Lavoro e Occupazione

Lavoro e Occupazione

LAVORO E OCCUPAZIONE

Obiettivi

  • CREAZIONE DI UN SISTEMA PER FAR INCONTRARE MEGLIO DOMANDE E OFFERTE DI LAVORO

  • ISTITUZIONE DEL SALARIO MINIMO LEGALE

  • ISTITUZIONE DI UN SISTEMA SERIO SULLA DISOCCUPAZIONE BASATO SU 3 COSE OBBLIGATORIE DA FARE 5 GIORNI A SETTIMANA 6 ORE AL GIORNO: FORMAZIONE, STAGE, VOLONTARIATO. CREAZIONE DI UN ENTE CHE TROVI EFFETTIVAMENTE LAVORO COLLABORANDO CON I PRIVATI. CREAZIONE DI UN UNICO REDDITO DI DISOCCUPAZIONE UGUALE PER TUTTI CHE SI PERCEPIRA' MENTRE SI FANNO QUESTE COSE.

  • A parità di lavoro le donne vanno pagate come gli uomini

  • Creazione dei SINDACATI AZIENDALI AUTONOMI (CONTRATTAZIONE AZIENDALE)

  • Creazione di un nuovo VOUCHER per il lavoro occasionale

  • Aumentare la produttività lavorando meno ore

  • NUOVE POLITICHE SU STAGE, LICENZIAMENTI E LAVORO A TEMPO INDETERMINATO, PER COMBATTERE PRECARIETA' E SFRUTTAMENTO

  • CODETERMINAZIONE SU MODELLO TEDESCO

Programma

INDICE - Clicca e ti porta subito al capitolo

L'ITALIA E' UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro

Lavorare è un diritto, sancito anche dal primo articolo della costituzione, ma purtroppo, molto spesso, la politica italiana ha negli anni creato più ostacoli e disuguaglianze invece che opportunità e supporto per i lavoratori. E ricordiamoci, lavoratori sono entrambi, sia chi il lavoro lo crea e lo dà, sia chi il lavoro lo riceve, sia anche chi il lavoro se lo crea e se lo dà a sé stesso. 

Per noi di Riforma e Progresso il lavoro è sacro. La gente deve essere lasciata libera di lavorare e anzi, supportata nello sforzo di lavorare, di crearsi lavoro e di porsi solide base di eguaglianza, solidità, rispetto reciproco, tutele reciproche unite ad una continua crescita e formazione professionale.

Noi crediamo che lo Stato, le istituzioni, la politica, debbano fare tutto il possibile e tutto ciò che è in loro potere per creare un supporto, un base di partenza uguale per tutti: una stabilità garantita a tutti, una strada di opportunità aperta a tutti, una qualità della vita, dell’istruzione, della salute e della sicurezza per tutti e allo stesso modo con pari diritti, doveri ed opportunità, da dove poi, però, ogni individuo possa, a seconda delle proprie capacità, volontà, possibilità, crearsi il lavoro che vuole, fare il lavoro che vuole, guadagnare quanto vuole, crescere quanto e come e se vuole. Non deve essere lo Stato a creare posti di lavoro direttamente, né tanto meno creare un immobile popolo percettore di mero assistenzialismo di sussistenza.

Noi siamo persone liberali, crediamo in un mondo e in un’economia liberale, dove tutti debbano essere messi in grado di poter partire dallo stesso livello, con parità di possibilità, diritti, benessere, e doveri. ma che poi gli stessi individui debbano essere altresì lasciati liberi di decidere quanto, cosa, come, dove e perché di come vivere la loro vita.

Il lavoro poi, non è altro che un rapporto tra persone. Persone che agiscono in un determinato modo per arrivare ad un comune risultato, ovvero il profitto personale tramite la creazione e lo scambio di beni e servizi.

Migliore è la qualità mentale, professionale, di competenza e di istruzione delle persone, migliore è la qualità del lavoro e quindi, la qualità del benessere e della ricchezza da esso generato.

Per far migliorare il lavoro alle persone e per aiutare le persone a creare sempre più lavoro e soprattutto lavoro sempre più produttivo e di qualità per loro, serve che un Paese prenda svariati provvedimenti. Tutto questo porta infine ad un arricchimento sia economico che sociale e produttivo della comunità.

Per questo motivo noi di Riforma e Progresso vogliamo supportare il lavoro e il business italiano a 360°, creando riforme che mirino ad accrescere ed aumentare l’educazione, la salute, le capacità, la produttività e la ricchezza delle persone, ma anche delle aziende stesse. Leggetevi tutti i nostri programmi al riguardo (da quello sulla tassazione, alla rivoluzione burocratica, alla ricerca, all’istruzione, alle politiche ad hoc per imprese e partite IVA, a quello sull’energia, e tutti gli altri).

Grazie a tutte le nostre riforme l’intera società italiana e tutto il tessuto economico italiano rinascerà, verrà finalmente liberato e potrà spiccare il volo. Perché l’economia e il lavoro di una Nazione passano sotto una miriade di tasselli vitali che noi incaselliamo come “istruzione, ricerca, cultura, burocrazia, tassazione, politiche per le imprese, ecc.”.

In questo capitolo tratteremo soltanto quanto concerne il lavoro e i lavoratori. Politiche di crescita, supporto e riequilibrio per tutti i lavoratori d’Italia.

ISTITUIREMO IL SALARIO MINIMO LEGALE

ISTITUIREMO IL SALARIO MINIMO LEGALE

Il salario minimo è la remunerazione minima che, negli Stati che lo prevedono, i datori di lavoro devono garantire per legge ai lavoratori. I primi Stati a introdurre il salario minimo nella storia furono la Nuova Zelanda nel 1894, l’Australia nel 1896 e il Regno Unito nel 1909.

Quasi tutti i paesi dell’Unione Europea (e perfino Paesi stranieri come gli USA) garantiscono un salario minimo ai propri lavoratori, tranne Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Svezia e Italia.

Il paese con il salario minimo più basso è la Bulgaria, con 1,24 euro l’ora (286 euro mensili). Il primato per quello più alto spetta invece al Lussemburgo, con 11,12 euro per ogni ora di lavoro (2017 euro al mese).

E’ interessante notare però che, a parte Italia e Cipro, gli altri pochi Paesi rimasti a non avere un salario minimo per legge, siano tutti Paesi ricchi dove gli stipendi sono tra i più alti d’Europa, dove lo Stato elargisce un ricco welfare e benessere ai cittadini, quindi in effetti a loro forse potrebbe fare poca differenza avercelo o no.

Quindi, primo punto a favore del perché anche l’Italia DEVE dotarsi di uno salario minimo legale: Esiste in quasi tutti i Paesi d’Europa.

Secondo punto: in base all’articolo 36 della Costituzione, a ciascun lavoratore dovrebbe essere garantita una retribuzione “proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Quindi ce lo dice anche la nostra beneamata Costituzione.

Terzo punto: Soltanto circa la metà dei dipendenti nel nostro Paese sono coperti da un contratto collettivo, firmato da organizzazioni dei datori di lavoro e sindacati. In Italia infatti ci sono centinaia di contratti collettivi in vigore firmati da CGIL, CISL, UIL e dalle organizzazioni dei datori di lavoro come Confindustria o lo stesso governo per quanto riguarda i dipendenti pubblici. Ciò significa che nella giungla di contratti collettivi nazionali (CCNL), che abbiamo, questi CCNL non coprono tutti i tipi di lavoratori, visto che quasi metà non sono coperti. Ergo, questo implica che in Italia adesso abbiamo lavoratori di serie A e lavoratori di serie B non tutelati, senza diritti e senza qualcuno o qualcosa che gli dica quanto dovrebbero prendere come paga oraria. 

