Ambiente e Territorio

AMBIENTE E TERRITORIO

Obiettivi

  • SALVARE L'AMBIENTE PER SALVARE NOI STESSI

  • CREARE UNA TASK FORCE AMBIENTALE NAZIONALE

  • INTRODURRE IL "RAPPORTO AMBIENTALE" IN AZIENDE PUBBLICHE E PRIVATE

  • CAMBIARE IL METODO DI CALCOLO PER LA TASSA SUI RIFIUTI

  • MENO IMBALLAGGI POSSIBILE E VUOTO A RENDERE CON GUADAGNO (STILE GERMANIA)

  • ISTITUIRE IL CONCORSO MEDAGLIA D'ORO PER L'AMBIENTE E OBBLIGO DI RICICLO

Programma

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SALVARE L'AMBIENTE PER SALVARE NOI STESSI

SALVARE L’AMBIENTE PER SALVARE NOI STESSI

E’ inutile dire quanto sia super importantissimo salvaguardare e difendere l’ambiente, la terra, l’ecosistema, se ne parla da anni, siamo tutti d’accordo “sulla carta” ma poi come Governi e persone, si è fatto davvero poco.

Di pianeti abitabili e perfetti come la nostra terra, per ora ne abbiamo solo uno.

Serve creare una coscienza nelle persone. Molte, ignorantemente, pensano che salvaguardare l’ambiente sia solo una cosa che va di moda o che fa bene solo “alla terra” e non a loro stessi, come se la terra fosse un’entità astratta, o per esempio un “povero che abita in un Paese lontano e ha bisogno della nostra elemosina per vivere un po’ meglio, ma che alla fine la sua vita e la sua condizione non ci tocca direttamente, e quindi chissene, al massimo ci penserà qualcun altro”.

Serve invece fare INFORMAZIONE di MASSA, e in modo DIRETTO, quasi NUDO E CRUDO, facendo capire che non prendersi cura dell’ambiente, pian piano, crea problemi direttamente a te e ai tuoi cari. Ti fa perdere il lavoro, ti fa guadagnare meno, ti crea problemi di salute, ti crea continui fastidi e messa in pericolo della tua vita. E non solo a te ma anche ai tuoi figli e ai figli dei loro figli.

Noi esseri umani esistiamo così come siamo, solo grazie all’ambiente, alla natura, noi deriviamo dalla natura, dai suoi componenti, dai suoi elementi, siamo un tutt’uno e il problema che molti non capiscono è che la natura, volendo, continua ad esistere anche senza di noi, ma noi senza di essa proprio no invece! Respiriamo aria, beviamo e ci laviamo con l’acqua, ci nutriamo dei prodotti della terra. Siamo noi parte dell’ambiente.

Come per tutte le nostre riforme e proposte del programma, anche per l’ambiente, chiediamo a voi cittadini di contribuire con idee e proposte da aggiungere, nel frattempo vi proponiamo le nostre. 

ADESSO O MAI PIU’

Serve fare qualcosa e subito prima che sia troppo tardi, ma chiedere tutto e subito e senza dare nulla in cambio alla gente, spesso, come si è visto, non porta risultati. Quindi, la nostra strategia per iniziare a far cambiare le cose in meglio per l’ambiente (e quindi di riflesso per noi stessi), passa per tre strade:

1. Cambiare le cose in maniera netta ma graduale: creare riforme, leggi ed incentivi che inizino a far fare tanti piccoli cambiamenti che non stravolgano immediatamente la vita quotidiana ed abitudinaria delle persone. Noi uomini siamo esseri abitudinari e non ci piacciono i cambiamenti radicali che stravolgono la routine delle nostre abitudini. Serve quindi guidare il cambiamento passo passo con tante piccole cose;

2. Premiare i giusti comportamenti e semplificare la vita alla gente: esempio, perché molto spesso, in molti i comuni d’Italia dove viene richiesto ai cittadini di fare alacremente la raccolta differenziata, poi però le bollette/tasse sull’immondizia crescono ogni anno invece di diminuire? i cittadini a parte l’aver fatto il loro dovere non ce ne guadagnano nulla. Serve dare soldi ai cittadini virtuosi, in modo che faccia “valere la pena” fare la propria parte. Altro esempio, si chiede di portare molti tipi di rifiuti nelle aree ecologiche apposite che però in molti comuni, specie quelli piccoli, non sono aperti tutti i giorni, e ci si può portare solo un certo quantitativo di immondizia e scarti e non vengono accettati tutti i tipi di scarto e devi essere per forza residente in quel comune per usufruirne. Serve semplificare!!!

3. Incentivare l’ECONOMIA CIRCOLARE: Lo sappiamo tutti, l’economia circolare è il futuro. Si può lavorare, creare ricchezza e business anche attraverso una gestione ecosostenibile. Ricordate la massima che regola l’universo: Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma“!

 

INTRODUZIONE ED OBBLIGO DEL "RAPPORTO AMBIENTALE" PER AZIENDE E ISTITUZIONI

INTRODUZIONE ED OBBLIGO DEL “RAPPORTO AMBIENTALE” PER AZIENDE E ISTITUZIONI

Pochi lo sanno, ma la Banca d’Italia produce ogni anno un RAPPORTO AMBIENTALE dove spiega quale è stata la sua politica ambientale interna per quell’anno e cosa prevede di migliorare, efficientare per l’anno seguente, al fine di “consumare meno elettricità, acqua, fare meno rifiuti, inquinare meno, ecc.” dice quali sono gli investimenti che ha fatto e che farà per attuare una politica “green e sostenibile”, sia come edifici, lavoratori, che come strumenti, ambienti, modus operandi aziendale, ecc. Quindi indica quali sono stati i consumi delle varie voci, (energia, acqua, immondizia, scarti prodotti, ecc.) e quanto si è migliorati rispetto all’anno prima e quanto si intende ancora migliorare. E’ utile per avere un quadro della situazione e progettare il futuro per rendersi più ecosostenibili, indirizzando correttamente le risorse all’interno di un “piano strategico pluriennale“.

Come si legge dal loro rapporto 2019: “serve per ridurre l’impronta ecologica delle attività istituzionali attraverso l’uso razionale delle risorse energetiche, la gestione ottimale dei rifiuti, la mobilità sostenibile, gli acquisti verdi e una politica di investimenti sostenibili (…) Gli obiettivi della politica ambientale della Banca trovano realizzazione in un programma biennale di azioni concrete. Una task force – composta da esperti di diverse funzioni della Banca – realizza le iniziative e ne segue lo stato di avanzamento (…)

Il Rapporto ambientale rende conto dell’impegno della Banca nei diversi ambiti e dà conto dei risultati delle iniziative attraverso indicatori quantitativi calcolati secondo le linee guida internazionali. Il Rapporto fornisce un quadro organico sia dei miglioramenti ottenuti sia degli ambiti nei quali intervenire.

Renderemo obbligatoria questa pratica per tutti gli organi ed istituzioni pubbliche ed imprese pubbliche a tutti i livelli, e anche per tutte le imprese ed aziende private. Verranno aiutate nel far ciò dalla TASK FORCE AMBIENTALE NAZIONALE

CREAZIONE DELL'AGENZIA "TASK FORCE AMBIENTALE NAZIONALE"

CREAZIONE DELL’AGENZIA “TASK FORCE AMBIENTALE NAZIONALE”

Questi report aiuteranno tutti ad avere un quadro chiaro della propria situazione e, attraverso ai vari esperti che aiuteranno a stilarli, ognuno sarà tenuto a decidere come e cosa migliorare per implementare la propria politica green.

Questo aiuterà aziende, istituzioni, organizzazioni a darsi obbligatoriamente obiettivi e strategie standardizzate da seguire.

Le istituzioni ed amministrazioni pubbliche saranno obbligate a raggiungere via via i risultati, sanzionando dirigenti pubblici ed amministratori qualora non li raggiungessero;

mentre saranno obiettivi FACOLTATIVI per le aziende ed imprese private (dalla grande fabbrica al piccolo negozio), in quanto ad ognuno sarà consigliato di fare a seconda delle proprie possibilità, se poi non fa pazienza, ma se invece fa, gli verranno via via dati premi ed incentivi in modo da ABBASSARGLI LE TASSE (IRPEF, TARI, IVA, IMU, TASI, IRES, ecc.) a vari scaglioni a seconda di che percentuale raggiunge i vari obiettivi.

Non vogliamo quindi dare un altro obbligo perdi tempo e perdi soldi alle aziende, ma un supporto possibile e gratuito, in quanto questi obiettivi saranno utili sia a lui (privato) nel risparmiare tempo e risorse efficientandosi nel lungo periodo, sia all’ambiente inquinando meno.

PER IL PUBBLICO

Ogni istituzione pubblica avrà una “TASK FORCE AMBIENTALE” composta da esperti nel settore, similmente al modello della Banca d’Italia, che realizza le iniziative e ne segue lo stato di avanzamento.

Per le piccole istituzioni (es. comuni sotto il 30.000 abitanti), la TASK FORCE AMBIENTALE potrà essere una unica che segue più comuni assieme. Quindi ogni comune divide la spesa quota parte e istituisce una TASK FORCE AMBIENTALE comune, che creerà un RAPPORTO ANNUALE ad ogni partecipante che farà parte del gruppo. I comuni dovranno essere limitrofi tra loro e non ci potranno essere più di 10 comuni all’interno dell’unica TASK FORCE (ce ne sarà 1 ogni 10 comuni limitrofi sotto i 30.000 abitanti).

