacità atavica dei nostri politici e, soprattutto per colpa dei troppi compromessi e ricatti che i politici e partiti si son dovuti fare tra di loro in modo da far prevalere ognuno i propri interessi per sé invece che guardare alla stabilità di Governo del nostro Paese.

Dal dopoguerra l’Italia è stata plasmata verso un sistema PROPORZIONALE che però ha comportato un sacco di fratture, disparità e rivalità interne nel corso degli anni.

In Italia il partito che tecnicamente vince le elezioni (che prende più voti degli altri) non sarà in grado di governare quasi mai da solo. Per colpa delle varie leggi elettorali che si son succedute (inclusa quella attuale), i vari partiti di maggioranza si son sempre visti obbligati a coalizzarsi con altri partiti, anche se molto più piccoli e meno importanti, pur di avere i numeri per governare in Parlamento.

Questo molto spesso ha portato i partiti vincitori a dover sottostare a veri e propri ricatti da parte di piccoli e spesso insignificanti partiti dei quali però erano obbligati ad avere l’appoggio per poter governare.

Piccoli partiti insignificanti che però, come spesso è accaduto, per interessi propri o per come girava il vento, non si sono fatti scrupoli a togliere la fiducia al Governo, facendo quindi cadere i Governi, o obbligandoli a rimpasti oppure a nuove elezioni.

Vi pare normale che in Italia, in tutta la nostra storia repubblicana, NESSUNO, MA PROPRIO NESSUN GOVERNO SIA MAI RIUSCITO AD ARRIVARE ALLA FINE DELLA LEGISLATURA NORMALE DI 5 ANNI?!

In Italia abbiamo il triste primato di cambiare governo, Presidenti del Consiglio e Maggioranze in Parlamento, in media ogni quasi 2 anni (spesso dopo un anno).

Spesso i Presidenti del Consiglio sono stati, e sono tutt’ora, persone che gli elettori MANCO HANNO VOTATO, oppure sono TECNOCRATI nominati in extremis dal Presidente della Repubblica per salvare il salvabile per problemi economici e strutturali dell’ultimo minuto (esempio Monti).

Altra cosa, perché un partito che tecnicamente ha vinto le elezioni, per poter avere la maggioranza in Parlamento e Governare è costretto ad allearsi con altri partiti che molto spesso NON LA PENSANO COME LUI, anzi magari si odiano pure e presentano politiche che spesso sono l’esatto opposto di quelle presentate dal partito vincitore?

E’ ovvio che in questi casi il partito di maggioranza non sarà in grado di poter fare facilmente le riforme che aveva promesso ai propri cittadini e il livello di ricatti e compromessi sarà troppo alto, con il rischio (come spesso accade) DI NON FARE NULLA O QUEL POCO CHE SI FA, FARLO MALE!

Per noi di Riforma e Progresso è giusto che in Parlamento ci siano i partiti che rappresentano tutti i cittadini, ma al tempo stesso siamo fermamente convinti che in Italia, e adesso più che mai, i partiti che vincono le elezioni debbano avere il potere e il diritto di governare.

NOI SIAMO FAVOREVOLI AL SISTEMA MAGGIORITARIO MISTO.

Ma, visto che siamo in Italia, viste le vicissitudini storiche italiane, visto che per fare le riforme elettorali serve fare un compromesso in modo da mettere d’accordo un pò capra e cavoli, anche perché i partiti faranno di tutto pur di garantirsi seggi in parlamento, per quanto poco. Anche perché è giusto che ci sia la possibilità che ogni cittadino venga rappresentato dai propri partiti in modo da far sentire la propria voce in Parlamento, ma questo però, senza inficiare la stabilità di Governo.

Siamo disposti a trovare una via di mezzo (come accade già in altri Paesi come ad esempio in Francia). Ovvero: DIVIDERE LE ELEZIONI IN DUE PARTI, la prima parte sarà strutturata con un sistema proporzionale, in modo da delineare quali sono i partiti che possono sedere in Parlamento perché hanno passato la soglia di sbarramento; e poi fare un seconda tornata elettorale in modo da assegnare seggi, e quindi il governo, al PARTITO che prende più voti in assoluto, prediligendo quindi un sistema MAGGIORITARIO.

In questo modo dai l’opportunità a tutti i partiti e politici, di competere per le elezioni e far entrare in Parlamento anche quelli piccoli, ma poi, consegnare la maggioranza al partito che da solo ha preso più voti.

La nostra proposta prevede: Sistema più tendente al maggioritario e con DOPPIO TURNO con collegi uninominali:

SOGLIA DI SBARRAMENTO AL 4% (sia per Camera che Senato) in modo da non far entrare in Parlamento Partiti troppo esigui e poco rappresentativi

PREMIO DI MAGGIORANZA del 55% (chi prende più voti, si prende automaticamente il 55% dei seggi al Parlamento)

BASTA LISTE BLOCCATE e dare invece la possibilità di poter far eleggere i propri rappresentanti (attualmente sono i partiti che decidono chi inserire nelle liste, mentre sarebbe opportuno che i cittadini possano votare il proprio rappresentante)

PREVEDERE UNA DEMOCRAZIA INTERNA – creare un sistema dove si obblighino i partiti che si candidano alle elezioni, di dotarsi di un minimo essenziale di democrazia interna, dove ci sia già una scrematura dei candidati e che siano già stati scelti internamente con sistemi democratici. Questo presupposto in teoria è prescritto nella costituzione ma non è mai stato applicato da nessuno (e noi di Riforma e Progresso siamo i primi ad averlo applicato ed inserito nel nostro statuto)

DOPPIO TURNO DI COLLEGIO – Sistema uninominale a doppio turno (alla francese o con ballottaggio) Con il sistema elettorale a doppio turno, detto anche majority, un candidato deve raggiungere o superare la maggioranza assoluta (50% + 1) per essere eletto al primo turno. Se nessun candidato ci riesce, si ricorre a un secondo turno di votazioni (al ballottaggio), tra candidati che abbiano conseguito al primo turno almeno il 12,5% per cento del totale degli iscritti del collegio elettorale. Tipicamente vanno al ballottaggio i candidati dei due principali partiti.

BALLOTTAGIO TRA I DUE PARTITI CHE HANNO PRESO PIU’ VOTI – Se nessun partito alla prima votazione è riuscito da solo a superare il 40% di tutti i voti, i primi due partiti più votati faranno un ballottaggio dopo 2 settimane, e chi vince “becca tutto”, cioè prende il 55% del Parlamento e quindi il Governo. Il secondo classificato si prenderà i seggi che gli spettano a seconda dei voti che aveva preso al primo turno (con metodo proporzionale),

Secondo molti, anche emeriti personaggi italiani, questo voto è “strategico” visto che gli italiani sosterranno uno dei due partiti (anche se prima magari non avevano votato nessuno dei due) in modo da equilibrare le forze e sapere poi fin da subito chi governerà per i 5 anni avvenire senza problemi

DIVIETO DI FARE COALIZIONI – Non ci sarà bisogno di fare coalizioni visto che dovrà essere sempre uno solo il partito a governare in Parlamento con almeno il 55% dei seggi (grazie al premio della maggioranza).

MANTENERE ANCORA LA POSSIBILITA’ DEL VOTO DISGIUNTO

MANTENERE ANCORA CHE NEL CASO SI SCRIVANO 2 PREFERENZE PER I CANDIDATI, UNO DEVE ESSERE MASCHILE E L’ALTRO CANDIDATO DEVE ESSERE FEMMINILE

OGNI CANDIDATO DEVE PRESENTARSI SOLO IN UNA CIRCOSCRIZIONE DOVE HA LA RESIDENZA e/o DOMICILIO. Attualmente in Italia ci sono persone che possono candidarsi in più località. Noi faremo in modo che si possano presentare solo in una unica circoscrizione e dove si ha la residenza o il domicilio.