Ma c’è di più: se prendiamo ad esempio nello specifico alcuni contratti collettivi, viene fuori che molti lavoratori, che fanno lo stesso identico lavoro, lo stesso numero di ore, con obblighi, doveri, diritti praticamente identici, e perfino la stessa fatica, lo stesso pericolo o con stesse uguali opportunità, se il loro contratto li fa entrare nella categoria, ad esempio CHIMICI prenderanno un tot all’ora, se invece la dicitura nel loro contratto dice che invece sono METALMECCANICI prendono una cifra diversa, se invece sono ad esempio, MULTISERVIZI o COMMERCIO, prenderanno anche loro diversamente (di solito meno). Questo proviene da fatti e avvenimenti politici, lotte sindacali successe nel corso degli anni, e chi aveva e ha la fortuna di trovarsi nella barricata tra i più numerosi, è potuto riuscire a “staccare” più tutele e migliori guadagni (es. operai metalmeccanici) rispetto invece ad altre categorie di lavoro più deboli o meno numerose. E spesso, tali categorie vengono remunerate davvero poco e molto meno rispetto agli altri loro colleghi appartenenti ad un’altra categoria. Non vediamo il perché un magazziniere o un’impiegato amministrativo del settore ad esempio logistico, che fanno esattamente lo stesso identico lavoro e fatica a seconda dei loro “colleghi” metalmeccanici, debbano prendere meno e avere meno tutele dei loro colleghi ad esempio metalmeccanici. Questo proviene dal fatto che in Italia siamo in balia di una contrattazione collettiva fatta da pochi a livello nazionale in modo centralizzato, creando quindi discrepanze e sfasamenti sociali gravosi, ma di questo discuteremo in un capitolo a parte (vedi: Contrattazione aziendale).

Quarto punto: Al salario minimo orario si son detti favorevoli negli anni molti esponenti e politici, perfino l’ex capo dell’INPS Tito Boeri e, i governi tedesco e francese auspicherebbero perfino la creazione di un SALARIO MINIMO EUROPEO, e a questo progetto è favorevole anche la nuova Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

Da un reportage di Michela Gabanelli su “Dataroom” del Corriere della Sera, si evince che, dati ISTAT, a fine Dicembre 2019 la retribuzione media in Italia è di 11,25 € lordi.

Se inseriamo una soglia minima per legge:

  • Sarà una conquista sociale per molte categorie di lavoratori, specie quelli precari o che hanno contratti da fame pur spaccandosi la schiena svariate ore al giorno magari
  • Servirà come base minima per tutelare quei lavoratori che non sono coperti da alcun contratto collettivo nazionale (CCNL)
  • Se un CCNL già adesso designa una paga oraria lorda più alta del salario minimo legale, non ci sono problemi, non cambia nulla, quei lavoratori continueranno a prendere sempre come al solito come dice il loro CCNL, se invece, al contrario, il loro CCNL designa una paga oraria lorda INFERIORE rispetto al salario minimo legale, tale contratto sarà obbligato a correggersi e tali dipendenti dovranno essere pagati tanto quanto dice il salario minimo legale

Ovviamente non deve essere spropositatamente troppo alto perché poi aggraverebbe sui costi delle imprese che sarebbero costrette a licenziamenti o aumenti di prezzi e tariffe ecc.

Serve il giusto equo minimo per poter vivere in Italia, e far vivere equamente il giusto tutti, visto che tra l’altro, i CCNL spesso creano disuguaglianze sociali tra lavoratori.

Tra l’altro poi, alle imprese NON PESEREBBE più di tanto alzare eventualmente lo stipendio ai loro dipendenti (parliamo solo nel caso di aziende che attualmente pagano all’ora meno di quanto sarà il salario minimo legale). In quanto noi di Riforma e Progresso grazie alle nostre varie riforme, diminuiremo moltissimo la tassazione, cancelleremo perfino svariate tasse (come l’IRAP), daremo molti incentivi, supporto a ricerca, eliminazione della burocrazia, aiuto nella ricerca di fondi europei, e tanto altro ancora (leggete tutti nostri Programmi).

Quindi, pagare un pò di più i propri dipendenti (solo se fin prima li si pagava meno di quello che sarà il futuro salario minimo legale che istituiremo), non gli graverà quasi per niente sul fatturato, rispetto a quanto le aziende fatturano e spendono in tasse al giorno d’oggi.

SONO POCHI I LAVORATORI ITALIANI PAGATI MENO DEL SALARIO MINIMO LEGALE MEDIO EUROPEO (confrontandoci con Paesi simili a noi come Francia, Regno Unito e altri). Nel regno unito sono 8.31 sterline (circa 9 euro) in Germania, Francia e Irlanda, il salario minimo è rispettivamente 9,19 €, 10, 03 € e 9,8 €). Quindi gran parte dei Paesi simili a noi superano i 9 euro lordi l’ora.

COME SIAMO MESSI ADESSO?

Se prendessimo quindi come punto di partenza un minimo di 9 euro lordi l’ora anche in Italia ad esempio? Rispetto alla situazione attuale, come saremmo messi?

Dal report della Gabanelli (fonte: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/salario-minimo-quanto-valore-lavoro-contratti-stipendio-sindacati/71e8e976-83b3-11e9-89bd-2f20504508c1-va.shtml):

La fondazione Di Vittorio ha preso i contratti delle principali categorie. Ha trasformato le retribuzioni mensili in retribuzioni orarie. Ne risulta che se consideri solo il salario orario mensile, quasi tutti i contratti (eccetto i bancari e pochi altri) sono sotto la soglia dei 9 euro. Per un dipendente di un’azienda chimica oggi il salario minimo è 8,8 euro; per un operaio metalmeccanico 7,58; un commesso del commercio 7,64, fino ai 6,20 euro di un addetto della vigilanza privata o ai 6,51 delle pulizie. Se invece si valuta il salario medio su base annuacomprensivo appunto di ferie, tredicesima e quattordicesima (escluso il tfr) — la paga oraria della maggioranza delle categorie i 9 euro li supera già. Si va dai 9,88 euro dei metalmeccanici ai 10,49 del commercio, dai 9,07 dei multiservizi ai 12,47 per l’alimentare passando per gli 11,63 euro dei chimici.

Perciò la maggioranza dei lavoratori italiani, già adesso, guadagnano al lordo, tutto incluso, in media quasi 11 euro l’ora!

Quindi ricordiamoci che quando si parla di paga oraria bisogna considerare sempre tutti, cioè anche tredicesime, eventuali quattordicesime, ferie, TFR ecc. perché sono pur sempre soldi che l’azienda da al lavoratore. Se teniamo presente tutto questo:

Ad oggi (2020) solo Il 22% dei dipendenti non arriva ai 9 euro lordi l’ora

Ma quanti italiani oggi guadagnano meno di nove euro lordi l’ora, tutto compreso (ferie, tredicesima, eccetera eccetera)? I conti li hanno fatti Inps e Istat. Viene fuori che il 22% dei dipendenti (2,9 milioni di persone) intasca di meno. Parliamo del 38% dei lavoratori dell’agricoltura e del 10% degli addetti dell’industria. Poi il 34% nei servizi, il 52% degli artigiani e il 59,5% degli apprendisti. Oltre al 100% delle colf e le addette alle pulizie.

Fonte immagine: www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/salario-minimo-quanto-valore-lavoro-contratti-stipendio-sindacati

QUINDI SOLO 1 ITALIANO SU 5, IN FIN DEI CONTI, PRENDE MENO DI 9 EURO LORDI L’ORA (contando dentro anche ferie, tredicesima, quattordicesima e Tfr).

Perciò questa riforma non creerebbe chissà che cambiamenti per le aziende, sarebbero poche quelle che dovrebbero conformarvisi.

Come mostrano i dati, perché ad esempio metà degli artigiani prendono almeno 9 euro euro lordi l’ora mentre l’altra metà invece prende meno?

Altra cosa evidente, la maggior parte degli apprendisti, quasi il 60%, prende sotto i 9 euro l’ora.

Ricordiamoci che gli apprendisti di solito sono GIOVANI, e poi ci lamentiamo se i giovani italiani sono in media più poveri rispetto ai loro genitori quando avevano la loro età, e non riescono ad andare a vivere da soli fuori casa, sono precari ecc.