Le varie TASK FORCE AMBIENTALI pubbliche saranno strutturate e gestite tutte alla stessa maniera, con canoni e discipline standard, si baseranno su dati e calcoli standard che vengono impartiti dall’agenzia nazionale che darà le linee guida. Le varie task force dovranno riferire e fare affidamento all’agenzia, consegnargli i dati annuali, ecc. e chiedere tramite essa, i vari fondi ed incentivi erogati dallo Stato e dall’Unione Europea per poter portare a termine obiettivi strutturali. Quindi si lascia al pubblico solo l’obbligo di crearsi queste TASK FORCE AMBIENTALI, sceglierne gli esperti (a seconda delle professionalità delineate dall’agenzia nazionale) e finanziare tali task force.

PER IL PRIVATO

Per le aziende private e imprese di qualunque tipo invece, verrà creata un’agenzia a sé stante, nazionale ed unica, chiamata “TASK FORCE AMBIENTALE NAZIONALE” che darà supporto gratuito alle aziende, in modo che esse possano crearsi da sole il rapporto annuale ma con il supporto di un “AGENTE AMBIENTALE” che le aiuterà, guiderà, si occuperà di tutto, in quanto l’agenzia fornirà questi consulenti ed esperti che seguiranno le imprese, gli ricorderanno delle “promesse che si son fatte a sé stesse” per mantenere gli impegni presi come i vari “investimenti, strutturazioni, diversa gestione del personale, lavori negli edifici (es. coibentazioni, cappotti, installazione pompe di calore, pannelli solari, raccolta differenziata, ecc.).

In tal modo il Governo avrà poi ogni anno le linee guida generali, statistiche che verranno fatte dalla situazione generale delle esigenze dei vari enti ed aziende a seconda dei propri RAPPORTI AMBIENTALI ANNUALI (statistiche che verranno fatte dall’agenzia) in modo che si possano creare politiche di supporto, crediti di imposta e incentivi per far raggiungere ad ognuno i propri obiettivi, che non saranno vincolanti ma che per chi li seguirà, ci saranno inventivi ed abbassamenti delle tasse.

L’agenzia TASK FORCE AMBIENTALE NAZIONALE, oltre a fare da coordinatrice e controllore, e “cappello” standardizzatore delle varie task force pubbliche “indipendenti”, e oltre a fare invece direttamente da TASK FORCE per tutti i privati, ed oltre a dare le linee guida e seguire i lavori di tutti in modo da comunicare al GOVERNO, statistiche, richieste ecc. per dare al Paese una foto in tempo reale di obiettivi e necessità da parte di privati e del pubblico, serverà anche per:

EROGARE LE RISORSE ai privati e al pubblico, per portare a termine i propri obiettivi. In tal modo oltre ad erogare, controlla come vengono spesi i fondi e interviene prontamente per sanzionare nel caso ci siano furbetti o ladri truffatori;

CERCHERA’ FONDI EUROPEI per conto di privati e del pubblico, visto che l’Europa ha detto che continuerà ad aumentare il suo budget per le politiche ambientali e la GREEN ECONOMY, l’agenzia farà tutto il lavoro necessario in modo da consegnare ai privati e alle pubbliche amministrazioni/istituzioni, i fondi per i vari progetti di efficientamento ambientale.

Se i privati seguiranno le “direttive” che si son auto imposti nel report annuale, riceveranno un abbassamento di tasse e imposte, ma allo stesso tempo avranno incentivi e crediti di imposta, e per averli dovranno quindi spendere, fare lavoro, cambiare certe abitudini, ecc. Nel far ciò saranno seguite e “incentivate a fare” dal consulente AGENTE AMBIENTALE che diverrà quindi anche una sorta di incentivatore che spingerà i privati a fare tali lavori, le metterà in contatto con aziende per fare tali lavori, con nuovi fornitori per cercare il materiale che serve, ecc. in tal modo gli agenti verranno ulteriormente pagati con una percentuale delle varie transazioni.

Questo incentivo a guadagnare di più, porta gli agenti a spingere, darsi da fare per seguire meglio e far si che i privati agiscano. Gli faranno tutto il lavoro ai privati, guadagnandoci una percentuale su quello che i privati spenderanno per fare i vari lavori.

L’agente quindi oltre ad avere uno stipendio base erogato dall’agenzia, avrà anche incentivi di guadagno ogni qualvolta riesce a far portare a termine gli obiettivi descritti nei vari rapporti. Sarà lui a chiedere gli incentivi all’agenzia per conto del privato, a inviare i dati e i rapporti fatti con le aziende che segue.

Per chiarire a grandi linee come funzionerà, facciamo un esempio:

Una volta fatta la legge, ogni impresa e azienda sarà obbligata per legge ad avere entro la fine dell’anno, il RAPPORTO AMBIENTALE. Sarà obbligata ad affidarsi all’agenzia nazionale TASK FORCE AMBIENTALE NAZIONALE (tramite il sito, o la app, o centri fisici ubicati in ogni provincia). Allo stesso tempo però, per aiutare le imprese, sarà l’agenzia stessa a contattare le varie imprese per mettersi in contatto (ogni sede provinciale contatta i privati all’interno della propria provincia, affidandosi anche a Confcommercio, Camera di Commercio, Confindustria, ecc.)

Fatto ciò, una volta iscritta l’impresa all’interno del database dell’agenzia, l’agenzia assegnerà all’azienda un AGENTE AMBIENTALE di riferimento, Per esempio MARIO ROSSI. Questo agente Mario avrà ovviamente un portafoglio clienti fatto da varie aziende da seguire, in un dato territorio di appartenenza. Mario andrà fisicamente a trovare ogni impresa, azienda, fabbrica o negozio che sia, e inizierà a parlare con il titolare, farà ispezioni e sopralluoghi, e raccoglierà una serie di informazioni standard obbligatorie. Ovviamente Mario non sarà un’esperto su tutto e potrà avvalersi, tramite l’agenzia, di esperti e consulenti esterni per fare le proprie valutazioni. Molti di tali esperti lavoreranno presso l’agenzia e saranno a diretto utilizzo dell’agenzia stessa, per valutare e rielaborare i dati raccolti di volta in volta in ogni territorio.

Una volta che l’agenzia avrà rielaborato i dati, Mario tornerà dal titolare e gli comunicherà i consigli da seguire, e le cose che potrebbe riuscire a fare e che sarebbe opportuno a fare.

L’agente Mario poi discuterà con il titolare chiedendogli cosa ne pensa, cosa sarebbe in grado di fare, le tempistiche ecc. il titolare sarà guidato a modificare assieme o puntualizzare tempistiche e soluzioni, limando e perfezionando le “indicazioni generali” elaborate da Mario assieme all’agenzia.

Nel report verrà fatta una fotografia dello stato attuale delle cose: per esempio: l’azienda spende ogni mese TOT mila euro di elettricità, tot metri cubi d’acqua, possiede tot numeri di questo, è strutturata in tal modo..ecc.

e si consiglia di: cambiare l’attuale caldaia a gasolio con una pompa di calore di tale tipologia e tale potenza, viste le necessità di tale impresa. Consigli di utilizzare nuovi tipi di strumentazioni e utensili che inquinano e consumano meno ma rendendo uguale o di più; consigliano a comprare ed utilizzare solo risme di carta riciclata visto che è solo per uso interno. Serve mettere a posto i rubinetti che perdono, serve rifare certi infissi, servirebbe visto che c’è lo spazio sul tetto e l’esigenza del titolare, installare pannelli fotovoltaici di tal portata, servirebbe smettere di utilizzare quel tipo di solventi ed utilizzarne altri che invece non sono inquinanti; servirebbe cambiare quel tot numero di lampadine con lampadine nuove al LED di una certa categoria specifica, servirebbe fare il controllo dei fumi che risulta non aggiornato, o iniziare a fare la raccolta differenziata se prima non si era mai fatta,..ecc ecc..

Non scendiamo troppo nel dettaglio.

Fatto ciò l’agenzia mette anche nel dettaglio i vari risparmi economici e ambientali che si avrebbero se si seguissero i consigli (per es. riduzione CO2 del tot %, riduzione di uso dell’acqua del 40%, riduzione del consumo elettrico e del costo in bolletta del 34%, ecc..)

 

Fatto ciò, il report viene firmato da titolare/i e agente, e mandato e conservato presso l’agenzia. A quel punto, se il titolare non vuol far niente, pazienza. Se invece vuole fare qualcosa o in parte o tutto subito per esempio, in quanto vede che avrebbe grossi risparmi e miglioramenti lavorativi futuri se attuasse tali consigli, se vuole farà da solo quello che vuole e che riesce, purché confrontandosi sempre con l’agente e denunciando le varie attività in modo che l’agente aggiorni man mano i risultati del suo report. Ma se vuole, il titolare, dà delega all’agente che farà tutto per conto del titolare, ovviamente decisioni, investimenti, scelta dell’azienda che farà i lavori ecc, saranno tutti decisi e confermati dal titolare, ma l’agente farà il lavoro di ricerca, il lavoro operativo, seguirà i lavori, ecc. e nel far ciò, un 2 o 3 o 5% di ogni fattura ad ogni tipo di lavoro da fare. a seconda del valore e del tipo di impiego, andrà direttamente all’agenzia che poi lo girerà completamente all’agente. Se per fare certi lavori, esistono fondi europei, sarà l’agente ROSSI a cercarli, proporli e gestirli per conto del titolare dell’azienda.