Tutte queste proposte di riforma saranno valide identicamente sia per camera che per senato.

RACCOLTA DELLE FIRME

RACCOLTA DELLE FIRME

Prima di parlare del sistema elettorale, bisogna fare un passo indietro ed occuparsi prima di un altro problema, ovvero quello di dare la possibilità alle persone di potersi candidare e creare partiti.

Come si evince anche da un articolo di Change.org, prima di pensare all’esito del voto c’è però un problema piuttosto grave da affrontare e che prescinde dalla data di ritorno alle urne: quello dell’accesso alle elezioni, legato all’istituto della raccolta delle firme.

La legge prevede la raccolta delle sottoscrizioni per dimostrare che una forza politica può contare su un minimo di seguito e dunque la candidatura è seria. Oggi servono tra le 1500 e le 2000 firme in ogni collegio plurinominale (ridotte della metà in caso di elezioni anticipate): un compito difficile, in un momento in cui i partiti sono in crisi, con scarsa presenza sul territorio. I cinque partiti che però hanno un gruppo parlamentare in entrambe le Camere (Movimento 5 Stelle, Partito democratico, Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia) sono esonerati per legge dalla raccolta firme: lo sforzo devono farlo tutti gli altri gruppi politici (vecchi, nuovi, in formazione, persino quelli presenti in Parlamento ma senza simbolo alle elezioni). Questa è un’ingiustizia bella e buona!

E’ un trucchetto per sbarrare l’accesso o rendere difficile l’elezione di nuovi partiti, a scapito di quelli già presenti in Parlamento.

DIMEZZARE IL NUMERO DI FIRME DA RACCOGLIERE: Serve innanzitutto abbassare di molto il numero di firme da raccogliere – almeno dimezzandolo – ed eliminare tutte le esenzioni, perché chiunque voglia correre alle elezioni faccia almeno il piccolo sforzo di farsi presente tra la gente. In più.

prevedere che la raccolta di firme non si faccia più sulla lista dei candidati (come si è fatto finora), MA SUL SIMBOLO DELLA LISTA, se “mettere la firma” serve a testimoniare la serietà della candidatura, ha senso firmare solo sul simbolo, mentre toccherà al singolo partito candidare persone gradite agli elettori (e se non lo farà, si assumerà la responsabilità di non farsi votare).

Altre modifiche devono invece venir fatte alla procedura che i partiti devono seguire per poter farsi votare, ovvero serve fare delle modifiche al “Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n 361 e successive modifiche” (parte di queste modifiche provengono da delle proposte del professore Gabriele Maestri).

Art. 15 – Comma 1: “Il deposito del contrassegno di cui all’articolo precedente deve essere effettuato non prima delle ore 8 del 44° e non oltre le ore 16 del 42° giorno antecedente quello della votazione” cambiare la parte “44° e non oltre le ore 16 del 42°” con “74° e non oltre le ore 16 del 42°“. In tal modo si da ai partiti 30 giorni di tempo per poter presentare i contrassegni, invece che 2 giorni come adesso, dove si formano code di persone fuori dal ministero per potere foglietti dove se non hai tutti i documenti apposto poi è un casino ripresentare tutto nel giro di 2 giorni.

Oltre che dare 30 giorni di tempo, dare la possibilità di consegnare il contrassegno anche per raccomandata e/o posta PEC certificata o format con file online dal sito del ministero.

Art. 16 – Invece di dare 48 ore di tempo per “correggere i documenti o presentare contrassegno corretto”, dare 7 giorni di tempo (una settimana)

Art. 18 – 1. La dichiarazione di presentazione di [candidature caratterizzate da un determinato contrassegno], per l’attribuzione dei seggi nel collegio plurinominale deve essere sottoscritta da almeno 400 e da non più di 600 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni compresi nel medesimo collegio plurinominale o, in caso di collegio plurinominale compreso in un unico comune, iscritti nelle sezioni elettorali di tale collegio plurinominale.

2. Ciascun partito o gruppo politico organizzato deve presentare candidature in almeno due terzi dei collegi plurinominali della circoscrizione, a pena di inammissibilità [di tutte le proprie liste in quella stessa circoscrizione]. In caso di scioglimento della Camera dei deputati che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni, il numero delle sottoscrizioni è ridotto alla metà. Le sottoscrizioni devono essere autenticate da uno dei soggetti di cui all’articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53. OPPURE in alternativa, è sufficiente allegare alla firma, copia della carta di identità (o patente, o passaporto).

3. La firma degli elettori deve avvenire su appositi moduli (facilmente scaricabili dal sito del ministero dell’interno) riportanti il contrassegno di lista, [descritto e riprodotto graficamente,] nonché il nome, cognome, data e luogo di nascita dei sottoscrittori e deve essere autenticata da uno dei soggetti di cui all’articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53 OPPURE in alternativa, è sufficiente allegare alla firma, copia della carta di identità (o patente, o passaporto); deve essere indicato il comune nelle cui liste l’elettore dichiara di essere iscritto. Per tale prestazione è dovuto al notaio o al cancelliere l’onorario di euro 0.20 per ogni sottoscrizione autenticata.

4. Nessun elettore può sottoscrivere più di una lista di candidati.

5. Nella dichiarazione di presentazione di candidature il contrassegno dev’essere identico a quello che si intende depositare o si è depositato presso il Ministero dell’interno ai sensi dell’articolo 14; l’eventuale sostituzione del contrassegno a norma dell’articolo 16, comma 2 non comporta l’invalidità o l’inefficacia delle sottoscrizioni raccolte a sostegno del contrassegno originario.

6. La dichiarazione deve contenere anche l’indicazione di due delegati effettivi e di due supplenti, autorizzati a fare le designazioni previste dall’articolo 25, nonché i dati relativi agli elementi minimi di trasparenza precisati all’articolo 14, comma 1, anche qualora il partito che intende presentare candidature sia iscritto nel registro di cui all’articolo 4 del decreto‐legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13.

7. Il Ministero dell’interno, entro il settantesimo giorno antecedente quello della votazione, mette a disposizione nel proprio sito internet il fac‐simile dei moduli con cui possono essere raccolte le sottoscrizioni a sostegno della presentazione di candidature caratterizzate da un determinato contrassegno.

Art. 18-bis – 1. La candidatura [all’interno di una lista per l’attribuzione dei seggi nel collegio plurinominale] deve essere accettata con dichiarazione firmata ed autenticata da un sindaco, da un notaio o da uno dei soggetti di cui all’articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53. Per i cittadini residenti all’estero l’autenticazione della firma deve essere richiesta ad un ufficio diplomatico o consolare.

2. [abrogato: è il testo sulle esenzioni] (omissis)

Art. 20 – 1. Le liste dei candidati nei collegi plurinominali e i nomi dei candidati nei collegi uninominali devono essere presentati, per ciascuna Circoscrizione, alla Cancelleria della Corte di appello o del Tribunale del capoluogo della regione dalle ore 8 del trentacinquesimo giorno alle ore 20 del trentaquattresimo giorno antecedenti quello della votazione; a tale scopo, per il periodo suddetto, la Cancelleria della Corte di appello o del Tribunale rimane aperta quotidianamente, compresi i giorni festivi, dalle ore 8 alle ore 20. 2. Insieme con le liste dei candidati devono essere presentati gli atti di accettazione delle candidature, i certificati di iscrizione nelle liste elettorali dei candidati e la dichiarazione di presentazione delle candidature [caratterizzate da un determinato contrassegno] firmata, anche in atti separati, dal prescritto numero di elettori.

3. Tale dichiarazione deve essere corredata dei certificati, anche collettivi, dei Sindaci dei singoli Comuni, ai quali appartengono i sottoscrittori, che ne attestino l’iscrizione nelle liste elettorali della circoscrizione.