Ricordiamoci che gli APPRENDISTI NON SONO STAGISTI, sono lavoratori normali a tempo pieno, solo che in Italia abbiamo sta cosa dell’apprendistato che, pur essendo stato creato con una sua logica, ad oggi molto spesso, viene usato come scusante dalle imprese semplicemente per pagare meno un neoassunto giovane, per anni, anche se alla fine fa esattamente il lavoro come tutti gli altri colleghi, stesse ore (spesso anche di più) stessa fatica, ecc. ma viene pagato meno!

Quindi alzargli per lo meno la paga oraria a 9 euro lordi (ricordiamo che in Italia la media attuale si attesta già sugli 11 euro lordi l’ora), aiuterebbe molti giovani ad iniziare a vivere una vita più decorosa e ad essere più autonomi economicamente nella vita.

LA NOSTRA PROPOSTA:

Garantire un SALARIO MINIMO LEGALE PER LEGGE DAL QUALE PARTIRE, E CREARE POI UNA COMMISSIONE APPOSITA CHE LO AGGIUSTI DI ANNO IN ANNO, (MA SENZA MAI ANDARE SOTTO A TALE LIMITE), IN MODO CHE IL MERCATO, L’INFLAZIONE ECC, REGOLINO I RAPPORTI SALARIALI.

IMPORTANTE: IL SALARIO MINIMO LEGALE VARRA’ ANCHE PER LE PARTITE IVA (SE USATE COME DIPENDENTI), CO.CO.CO., APPRENDISTI, E PER QUALUNQUE LAVORATORE, PER QUALUNQUE LAVORO, A PRESCINDERE, SEMPRE E COMUNQUE, IN MANIERA UNIVERSALE UGUALE PER TUTTI.

Un sistema che ha funzionato in molti Paesi è quello che delega la definizione della paga minima «di ultima istanza» a una commissione indipendente, che ha anche il compito di aggiornarlo ogni anno. Accade nel Regno Unito, Francia, Germania e Irlanda, 

In altri Paesi invece (come Slovenia, Olanda, Belgio), è stato fissato per legge e poi si aggiorna automaticamente annualmente a seconda di salari medi e inflazione. In altri Paesi invece è regolato per legge dal Parlamento (ma poi spesso non lo si aggiorna per anni e non è giusto lasciarlo decidere solo alla politica che difficilmente tiene conto dei sistemi di equilibrio di mercato e costo del lavoro).

Secondo noi di Riforma e Progresso, come sempre, la giusta via sta nel mezzo, e la soluzioni più equa e logica è:

Quando saremo al Governo istituiremo il SALARIO MINIMO LEGALE e lo fisseremo a 9 euro lordi per tutti (inclusi tredicesima, quattordicesima, ferie, TFR).

Quindi per fare un esempio, prendendo uno stipendio tipo di 8 ore di lavoro al giorno, 5 giorni a settimana, su un mese di 4 settimane, viene fuori: 1440 euro lordi di stipendio minimo.

Considerando che in Germania il minimo è superiore ai 1500 euro, e che in quasi tutti i Paesi europei molti Governi (come ad esempio la Spagna) stanno aumentando gli stipendi minimi, secondo noi è un giusto punto di partenza.

Ricordiamoci che al netto poi, alla tassazione attuale sono poco più di 1.000 netti al mese (quando lo stipendio medio italiano, netto è attorno ai 1300/1400 euro al mese, di media).

Ovviamente come spiegato nel nostro programma ECONOMIA E TASSAZIONE, abbasseremo le tasse a tutti, con una media del 15%, quindi al netto gli stipendi e redditi degli italiani (e pensioni anche) si alzeranno.

PRIMO PASSO:

Istituiamo per legge i 9 euro lordi l’ora (che includono anche tredicesima, quattordicesima eventuale, ferie, tfr ecc.)

SECONDO PASSO

Fatto ciò, istituiremo un’apposita commissione che si chiamerà “COMMISSIONE PER L’ADEGUAMENTO DEL SALARIO MINIMO LEGALE”.

Similmente a quelle esistenti in UK, Germania e Francia, essa sarà indipendente dalla politica, sarà composta da una rappresentanza (che cambia ogni anno) di DATORI DI LAVORO, SINDACATI e LAVORATORI. I membri saranno eletti da ciascuna categoria, saranno in 9 (3 per tipologia) e si occuperanno di rimodulare ed aggiornare o riconfermare ogni anno il salario minimo, tenendo conto anche dell’inflazione basandosi su dati ISTAT.

Possono o mantenere i 9 euro o aumentarli di quanto vogliono, fosse anche di 1 solo centesimo, ma non potranno mai andare sotto ai 9 euro.

Come si vede in questo schema riportato da Euronews, con la nostra riforma dei 9 euro lordi orari minimi, anche l’Italia avrà finalmente un salario minimo e si attesterà tra quello francese e quello spagnolo, in quanto il nostro (lordo) sarà 1440 euro al mese. Cioè circa 100 euro in meno dei francesi e circa 140 euro in meno dei tedeschi.

A PARITA' DI LAVORO LE DONNE VANNO PAGATE COME GLI UOMINI

A PARITA’ DI LAVORO LE DONNE VANNO PAGATE COME GLI UOMINI

E’ un problema atavico, che non esiste solo in Italia, se ne parla da una vita, ma a differenza di molti altri Paesi europei e del mondo, l’Italia non ha mai fatto passi avanti in questione.

Se si parla con qualunque cittadino, quasi tutti si dicono d’accordo sul fatto che, a parità di lavoro, impiego, e orario, le donne dovrebbero guadagnare esattamente come gli uomini.

E’ un tema molto sensibile ai giorni nostri e molte categorie di lavoratrici si stanno battendo da anni su questo.

Per noi di Riforma e Progresso è inconcepibile che una donna, che fà lo stesso identico lavoro di un uomo, stessa fatica, stesse ore, stesso inquadramento, stessa azienda, stessa mansione, stesso contratto, stessi diritti e doveri, ecc. prenda meno del maschio. L’OCSE calcola circa un 14% in meno in media. Ma l’Italia tutto sommato non è messa così male in quanto, dati Eurostat, il gap si attesta attorno al 5% in meno.

Quindi, anche qui, per le aziende non è chissà che salasso adeguare gli stipendi femminili a quelli maschili, visto che in media li devono alzare di circa un 5% soltanto per essere al pari.

Il Parlamento Europeo ha stimato che ogni riduzione dell’1% nel divario retributivo di genere comporterebbe un aumento del PIL dello 0,1%.

La parità di retribuzione non è solo una questione di giustizia, stimolerebbe anche l’economia in quanto le donne potrebbero spendere di più. Aumenterebbe la base imponibile e alleggerirebbe parte dell’onere gravante sui sistemi previdenziali.

Ma analizzando più nel dettaglio i dati, come riporta la rivista “Internazionale” (https://www.internazionale.it/bloc-notes/giulia-testa/2020/03/06/donne-lavoro-salario):

Le donne italiane, secondo un rapporto del Censis, rappresentano il 42,1 per cento degli occupati complessivi del paese e il tasso di attività femminile è del 56,2 per cento (gli uomini che lavorano sono il 75,1 per cento). In Europa la Svezia è lo stato con il più alto tasso di occupazione delle donne che raggiunge l’81,2 per cento: l’Italia è all’ultimo posto della classifica.

Inoltre nel settore statale, dove il principio equal pay for equal work è per forza di cose più rispettato, c’è una rilevante presenza femminile. Scorporando i due settori, il gender pay gap nel pubblico scende al 4,4 per cento mentre quello del privato sale sensibilmente.

Nel 2017 le lavoratrici dipendenti del settore privato hanno percepito in media un euro in meno per ogni ora di lavoro rispetto ai loro colleghi maschi (l’8,7 per cento in meno). I dati mostrano un divario retributivo maggiore al nord e più contratto al sud e nelle isole, una differenza che sembra andare di pari passo con i tassi di occupazione femminile (più bassi al sud e nelle isole).Come abbiamo visto, in Italia le donne che lavorano sono una minoranza, soprattutto se confrontate con gli altri paesi dell’Unione europea. E quelle in attività svolgono in media lavori abbastanza qualificati.