Poi, a fine anno, si vede quali obiettivi si sono raggiunti, in tutto o in parte, e l’agenzia comunicherà all’agenzia delle entrate che tale l’azienda, dall’anno seguente pagherà meno tasse, (specificando quali e in che misura).

Analogamente accadrà lo stesso per il PUBBLICO solo che a fare e gestire i lavori e fare il report sarà la propria TASK FORCE pubblica. Troppo spesso, per esempio i comuni, non si sono attivati a creare report e mettersi in linea con normative ambientali ed energetiche, o non facendo quanto dovuto oppure facendo il report/progettazione ma poi non attuando mai i lavori consigliati dai vari progetti dei vari esperti (come spesso accade per i PICIL sull’efficientamento energetico sui lampioni comunali, giusto per dirne uno).

CAMBIARE IL METODO DI CALCOLO PER LA TASSA SUI RIFIUTI "TARI"

CAMBIARE IL METODO DI CALCOLO PER LA TASSA SUI RIFIUTI “TARI”

Cancellare la quota fissa in bolletta legata alla METRATURA DELLA CASA. Sono molti gli esempi di bollette gonfiate dove una singola signora anziana per esempio, solo perché vive sola in una casa grande, deve pagare molti soldi di immondizia. Chi produce immondizia è l’uomo e non lo spazio di una casa.

Questo tra l’altro, porta anche ad incomprensioni e ingiusti ed iniqui risultati come è successo in molti comuni, ovvero gonfiare (spesso erroneamente) le bollette, grazie anche alla quota variabile (legata al numero degli abitanti della casa) moltiplicata tante volte quante sono le pertinenze. Ad esempio: chi ha una casa con 125 metri quadrati complessivi, di cui 100 di casa, 15 di garage e 10 di cantina ha pagato la quota variabile anche sulle pertinenze, quindi non una (come dovrebbe essere) ma tre volte (casa, garage, cantina). Il risultato? Bolletta quasi raddoppiata.

Ma c’è di più, in Italia, oltre a pagare tanto di raccolta dei rifiuti, spesso il servizio non viene erogato o viene erogato male (vedi casi Roma, Napoli e Palermo per esempio, con il tilt e l’abbandono della raccolta dei rifiuti), regioni tra l’altro che hanno la TARI più costosa rispetto alla media italiana (oltre al danno pure la beffa):

La tassa sui rifiuti è spesso oggetto di pronunce della magistratura che ne chiariscono le modalità di corretta applicazione. Un’ordinanza della Corte di Cassazione (22531/2017) ha chiarito, ad esempio, che in caso di disservizio grave e perdurante nel tempo nella raccolta dei rifiuti, (come accaduto a Napoli nel 2008), il cittadino ha diritto a uno ‘sconto’ sull’importo da versare, purché il disagio sia certificato dal tribunale. 

Quindi il sistema stesso di come è fatta la TARI in Italia è sbagliato e va rifatto!

In Italia si paga tanto e spesso per un servizio scadente (a parte poche zone virtuose in Italia, quando invece dovrebbe essere uguale ovunque).

PAGARE A SECONDA DI QUANTA IMMONDIZIA SI PRODUCE e PIU’ RICICLI E MENO PAGHI

Uno studio della Banca d’Italia del 2018, sostiene che l’imposta TARI sia iniqua, penalizza i più poveri e sia una sorta di “patrimoniale occulta per far cassa ai comuni”. Anche gli studiosi di Banca d’Italia dicono che ci dovrebbe essere una tassa che tenga conto della quantità effettiva di rifiuti prodotti e non articolata in base alla dimensione della casa e al numero dei componenti che la abitano. Questo tipo di soluzione è già in vigore in molti Paesi europei (es. Germania, Scandinavia, ecc.)

Serve creare una tariffa di partenza uguale per tutti, ma poi collegarla ad un SISTEMA A PUNTI legato alla produzione di immondizia. Una modalità che si potrebbe avvalere di alcune innovazioni tecnologiche tra l’altro già largamente usate all’estero.

Tecnologia per una gestione rifiuti 4.0

Uno dei problemi principali è che in Italia c’è una gestione rifiuti poco precisa: scarico rifiuti e svuotamenti non conteggiati correttamente, aggiornamento dati approssimativi ed imprecisi, mancanza di un controllo in tempo reale delle informazioni, ecc. Oggi ci sono tecnologie avanzate quali intelligenza artificiale e machine learning, che stanno trasformando la gestione rifiuti in qualcosa di più performante, non solo nei processi operativi di raccolta e smaltimento rifiuti ma gestendo la vita del rifiuto dalla A alla Z. Avere tutti i dati calcolati in modo equo, in tempo reale, aggiornando il sistema direttamente dalle aree di raccolta rifiuti, garantisce una gestione dei dati incredibilmente affidabile, per ogni singolo utente. Il risultato è una precisione assoluta ed equa del calcolo della tariffazione puntuale, offrendo un’ulteriore trasparenza dei dati attraverso l’utilizzo di un portale online dove l’utente può controllare in qualunque momento i dati inerenti la propria posizione contabile.

Una soluzione potrebbe essere quella di creare 2 tariffe sui rifiuti (secondo vari esperti, e studi fatti come ad esempio la Banca d’Italia):

– TARIFFA FISSA MINIMA che sarà uguale identica per tutti, per ogni unità abitativa (non più per persone). Per esempio: si decide che deve essere 150 € all’anno? Bene, ogni edificio di proprietà pagherà 150€ e non importa quanta gente ci viva dentro.

– TARIFFA VARIABILE che si modifica a seconda DI QUANTA IMMONDIZIA SI CREA. Non entreremo adesso nei dettagli che lasceremo agli esperti, solo per riassumere, se una persona non fa assolutamente nessuna raccolta differenziata e butta via un sacco di roba spesso, pagherà il massimo possibile di questa tariffa. Al contrario, chi fa il massimo possibile di riciclaggio e butta via nel “secco indifferenziato” il minor peso possibile di Kg di immondizia, pagherà ZERO!

Tra questi due estremi, ci saranno le varie “gradazioni di grigio” a seconda di come ci si comporta. L’immondizia verrà calcolata a PESO (in Kg) perché ha più senso e all’estero molti fan così, oppure seguire criteri volumetrici, cioè far pagare un tot numero di sacchetti, dove ogni famiglia ne ha un tot gratis ogni mese, e se eccede la quantità, paga ogni sacchetto in più che utilizza.

Per “controllare” quanto butta ognuno di noi, ci sono molti sistemi e con gli esperti studieremo il migliore. Alcuni Paesi esteri misurano quanti bidoncini di un dato rifiuto butti via settimanalmente, oppure quanti sacchetti, oppure dotare i cassonetti di pesa elettronica e lettore per capire quanto peso butti via e collegarlo al tuo account in quanto il cassonetto per essere aperto avrà bisogno di una tessera o numero identificativo personale (uno per nucleo famigliare), oppure altri sistemi. Sicuramente l’uso della tecnologia sarà fondamentale.  

Questo aiuta anche a combattere l’abbandono abusivo dei rifiuti, e ha dimostrato che in vari Paesi fa produrre meno immondizia, perché la gente ci pensa due volte prima di buttare e sprecare oppure “non fare la differenziata”. Come riporta uno studio Banca d’Italia: (fonte:https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2018-0474/QEF_474_18.pdf)

Un’ultima categoria di difficoltà è legata ai costi di rendere il sistema coercitivo, scoraggiando comportamenti illeciti da parte degli utenti (quali lo scarico abusivo di rifiuti) volti ad evitare il pagamento della tariffa. L’evidenza empirica ha tuttavia dimostrato che nelle località in cui sono stati adottati schemi tariffari per remunerare il servizio dei rifiuti gli incentivi a comportamenti virtuosi superano i rischi di comportamenti illegali e la produzione di rifiuti diminuisce: i consumatori sono indotti a riciclare, compostare, differenziare e le imprese a preferire materiali riciclabili, nonché a ridurre gli imballaggi. Le evidenze disponibili su alcuni campioni di comunità locali statunitensi mostrano che nell’anno successivo all’introduzione di schemi tariffari la quantità di rifiuti avviata a discarica generalmente si riduce (del 40 per cento nel campione osservato da Miranda et al, 1994) e che il costo del servizio di gestione dei rifiuti urbani diminuisce sensibilmente (del 17 per cento nello studio di Repetto etal., 1992). Anche l’esperienza di alcuni paesi europei dimostra che l’utilizzo di schemi tariffari per il finanziamento del servizio dei rifiuti non ha un impatto significativo sulle attività di smaltimento illegali mentre ha ricadute rilevanti in termini di una riduzione della quantità di rifiuti prodotta (European Commission, 2012).