4. I Sindaci devono, nel termine improrogabile di ventiquattro ore dalla richiesta, rilasciare tali certificati.

5. Il Ministero dell’interno, entro il quarantacinquesimo giorno antecedente quello della votazione, mette a disposizione nel proprio sito internet il fac‐simile dei moduli con cui possono essere depositati le liste e gli altri documenti di cui ai commi precedenti. (omissis)

Art. 22 – L’Ufficio centrale circoscrizionale, entro il giorno successivo alla scadenza del termine stabilito per la presentazione delle liste dei candidati: 1) ricusa le liste presentate da persone diverse da quelle designate all’atto del deposito del contrassegno ai sensi dell’art. 17; 1‐bis) ricusa le liste presentate da partiti o gruppi politici organizzati che non abbiano depositato lo statuto o la dichiarazione di trasparenza in conformità all’articolo 14, primo comma; 1‐ter) ricusa le liste presentate da partiti o gruppi politici organizzati che non abbiano depositato il proprio programma elettorale ai sensi dell’articolo 14‐bis; 2) ricusa le liste contraddistinte con contrassegno non depositato presso il Ministero dell’interno, ai termini degli articoli 14, 15 e 16; 3) verifica se le liste siano state presentate in termine e siano [corredate dalle dichiarazioni di presentazione delle candidature caratterizzate da un determinato contrassegno] sottoscritte dal numero di elettori prescritto, dichiarandole non valide se non corrispondono a queste condizioni; riduce al limite prescritto le liste contenenti un numero di candidati superiore a quello stabilito al comma 3 dell’articolo 18‐bis, cancellando gli ultimi nomi, e dichiara non valide le liste contenenti un numero di candidati inferiore a quello stabilito al comma 3 dell’articolo 18‐bis e quelle che non presentano i requisiti di cui al terzo periodo del medesimo comma; 4) dichiara non valide le candidature nei collegi uninominali e cancella dalle liste i nomi dei candidati, per i quali manca la prescritta accettazione; 5) dichiara non valide le candidature nei collegi uninominali e cancella dalle liste i nomi dei candidati che non abbiano compiuto o che non compiano il 25° anno di età al giorno delle elezioni, di quelli per i quali non sia stato presentato il certificato di nascita, o documento equipollente, o il certificato di iscrizione nelle liste elettorali di un Comune della Repubblica; 6) cancella i nomi dei candidati compresi in altra lista già presentata nella circoscrizione; 6‐bis) comunica i nomi dei candidati di ciascuna lista e dei candidati in ciascun collegio uninominale all’Ufficio centrale nazionale, il quale verifica la sussistenza dei requisiti di cui agli articoli 18‐bis, comma 3.1, e 19 e comunica eventuali irregolarità agli Uffici centrali circoscrizionali, che procedono per le eventuali modifiche nel modo seguente: (omissis)

Proposte di modifica per il Testo unico per l’elezione del Senato (d.lgs. n. 533/1993)

ABOLIZIONE DEL BICAMERALISMO PERFETTO E RIFORMA DEL SENATO

ABOLIZIONE DEL BICAMERALISMO
PERFETTO E RIFORMA DEL SENATO

Il sistema del bicameralismo perfetto è inutile, inefficiente e nocivo e rallenta la nostra democrazia e la produzione legislativa. Praticamente solo l’Italia ha questo sistema di due camere esattamente identiche che sono l’una il doppione dell’altra.

Si dovrà passare per una riforma costituzionale che sicuramente troverà favorevole la maggioranza degli Italiani. Ovviamente andrà spiegata bene e si deve trovare la giusta collocazione per il SENATO.

Esperti del diritto, costituzionalisti, da anni spiegano che tipi di riforme si potrebbero fare per ovviare al sistema del bicameralismo perfetto, e come dare al senato una posizione funzionale diversa e più consona.

Noi non vogliamo abolire il SENATO, ma dargli competenze diverse, come avviene in molti Paesi del Mondo ed Europei. Un Senato che non dia la fiducia al Governo, un Senato slegato dalle competenze della Camera, un Senato che non si occupi di fare legge generali ed ordinarie, un Senato che si occupi soltanto di questioni particolari e specializzate.

In sostanza, la Camera dei Deputati deve rappresentare la politica generale, l’indirizzo politico e la titolarità del rapporto di fiducia con il Governo. Mentre al Senato (come accade in molti Paesi simili al Nostro) deve venire attribuito il ruolo di rappresentanza delle Autonomie Locali (Regioni, Comuni, Territorio) ed essere tutore, garante, controllore e supporter degli interessi locali.

Questo tema lo dovremo sviluppare nel dettaglio con i nostri esperti Comitati Scientifici e assieme a chiunque tra voi, esperto e interessato alla materia, voglia dare il suo professionale contributo. Per il momento vogliamo fornire una linea guida di quale potrebbe essere, intanto in linea generale, una proposta di riforma equa e logica secondo il nostro punto di vista iniziale.

Vogliamo partire però, come facciamo spesso, da una valutazione che prenda in esame Paesi e sistemi democratici simili a al nostro Italiano.

Riporteremo di seguito alcuni paragrafi di articoli su questo argomento, presi da BLOG.OPENPOLIS.IT e INTERNAZIONALE.IT

In molti paesi europei, come Finlandia, Danimarca, Svezia, e Grecia, la seconda camera, o camera alta, non esiste nemmeno. Ecco un confronto tra le strutture parlamentari bicamerali di alcuni paesi europei: Francia, Germania, Regno Unito e Spagna ma anche negli Stati Uniti.

Francia

Il parlamento francese è composto da senato e assemblea nazionale. I deputati sono 577 mentre i senatori sono 348. L’elezione del senato avviene per suffragio indiretto: i senatori sono scelti da un collegio di 150mila grandi elettori tra gli amministratori locali. Tutte le leggi devono essere approvate da entrambe le camere, per un massimo di due letture in ogni ramo del parlamento. Quando non viene trovato un accordo, il governo incarica una commissione mista di deputati e senatori di mettere a punto un testo di compromesso, ma se anche questo non è approvato, la decisione finale è affidata alla sola assemblea nazionale, la cui maggioranza rispecchia l’esecutivo.

In Francia, il senato ha la funzione di rappresentare le collettività territoriali, mentre l’assemblea nazionale (la camera bassa) è il ramo politico del parlamento, che rappresenta l’intera nazione. In quanto espressione delle istituzioni locali, i 348 membri del sénat vengono eletti in secondo grado da un collegio molto ampio, composto da tutti coloro che ricoprono una carica elettiva nella repubblica. Si tratta di quasi 150mila persone: per il 95% sono consiglieri municipali e rappresentanti dei comuni; per il resto sono consiglieri dipartimentali, regionali e deputati nazionali.

Germania

Il senato tedesco si chiama Bundesrat e non rappresenta esattamente un secondo ramo del parlamento accanto al Bundestag, la camera bassa. Infatti la Germania è una repubblica federale e il Bundesrat, che ha solo 69 membri, ha un potere legislativo limitato ad alcune materie, in particolare per quanto riguarda i land (le regioni tedesche), sulle quali ha anche diritto di veto sulle leggi proposte dal Bundestag. Solo la camera bassa dà la fiducia al governo ma, per approvare le riforme costituzionali, serve la maggioranza dei due terzi anche nel Bundesrat. I senatori sono nominati dai governi dei land, in numero proporzionale alla popolazione di ogni regione.

I rappresentanti di ogni land devono votare allo stesso modo e, in assenza di un’intesa, sono obbligati ad astenersi.

Il bundesrat, la camera alta della Germania, è l’organo di raccordo tra lo stato federale e i governi dei länder, le regioni tedesche. I suoi 69 membri sono solo dei delegati di questi ultimi, che possono nominarli e revocarli senza limiti. Per questo, i membri della camera alta tedesca non sono elettivi, ma nominati. A differenza del caso francese, il collegamento tra l’istituzione locale e il suo rappresentante nel bundesrat è molto più stringente: i delegati di ciascuna regione possono esprimersi solo in blocco e hanno vincolo di mandato rispetto alle decisioni del governo che li ha nominati.