Va peggio alle Donne Manager (che già son poche di per sé in Italia) – Le manager in Italia guadagnano in media il 23 per cento in meno dei loro colleghi.

Dall’analisi dei dati (ISTAT, Ministero del Lavoro, e altri) è chiaro che la questione del divario retributivo di genere è più articolata di quanto sembra. Ricapitolando:

  • le donne impiegate nel mercato del lavoro:
  • sono meno degli uomini;
  • guadagnano meno dell’altro sesso;
  • più studiano e fanno carriera, più sono colpite dal divario retributivo di genere;
  • lavorano circa sei ore in più a settimana (tra lavoro retribuito e non retribuito);
  • sono costrette a prendersi più periodi di assenza dal lavoro per prendersi cura degli altri, sono ancora escluse dai ruoli dirigenziali;
  • ottengono con più difficoltà promozioni lavorative.

Secondo una stima dell’Unione europea, la combinazione di questi fattori comporta per le donne un guadagno annuale del 39,6 per cento inferiore rispetto a quello degli uomini. Questo gap produce effetti negativi che ricadono sull’intera popolazione, non solo sul genere femminile: riduce la produzione economica e spesso comporta una maggiore probabilità per le donne di dipendere dai pagamenti previdenziali, specialmente in vecchiaia.

La parità di genere incide profondamente sullo sviluppo delle società. La partecipazione delle donne nel mercato del lavoro deve essere incentivata e sostenuta, per eliminare una radicata disuguaglianza ma anche per favorire la crescita economica delle nazioni.

Quindi, noi di Riforma e Progresso, appena saremo al Governo del Paese, per legge obbligheremo tutti i datori di lavoro ad aumentare lo stipendio a tutte le donne in modo da uniformarlo a quello degli uomini (a parità di lavoro, contratto, impiego, attività ecc.)

Lasceremo un periodo di adeguamento di 6 mesi in modo che le aziende riescano a mettersi in regola con calma.

Istituiremo anche un’apposita Agenzia che, come una sorta di SPISAL, tuteli, e si faccia garante e controllore dei rapporti salariali dei dipendenti.

Si chiamerà AGENZIA PER L’ADEGUAMENTO SALARIALE, chiunque, qualunque cittadino lavoratore potrà accedervi, online, e potrà segnalare il suo proprio datore di lavoro/azienda, nel caso lo stipendio non venisse adeguato come da contratto, a quello dei maschi.

La dipendente dovrà compilare dei dati, allegare una ultima busta paga, e poi l’agenzia farà il resto, investigando e contattando direttamente l’azienda. Se effettivamente la dipendente ha ragione, l’Agenzia obbligherà l’azienda a conformarsi entro 30 giorni (al successivo stipendio), se così non fosse, allora l’Agenzia multerà l’azienda con sanzioni crescenti finché non avrà regolarizzato la situazione.

Questa agenzia non sarà utile solo alle donne ma anche a qualunque altro lavoratore, anche ai maschi, nel caso, ad esempio, l’azienda/il datore di lavoro non paghi il corretto stipendio, se non si attiene ai contratti, o se non paga il salario minimo legale e non riconosce al lavoratore quanto dovuto dal contratto e dalle leggi (come ad esempio, straordinari, trasferte, ecc.)

Questa procedura evita anche il dover farsi causa in tribunale, spendere in avvocati e aspettare i lunghi tempi della giustizia.

REDDITO DI DISOCCUPAZIONE

REDDITO DI DISOCCUPAZIONE

Sarà unico, nuovo, rivoluzionario, costruttivo, universale e prenderà il posto di tutto ciò che esiste adesso

Noi di Riforma e Progresso crediamo che le persone vadano fatte crescere, formate, arricchite di esperienze e opportunità, e nel momento del momentaneo stato di bisogno, aiutate e sostenute finché non riescono a mettersi in sesto da sole e spiccare il volo.

Siamo contrari ad ogni forma di mero assistenzialismo, fatto senza obiettivi, senza crescita, come semplice regalo elettorale. D’altronde uno dei nostri motti ricalca un vecchio detto cinese: “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e si nutrirà per tutta la vita“.

I vari governi del passato hanno creato un caotico minestrone di pseudo welfare tra chi è considerato povero e chi invece momentaneamente senza lavoro. Sono molto limitati, limitanti, complicati da avere, insicuri, non si sa quanto arriva, quando arriva, chi ne ha diritto, e servono lunghe procedure burocratiche e scartoffie per farne domanda. Come se non bastasse c’è una giungla di differenziazioni a seconda che tu sia un ex lavoratore di un certo tipo, oppure un altro, oppure tu abbia un reddito sotto a un certo livello, ecc, ecc. A volte, oltre al danno pure la beffa in quanto capita spesso che lo Stato chieda perfino indietro somme precedentemente erogate a determinate persone. Infine, alcune di queste politiche sono state perfino pensate male e applicate peggio (tipo il Reddito di Cittadinanza).

Intanto c’è da sottolineare una cosa importante: In Italia esistono persone “povere” ovvero con un reddito piccolo che è sotto i livelli considerati minimi per poter vivere una vita almeno dignitosa in uno Stato avanzato come l’Italia. Queste persone sono povere principalmente per due motivi:

  • NON LAVORANO IN QUANTO DISOCCUPATE DA MOLTO TEMPO
  • LAVORANO GUADAGNANDO POCO E/O SALTUARIAMENTE (PRECARIE)

 

PREFAZIONE – ALCUNE NOSTRE CONSIDERAZIONI E SOLUZIONI

Per migliorare queste situazioni si devono apportare un sacco di riforme e cambi strutturali allo Stato Italiano, al sistema educativo, di tassazione, al sistema burocratico, a quello giudiziale, infrastrutturale, ecc. (tutte cose per le quali abbiamo già diverse soluzioni, piani, progetti strutturati e realizzabili che vi consigliamo di leggervi nei vari nostri programmi). Senza contare che implementeremo l’istruzione, la formazione, la ricerca, abbasseremo la tassazione, cancelleremo la burocrazia, supporteremo le aziende ad innovarsi, crescere anche attraverso la ricerca, l’uso dei fondi europei, innovazione e network di vendita e marketing alle imprese, supporteremo poi anche le Partite Iva, gli artigiani, gli agricoltori ed allevatori. Oltre a ciò creeremo un salario minimo legale, e perfino la possibilità di avere “voucher” per lavori stagionali e intermittenti che rispetto a quelli di una volta, e di adesso, diano più tutele al lavoratore e che siano anche migliori e più pratici e flessibili per i datori di lavoro. Implementeremo anche il servizio civile, supporteremo il volontariato, e l’alternanza scuola lavoro. Aiuteremo le persone e i comuni ad investire integralmente i vari miliardi di fondi europei ogni anno. 

Come se non bastasse abbiamo anche piani di sviluppo per il turismo, la ricerca, l’istruzione, le infrastrutture, e tanto tanto tanto altro ancora!

Quindi per aumentare la ricchezza Nazionale Italiana e pro capite si devono attuare un sacco di riforme ad ampio respiro, a 360°. Serve ricreare l’intero sistema economico, strutturale e sociale italiano, in modo da avere un nuovo humus da dove poter partire, e poi spiccare il volo verso la crescita, la ricchezza, il miglioramento economico e sociale italiano. Vogliamo che la fenice Italia rinasca dalle sue attuali ceneri e riparta come ha già fatto 500 anni fa nel Rinascimento e 50 anni fa nel Boom Economico del secondo dopo guerra. Questo nostro progetto si chiamerà RINASCIMENTO 2.0

In tutto questo, nel frattempo, è giusto però che ci sia anche un supporto economico alle persone in stato di bisogno (povere e disoccupate) mentre lo Stato le aiuta davvero a rimettersi in forze e a crearsi lavoro e opportunità per poter ricostruirsi una vita per sé stessi e le loro famiglie, in modi mai visti prima!