Oltre a far pagare meno possibile, e incentivare a risparmiare, si deve dare la possibilità alle persone di poter avere a portata di mano, vicinissimi a casa, ogni tipo di cassonetto (qualora non fosse possibile il porta a porta), e avere disponibile anche “centri ecologici di raccolta” aperti tutti i giorni, e ove possibile, anche H24 attraverso ingressi automatizzati tramite badge/tesserina personale. E si deve dare la possibilità di gettare qualunque tipo di materiale ingombrante o residuo domestico (come gli inerti da lavori di muratura domestici).

Al contempo, chi viene beccato a gettare immondizia abusivamente lo si deve subito multare pesantemente.

OBIETTIVO 1: DIVENTARE IN 5 ANNI I PIU' RICICLONI D'EUROPA

OBIETTIVO 1: DIVENTARE IN 5 ANNI I PIU’ RICICLONI D’EUROPA

IN ITALIA CI SONO GIA’ ESEMPI DI ECCELLENZA

Bisogna dire che in Italia abbiamo già comuni che hanno provato e trovato nuovi sistemi moderni per la gestione dei rifiuti, ed alcuni di essi sono già un eccellenza che non ha nulla da invidiare alla Germania. L’Italia in molte aree ha aumentato la raccolta differenziata, ma ognuno fa un pò a modo suo, non c’è coordinamento, non ci sono controlli e i costi/benefici e l’efficienza non sono uguali ovunque. Serve rendere il sistema strutturale e uguale in tutta Italia.

Non vogliamo costruire una marea di inceneritori come in Germania e nel resto d’Europa, vogliamo dapprima cercare di riciclare il più possibile in modo da avere la minor quantità possibile di rifiuti “non riciclabili”. Per questi rifiuti non riciclabili invece verrà costruito qualche inceneritore (termovalorizzatore) sparso per l’Italia, che produrrà anche energia e sarà il meno impattante e il più ecosostenibile possibile (come quelli austriaci o nordici).

Ci doteremo di un comitato scientifico di esperti professionisti nel settore di gestione e raccolta rifiuti (ce ne sono di bravi e rinomati in Italia che fanno consulenza a molti comuni). Creeremo un unico piano nazionale che tutti i comuni e tutte le aziende multi servizi municipalizzate dovranno seguire.

Verranno date tempistiche e saranno sanzionati amministratori locali e dipendenti pubblici qualora non adempiano al progetto entro i termini.

OBIETTIVO 2: ABBASSARE I COSTI A FAMIGLIE E IMPRESE SULLA RACCOLTA DEI RIFIUTI

OBIETTIVO 2: ABBASSARE I COSTI A FAMIGLIE E IMPRESE SULLA RACCOLTA DEI RIFIUTI

L’ESEMPIO TEDESCO

In Germania si tiene conto di tre regole: la prima è quella di evitare le immondizie; la seconda è quella di separare i rifiuti; la terza è paga di più chi produce più rifiuti.

La Germania oltre ad essere il Paese più “riciclone d’Europa” è anche quello col minor numero di discariche, in quanto incenerisce quasi tutto, e lo usa per creare energia.

Le discariche non sono igieniche, portano cattivi odori e quando si riempiono bisogna andare a sotterrare i rifiuti da qualche altre parte, stando attenti a non far inquinare le falde acquifere sottostanti con il percolato. E in Italia lo sappiamo, le discariche non le vuole nessuno vicino casa.

In Italia rispetto agli altri Paesi europei abbiamo pochi inceneritori, la maggior parte al Nord, e città come Roma, portano la propria immondizia all’estero o nel resto d’Italia tramite centinaia di camion a settimana.

Questo oltre a non essere ecologico non è efficiente, è costoso, ed è un sistema da “terzo mondo”!

In Germania oltre alle pattumiere in casa ci sono i punti di raccolta nei quartieri per depositare i seguenti rifiuti: i contenitori gialli (prodotti di plastica e di alluminio, scatolame ecc.); i contenitori per il vetro (divisi per colore marrone, verde, bianco). Esiste poi un camioncino che raccoglie i rifiuti tossici passando direttamente nei quartieri. Ci sono poi le piattaforme ecologiche dove si possono portare i rifiuti speciali, ingombranti, medicine, materiale elettrico, pile, verde, lubrificanti, legno, ferrovecchio, macerie, vestiti ecc. Per lo smaltimento di alcuni prodotti si paga a parte. Negli ultimi anni si è introdotto in tanti comuni tedeschi il concetto del: chi produce tanti rifiuti e non ricicla, paga di più e perciò le pattumiere possono essere pesate. Con questa politica si cerca di responsabilizzare ulteriormente i cittadini premiando l’impegno anche a livello economico.

IL VUOTO A RENDERE CON GUADAGNO

IL VUOTO A RENDERE CON GUADAGNO

INTRODURRE IL SISTEMA TEDESCO, SE RIPORTI VETRO, PLASTICA E METALLO (DALLE BIBITE) TI RIDANNO SOLDI

A chi è capitato di viaggiare in Germania, quasi sicuramente ha visto ed è rimasto colpito dal sistema “Pfandsystem” tedesco. Ovvero, che ad ogni angolo di ogni città, chiunque, può in qualunque momento riconsegnare una bottiglia di vetro o plastica o una lattina vuota, e riavere indietro i soldi della cauzione.

Copieremo anche in Italia lo stesso sistema, riassumendo:

– Per ogni singola bottiglia di VETRO, di PLASTICA, e ogni LATTINA (non importa il valore, il peso, la marca, saranno tutti uguali), i prezzi di tali confezioni verranno in automatico aumentati da un giorno all’altro in tutta Italia, aggiungendo una CAUZIONE che sarà per ognuna di queste categorie un prezzo che va dai 10 ai 25 centesimi.

Quando si comprerà una bottiglia di acqua per esempio (o birra o vino, o qualunque bevanda) se, facciamo finta, la bottiglia in negozio costa 1 euro, una volta giunti alla cassa, in automatico la cassiera aggiungerà nello scontrino, 20 centesimi. Quindi il cliente pagherà quella bottiglia 1,20 €!

Il cliente poi, va a casa, la beve e appena esce di casa, passa in un negozio a caso, il primo che incontra, consegna la bottiglia alla cassiera o al commerciante che a sua volta gli darà in mano 20 centesimi (la cauzione).

Nei supermercati o catene o anche i negozianti che lo vorranno, potranno creare un sistema di voucher “spendibile” all’interno dei punti vendita (cioè invece di darti la moneta in mano, ti danno uno scontrino con la cauzione da usare come SCONTO se comprerai qualcosa da loro).

Oppure, quando si andrà a fare la spesa, facciamo finta che il cliente compra 100 € di spesa, ma allo stesso tempo consegna alla cassiera (o all’incaricato del negozio), una borsa piena di bottiglie, facciamo finta 10 bottiglie di vetro. La cassiera dovrà restituirgli 20 centesimi x 10 bottiglie = 2 €

Quindi gli farà uno sconto sulla spesa che invece di essere di 100€ sarà di 98€. Nei centri commerciali e nei grandi supermercati, verranno obbligatoriamente installati dai gestori di quei luoghi, anche delle MACCHINETTE (distributori), dove chiunque potrà una ad una, inserire la propria bottiglia vuota (o lattina), e ricevere subito del denaro, oppure uno scontrino voucher che ti da lo sconto o da usare per i tuoi acquisti all’interno di quel centro commerciale.

Verranno dati incentivi ai comuni per collaborare con le proprie aziende della raccolta rifiuti, per installare tali macchinette anche in tutti i paesi, o in più parti delle città più grandi.

In questo modo, è provato scientificamente, che la gente cercherà di buttare e sprecare il minor numero di bottiglie/lattine possibile.

Anzi, sicuramente ci saranno poveri che inizieranno a raccogliere le bottiglie abbandonate per strada (tenendo quindi pulito gratuitamente i luoghi pubblici) per raccattare poi più soldi possibili.

Ovvio, non si è obbligati ad usufruire di questo sistema, chi non è interessato, getterà le bottiglie e le lattine nei propri appositi cassonetti dell’immondizia della raccolta differenziata.

I negozianti poi, si disfaranno dei vuoti o le ditte fornitrici saranno tenute a ritirare i vuoti dei propri prodotti che avevano venduto ai negozi, e prendersi in carico lo smaltimento (come accade oggi con gli elettrodomestici usati ritirati dal negozio che ti installa in casa quelli nuovi, la cosiddetta RAEE).

MENO IMBALLAGGI POSSIBILE

MENO IMBALLAGGI POSSIBILE

Troppo spesso molti prodotti che compriamo al supermercato sono imballati troppo! Hanno mille involucri, scatole, scatolette una dentro l’altra. Una confezione pesa più di involucri che non di prodotti che contiene. E’ voluminosa e prende troppo spazio, e fa fare molta immondizia (in genere plastica e cartone).

Serve spingere le aziende ad usare il minor numero possibile di involucri e investire ad usare involucri/contenitori/pacchetti e scatolette fatte con materiali il più possibile riciclabili ed ecologici e che non provengano da plastica e possibilmente da carta (servono alberi per fare la carta).