Regno Unito

L’equivalente britannico del senato è la camera dei lord, o camera dei pari, che riunisce 26 lord spiritual, esponenti della chiesa anglicana a cui spetta un seggio di diritto, e 789 lord temporal, che in parte si tramandano seggi ereditari, e in parte sono nominati a vita dalla regina. Insieme alla camera dei comuni – che ha 650 deputati – forma il parlamento del Regno Unito. Solo la camera bassa può chiedere le dimissioni del primo ministro o nuove elezioni, con una mozione di sfiducia o ritirando il suo appoggio. La camera alta ha un potere di controllo sull’attività legislativa e può rispedire una legge alla camera dei comuni per ottenere delle modifiche. La camera bassa ha comunque la facoltà di ignorare le indicazioni ricevute dai lord.

Nel Regno Unito, la house of lords è un retaggio dell’antichissimo parlamentarismo inglese. Ha funzioni di garanzia rispetto alla camera politica, controllata dal partito di maggioranza, ma non avendo rappresentatività democratica ne è stata proposta in più occasioni l’abolizione. I suoi membri (di numero variabile, attualmente sono oltre 800) sono nominati dalla corona britannica, su proposta del governo in carica oppure per autocandidatura. In maggioranza sono nominati a vita e fino al 1999 si poteva diventare lord anche per diritto ereditario.

Spagna

Il parlamento spagnolo, le cortes generales, è composto dal congresso dei deputati e dal senato, che è eletto in gran parte a suffragio universale diretto: su 266 senatori, 57 sono eletti dagli organi legislativi delle autonomie locali. Solo la camera bassa vota la fiducia al governo, ma anche il senato ha poteri legislativi: può emendare o respingere i testi del congresso, che però può superare il veto della camera alta con un voto a maggioranza assoluta, tranne che per alcune proposte di legge. Tra queste, quelle che riguardano i diritti fondamentali e le autonomie locali, che richiedono maggioranza assoluta in entrambe le camere per l’approvazione. Infine, per attuare le riforme costituzionali serve una maggioranza dei tre quinti nei due rami del parlamento.

In Spagna il senado rappresenta le comunità autonome spagnole, ma i suoi 266 membri non sono espressione esclusiva del ceto politico di queste ultime, come accade in Germania e in Francia. La scelta dei senatori avviene con un’elezione mista: circa l’80% vengono eletti dai cittadini spagnoli a suffragio universale, mentre i seggi restanti sono designati dai parlamenti regionali.

Stati Uniti d’America

Negli Stati Uniti d’America, il senato è composto da 100 membri eletti a suffragio universale dai cittadini statunitensi. La particolarità della camera alta americana è che tutti gli stati, dal più piccolo al più grande, sono rappresentati da 2 senatori, con l’obiettivo di dare lo stesso peso politico a tutti i componenti della federazione. I senatori restano comunque giuridicamente indipendenti rispetto al collegio elettorale che li ha eletti, dal momento che non hanno alcun vincolo di mandato.

 

LA NOSTRA PROPOSTA:

Il Senato si chiamerà SENATO DELLE REGIONI. Ogni Regione avrà un tot numero di rappresentanti a seconda della popolazione (come avviene nella maggioranza dei Paesi Europei). Quindi, per esempio, la Lombardia con i suoi 10 milioni di abitanti avrà più membri da eleggere rispetto al Molise con i suoi 300 mila abitanti.

I Rappresentanti di ogni regione, verranno eletti:

per il 50% a suffragio universale dai cittadini di ogni Regione, che voteranno candidati che dovranno essere liberi cittadini residenti in tale regione, e che non devono per forza far parte di partiti politici (presenteranno una sorta di Lista Civica Individuale), l’importante è che tali candidati non ricoprano già cariche pubbliche in Regione (che non siano ad esempio consiglieri regionali, sindaci, consiglieri comunali, ecc.).

il restante 50% sarà eletto da tutti i politici regionali, cioè ogni consigliere comunale e sindaco di ogni comune di quella Regione, ogni consigliere provinciale, ogni consigliere regionale e Governatore, chiunque copri una carica pubblica in una qualunque amministrazione pubblica all’interno della Regione, potrà votare. I candidati in questione dovranno per forza essere membri in carica di una qualsiasi amministrazione (siano essi, ad esempio, sindaci di città, o consiglieri comunali, o consiglieri regionali, ecc.). I candidati non dovranno per forza rappresentare partiti, o maggioranze od opposizioni, ognuno è libero di candidarsi individualmente liberamente. Ovviamente, i candidati che risulteranno eletti e si andranno a sedere in Senato, DECADRANNO DALLE LORO PRECEDENTI CARICHE PUBBLICHE, e quindi ogni Comune, Provincia, Regione, sarà tenuta a far subentrare qualcun’altro al loro posto, prendendoli dalle liste dei non eletti. Nel caso fosse ad esempio un Sindaco di un paese ad andare a Roma in Senato, tale consiglio comunale di quel Paese avrà dovrà nominare come nuovo sindaco il loro vice sindaco.

NON CI SARA’ VINCOLO DI MANDATO, quindi in Senato ognuno sarà libero di votare secondo propria coscienza e non sottostare a logiche politiche o di partito di quel momento nella propria Regione. 

Il Senato delle Regione avrà potere legislativo soltanto in alcune questioni di carattere territoriale, si farà portavoce delle esigenze regionali, e voterà provvedimenti e regolamenti che siano di diretta applicazione territoriale.

Potrà votare per esempio, proposte di legge fatte dai consigli regionali per fare determinate cose e che possono avere rilevanza in tutte le altre Regioni Italiane. Potrà provvedere al finanziamento di infrastrutture Regionali, potrà collaborare col Governo e regolamentare alcune cose specifiche a livello territoriale (per es. Protezione Civile, Sanità, ecc.).

Per quanto riguarda MODIFICHE COSTITUZIONALI servirà anche l’approvazione della Maggioranza dei due terzi del Senato.

Il Senato avrà anche la possibilità di dare un’OPINIONE NON VINCOLANTE su tutte le leggi fatte dalla Camera dei Deputati. La Camera dei Deputati poi, eventualmente tramite una sua apposita commissione, sarà obbligata a discutere e valutare i punti sollevati o le proposte di modifica fatte dal Senato, ma sarà poi libera di rigettare tutto o in parte, o se vuole, fare le modifiche seguendo i consigli del Senato. Non sarà tenuta a spiegare o motivare il rifiuto da parte delle opinioni del Senato, ma sarà obbligata a votare o a favore o contro (rigettando) i punti, le opinioni mosse dal Senato, oppure applicarli e modificare le proprie leggi, in tutto in parte.

In questo modo, la Camera dei Deputati rimane libera di fare quello che vuole, però sarà obbligata a pronunciarsi sui consigli eventuali che gli arrivano dal Senato, almeno prenderli in considerazione, perché magari potrebbero contribuire a migliorare una legge, o magari no, ma tentare non nuoce, “più occhi e menti sono meglio di uno”, specie se le opinioni arrivano dal Senato che non deve seguire logiche di partito in quanto il Senato sarà composto da singoli individui dove ognuno vota per i fatti suoi, senza sottostare a logiche di partiti, maggioranze, governi Regionali, ecc. Al massimo, come è naturale che sia, i membri del Senato, col tempo, forse si uniranno in correnti interne, ma quello è un’altro discorso.

Al contrario, se il Senato deve pronunciarsi su questioni Regionali (a lui esclusive) dove per esempio, si prevede un esborso di denaro pubblico ad esempio per finanziare un’opera infrastrutturale in una determinata Regione), il Senato è obbligato ad avere l’approvazione del Parlamento (cioè della Camera dei Deputati). In tal caso non si procede finché entrambe le camere non trovano un accordo.