 

Una volta al Governo, noi di Riforma e Progresso accorperemo e cancelleremo tutti gli attuali, frammentati, iniqui e caotici sostegni al reddito (reddito di cittadinanza, Naspi (e ASDI), Di Coll, Assegno ASU, Mobilità, ecc.) cioè vengono abrogati e cancellati tutti i tipi di prestazioni a sostegno del reddito che eroga attualmente l’INPS.

Fatto ciò, prenderemo tutte le risorse liberate, ne aggiungeremo anche delle altre per coprire categorie sociali finora lasciate sempre fuori da ogni tutela (come ad esempio le Partite Iva) e creeremo un nuovo, unico, universale e uguale per tutti reddito di supporto ai cittadini che si chiamerà REDDITO DI DISOCCUPAZIONE (R.D.), che verrà erogato alle persone che ne avranno diritto, dal nuovo ente che creeremo apposta che si occuperà di impiego, assistenzialismo e sostegno al reddito e all’impresa, l’E.N.L.I.A. (leggi al capitolo successivo).

PREREQUISITI:

Il Reddito di Disoccupazione varrà per qualunque persona che:

1). Ha perso qualunque tipo di lavoro, sia per licenziamento che per mancato rinnovo del contratto scaduto, che per licenziamento in quanto il datore di lavoro è fallito e ha chiuso l’attività, o per chi fa parte di licenziamenti collettivi, ecc. Non vale per chi invece decide volontariamente di dimettersi (a meno che non riesca a provare che ci sono state le cosiddette “Dimissioni in bianco” in quanto tale pratica e illegale e il datore di lavoro avrà anche ripercussioni penali). Con questo nostro nuovo reddito non verranno fatte alcune distinzioni né differenziazioni, siano i soggetti lavoratori subordinati a tempo determinato o indeterminato, o cooperative o co.co.co o artisti o lavoratori agricoli, o partite IVA, o lavoratori che lavoravano all’estero e poi son rientrati in Italia come residenti, ecc.).

2). Allo stesso tempo varrà anche per chi attualmente è già percettore di uno dei vecchi sostegni che cancelleremo (ovvero, reddito di cittadinanza, Naspi, Mobilità e tutte le altre). Tali persone saranno automaticamente coperte dal nostro nuovo Reddito di Disoccupazione.

3). Tutti i cittadini saranno trattati allo stesso modo: Varrà anche per le PARTITE IVA (che decidono di chiudere, anche momentaneamente, la partita IVA) e anche per gli STAGISTI che hanno fatto almeno 6 mesi di stage negli ultimi 4 anni precedenti alla domanda di disoccupazione.

CHI PUO’ FARNE DOMANDA?

Tutti i cittadini italiani con residenza in Italia, ma anche gli stranieri: cittadini europei e anche extra comunitari ma con regolare permesso di soggiorno e  residenti in Italia da almeno 3 anni.

Altri requisiti: Avere versato nei tre anni precedenti al giorno in cui si fa domanda per avere il Reddito di Disoccupazione, almeno 12 settimane di contribuzione (3 mesi) e aver lavorato almeno 60 giornate di lavoro effettivo (3 mesi) anche non consecutive (per giornate effettive si intendono giornate di 8 ore ma nel caso si lavorava part time per almeno 4 ore, si contano come giorno intero, come se fossero state di 8 ore).

Ovviamente per chi invece già stava ricevendo un sussidio (reddito di cittadinanza, Naspi, ecc.) nel momento in cui entrerà in vigore il nostro Reddito di Disoccupazione, entrerà automaticamente nel Reddito di Disoccupazione, iniziando a percepirlo subito, previa registrazione.

Questo vale anche per chi, cittadino italiano iscritto all’AIRE, sta vivendo e lavorando all’estero ma decide di rientrare in Italia e cancellarsi dall’AIRE.

Questo aiuterà a richiamare in patria i vari espatriati e cervelli fuggiti (spesso giovani). In tal modo l’Italia si arricchirà anche della loro esperienza maturata all’estero, e richiamerà indietro molti giovani (ne abbiamo bisogno).

TEMPISTICHE:

Se si hanno tutti i prerequisiti appena descritti:

Le persone che hanno perso il lavoro, son state licenziate, o per mancanza di rinnovo del contratto (varrà dal primo giorno successivo al giorno di scadenza del contratto) ecc. o che sono rientrate in Italia (e vale dal momento in cui decidono di cancellarsi dall’AIRE) hanno 30 giorni di tempo per fare domanda (30 giorni effettivi, inclusi i giorni festivi). La domanda deve essere fatta ONLINE tramite il nuovo sito che creeremo (della nuova agenzia E.N.L.I.A., vedi capitolo successivo). Volendo potranno anche recarsi un una sede fisica dell’ENLIA che saranno dislocate in tutte le maggiori città italiane.

Le persone invece che stavano ricevendo uno dei vecchi sussidi che cancelleremo (reddito di disoccupazione, Naspi, ecc), dovranno semplicemente richiederlo ONLINE (o fisicamente presso gli uffici dell’ENLIA), entro 30 giorni da quando il Reddito di Disoccupazione verrà creato (verrà data pubblicità nazionale per farlo sapere a tutti in tutti i modi).

Se sei partita IVA, lavoratore autonomo, impresa individuale, devi chiudere la partita IVA e fare domanda sempre entro 30 giorni (inclusi festivi) da quando hai chiuso partita IVA (il procedimento di chiusura partita IVA varrà fatto sempre attraverso il nuovo sito del nuovo ente ENLIA) e volendo puoi farlo anche contestualmente, cioè in pochi click ti cancelli dalla partita IVA e chiedi subito il Reddito di Cittadinanza).

Se ad un certo punto, poi, qualcuno decide di aprirsi o riaprirsi partita IVA o fonda una società e ne diviene amministratore e/o dipendente, smette di prendere il reddito ovviamente. (per vedere gli aiuti a chi apre una nuova attività vedere il programma alla voce IMPRESE, PMI e START-UP).

Stessa cosa se qualcuno, in un qualunque momento trova lavoro, smette di prendere il reddito (e con le nostre nuove regole, tutti i datori di lavoro saranno obbligati a registrare nel nuovo sito online tutti i contratti dei loro dipendenti e saranno aggiornati subito in tempo reale online).

DURATA ED EROGAZIONE:

Il Reddito di Disoccupazione dura per 2 anni (24 mesi). Precisamente 24 mensilità, in quanto verrà pagato, cascasse il mondo, sempre ogni mese, la stessa solita cifra uguale per tutti. Verrà pagato ogni 10 del mese e verrà accreditato nel conto bancario o postale di ogni percettore.

AMMONTARE:

Il Reddito di Disoccupazione sarà una cifra standard, uguale per tutti, sempre e solo quella, per tutti, senza guardare in faccia a nessuno, senza guardare il reddito e le proprietà di nessuno, senza fare distinzioni se si è un nucleo famigliare con figli o se si è un single. Sarà veramente UNIVERSALE, IDENTICO PER TUTTI, SEMPRE LA STESSA SOLITA CIFRA UGUALE PER TUTTI E NON CAMBIERA’ MAI, RIMARRA’ SEMPRE QUELLA STESSA CIFRA PER TUTTI I 24 MESI.

La cifra mensile sarà NETTA, NON si dovranno pagare tasse, NON darà diritto ai contributi pensionistici.

La cifra mensile sarà di 900 euro

La cifra è INDIVIDUALE, ovvero, spetta ad ogni persona che la richiede (che ne ha diritto). Se per esempio, in una famiglia di 2 genitori con 2 figli minori (o studenti), entrambi i genitori perdono il lavoro, ad entrambi spetteranno i propri 900 euro. 