Oltre a finanziare la ricerca scientifica per cercare soluzioni e nuovi materiali biosostenibili, si possono mettere in atto anche altre soluzioni:

TOGLIERE L’IVA AI PRODOTTI SCIOLTI: In certi supermercati si iniziano a vedere prodotti comprabili sciolti, messi in dispenser e metterseli dentro la propria bottiglia che ci si porta da casa (sapone, vino, ecc.). La frutta, la verdura, il pane, la frutta secca già si prende e si mette in sacchettini biodegradabili, la si pesa e la si va a pagare alla cassa. Vogliamo incentivare la cosa anche su altri prodotti, qualunque prodotto che verrà venduto sfuso e inserito in sacchettini biodegradabili o contenitori che il cliente si porta da casa, non dovrà pagare l’IVA quindi tali prodotti risulteranno ben più economici rispetto adesso. 

Stessa cosa per le aziende vinicole, o del latte o qualunque altra azienda alimentare, se installa macchinette (distributori) nelle città, nei centri commerciali, nei supermercati, in modo da dare la possibilità alla gente di prendersi il prodotto sciolto e usando un proprio contenitore per prenderselo e portarselo a casa, avranno un credito di imposta del 100% sul costo di tale macchinario e sua installazione, e non si dovrà pagare l’IVA su quei prodotti.

Per esempio, senza fare pubblicità, se qualche nota marca di pasta volesse, potrebbe installare nei supermercati di tutta Italia (quelli più frequentati magari), macchinette che erogano vari tipologie di pasta, a etti. Ogni utente mette sotto un sacchetto o recipiente che si porta da casa, seleziona quanti etti vuole, seleziona il tipo di pasta e via. O la paga li oppure alla cassa del supermercato.

FRAZIONARE I FARMACI: In molti Paesi è possibile comprare l’esatto quantitativo di farmaci che vuoi e che ti servono, senza essere obbligato a comprarti scatole intere che spesso non riesci a finire, ti dimentichi di averle, e poi scadono e le butti via (sprecando soldi).

Per legge faremo che ogni farmacia sarà obbligata (in accordo con le ditte farmaceutiche) a dare la possibilità, a chi vuole, di consegnare un esatto numero di farmaci, aprendo le scatole, o per certi farmaci famosi, poter avere “bussolotti enormi formato famiglia”, dove il farmacista potrà prendere 1 singola pastiglia, oppure 1 bustina. Si potrà fare con pastiglie e polveri confezionate ovviamente. Il farmacista potrà tagliare il blister di farmaci di ogni scatola e dare il numeri esatto di pastiglie e fargli pagare solo quell’esatto numero di pastiglie.

A volte capita che sei in giro, hai mal di testa per esempio, e ti basta 1 aspirina al volo, ma sei costretto a comprarti un’intera scatola che magari poi non usi più.

LEGGE SUGLI IMBALLI: In molti Paesi Europei esiste una disciplina apposita sugli imballi, che mira a far usare alle aziende e al commercio il minor numero di imballi possibili, e incentivare a migliorarsi, e sanzionando o facendo pagare di più chi vuole seguire tale disciplina. Gli esempi più comuni e considerati migliori sono quelli tedesco, finlandese e norvegese.

Applicheremo anche in Italia la normativa tedesca, dove dal 2019 è entrata in vigore la nuova legge sugli imballaggi “VerpackG”. Essa, rispetto alla legge precedente, ha apportato cambiamenti significativi con l’obiettivo di raggiungere un sistema caratterizzato da maggiore trasparenza, controllo e responsabilità da parte del produttore. Sono previsti requisiti severi per il riciclo e riutilizzo degli imballaggi: sono state modificate, ad esempio, le quote permesse per i diversi materiali e sono aumentate le percentuali minime che ogni sistema è tenuto a destinare al riciclo. Alle nuove regole si sono dovute adeguare anche le aziende italiane che esportano prodotti sul mercato tedesco, anche perché il mancato adempimento degli obblighi di legge può portare a sanzioni pecuniarie che ammontano a diverse decine di migliaia di euro.

Abrogheremo la PLASTIC TAX (a parte la sezione sul divieto di imballi monouso) perché così come è stata concepita non mira a far cambiare le abitudini degli italiani o delle imprese, ma serve per far cassa e creare disuguaglianze nel mercato.

Al contrario vogliamo dare incentivi, crediti di imposta e abbassare le tasse a tutte le aziende che si impegneranno ad iniziare ad usare involucri ed imballi o provenienti da materiali biologici/biodegradabili/ecosostenibili, o da imballi derivanti al 100% da materiali riciclati (chi certifica la filiera che tale suo involucro è fatto al 100% con carta o plastica o vetro riciclato per esempio).

Metteremo 500 milioni di Euro per questi incentivi

SEGUIRE IL "PATTO PER L'ECOLOGIA" IDEATO DAL WWF

SEGUIRE IL “PATTO PER L’ECOLOGIA” IDEATO DAL WWF

Per affrontare le nuove sfide che l’attendono l’Italia ha bisogno di un Ministero autorevole, moderno e al passo con i tempi.

L’Italia ha bisogno di un Ministero dell’Ecologia e della Sostenibilità che guidi quel processo di transizione che ci indica il mondo scientifico, l’ONU e l’UE. Un ministero con delle forti competenze in campo ambientale, che sia in grado di determinare strategie valide per la sostenibilità dello sviluppo. Un Ministero che sappia agire con autorevolezza e concretezza sulle politiche internazionali europee e mondiali indirizzando l’utilizzo delle risorse a disposizione per accelerare la conversione ecologica italiana. Un Ministero a cui siano assegnate risorse adeguate e personale sempre più specializzato, superando la storica debolezza strutturale ed economico in cui è stato sinora tenuto per assicurare il benessere dei cittadini e un futuro al nostro Capitale naturale. Dalle politiche climatiche a quelle energetiche, dalla lotta all’inquinamento al contrasto dei reati ambientali, dalla salute all’innovazione, dalla valorizzazione del patrimonio naturale alla gestione dei Parchi nazionali.

Fonte: https://www.wwf.it/patto_per_ecologia.cfm#.XsO95J_Q0X8.email

Più risorse: Negli ultimi dieci anni le risorse destinate al Ministero dell’Ambiente sono state ridotte della metà, nel 2018 ammonteranno a 880.886 milioni di euro nel 2008 il bilancio del Ministero ammontava ad 1 miliardo e 649 milioni e nel 2009 ad un 1 miliardo e 265 milioni. Nel 2010 abbiamo denunciato la progressiva liquidazione di un Ministero dell’Ambiente che in quegli anni vide tagli progressivi fino a giungere al minimo storico di 434 milioni di euro del 2012, per poi vedere una progressiva risalita dal 2013 e negli anni successivi. Per vincere le nuove sfide in campo ambientale riteniamo necessario che il bilancio del Ministero torni almeno ai livelli del 2008 e quindi dagli attuali 880 milioni di euro ad almeno 1.6 miliardi di euro.

Maggiore competenza: L’inadeguatezza del Ministero nel far fronte alle nuove sfide corrisponde spesso all’inadeguatezza del suo organico.  Il problema è che la domanda di sempre maggiore specializzazione risulta essere inversamente proporzionale alla qualità dell’offerta che l’Amministrazione offre. Basti pensare che nessun dipendente del Ministero è stato sinora assunto per concorso specificamente finalizzato alle professionalità richieste per questo dicastero, ma che tutto il personale proviene in origine da altre amministrazioni pubbliche e che non sono mai stati fatti corsi di formazione e di aggiornamento professionale specifici sulle materie di competenza del Ministero dell’Ambiente.  E’ curioso sottolineare come su 553 dipendenti solo 181 sono laureati e  tra questi, solo 47 siano specializzati in materie ambientali.

CAMBIEREMO LE LOGICHE E REGOLAMENTI INTERNI, VERRANNO ASSUNTI SOLO LAUREATI ED ESPERTI NEL SETTORE AMBIENTALE (in tutti i settori) E CON UNA CAPACITA’ SULLA GESTIONE, ORGANIZZAZIONE, PREVENZIONE E DIFESA DELL’AMBIENTE.

Un occhio di riguardo per le aree protette. I Parchi nazionali sono 23 e tutelano complessivamente 1.465.681 ettari di territorio italiano,  le Aree Marine Protette sono 27 e tutelano complessivamente 222.442 ha a mare e 652,32 Km di coste.  Questi spazi contribuiscono in maniera rilevante alla tutela della maggior parte degli habitat importanti per la vita delle 56mila specie di animali presenti in Italia. Ricordiamo inoltre che attraverso la tutela e la valorizzazione delle aree naturali protette possono essere avviate concrete iniziative a salvaguardia della natura in modo da razionalizzare la gestione del territorio e delle sue risorse. La Legge di Bilancio 2018 ha assegnato 92 milioni di euro all’Azione “Tutela e gestione delle aree naturali protette e tutela de paesaggio”, di questi poco più di 64,929 milioni di euro sono destinati ai parchi nazionali e poco più di 8,339 milioni di euro alle Aree Marine Protette. Quello che noi chiediamo al nuovo Governo è l’assegnazione di almeno 10 milioni in più rispetto all’attuale contributo, la realizzazione della III Conferenza nazionale delle aree protette e delle biodiversità e l’individuazione di un percorso atto a istituire nuove aree protette per raggiungere gli obiettivi sottoscritti dal nostro Paese.

Inoltre il WWF chiede (e noi al Governo daremo)

La piena collaborazione e integrazione tra ISPRA e le ARPA, oltre che un dialogo maggiore tra il Ministero e le Regioni.