Anche per l’elezione del Presidente della Repubblica serve la Maggioranza sia di Camera che Senato.

Le proposte di Legge del Governo, o i suoi decreti legge, o la disposizione di Decreti Legislativi, devono essere votati o provenire soltanto dalla Camera dei Deputati.

Il Senato può invece dare mandato al Governo tramite Decreti Legislativi su questioni di autonomia locale. Al tempo stesso, Decreti aventi ad oggetto decisioni di carattere locale, fossero anche di emergenza, sicurezza civile e sanitaria in certe località, ecc. devono venire votati dal Senato.

A livelli lessicale dopo la nostra riforma, in Italia:

– Per SENATO si intenderà SENATO DELLE REGIONI

– Per PARLAMENTO si intenderà Camera dei Deputati. Quindi quando si parla di Parlamento significa che ci si riferirà alla sola Camera dei Deputati (e non come adesso che significa Camera dei Deputati più Senato nel loro insieme).

CAMBIARE I REGOLAMENTI DI CAMERA E SENATO

CAMBIARE I REGOLAMENTI DI CAMERA E SENATO

Molti cittadini non lo sanno ma i regolamenti delle camere del parlamento sono, a parte rari casi, ancora ferme al 1800. Sono farraginose, complesse, burocratiche e obbligano quindi a fare molti passaggi, a spendere un sacco di tempo per poter fare qualsiasi cosa.

Anche gli orari di lavoro del Parlamento vanno rivisti. I parlamentari dovrebbero lavorare almeno 8 ore al giorno, 5 giorni su 7. Adesso, secondo un rilevamento fatto da Openpolis, la Camera lavora in media 20 ore a Settimana (quindi poco più di 2 giorni e mezzo) e il Senato invece anche meno, circa 12 ore a settimana. Numeri molto bassi che vengono “salvati” dai dati delle Commissioni. Ai numeri già detti, vanno infatti aggiunte 27,04 ore settimanali delle Commissioni a Montecitorio, e 22,63 di quelle a Palazzo Madama. E’ sempre più evidente quindi dove si svolge la maggior parte del lavoro parlamentare.

Sempre secondo Openpolis, il cuore del processo legislativo risiede nelle Commissioni Parlamentari ma di ciò che lì avviene non traspare nulla all’esterno. Poca trasparenza e pochi dati sono a disposizione dei cittadini, (come anche denunciato dalla campagna di Openpolis #ParlamentoCasadiVetro) che mira a modificare i regolamenti di Camera e Senato. Altro discorso riguarda invece quello che produce il Parlamento. Ore di lavoro a parte, la produzione parlamentare è in mano a pochi, e soprattutto l’iniziativa legislativa è sempre di più del Governo.

Al di là che lavorare di più devono lavorare meglio, e per cominciare il Parlamento dovrebbe essere più trasparente chiaro su quello che fa, e per questo vogliamo proporre questa modifica regolamentaria, proposta da OpenPolis nella sua campagna “Parlamento Casa di Vetro”:

– pubblicità dei lavori di tutti gli organi parlamentari (con le eccezioni previste dai Regolamenti per la trattazione di materie particolari)

– introduzione del sistema di voto elettronico nelle Commissioni (e ove è il caso nelle Giunte, Comitati), come già avviene per l’Assemblea

– pubblicazione dell’esito delle votazioni nelle Commissioni (Giunte e Comitati)

– registrazione e pubblicazione delle presenze sia in Aula che in Commissione (Giunte, Comitati) anche ai fini del calcolo della diaria riconosciuta ai Parlamentari

– possibilità di pubblicità integrale con resoconto stenografico e diretta video su richiesta di un numero minimo di componenti della Commissione.

Un altro punto apparentemente poco importante ma invece pregno di significato, vogliamo che il Parlamento (sia Camera che Senato) siano VISITABILI da qualunque persona, italiana o straniera o semplice turista, OGNI GIORNO DELL’ANNO come avviene nella maggior parte dei Parlamenti Europei, e non che sia aperto solo 1 domenica al mese e basta come adesso.

Vogliamo collaborare con centri di ricerca e monitoraggio anche per quanto riguarda cosa c’è da fare per rendere le pubbliche amministrazioni e le autorità ed enti pubblici, nonché le istituzioni, il più trasparenti ed aperte possibile. Solo così si riuscirà a costruire una fiducia democratica nella istituzioni.

Ci sono molti altri dettagli per quanto riguarda i regolamenti delle Camere ma li approfondiremo in altra sede.

MODIFICA DEL VINCOLO DI MANDATO

MODIFICA DEL VINCOLO DI MANDATO

La costituzione garantisce ai parlamentari eletti di poter votare sempre liberamente secondo coscienza anche se questo significa andare contro le volontà del proprio partito. Questo è un diritto sacrosanto, anche perché in teoria, ogni eletto, tra le altre cose, oltre a perseguire il benessere della Nazione, rappresenta la propria area di appartenenza dove è stato votato. Una cosa però non va bene: il cambio di casacca. In Italia assistiamo di continuo a parlamentari che in ogni legislazione, una volta eletti, a piacimento e per interessi personali e politici, cambiano partito, a volte di continuo e a volte vanno in partiti completamente diversi per credo, ideologia e programma rispetto a quello iniziale di appartenenza. Altre volte invece, dopo poco che son stati eletti, si staccano dal partito e se ne creano uno proprio che diventa un gruppo autonomo dentro camera o senato.

Questa cosa è ingiusta e immorale nei confronti degli elettori che hanno votato quel/quei candidato/i che sono stati votati ed eletti da determinati elettori nella loro circoscrizione in quanto rispondenti a determinati requisiti morali, sociali, con certi ideali, una precisa programmazione del partito e dei suoi candidati di quel territorio. Gli elettori con il proprio voto hanno eletto quei candidati per rappresentarli e per far si che mantengano le promesse fatte loro durante le campagne elettorali. 

Dal momento in cui gli eletti, per proprio interesse cambiano partito o si staccano per crearne uno loro dentro il parlamento, tutto questo va a farsi benedire, e quindi decade il principio di rappresentatività dei cittadini e gli impegni morali e politici che hanno permesso a tali persone di venire eletti dai propri elettori.

Al tempo stesso questo contribuisce a creare continua instabilità politica nel Paese, nonché una democrazia ammaccata per colpa del voto di scambio, della compravendita di deputati, ecc.

Una volta al Governo del Paese, tra le altre cose, noi modificheremo il vincolo di mandato e vieteremo il cambio di casacca, vieteremo a tutti gli eletti di poter cambiare il proprio partito iniziale o di farsene uno autonomo. Se proprio vogliono farlo, dovranno aspettare di finire il mandato, arrivare alle prossime elezioni e quindi potranno farlo, ma non durante la legislatura. 

GUERRA TOTALE AI MANDARINI CHE NON COLLABORANO

GUERRA TOTALE AI MANDARINI CHE NON COLLABORANO

Una cosa di cui abbiamo già parlato nel Programma Pubblica Amministrazione, è il fatto che molto spesso, sono i dirigenti pubblici a comandare da dietro le quinte. Sono loro che si creano un sottobosco di procedure che capiscono solo loro, che si cerchiano di persone a loro congeniali, che sviluppano metodi arcaici e complessi nel far le cose, tanto, sanno di essere intoccabili visto che perdurano rispetto ai politici e rimangono nelle loro posizioni per molti anni. Non sono interessati a migliorarsi o cambiare prospettive o modi di fare visto che non possono crescere di più e da lì non li schioda nessuno. Questo permette altresì che molti si fossilizzino e non permettano un cambiamento all’interno della loro area.

Come già spiegato, obbligheremo tutti i dirigenti pubblici a turnare a cambiare completamente mansione ed ufficio ogni 4 ANNI. Questo ovviamente si applicherà anche ai dirigenti pubblici ministeriali e di tutte le istituzioni (dal Parlamento, a Palazzo Chigi, ecc.).