Altro esempio, se in quella famiglia, anche i figli maggiorenni stanno vivendo con i genitori e stanno lavorando come i genitori (quindi tutti e 4 lavorano) e perdono malauguratamente lavoro tutti e 4 assieme, ogni persona farà la propria domanda per ricevere i propri 900 euro al mese, indifferentemente che vivano o non vivano assieme. Questa cosa è utile specie in quei casi dove un intera famiglia lavora assieme nell’unica azienda, ristorante, negozio, ecc, di famiglia (a conduzione famigliare). Se il titolare dell’azienda famigliare decide di chiudere l’azienda o fallisce, ogni suo membro lavoratore (ogni persona), potrà fare domanda della disoccupazione. In questo modo si aiutano anche quelle famiglie che vivono problemi di crisi economica ad esempio e sono costrette a chiudere l’attività. Al tempo stesso però incentiverà tali aziende famigliari, ad assumere legalmente e ufficialmente ogni membro, parente, come lavoratore ufficiale (in tal modo si contribuirà a far emergere e regolarizzare il lavoro nero), in quanto, se vogliono far domanda poi del Reddito di Disoccupazione, dovevano essere ufficialmente registrati come dipendenti dell’azienda a tutti gli effetti.

Detto ciò, oltre a mettere ordine nell’attuale giungla di vecchi welfare di sostegno al reddito, mal funzionanti, iniqui, caotici, complessi da ricevere, che creano differenziazioni tra i soggetti ecc. noi di Riforma e Progresso, con il nostro nuovo REDDITO DI DISOCCUPAZIONE introdurremo un’enorme NOVITA’ rispetto al passato. Una DIFFERENZA IMMENSA RISPETTO AL PASSATO, in modo che il sostegno economico diventi COSTRUTTIVO, FORMATIVO, UTILE ALLA SOCIETA’ E ALLE PERSONE CHE LO PERCEPISCONO e non un semplice aiuto dato a gente che poi rimane a casa sul divano a fare niente. Come già detto SIAMO CONTRARI AD OGNI FORMA DI MERO ASSISTENZIALISMO.

Siamo altresì dell’idea che LO STATO, LA SOCIETA’, LA COMUNITA’ DI CITTADINI DEBBA AIUTARE ALTRI CONCITTADINI IN STATO DI BISOGNO, MA POI TALI CONCITTADINI DEVONO FARE E DARE QUALCOSA IN CAMBIO ALLO STATO/SOCIETA’ DI CITTADINI CHE STANNO USANDO PARTE DEI SOLDI PUBBLICI PER AIUTARLI, DIMOSTRANDO CHE SE LI MERITANO.

Per coprire questa spesa abbiamo valorizzato una somma specifica di denaro pubblico. Come sempre, questa cifra è più o meno variabile in quanto dipende da quanti disoccupati ci saranno nel momento in cui ci troveremo effettivamente al Governo. Ovviamente aggiusteremo la cifra in modo da coprire tutti quelli che ne hanno diritto, e sappiamo già eventualmente da dove poter attingere ulteriori fondi.

Senza contare che l’Europa e l’Italia stanno già adesso nel 2020 elargendo somme pubbliche come sostegno al reddito per via della crisi dovuta alla pandemia coronavirus Covid-19. Quindi sarà d’obbligo una rivalutazione precisa della somma che servirà esattamente.

Intanto però, allo stato attuale delle cose, fatte tutte le considerazioni del merito, sentiti pareri di esperti ed economisti, la somma che abbiamo contabilizzato per coprire questa nostra riforma sul Reddito di Disoccupazione è pari a:

23 MILIARDI DI EURO

Piccola precisazione sul perché per noi 900 euro sono la cifra moralmente giusta: Attualmente la cifra del reddito di cittadinanza è 780 euro (anche se molta gente prende anche meno). La Naspi invece è una cifra pari al 75% dello stipendio, fino a un tot di mesi, poi scende, e comunque non può mai superare un tot di cifra massima ecc. quindi alla fine la media sulle Naspi erogate si aggira (diviso in media per tutte le mensilità di durata e prendendo in considerazione uno stipendio medio italiano) sui 900/1.000 euro al mese. Certi redditi poi danno qualche soldino in più se ci sono figli a carico o se intervengono altre circostanze. Considerando poi che la cifra, oltre ad essere simile, in media, a quanto gli italiani han preso fino adesso con i vecchi sostegni al reddito, deve essere abbastanza per poter vivere una vita dignitosa ma nemmeno troppo alta in modo da disincentivare il cercarsi un lavoro (cosa che comunque non capiterà visti gli obblighi che metteremo per poter continuare a ricevere tale sussidio). Se consideriamo poi che per praticità, equità e semplicità, è meglio che la somma sia unica e “all inclusive”, senza distinguere tra chi ha più o meno figli, tra chi ha più o meno proprietà o conti in banca (con tutte le valutazioni e controlli del caso da parte delle pubbliche amministrazioni), senza contare che poi c’è gente che si lamenta che non rientra in un sostengo in quanto ha sforato anche solo di 1 euro magari la propria ISEE ecc.

E’ un casino all’italiana che vogliamo evitare. Serve una cifra esatta identica per tutti, in modo che tutti sanno che potranno contare esattamente su quella cifra e potranno organizzarsi la vita di conseguenza.

In certi Paesi europei, come ad esempio la Germania, c’è un reddito minimo ma poi ce n’è un secondo che serve per coprire il costo dell’affitto/mutuo. Tali cifre assieme, in media, si aggirano più o meno non lontano dalla nostra proposta di 900 euro.

Considerando poi che metteremo per legge un Salario Minimo dove nessun lavoratore a tempo pieno possa guadagnare sotto i 1000 euro al mese minimi. Considerando poi che diminuiremo tasse e balzelli vari, in modo da far aumentare il reddito di ogni italiano (inclusi i pensionati) di circa (in media) del 15%, i redditi e gli stipendi (anche quelli minimi per legge) si alzeranno ulteriormente.

Per una serie di altri vari fattori pratici ed economici che non staremo qui a descrivere nel dettaglio, secondo noi 900 euro è la cifra giusta, né troppo né troppo poco, serve a coprire anche eventuali affitti/mutui, costo dei figli ecc. In modo che ogni persona poi liberamente se li gestisca come vuole, senza limiti né controlli, li spenda come vuole, e si organizzi la vita di conseguenza.

OBBLIGO DI FORMAZIONE, STAGE, VOLONTARIATO

Appena le persone si iscrivono, riceveranno immediatamente il sussidio già a partire dal mese successivo alla domanda. Ma da quel momento, cioè dal primo giorno del mese successivo alla domanda, saranno anche obbligati a seguire un PERCORSO DI FORMAZIONE SOCIALE E DI PREPARAZIONE AL LAVORO.

Questo PERCORSO verrà interamente gestito, organizzato, controllato e garantito dal nuovo ente che creeremo, l’E.N.L.I.A. (vedi al capitolo successivo).

Noi di Riforma e Progresso vediamo questo sostegno alla disoccupazione come percorso che lo Stato fa fare ai disoccupati e senza reddito, affinché siano guidati a crescere ad aiutare sé stessi in primis, e poi dare anche una mano alla società civile che li sta momentaneamente mantenendo. Questo oltre a formare le persone, farle crescere ed arricchire culturalmente e socialmente, le aiuta a capire come le cose nella vita NON SONO SCONTATE e che devono capire la FATICA E l’IMPEGNO che si deve mettere nel lavorare, studiare, crescere. Non ultimo, le aiuta a far capire che questo supporto è una OPPORTUNITA’ e NON ELEMOSINA. Tutte le persone hanno qualità e abilità personali, tutte le persone possono essere utili a sé stesse e alla comunità.

Questo aiuterà le persone anche a credere meglio in sé stesse, ad essere meno frustrate e capire che anche loro possono essere in grado di riscoprirsi e crescere nella vita, e non ultimo, non buttarsi via a fare niente tutto il giorno, oppure darsi alla delinquenza, al lavoro nero o al “fancazzismo”.

Una cosa deve essere chiara fin da subito: Se ti iscrivi alla disoccupazione è come se firmassi un contratto con lo Stato e da quel momento avrai obblighi e doveri come un vero lavoro. Sarai tenuto ad un onesta responsabilità e disciplina, perché quando si lavora per qualcuno, piaccia o no, specie se lo si fa per il proprio bene, devi rispettare le regole, gli ordini, gli orari, le cose da fare, i tuoi responsabili ecc.