La ricomposizione della Commissione VIA e VAS, nominata 10 anni fa e scandalosamente ancora in carica. e che questa, a garanzia della sua indipendenza venga composta da 50 esperti qualificati nominati dal Ministro e scelti sulla base di procedure di selezione pubblica.

L’intervento degli organi competenti per la verifica di eventuali illeciti legati a ritardi e a sprechi riguardanti l’avvio e la messa a regime del Sistri (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti), e che il Ministero compia le proprie verifiche sull’efficacia e l’efficienza del Sistri allo scopo di dotare il Paese di un moderno sistema di controllo informatico della tracciabilità dei rifiuti.

ATTIVAZIONE DELL'AGENZIA METEOROLOGICA CIVILE NAZIONALE "ITALIA METEO"

ATTIVAZIONE DELL’AGENZIA METEOROLOGICA CIVILE NAZIONALE “ITALIA METEO”

Eh sì, in Europa siamo l’unico Paese che non è dotato di un servizio meteorologico nazionale. Ci affidiamo alla marina aeronautica che ci fa un “favore” passando i dati ai civili, anche se il suo servizio è specializzato nell’occuparsi dell’assistenza meteo al volo aereo. Non c’è un unico coordinamento nazionale, Tutti lo aspettano da sempre e chi governa lo ha messo in cantiere da venti anni, ma dal 1998 al 2017 si è andati avanti a colpi di rimandi continui, non curanti dei danni causati ogni anno dal maltempo. Serve un servizio unico, affidabili che guidi i cittadini, le imprese, gli agricoltori, i trasporti.

In teoria questa agenzia sarebbe alla fine, finalmente, stata creata e doveva entrare in azione nel 2019 e si dovrebbe chiamare “Italia Meteo”. Perfino il Parlamento avrebbe avvallato la legge nel 2019. Se questa agenzia non fosse ancora entrata in azione nel momento in cui saremo al Governo noi di “Riforma e Progresso”, lo faremo subito noi (anche perché se ne parla da 20 anni, in teoria è tutto pronto, quindi questa storia ha quasi del ridicolo all’italiana).

LIBERO UTILIZZO DEI LUOGHI ABBANDONATI NEI COMUNI

LIBERO UTILIZZO DEI LUOGHI ABBANDONATI NEI COMUNI

Dare possibilità ai comuni e, tramite i comuni, alle associazioni ed enti che ne facciano richiesta, di poter accedere e usare gratuitamente i terreni incolti e abbandonati all’incuria, e le case abbandonate di proprietari che vivono fuori da tale comune, o all’estero, affinché possano essere usate dalla comunità locale a vengano “rimesse a nuova vita” o tenute in uno stato di sicurezza e decoro urbano. In tutti i comuni d’Italia ci sono abitazioni fatiscenti o chiuse da anni, o terreni con erbacce alte dove nessuno ci fa mai nulla, perché di proprietà di persone non residenti in tal comune o perfino all’estero.

Se tali beni sono in evidente stato di abbandono, insicuri e insalubri per la popolazione locale, per periodi maggiori di 10 anni, tali beni rimarranno ovviamente di proprietà dei loro proprietari ma il comune avrà il diritto di autorizzare l’accesso alle persone, ad enti, volontari, associazioni.

Tali persone gratuitamente (o i dipendenti comunali) potranno tagliare l’erba, mettere in sicurezza l’edificio, ecc, poi eventualmente usarlo per qualcosa. Nei piccoli Paesi ci sono un sacco di casette del dopoguerra, o piccoli prati incolti e abbandonati, ruderi con più di 10 anni che nessuno ci mette mano (per mancanza di interesse, abbandono perché emigrati all’estero, o multiproprietà di parenti sparsi per l’Italia o per il mondo). Se è comprovato dal comune che tali beni non vengono toccati ne utilizzati da oltre 10 anni, il comune può, volendo, forzare l’ingresso e tagliare l’erba, bonificare, per rendere migliore il decoro urbano e migliorare la salute e salubrità del luogo (a proprie spese o attraverso volontari), stessa cosa per edifici abbandonati e chiusi da tempo che non abbiano i proprietari residenti in tal comune.

Ovviamente la proprietà rimane ai suoi proprietari che se ne possono reimpossessare in qualunque momento (anzi, beneficiando del fatto che il comune e le associazioni di volontariato, hanno ripulito e messo un attimo in sicurezza a proprie spese tali terreni ed edifici). Allo stesso tempo si da ai comuni e ai cittadini la possibilità di avere gratis posti per fare cose pubbliche. Ovviamente per tali edifici o terreni utilizzati non viene richiesta l’IMU/TASI, se invece il comune non li usa, bisogna farla pagare (anche a chi sta all’estero). Nel caso in cui, i proprietari di tali edifici e terreni, oltre ad aver lasciato chiuso e in stato di abbandono tali beni, non abbiano mai pagato l’IMU e le varie imposte comunali (come spesso accade in vari comuni d’Italia), per un periodo superiore ai 10 anni, il comune potrà richiedere subito in un unica soluzione tutte le tasse non pagate, lasciando un periodo di 3 mesi per adempiere. Qualora i proprietari non paghino il dovuto, il comune diverrà automaticamente proprietario di tali beni (edifici e terreni).

Stesso discorso, se tali edifici e terreni oltre ad essere in uno stato di abbandono decennale, sono altresì pericolosi (dopo i dovuti accertamenti da parte dei tecnici), il comune chiederà ai proprietari di mettere in sicurezza l’edificio/terreno affinché non porti danni alla zona e ai residenti. Se entro 3 mesi i proprietari non agiscono, tali beni diverranno automaticamente di proprietà del comune.

Molti comuni non hanno spazi per creare luoghi pubblici, luoghi di ritrovo per i cittadini, per gli anziani, per i giovani, per le associazioni, per fare case popolarti ecc.. mentre però allo stesso tempo sono pieni di case e terreni abbandonati e lasciati all’incuria. Se a un proprietario non interessa gestire un bene come si deve non lo abita, non lo lavora, non ci fa nulla e lo lascia in uno schifoso insalubre stato, che crea pericolo e “bruttezza” della zona, e quindi, per chi in quella zona ci vive, è giusto che i cittadini di quella zona possano quanto meno bonificare, migliorare tale zona, entrando in tali proprietà, senza paura di “ritorsioni legali” da parte dei proprietari.

BONIFICA COATTA DEL TERRITORIO

BONIFICA COATTA DEL TERRITORIO

In Italia ci sono molte zone inquinate, dove non si può bere l’acqua del rubinetto, o dove il terreno e l’aria risultano inquinati e nocivi (di esempi ce ne sono tanti, dal sud del vicentino, a Taranto, ecc.)

Oltre ad aumentare di 800 milioni di euro il bilancio del ministero dell’ambiente per curare e prevenire anche queste circostanze, noi vogliamo anche fare di più:

LO STATO INIZIERA’ SUBITO A BONIFICARE E RIPULIRE CON OGNI MEZZO TALI AMBIENTI, A PROPRIE SPESE, METTEREMO A BILANCIO 500 MILIONI DI EURO L’ANNO PER LE BONIFICHE AMBIENTALI.

Poi, lo Stato si rifarà subito sui privati ed aziende colpevoli dell’inquinamento (con sentenze di giudici che lo accertano) e cercherà di riavere indietro quanti più soldi possibili (a costi di portar via case e proprietà ai colpevoli).

Ovviamente faremo chiudere le fabbriche inquinanti per esempio, o alle aziende attive, che potrebbero cambiare il loro sistema in modo da smettere di inquinare acque e terreni, verranno intimate a fare subito i lavori. Se non ottemperano a presentare un progetto e iniziare i lavori entro 6 mesi, interverrà lo Stato a proprie spese a fare tali lavori, ma poi glieli farà pagare (anche a rate se serve), all’azienda stessa.

L’importante è che migliaia di cittadini italiani smettano di vivere nel pericolo di ambienti insani. Sono anni che se ne parla ma nessuno fa niente.

Se una cosa inquina in maniera letale la popolazione va cambiata o fatta chiudere (vedi ILVA). Se invece chiuderla costerebbe molti posti di lavoro, lo Stato fa subito i lavori di bonifica a proprie spese (obbligando poi l’impresa a seguire le istruzioni dello Stato, costi a commissariarla per un determinato periodo), e poi la si obbliga a pagare a rate i lavori che ha fatto lo Stato.

ENERGIA E TRASPORTI

ENERGIA E TRASPORTI

La protezione dell’ambiente e la riduzione dell’inquinamento passa anche dalla PRODUZIONE DI ENERGIA SOSTENIBILE, e dall’implementazione di INFRASTRUTTURE E TRASPORTI.

Per queste categorie abbiamo 2 programmi appositi a parte (come Energia e Fonti Rinnovabili) e quindi non le inseriamo in questo programma Ambiente e Territorio. Altre politiche ambientali sono state descritte invece nel programma AGRICOLTURA, ALLEVAMENTO, PESCA.