Serve dare possibilità a nuove persone di poter cambiare e portare cambiamento, e, come ogni Governo, serve che i vari Governi possano, ove possibile, portarsi persone e consiglieri fidati nei luoghi chiave, in modo che facilitino l’applicazione delle procedure e delle politiche messe in atto dai vari Governi. Si è sempre fatto così in tutto il Mondo e fino a certi limiti perfino in Italia.

Ove non sarà possibile farlo, per non combattere contro certi potenti organismi pubblici quasi intoccabili, cercheremo di collaborare per trovare un punto di incontro tale che ci permetta di portare avanti le nostre politiche di riforma, altrimenti, come opzione B (cosa che abbiamo già messo in preventivo di dover fare in molti settori pubblici), nei limiti del possibile, vogliamo AGGIRARE IL PROBLEMA creando una VIA ALTERNATIVA alla solita burocratica pubblica amministrazione.

La via alternativa sarà quella di creare determinate Agenzie che avranno il potere di gestire, controllare, regolare, supportare determinati aspetti della vita sociale ed economica che ha che fare con i cittadini e le pubbliche amministrazioni (vedi tutte le agenzie che inventeremo una volta al Governo e che abbiamo descritto in tutti i nostri Programmi).

In questo modo, toglieremo parte delle competenze e della gestione di determinati settori, agli attuali Ministeri ed enti ad essi collegati, dandole in mano in gestione a nuovi enti ed agenzie pubbliche oppure a partecipazione pubblica ma di statuto privato, in modo da aver più libertà di movimento, senza dover venir impantanati nella palude burocratica, spesso mantenuta paludosa apposta da alcuni “mandarini” pubblici affinché i politici siano obbligati sempre ad aver bisogno di loro per poter governare.

E questo secondo noi di Riforma e Progresso è una grave danno alla Democrazia.

Molti giornali, libri, reportage, hanno negli anni fatto inchieste ed interviste a politici o anche ex politici e ministri, ed è venuto fuori che molto spesso, molte cose non son state fatte, o son state fatte parzialmente o male, solo perché i dirigenti ministeriali o chi per loro, hanno messo i bastoni tra le ruote ai politici e in sostanza non gli permettevano di fare quello che avrebbero voluto.

Non di rado sono venuti fuori casi di “manine” che nella notte in segreto cambiavano parti di leggi e riforme proposte da politici e Governi di turno. Cambiamenti e complicazioni aggiunti tra le righe di plichi di pagine e pagine, quintali di carta, con testi scritti in maniera complicata e incomprensibile, a posta per non far capire ai politici il 100% di quello che stavano per votare.

Abbiamo in parte affrontato questo problema nel Programma P.A. e non vogliamo scendere qui nei dettagli, lo faremo in altra sede. Vogliamo già dirvi che, tra le altre cose, ci faremo aiutare e supportare da professionisti del diritto, di pubbliche amministrazioni, costituzionalisti, ecc., che ci aiutino a combattere e cambiare a suon di sciabolate questa giungla chiamata BUROCRAZIA ITALIANA.

Ovviamente esistono molto dirigenti pubblici a tutti i livelli, che sono sicuramente brave persone e saranno felici di collaborare per supportarci nel fare le nostre legittime politiche e saranno pure premiati visto che inseriremo un sistema meritocratico che premierà i pubblici dipendenti.

Al tempo stesso, come descritto nel Programma P.A., istituiremo la Scuola Nazionale per i Dirigenti Pubblici dove tutti saranno obbligati a studiare (su modello Francese) per mantenere o guadagnare la dirigenza pubblica.

Detto ciò, vi diciamo già che le mele marce invece, ovvero i dirigenti pubblici che non vorranno collaborare e che anzi faranno di tutto per metterci i bastoni tra le ruote, verranno da noi combattuti tramite qualunque mezzo legale e lecito necessario. Faremo tutto quel che è necessario e in nostro potere per garantire agli Italiani tutte le riforme che ci siamo prestabiliti.

SCRIVERE FACILE LE LEGGI E I BILANCI PUBBLICI

SCRIVERE FACILE LE LEGGI E I BILANCI PUBBLICI

Come già spiegato nel Programma P.A. (Pubblica Amministrazione) faremo in modo che leggi e regolamenti vengano scritti in maniera semplice, sintetica e pratica, e anzi, inventeremo un nuovo organo di supporto che si occuperà della stesura delle leggi, in modo da renderle comprensibili e soprattutto attuabili a tutti i cittadini.

Allo stesso modo, istituiremo un’apposita COMMISSIONE DI STESURA DELLE LEGGI che aiuterà PARLAMENTO E GOVERNO a scrivere le leggi.

Non solo le leggi, ma anche il Bilancio pubblico è da riscrivere completamente in modo da renderlo leggibile, comprensibile e di facile consultazione.

Come riporta il libro di Paolo Bracalini “La Repubblica dei Mandarini”: Come disse l’ex ministro delle finanze del 1994 Giancarlo Pagliarini “bisogna rifare il bilancio dello stato da zero. Se continuiamo a scriverlo così, solo la Ragioneria Generale dello Stato riesce a capirlo e solo loro decideranno”! Lui non ce la fece, il nostro Governo di Riforma e Progresso ce la vuole fare a tutti i costi, facendosi supportare anche da consulenti privati (aziende) di fama internazionale come PwC e altri. I dirigenti che si oppongono, li cambiamo subito, chi non collabora lo si allontana.

La legge finanziaria è la più importante legge che fa il governo ogni anno. Negli ultimi anni è sempre dovuta passare con maxi-emendamenti. Il Parlamento la approva senza leggerla, cioè legge solo i punti generali, ma sono poi i burocrati che la scrivono due o tre mesi dopo l’approvazione. Quindi alla fine politici e ministri approvano una legge che avevano in mente con dei risultati in testa quando l’avevano fatta tale legge, ma poi la scrivono i burocrati e modificano, complicano o tolgono cose e parti senza dire nulla a nessuno, o la scrivono in amministrativichese, una lingua che non capisce nessuno a parte loro. E’ ora di smetterla di approvare leggi in parlamento sotto forma di “linee di massima” che poi vengono scritte e approfondite solo dopo, e soltanto dai burocrati (specie i famosi decreti attuativi, come si è visto quanti problemi e ritardi hanno creato ad esempio durante l’emergenza del Covid).

SE NON PUOI RISOLVERE UN PROBLEMA, AGGIRALO!

Ci sono testimonianze vere e provate di ministri e politici che volevano e avevano chiesto di approvare determinate leggi o specifici importi per fare delle cose, ma poi qualche burocrate la sera prima aveva cambiato le carte in tavola, moltiplicando i fondi, o cambiando cose, e spesso i ministri non se ne accorgevano perché per prassi specie per le norme ritenute “meno importanti” durante un consiglio dei ministri, si leggono i titoli delle cartelline colorate che contengono leggi e decreti e il consiglio le approva senza manco aprirle. La nostra filosofia sarà NON FIDARSI MAI DEI BUROCRATI E DEI MANAGER PUBBLICI SPECIE NEI MINISTERI! Dovrebbero essere al servizio del popolo e non comandare loro! Loro sono consapevoli che nemmeno il Padre Eterno riuscirebbe ed avrebbe il tempo di leggere tutti quei chili di carta di scartoffie e quindi se ne approfittano. E’ per questo motivo che vogliamo che le leggi vengano scritte da un’entità esterna autonoma!

Altrimenti questi burocrati “mandarini” se ne approfittano, anche perché poi scrivono difficile in burocratichese, con rimandi, sotto commi ecc. e con che faccia poi un politico eletto dal popolo approva leggi che cambiano la vita dei cittadini che manco sa cosa contengono e cosa dicono (ma non per colpa sua, anche volendo, leggendole non le capirebbe). Anzi, i burocrati pressano i politici e ministri ad approvare senza far troppe domande dicendo che se non lo fanno scadono tempi, si creano casini “zitto e approva”! Ma come si fa a lavorare così?