PROCEDIMENTO:

Non vogliamo entrare nei dettagli qui, ma giusto per darvi un’idea di come funzionerà vi descriviamo un “procedimento tipo” di una persona che avrà fatto domanda per il Reddito di Disoccupazione:

1). SI VIENE CONTATTATI (mail, telefono, SMS, Whatsapp) da un TUTOR. Questo tutor sarà un dipendente dell’E.N.L.I.A. e gli verranno assegnate un tot di persone per la sua zona. Questo tutor sarà il RESPONSABILE, in tutto e per tutto, delle persone che gli affideranno. Le seguirà passo passo in tutte le cose da fare, le aiuterà nel capire le cose, e sarà il loro CONTROLLORE, in quanto sarà tenuto a dare valutazioni sull’operato, controllare che le persone si presentino al posto dove devono essere, che facciano quello c’è da fare, ecc.

E’ come un vero e proprio responsabile che si ha nei lavori normali. Se si hanno problemi, se si è ammalati e bisogna portare la carta del medico per farsi dare qualche giorno di mutua, ecc. bisognerà mandare tutto a lui e parlare direttamente con il TUTOR. Se non ci si presenta (ingiustificatamente) o si arriva in ritardo ecc. il TUTOR prenderà nota di ciò e potrà fare dei richiami e dopo 3 richiami, la persona “scorretta” verrà immediatamente ed automaticamente espulsa e SMETTERA’ DI PRENDERE FIN DA SUBITO I 900 euro.

Questo sarà un sistema serio e deve far capire alle persone che le si deve preparare al mondo del lavoro e che quello che fanno lo fanno a sé stessi e che rischiano di compromettere l’efficienza e la serietà che ci mettono le altre persone, devono imparare a RISPETTARE e a PORTARE RISPETTO.

2). Si sarà tenuti a rendersi disponibili per 6 ore al giorno, 5 giorni a settimana.

Esattamente come un vero lavoro, si avrà qualcosa da fare sempre e si dovrà “fare qualcosa” per 6 ore al giorno (esclusa pausa pranzo/cena) e per 5 giorni a settimana.

Assieme al Tutor, e a seconda delle esigenze del territorio e di quanto offre il mercato del lavoro e del volontariato in quel territorio, le persone disoccupate si metteranno d’accordo su come gestirsi i tempi, gli orari, ecc.

L’importante è che in modo proporzionale, un terzo del tempo lo si usi per FARE FORMAZIONE, un altro TERZO per fare STAGE nelle aziende, e un’altro terzo per fare VOLONTARIATO. Non importa se questo lo si fa, ad esempio, dalle 8.00 alle 14.00 con un ora di pausa pranzo, oppure dalle 9.00 alle 15.00 tutte filate, oppure dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00.

Nemmeno sarà obbligatorio fare dal Lunedì al Venerdì. Potrebbe benissimo essere anche dal Martedì al Sabato oppure dal Mercoledì alla Domenica, oppure a giorni alterni. Oppure fare un tot di solo mattine e un tot di soli pomeriggi o anche alla sera. MASSIMA FLESSIBILITA’ DI ORARIO,

Nemmeno sarà obbligatorio fare dal Lunedì al Venerdì. Potrebbe benissimo essere anche dal Martedì al Sabato oppure dal Mercoledì alla Domenica, oppure a giorni alterni. Oppure fare un tot di solo mattine e un tot di soli pomeriggi o anche alla sera. MASSIMA FLESSIBILITA’ DI ORARIO,

Questo perché non tutte le persone sono uguali, molti hanno famiglia e figli da gestire, e anche perché certi tipi di lavori (aziende, imprese ad esempio) hanno un certo tipo di orari lavorativi, altre imprese (come ristoranti ed hotel ad esempio), lavorano anche nei week end.

Stessa cosa per il volontariato, il comune ti può usare per tagliare l’erba al mattino, per esempio, ma ci sono anche associazioni di volontariato che hanno bisogno di te alla sera per servire la cena alla Caritas ai senza tetto, oppure fare attività assieme a loro il Sabato e/o la Domenica (visto che chi fa volontariato di solito lavora durante la settimana).

L’importante è fare 6 ore al giorno e 5 giorni a settimana, non importa come!

Questo sistema, oltre ad essere utile, servirà anche per evitare che ci siano furbetti che si prendono il reddito ma che poi lavorano in nero, in quanto essendo tenuti a rendere conto di dove sono, cosa stanno facendo ed essendo seguiti per 6 ore al giorno, per 5 giorni a settimana, NON AVRANNO il tempo materiale per andare a fare anche lavori in nero (a meno che non dormano e lo facciano di notte).

Stessa cosa per quei furbetti che pensano di prendersi il reddito ma poi far finta di niente e rimanere a casa a far nulla, o perfino “ricconi” che per fregare lo Stato, chiedono il reddito anche se non ne hanno bisogno.

ZERO SCUSE – Dal momento che prendi il reddito sarai TENUTO a presentarti, a fare quello che ti viene detto, perché alla terza “furbata” SEI FUORI! E solo a titolo d’esempio, per furbata si intende anche semplice ritardo, esempio: una giornata non ti presenti proprio e non hai manco giustificazioni per l’assenza, il giorno dopo arrivi con un ora di ritardo ingiustificato, e il giorno dopo fai le due ore di formazione ma poi non vai a fare lo stage o il volontariato che ti era stato richiesto di fare quel giorno. Ciò significa che nel giro di 3 giorni ti sarai già mangiato fuori tutti e 3 i richiami e quindi vieni subito ESPULSO nel giro di 3 giorni! Smettendo ovviamente di prendere i 900 euro al mese.

Se perdi il diritto alla disoccupazione per ESPULSIONE, o per questioni penali (se commetti crimini ad esempio), NON potrai più far domanda di disoccupazione!

Soltanto se in futuro trovi un lavoro per il quale poi malauguratamente ti licenziano o non ti rinnovano il contratto, allora poi potrai da capo rifare domanda di nuovo e potrai richiedere la disoccupazione.

FORMAZIONE

L’E.N.L.I.A. avrà una sede in tutte le città d’Italia dove attualmente ci sono i malfunzionanti “Centri per l’Impiego Regionali” che verranno soppressi. Creeremo aree e aule nuove e moderne dove poter far lezione. Ci saranno corsi (da seguire obbligatori), con insegnanti e anche semplici esami di fine corso. Ci saranno sia corsi obbligatori standard uguali per tutti (es. come scrivere un curriculum, come affrontare i colloqui, ecc), sia corsi A SCELTA (es. amministrazione aziendale, segreteria, corsi di artigianato, come usare un tornio, corsi commerciali, corsi da barman, piuttosto che corsi di inglese, di computer, ecc.) a seconda delle proprie esigenze e di quello che si vorrebbe fare e per quello che si pensa si sia portati, ci saranno corsi di qualunque tipo, e seguiranno sia le tue capacità, desideri che praticità utili al mondo del lavoro. Queste cose saranno scelte assieme al proprio tutor. Ovvio, ad esempio, per imparare ad usare il tornio o intagliare il legno, le lezioni si faranno presso aziende e laboratori di artigiani convenzionati come collaboratori, dove poi, se ti piacerà l’attività potrai magari fare pure lo stage lì). Avrai anche delle valutazioni, potrai cambiare i corsi potrai farne quanti ne vuoi. Eventualmente, a seconda delle esigente tue e del territorio, assieme al tutor potresti anche decidere di fare ad esempio, per un’intera giornata 6 ore di formazione, e il giorni dopo 3 ore di stage e 3 di volontariato, oppure fare ogni giorno 6 ore di una sola cosa. 

Quello che è importante è che tu faccia tutte e tre le cose, ogni settimana, in ugual misura. Hai 30 ore a settimana da gestirti come vuoi assieme al tutor (e alle esigenze).

Ovvio, i corsi avranno determinati orari (sia mattina che pomeriggio, se con molta affluenza verranno riproposti per più giornate), poi ci sono le aziende e i gruppi di volontariato con i propri orari ed esigenze, quindi tu dovrai dare la tua massima disponibilità e flessibilità altrettanto. A volte non riuscirai a far incastrare tutto come vuoi, pazienza, ti adegui al meglio di quello che si può fare.