SIAMO A FAVORE DELL'ACQUA PUBBLICA

SIAMO A FAVORE DELL’ACQUA PUBBLICA

Siamo contrari alla privatizzazione delle risorse strategiche e vitali per la vita dei cittadini, risorse che permettono la vita delle quali si deve dare a tutti la possibilità di usufruirne. Anzi, tra le altre cose, come descritto nel programmi infrastrutture e energia, costruiremo anche desalinizzatoti marini nel Sud Italia. 

DISSESTO IDROGEOLOGICO

DISSESTO IDROGEOLOGICO

L’Italia è un Paese in continuo pericolo di erosione, allagamenti, terremoti, frane, ecc. lo sappiamo tutti. Esistono da anni piani e progetti cantierabili per mettere in sicurezza il Paese. Enti e amministrazioni pubbliche hanno chiaro da anni quali sono i pericoli e le aree dove operare, solo che nessun Governo ha mai messo risorse (o molto poche).

Noi utilizzeremo Cassa depositi e Prestiti anche per questo tipo di interventi (oltre che per realizzare infrastrutture). E’ un obiettivo di fondamentale importanza. Servirebbero grandi somme per far tutto subito, cosa poco possibile, ma almeno bisogna iniziare con un segnale forte, di qualche miliardo. Se mai si comincia mai si raggiunge l’obiettivo.

Cercheremo anche tutti i fondi Europei possibili (e faremo inserire nuovi fondi al budget europeo sulla salvaguardia dell’ambiente).

PIANO NAZIONALE PER FRONTEGGIARE L'INNALZAMENTO DELLE ACQUE E I CATACLISMI

PIANO NAZIONALE PER FRONTEGGIARE L’INNALZAMENTO DELLE ACQUE E I CATACLISMI

L’Italia è l’unico Paese al mondo che non ha un piano nazionale su come fronteggiare l’innalzamento delle acque e i cataclismi (come ce l’hanno ad esempio la California, Singapore e l’Olanda). In un Paese dall’alto rischio idrogeologico come il nostro, con oltre 7.000 Km di coste, soggetto ai terremoti perché posizionato sopra confini di placche continentali e con l’unica concentrazione di vulcani attivi d’Europa, ci serve quanto prima!

Costituiremo un COMITATO CONTRO I CATACLISMI, che sarà composto da esperti in terremoti, vulcani, ecc. che collaborerà con il centro di ricerca nazionale e con la Protezione Civile, e creerà svariati piani su come fronteggiare varie emergenze che potrebbero succedere in Italia.

FONDO REGIONALE PER LE CALAMITA’

Allo stesso tempo, obbligheremo tutte le regioni ad accantonare ogni anno, l’equivalente del 3% del proprio bilancio regionale, in modo da accumularlo di anno in anno, in un fondo vincolato, e di usare tali soldi liquidi nel caso succedessero calamità naturali (cioè quasi ogni anno in Italia, tra siccità, alluvioni, terremoti, ecc.). In modo da aver subito, almeno parte, delle risorse che servono per ricostruire, indennizzare i cittadini colpiti, ecc.

Serve infine, SBUROCRATIZZARE la gestione delle RICOSTRUZIONI dovute a cataclismi ed incidenti. Un esempio su tutti, I TERREMOTI dell’Abruzzo. Non è concepibile che servano decenni per ripulire, ricostruire.

Valuteremo con una commissione di esperti quali sono gli stati di avanzamento di situazioni del genere nelle varie regioni d’Italia, e daremo poi PIENI POTERI (similmente a quanto fatto per il Ponte Morandi di Genova) in modo da dare una svolta, una spinta potente al prosieguo dei lavori. Serve riportare in vita il prima possibile posti come l’Aquila o le zone di Amatrice.

IMPLEMENTARE LA COSTRUZIONE DI DEPURATORI NELLE CITTA'

IMPLEMENTARE LA COSTRUZIONE DI DEPURATORI NELLE CITTA’

L’inquinamento dei mari arriva anche dal problema cronico della depurazione nelle nostre città. Secondo l’Istat, poco più del 44% dei Comuni italiani è dotato di impianti di depurazione adeguati agli standard Ue. E in 342 comuni il servizio di depurazione delle acque reflue urbane è addirittura assente: le maggiori criticità in Sicilia, Calabria e Campania. Nel complesso, l’inquinamento da cattiva depurazione, scarichi fognari e idrocarburi ha registrato quasi 8mila infrazioni nel 2019, il 33% delle illegalità accertate a danno del mare. La cattiva depurazione “è la vera opera incompiuta del nostro Paese – spiega Zampetti (Direttore Legambiente) – per la quale siamo già stati condannati dall’Ue a pagare 25 milioni di euro, cui se ne aggiungono 30 ogni semestre di ritardo nella messa a norma. Risorse – aggiunge – che potremmo destinare ad adeguare gli impianti”. (Fonte: Ilfattoquotidiano di Luisiana Gaita | 30 GIUGNO 2020).

OBIETTIVO: Noi di Riforma e Progresso come primo piccolo passo, vogliamo investire parte delle risorse di Cassa Depositi e Prestiti e tutti i fondi Europei che riusciremo a trovare, per iniziare a creare, implementare, migliorare il più gran numero di impianti di depurazione delle nostre città in modo da smettere di rigettare scarichi e rifiuti inquinanti nei fiumi e nei mari. PER QUESTO OBIETTIVO CERCHEREMO E INVESTIREMO 2 MILIARDI DI EURO INIZIALI (da fondi europei, CDP, ecc.)

ADOTTA UN ALBERO O UN PEZZO DI MARE

ADOTTA UN ALBERO O UN PEZZO DI MARE

Istituiremo un 8×1000 dove le persone potranno scegliere se destinare il proprio 8 per mille ad enti, agenzie, progetti privati, associazioni no profit, onlus che si occupano della salvaguardia dell’ambiente.

I fondi saranno usati da queste organizzazioni per curare, rinforzare, controllare, gestire, garantire, difendere e salvaguardare tutte le risorse naturali. Da parchi e boschi, a piantare alberi, a salvaguardare la biodiversità di flora e fauna ovunque in Italia.

Ma anche proteggere, ripulire sia luoghi naturali che marini, spiagge, ecc.

Vogliamo poi affidare a delle associazioni il compito di impiantare alberi e salvaguardare zone protette, anche marine, in modo che chi vuole, da un sito online, possa “adottare” un albero, o un animale, o una zona marina, in questo modo pagherà pochi euro mensili o annuali e le persone dell’associazione useranno quei soldi per piantare l’albero o fare qualcosa “a nome del donatore” in quella zona predeterminata.

Questo tra l’altro, aiuterà a creare posti di lavoro per le persone che gestiranno, faranno questo tipo di attività visto che non tutti potranno essere semplici volontari a tempo perso.

INCENTIVI PREMIO PER CHI DIVENTA A IMPATTO ZERO - ISTITUZIONE DEL PREMIO MEDAGLIA D'ORO PER L'AMBIENTE

INCENTIVI PREMIO PER CHI DIVENTA A IMPATTO ZERO – ISTITUZIONE DEL PREMIO MEDAGLIA D’ORO PER L’AMBIENTE

Come sappiamo tutti, per inquinare meno, ridurre le emissioni di CO2, e salvare il pianeta, e quindi noi stessi, serve il contributo di tutti. Non è sufficiente smantellare impianti di produzione elettrica a gas o petrolio e carbone e usare energia solare ed eolica.

Serve che anche la quotidianità delle persone cambi. Come descritto nei nostri vari programmi, noi di Riforma e Progresso investiremo grosse somme nazionali ed europee sulle energie rinnovabili (impianti solari termodinamici, eolico, solare, geotermico, ecc.). Ma anche sulla ricerca e l’innovazione in modo da far scoprire nuovi modi per produrre energia e nuovi materiali da usare al posto della tradizionale plastica. Aumenteremo gli sforzi affinché tutti riciclino di più l’immondizia, ridurremo l’uso di involucri, e aiuteremo tutte le aziende a capire cosa dovrebbero fare per diventare più green!

Ma questo ancora non basta, vogliamo dare maggiori incentivi ai privati in modo che vengano aiutati a cambiare quel tanto che basta i propri stili di vita in modo da diventare sempre più a impatto zero!

Per questo istituiremo il concorso MEDAGLIA D’ORO PER L’AMBIENTE.

Qualunque impresa, azienda, PMI, Fabbrica, Capannone, attività economica italiana che seguirà e adotterà tutte le misure del rapporto ambientale e diventi il prima possibile A IMPATTO ZERO e TOTALMENTE ECO SOSTENIBILE (zero emissioni, zero uso di combustibili fossili, riciclaggio al 100%, autosufficienti a livello energetico dove l’energia, provenga solo da fonti rinnovabili proprie (es. pannelli fotovoltaici ecc.) dove anche i propri veicoli, camion e furgoni siano 100% elettrici; verrà insignita del certificato di medaglia d’oro per l’ambiente. Ovviamente verranno controllate, valutate, e a tutte le imprese verrà dato un punteggio (ad es. se l’impresa ha una mensa interna e il cibo proviene da alimenti a Km 0 e se lo cucinano loro ad esempio, avranno punti in più).