Sempre dal Libro inchiesta di Bracalini: “Perfino Pagliarini diceva che per cambiare sto sistema marcio lo si deve ricostruire da capo, ma come? Statali che son li da anni e conoscono tutto loro secondo te si fanno spostare, licenziare o cambiano mentalità per te?” Ecco perché la nostra idea è creare una nuova agenzia a parte, fatta da privati professionisti che si occuperanno di scrivere le leggi al posto dei burocrati. Poi i burocrati potranno sollevare alcune questioni burocratiche e mettere del loro sulle questioni legali e procedurali, ma i testi di legge in sé verranno scritti da professionisti di vari settori, da accademici, ricercatori, ed esperti in materia per la quale si sta legiferando (inclusi i decreti attuativi).

Molti burocrati si troveranno a quel punto a non aver nulla da fare? Meglio! Piuttosto che peggiorino l’Italia è meglio che stiano in ufficio pagati a far niente tutto il giorno! Anche perché se gli tocchi qualunque diritto ti scagliano contro i sindacati, quindi il nostro parere è ignorarli, toglierli i poteri di fare certe cose e dare questi poteri ad altri!

Alla fine è il Parlamento, e la sua maggioranza rappresentata dal Governo, che comanda in Italia. Il Governo è l’unico vero capo e amministratore dei pubblici dipendenti, quindi essi devono rispondere soltanto al Governo e fare quello che il Governo gli dice di fare.

C’è stato perfino un sottosegretario al ministero del lavoro, un certo Adriano Teso, nel 1994 che si era portato in gabinetto un suo consulente privato che lo aiutava a leggere le leggi che venivano scritte dai dirigenti che lui controllava, e spesso succedeva che essi scrivessero cose diverse rispetto a quelle che gli si era chiesto di scrivere. I BUROCRATI SONO MAESTRI NEL LINGIAGGIO CRIPTICO (es. come da decreto rinviato al, la legge del, ecc…) e “se un giorno ti rifiuti di non firmare più niente e vuoi vedere le carte, ti arrivano carrelli di roba alti un metro e mezzo per leggi anche di una pagina”. Tutto questo comporta poi ovviamente ad un’infinità di altre leggi ed eccesso di burocrazia per eseguire tale mole di leggi. Abbiamo un impianto legislativo senza paragoni al mondo. Ci viene in mente la storia leggendaria di quel re greco che scriveva le leggi e le attaccava, per esporle, su di un palo altissimo in modo che nessuno riuscisse a leggerle e potesse fare così quello che voleva. In Italia è la stessa cosa, solo che invece del palo alto usano milioni di fogli scritti in una lingua incomprensibile.

L’emerito giudice della corte costituzionale Sabino Cassese dice che il sabotaggio burocratico è una prassi, accade quando le burocrazie si sostituiscono al potere politico e decidono cosa fare e quando farlo. Cassese cita un esempio della sua esperienza, “ricordo di un noto capo di gabinetto contrario a certi cambiamenti nell’amministrazione previsti da una legge appena varata. Sapeva che il governo sarebbe durato 12 mesi al massimo e fissò quindi apposta a 18 mesi il termine per emanare il decreto legislativo che avrebbe dovuto dare attuazione alla legge”. Secondo noi di Riforma e Progresso queste azioni sono attentati alla democrazia! A cosa servono elezioni, parlamenti e governi allora?

L’oscurità e la complessità delle leggi invece, è fatta apposta per tutelare il potere dei burocrati in modo da aver per forza sempre bisogno di loro e perpetrare il potere della casta.

Anche per quanto riguarda i Decreti Attuatiti (ovvero i decreti che descrivono nel dettaglio pratico il da farsi per poter rendere attuabili le leggi che altrimenti rimarrebbero solo “leggi teoriche scritte sulla carta”), saranno scritte dalla nostra nuova commissione apposita. Tra l’altro, come suggeriscono gli studiosi di OPENPOLIS:

È necessaria, per ogni legge approvata dal parlamento e per ogni decreto legislativo emanato dal consiglio dei ministri, la pubblicazione di tabelle contenenti le seguenti informazioni:

  • numero di provvedimenti attuativi previsti;
  • ministeri coinvolti;
  • norme specifiche da attuare (con riferimento ad articoli e commi del testo) e scadenza per l’adozione;
  • tipologia di provvedimenti necessari;
  • il tutto reso disponibile in formato aperto, per permettere un effettivo monitoraggio da parte dei cittadini e una migliore analisi da parte di giornalisti e studiosi della materia.

Openpolis consiglia poi:

“Abbia cura il Governo di evitare un eccessivo intervallo di tempo tra la deliberazione di un decreto-legge in Consiglio dei ministri e la sua entrata in vigore, conseguente alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale; al riguardo potrebbe essere valutato un più coerente e sistematico utilizzo della possibilità di approvazione dei provvedimenti in prima deliberazione da parte del Consiglio dei ministri “salvo intese” cui dovrebbe far seguito una seconda e definitiva deliberazione”.

In sostanza, c’è poca trasparenza e si attende troppo tempo tra la deliberazione dei decreti in consiglio dei ministri, e la loro effettiva entrata in vigore con la presentazione definitiva del testo. Cosa che finalmente cambieremo noi di Riforma e Progresso quando saremo al Governo.

OBBLIGARE IL PARLAMENTO A DECIDERE SULLE PROPOSTE DI LEGGI CHE DERIVANO DAI CITTADINI

OBBLIGARE IL PARLAMENTO A DECIDERE SULLE PROPOSTE DI LEGGI CHE DERIVANO DAI CITTADINI

Come sappiamo tutti i cittadini possono, dopo aver raccolto 50.000 firme, presentare una legge di iniziativa popolare.

Come spesso accade, quando arriva in Parlamento, dopo tutta la fatica che è costata per farla (i promotori han dovuto cercare e convincere 50.000 a sottoscrivere tale proposta di legge), la proposta viene tenuta nel cassetto e mai discussa in Parlamento.

Noi di Riforma e Progresso, una volta al Governo, faremo una legge che obblighi il Parlamento a discutere e votare tali proposte di legge popolari. Poi ovviamente il Parlamento è libero di rigettare votando contro tali proposte, oppure può modificarle, l’importante è che però se ne discuta, vengano messe agli atti tra i lavori dell’aula, e vengano poste a votazione ufficiale (nelle apposite commissioni oppure in assemblea).

SEMPLIFICARE LE PROCEDURE DI FORMAZIONE DEI DECRETI LEGGE E DEI DECRETI ATTUATIVI (troppi passaggi, troppe persone che ci mettono le mani, troppe persone che devono decidere, doppi passaggi, e tempi lunghissimi per ogni passaggio). Il procedimento va snellito e velocizzato.

Per scrivere una legge semplice e di natura puramente tecnica per esempio, nel Governo ci sono tipo 7 o 8 passaggi (senza contare che già si fanno tante leggi lunghe molte pagine e scritte difficili), perché hanno per di più un iter così lungo?

Per esempio Cottarelli descrive nel suo libro “I sette peccati capitali dell’economia italiana”: per la legge che metteva i fabbisogni standard al centro dei trasferimento dei comuni al posto di quelli storici, ha seguito un iter di 6 fasi:

– Decreto del premier DPCM,

– poi, l’approvazione da parte di un organo collegiale tecnico (che in verità era solo di rappresentanti dell’ANCI)

– poi passaggio al Consiglio dei Ministri

– poi passaggio alla conferenza stato-città

– poi un passaggio alla commissione bicamerale del federalismo fiscale

– poi un passaggio alle commissioni parlamentari competenti

– e infine un nuovo passaggio al Consiglio dei Ministri per l’approvazione

Il tutto è durato 1 anno e 4 mesi per un documento di natura tecnica.