Verrà creata una classifica nazionale, fino ad esaurimento posti, e i vincitori, ovvero tutte le migliaia di imprese che rientreranno in questa classifica, oltre a ricevere un attestato onorifico avranno un premio:

  • NON PAGHERANNO MAI PIU’ (per sempre) L’IMPOSTA IRES
  • NON PAGHERANNO MAI PIU’ (per sempre) I CONTRIBUTI INAIL PER I LORO DIPENDENTI
  • PAGHERANNO IL 10% IN MENO DI TASSE SULL’IRPFER SUI PROPRI DIPENDENTI

Ovviamente, la Task Force per l’ambiente controllerà ogni anno queste aziende vincitrici per assicurarsi che continuino per sempre a rimanere come sono, perché se cambiassero e peggiorassero parametri, perderebbero immediatamente il premio che passerà invece ad un’altra azienda che prima era rimasta fuori dalla classifica per esaurimento dei posti.

Sarà fino ad esaurimento posti in quanto per assicurare il premio a tutti, servono ovviamente soldi. Il nostro Governo mette sul piatto intanto

330 milioni di euro

Vorremmo portare il premio a 1 miliardo, ma per fare questo dovremo fare bene i conti nel dettaglio quanto saremo al Governo, e probabilmente riusciremo ad avere anche finanziamenti europei per questo progetto. Ma intanto è un buon inizio. Ma vogliamo nel piccolo pensare anche alle famiglie:

Metteremo in palio intanto 100 milioni di euro ma che vogliamo aumentare appena sarà possibile, per dare un incentivo del 100% agli italiani tutti per:

  • CAMBIARE TUTTE LE LAMPADINE DI CASA (E NEGOZI, RISTORANTI, ECC.) METTENDOLE TUTTE AL LED
  • CAMBIARE TUTTI I VECCHI BOILER CHE HANNO OLTRE 10 ANNI in modo da installare modelli più moderni e più efficienti, che richiedono meno energia per funzionare

Anche queste piccole cose, oltre a tutte le altre che abbiamo descritto che faremo, ci aiuteranno, tra l’altro, a ridurre le amissioni di CO2 (vedi anche programma energia). Visto che vogliamo ridurre del 50% le emissioni di CO2 entro il 2030 e avere almeno il 60% di tutta l’energia prodotta a livello nazionale, che arrivi da fonti rinnovabili, entro il 2030 (contro l’attuale 29% del 2020).

Come sappiamo tutti, per inquinare meno, ridurre le emissioni di CO2, e salvare il pianeta, e quindi noi stessi, serve il contributo di tutto. Non

è sufficiente smantellare impianti di produzione elettrica a gas o petrolio e carbone e usare energia solare ed eolica.

Serve che anche la quotidianità delle persone cambi. Come descritto nel nostri vari programmi, noi di Riforma e Progresso investiremo grosse somme nazionali ed europee sulle energie rinnovabili (impianti solari termodinamici, eolico, geotermico, ecc.). Ma anche sulla ricerca e l’innovazione in modo da far scoprire nuovi modi per produrre energia e nuovi materiali da usare al posto della tradizionale plastica. Aumenteremo gli sforzi affinché tutti riciclino di più l’immondizia, ridurremo l’uso di involucri, e aiuteremo tutte le aziende a capire cosa dovrebbero fare per diventare più green!

Ma questo ancora non basta, vogliamo dare maggiori incentivi ai privati in modo che vengano aiutati a cambiare quel tanto che basta i propri stili di vita in modo da diventare sempre più a impatto zero!

Per questo istituiremo il concorso MEDAGLIA D’ORO PER L’AMBIENTE.

Qualunque impresa, azienda, PMI, Fabbrica, Capannone, attività economica italiana che seguirà e adotterà tutte le misure del rapporto ambientale e diventi il prima possibile A IMPATTO ZERO e TOTALMENTE ECO SOSTENIBILE (zero emissioni, zero uso di combustibili fossili, riciclaggio al 100%, autosufficienti a livello elettrico dove l’energia, provenga solo da fonti rinnovabili proprie (es. pannelli fotovoltaici ecc.) dove anche i propri veicoli, camion e furgoni siano 100% elettrici; verrà insignita del certificato di medaglia d’oro per l’ambiente. Ovviamente verranno controllate, valutate,

MENO SPRECHI E PIU' RICICLO

MENO SPRECHI E PIU’ RICICLO

Nell’ottica del riciclaggio e dell’economia circolare di cui abbiamo già discusso, noi di Riforma e Progresso ci batteremo e troveremo soluzioni, per spingere sempre di più ad un riciclo e riutilizzo degli scarti (entro i limiti del possibile ovviamente).

Secondo un articolo di Euronews: Il 50% della plastica riciclabile europea viene esportata per essere trattata nei paesi di tutto il mondo, e proprio la Cina – maggiore importatore di rifiuti plastici al mondo – ha assorbito più della metà del mercato globale fino alle restrizioni imposte alla fine del 2017. Sebbene economia circolare e riciclaggio siano promossi come potenziali soluzioni a questo problema, secondo i dati del Parlamento Europeo il continente riesce in media a dare seconda vita solo a un terzo della plastica che utilizziamo. Le cause sono diverse: carenza di risorse, impianti e tecnologia, ma anche costi poco competitivi, standard di controllo rigidi, nonché una qualità del prodotto finale nettamente inferiore a quella di un prodotto nuovo di zecca. “La problematica della plastica è annosa perché ha una stretta relazione con il modo in cui diverse tipologie di plastiche sono concepite, ossia non riciclabili. E stiamo parlando del 70% di quel che si raccoglie in Italia”, spiega Pergolizzi (ricercatore e curatore dell’annuale rapporto Ecomafie di Legambiente).

Questi scarti prima venivano importati dalla Cina (che si faceva pagare per sotterrare, incenerire o riciclare la nostra immondizia). Ma nel gennaio 2018 ha imposto un divieto per limitare l’importazione di rifiuti solidi, molti paesi europei e americani si sono trovati di fronte a una questione spinosa: cosa fare di tutti quei rifiuti che prima esportavano verso la grande potenza asiatica?

Serve quindi trovare una soluzione subito:

1). COSTRUIRE INCENERITORI (in alcune zone d’Italia, come già discusso nei capitoli precedenti in questo programma)

2). PRODURRE MENO SCARTI E MENO INVOLUCRI POSSIBILE (come già discusso nei precedenti capitoli)

3). CREARE INCENTIVI PER L’ECONOMIA CIRCOLARE, far sì che sempre più imprenditori aprano aziende che si occupino della raccolta e trasformazione degli scarti in qualcos’altro.

4). IMPLEMENTARE IL CO-INCENERIMENTO – Si chiama co-incenerimento, e consente a centrali elettriche o impianti per la produzione di cemento di bruciare rifiuti domestici, carta o plastiche per creare energia. Le procedure per l’incenerimento devono però rispondere a specifiche rigorose. Per agire da combustibile solido secondario, il cosiddetto RDF – Refuse Derived Fuel – deve infatti subire dei rigidi trattamenti meccanici e biologici. Questo materiale si sostituirebbe al carbone, spesso utilizzato per l’alimentazione di questi impianti, determinando in teoria una produzione minore di inquinanti.

Si tratterebbe di un metodo di smaltimento redditizio, un sistema win-win: i paesi esportatori si liberano della spazzatura accumulata e le centrali ricevono materia combustibile, senza dover più sostenere i costi per l’acquisto di carbone da bruciare. In Bulgaria, ad esempio, ogni tonnellata di scarti bruciati, sostituendosi al consueto combustibile, può infatti fruttare all’impianto dai 10 ai 40 euro.

5), VIETARE L’USO DELLA PLASTICA NON RICICLABILE – Procedendo per step, all’inizio si crea una tassa in modo che ricada sulle aziende che producono oggetti o involucri con plastica NON riciclabile

Bisognerebbe semplicemente smettere di produrre quelle non riciclabili, o quantomeno disincentivarne la produzione. Spesso si tratta di materiale che non si può recuperare come materia ma solo come energia, e quindi per incenerimento in un termovalorizzatore, perché la plastica ha un alto potere calorifero. In Italia i queste strutture sono poche e sovraccariche, e non abbiamo nemmeno molti impianti di prossimità per il trattamento della differenziata”, aggiunge. “Le soluzioni sono quindi quelle più sbrigative. Bruciarle, come sta accadendo ora, o spedirle lontano, dove crediamo non abbiano problemi nel trattarle” spiega Pergolizzi.

Serve invece dare incentivi per le aziende che utilizzano plastica riciclabile.

6). SERVE CREARE PIU’ AZIENDE CHE RACCOLGONO E CICICLANO LA PLASTICA e la vendono e rimettono in circolo al posto di “nuova plastica”.

Ma non solo con la plastica, serve che questo venga fatto anche con tutti gli altri rifiuti (CARTA, VETRO, METALLO, ecc.)

Dobbiamo riuscire a portare negli inceneritori la minor quantità possibile di rifiuti.

Dobbiamo infine smettere di esportare immondizia e gestircela internamente (costa meno), quindi ad esempio smettere di mandare camion di immondizia da Roma verso gli inceneritori in Germania per esempio.

Serve creare un circolo virtuoso del riciclo, in modo che i cittadini facciano la loro parte nel riciclare, ma che poi le imprese riciclino e riusino tali materiali, dove sempre un maggior quantitativo di materiali che arrivano da vecchi prodotti riciclati, faccia parte del contenuto di materiale che si usa per creare nuovi prodotti.

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