Molti decreti poi devono passare anche alla Corte dei Conti o al Consiglio di Stato. Tutti i decreti normativi, che cioè che comportano cambiamenti nelle norme o nell’organizzazione dello Stato, devono avere il parere del Consiglio di Stato che li può trattenere fino a 45 giorni. Poi tutti i decreti devono anche passare infine alla Corte dei Conti che li trattiene per varie settimane (anche per decreti di una sola pagina).

Peggio ancora è anche per i decreti attuativi: c’è il meccanismo di “concerto” tra ministeri. bisogna trovare l’accordo tra ministeri.

Le discussioni iniziano prima a livello tecnico e trascorrono settimane o mesi, poi le passano a un altro ministero che ci impiega altre settimane o mesi, spesso poi però i ministeri non trovano l’accordo perché hanno visioni di vedute diverse e quindi tocca ai ministri stessi durante il Consiglio dei Ministri a trovare l’accordo (non si poteva mettere in mezzo i Ministri fin dal principio?).

A parte questioni delicate come il cambiamento di diritti degli Italiani, o questioni rilevanti dal punto di vista internazionale e costituzionale, o su aumenti di tasse o per la creazione di nuove tasse, le leggi dovrebbero essere scritte solo una persona. Si fa circolare poi la bozza a tutti per 2 settimane e poi trova il consenso in Consiglio dei Ministri, senza dover fare mille passaggi e doppioni. La Corte dei Conti poi controlla l’attuazione di determinate leggi, fa controlli amministrativi e non sostanziali, e questo scoraggia l’innovazione, ci sono comuni che han paura ad efficientare (per esempio riuscire a ridurre i costi di un servizio) perché poi han paura che la Corte dei Conti dice che tali dirigenti pubblici o amministratori, hanno quindi portato a un danno erariale visto che prima spendevano di più, perciò gli amministratori preferiscono non avere rogne e lasciano tutto come prima e continuano a sprecare soldi.

Serve cambiare tutte queste procedure controproducenti. Sono cose che diciamo a titolo d’esempio ma che richiedono un enorme mole di lavoro tecnico che faremo assieme ai nostri tecnici e professionisti.

Quanto descritto serve solo per farvi capire quanto lavoro avremo da fare.

CREAZIONE DEL SISTEMA INFORMATICO PER LE PROPOSTE LEGISLATIVE POPOLARI

CREAZIONE DEL SISTEMA INFORMATICO PER LE PROPOSTE LEGISLATIVE POPOLARI

In Italia esiste solo un metodo che permette ai cittadini di portare in Parlamento una proposta di legge, ed è tramite una raccolta di firme. Come abbiamo descritto, faremo sì che il Parlamento sia obbligato a sottoporre a valutazione, discussione e votazione ogni singola proposta di legge proposta dal popolo.

Però, vogliamo fare ancora di più. Vogliamo creare un ulteriore strumento che permetta ai cittadini di proporre leggi, riforme al Parlamento ma anche al Governo (se riguardano procedure amministrative), o anche ad altri organi legislativi pubblici.

Creeremo il “SISTEMA INFORMATICO DI PROPOSTA LEGISLATIVA POPOLARE”.

Creeremo un sito web (anche in formato app), che sarà collegato al server/sito del Parlamento e del Governo.

Si chiamerà www.propostedileggepopolari.it dove ogni singolo cittadino, potrà entrare, usando le sue credenziali (che accertano legalmente le sue generalità). Potrà poi, seguendo un percorso guidato, creare dal nulla una nuova proposta di legge.

Dovrà selezionare di che materia si tratta, settore, e mettere una serie di filtri atti a incasellare nel dettaglio su cosa verterà tale proposta di legge.

Dovrà poi, infine, mettersi a scrivere di suo pugno la legge, ovviamente, ci saranno dei formati che guideranno la stesura del testo, e allo stesso tempo non serve essere super precisi o scrivere esattamente come si dovrebbe scrivere una legge fatta come si deve (di questo si occuperà poi l’organo pubblico aiutato dall’Agenzia per la Semplificazione Normativa).

Una volta completato l’inserimento, l’utente confermerà la proposta di legge che prenderà il suo nome. La proposta poi sarà inserita in una lista, come adesso avviene nei siti web di blog o community, dove ognuno può vedere i titoli di un argomento, cliccarci dentro e leggere il contenuto (la legge), e lasciare commenti. Ogni utente sarà libero di leggere la proposta e aggiungere, in un format suo apposito una nota di modifica, o miglioramento o di cancellazione di alcune sue parti.

Ogni utente poi potrà votare (ogni utente avrà un solo voto per ogni proposta e per ogni nota di modifica). Le modifiche che ricevono più voti a favore, entro un certo limite di tempo, verranno automaticamente inglobate alla norma proposta dal precedentemente utente.

Le norme, con le loro modifiche ed implementazioni, saranno visibili e votabili in qualsiasi momento da qualunque utente abbia la voglia di entrare nel sito. Ogni proposta rimarrà online e votabile per 6 mesi, scaduti i quali, se avrà ricevuto un determinato numero di voti, passerà quindi in Parlamento (o al Governo) che saranno obbligati a discuterla, magari modificarla e votarla. Se invece prende pochi voti, o ne prende più di contrari, tale proposta verrà automaticamente cancellata.

Chi vorrà potrà scaricarsi il formato APP dove riceverà una notifica ogni volta che qualcuno inserirà una proposta di legge, e se interessato, entra e vota altrimenti lascia perdere. Stessa cosa, il proponente che ha scritto la proposta di sua iniziativa, vedrà ogni qual volta che qualcuno lascerà un commendo, una modifica o che voterà (vedendo ogni volta che qualcuno vota a favore o contrario).

Il numero di voti da raggiungere dovrà essere almeno di 50.000 favorevoli. Magari di voti ne ha 50.000 di favorevoli e 30.000 contrari. In tal caso sarà sufficiente per far passare la legge allo step successivo (portarla al legislatore).

Questo sistema a grande linee descritto, secondo noi è un ottimo esempio di democrazia diretta, in modo che i cittadini non siano obbligati a raccogliere fisicamente 50.000 firme in giro per l’Italia, con relativa fatica, costi, tempi. Visto che al giorno d’oggi le persone usano i social, Youtube, e lasciamo migliaia di likes a video e post, se sono interessati a qualcosa, potranno prendersi la briga di entrare in un sito/app, e mettere LIKE o NO LIKE (VOTI A FAVORE O CONTRARI) a proposte di legge fatte da altri concittadini.

Ovviamente, nelle scuole durante le ore di educazione civica, nei corsi per disoccupati che saranno tenuti dalla nostra agenzia nazionale per l’impego, e di tanto in tanto attraverso pubblicità in TV, Radio e su internet, verrà ricordato ai cittadini di prendersi la briga di tanto in tanto, di andare sul sito o scaricarsi la app, per proporre leggi o per votarne di altre.

Per rendere la vita facile ai cittadini, creeremo un sistema semplice di visione di ogni proposta. Ci saranno dei filtri da scegliere attraverso un procedimento guidato, in modo da creare un “ordine” che permetta la navigazione e comprensione e la ricerca delle proposte.

Ovviamente, la gente sarà anche libera di SEGNALARE proposte non consone, offensive, denigratorie, estremiste, contrarie alla morale e ai diritti umani, ecc. se raggiungono 1.000 segnalazioni saranno automaticamente cancellate.

Allo stesso tempo, il proponente che scrive la legge, sarà obbligato ad inserire determinati dati, riempire determinati spazi, e lasciare anche un video e/o audio dove spiega a voce la sua proposta. In modo che non ci siano persone che lascino proposte insulse o tanto per perdere tempo, visto che dovranno fare determinate cose prima di poter procedere e completare l’inserimento della proposta.

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