Ovviamente, certi corsi specializzati seguiranno il mondo del lavoro della zona, della regione. Se ad esempio, in tutto il territorio non ci sono aziende metalmeccaniche con un tornio, sarà difficile fare corsi e stage sul tornio e su tali aziende visto che non ci sono.

STAGE

Assieme al proprio tutor, a seconda delle proprie esigenze, passioni, necessità, desideri, si dovrà poi fare per un terzo del tempo settimanale anche stage. Lo stage deve essere fatto in una qualunque azienda (l’E.N.L.I.A. prenderà accordi con tutte le aziende del territorio per coordinarsi

e capire come fare, cosa fare, quante persone poter mandare alle aziende ecc.

Gli stage potrebbero perfino essere multipli, magari un giorno lo fai in un ristorante, un altro giorno in un bar, e un altro giorno presso un hotel ad esempio. Oppure un giorno lo passi assieme a pescatori della zona, il giorno dopo presso una cantina di vini, e il giorno dopo in una fabbrica. Oppure magari fai a settimane o mesi alternati, un mese lo passi sempre e solo ad aiutare e imparare assieme ad un idraulico, o da un meccanico, o un gommista, o a fare il gelato in una gelateria. Dipende!

Non ci sono limiti e tutto è possibile, se nel territorio non ci sono lavori che ti ispirano, sarai obbligato a scegliere comunque quello che trovi. Potrai cambiare in ogni momento, decidere come sviluppare le cose assieme al tuo tutor. L’importante è che una volta deciso, ti impegni, lo fai seriamente, e ti presenti nel luogo di lavoro, rispetti orari, norme e tutto quello che ti viene detto di fare. Qualsiasi lavoro sia, da una fabbrica ad aiutare un libero professionista partita IVA.

In questi casi per fare gli stage ti verrà fatta un’assicurazione per coprirti in caso di infortuni ovviamente (la paga lo Stato tramite l’E.N.L.I.A.) in quanto tu sarai sempre dipendente dall’E.N.L.I.A. Se per caso poi per raggiungere il luogo di stage (o anche per fare i corsi e il volontariato) sei distante (oltre i 40 Km), ti verrà dato un rimborso chilometrico, o se non hai un auto, ti verrà data una tessera nominale per avere tutti i mezzi pubblici gratis.

Resta il fatto che mentre sei in stage, il tuo “responsabile” in quel momento sarà la persona per cui stai “lavorando”, quindi se non ti presenti a lavoro, se ti comporti male, ecc. lui potrà farlo presente al tuo tutor che prenderà poi tutti i provvedimenti del caso.

VOLONTARIATO

Il volontariato oltre ad essere utile alla comunità, oltre a farti crescere interiormente, oltre che ad arricchirti di informazioni, di interagire con altre persone, ti permette di fare qualcosa per la tua gente e per il tuo territorio. Molto spesso le persone, per pigrizia o altro, non sanno che il

proprio territorio o la propria comunità che vive vicino a te, ha bisogno di aiuto. Questo tra l’altro aiuta a prendere coscienza del mondo che ci sta attorno. Il volontariato ci insegna ad apprezzare le piccole cose, le persone attorno a noi, ci apre gli occhi alle necessità della vita, e ci permette di fare qualcosa per gli altri. Chi lo sa, poi quando trovi un tuo lavoro e non sei più obbligato a fare volontariato, magari hai scoperto che ti è piaciuto davvero e che vuoi continuare a farlo come vero volontario.

In Italia ci sono molti tipi di volontariato e per fortuna ci sono anche molti italiani sempre pronti ad aiutare e a rendersi utili. Quindi, obbligare i quasi 2 milioni di disoccupati ad aiutare nel volontariato, non può fargli che bene. Ovvio, stride un pò la parola OBBLIGO con VOLONTARIATO, ma è a fin di bene, specie in quelle attività dove si fatica a trovare volontari nuovi.

Il volontariato che verrà richiesto di fare sarà di qualunque tipo:

Dal comune che ti fa tagliare l’erba, a pulire le strade, ad aiutare gli operai comunali a coprire le buche, a ritinteggiare aule o stanze pubbliche. Qualunque lavoro di manovalanza ma non solo. Comuni, provincia, regione e altri enti pubblici che siano. Ad esempio anche le scuole, se per esempio tu sei in grado di fare alcune cose, utili alle scuole, o sei una donna in grado di cucire o dipingere, ti verrà chiesto di dare una mano ad assistere i bambini a fare corsi su cucito o pittura, o insegnare l’inglese se hai certificazioni che provano il tuo livello di inglese, ecc ecc.

Al tempo stesso, tutte le associazioni di volontariato presenti nel tuo territorio saranno invitate dall’E.N.L.I.A. a registrarsi per poter chiedere volontari. Ovviamente l’attività dovrà essere vicino casa tua, se possibile nella tua città, paesino, o in quello a fianco, o entro un raggio di pochi chilometri.

Se proprio fosse necessario far più strada (oltre 40 Km) ti verrà rimborsata la benzina oppure ti verrà data una tessera per i mezzi pubblici gratis, o ci si accorderà con l’associazione (magari ti vengono a prendere col furgoncino associativo ad esempio).

Potresti finire a fare il volontario ad esempio nelle PRO LOCO o nella PROTEZIONE CIVILE (specie se succede qualche cataclisma nel tuo territorio e c’è da aiutare a spalare, pulire, ecc.) ovviamente verrai formato e assicurato per queste attività.

Potresti fare la consegna dei pasti a domicilio per gli anziani, oppure andare a prendere gli anziani col pulmino dell’associazione e portarli in giro, o al mercato o a fare le visite mediche. Potresti aiutare i volontari della Croce Rossa ad esempio a raccogliere fondi vendendo panettoni nelle piazze sotto il loro gazebo.

Potresti fare babysitteraggio, dopo scuola, o anche corsi tenuti dalla parrocchia. Veramente, non c’è limite all’immaginazione. Esistono un sacco di associazioni sia di volontariato che culturali, ecc.

Potresti perfino finire a fare la guida turistica in una villa del FAI o del museo civico cittadino.

QUALUNQUE COSA!! Ovvio, potrai decidere tu quello che ti ispira di più, a seconda di cosa ti piace, capacità, a seconda delle tue disponibilità e passioni. Però se fai troppo il delicato o il pretenzioso e nel tuo territorio c’è stranamente poca scelta, ti verrà appioppato quello che passa il convento e te lo dovrai fare lo stesso! Potrai sempre cambiare in qualunque momento.

Potrebbe anche essere che magari c’è un’attività che vorrebbero fare tutti ma hanno posti limitati, in tal caso sarà il tuo TUTOR assieme ai collaboratori di quell’associazione a decidere chi e quanti prendere, e tutti gli altri che rimarranno non scelti, andranno a fare altro. Così come le associazioni possono anche scegliere di non volerti perché non ti reputano idoneo.

Ci deve essere massima coordinazione e collaborazione e flessibile disponibilità. Ovviamente si verrà COPERTI DA ASSICURAZIONE SEMPRE E COMUNQUE (tra l’altro è obbligatoria già adesso per chi fa volontariato).

FAR TROVARE LAVOLO A CHI LO FA DI MESTIERE

FAR TROVARE LAVORO A CHI LO FA DI MESTIERE

L’E.N.L.I.A. mentre sta facendo fare le 3 cosette ad ogni disoccupato, farà anche una quarta cosa, CERCHERA’ LAVORO a tali disoccupati.

Ma, cosa del tutto nuova in Italia, non vogliamo che sia l’ente pubblico a farlo, come avviene adesso nei centri per l’impiego regionali. Sappiamo tutti che gli attuali centri per l’impiego sono poco efficienti (per usare un eufemismo), spesso sottodimensionati, poco finanziati, ma non è solo quello il problema, è il sistema a non funzionare.

In Italia esistono aziende specializzate il cui scopo è CERCARE datori di lavoro e anche cercatori di lavoro, selezionarli, fargli i colloqui, indirizzarli correttamente nella giusta strada professionale, e far incontrare le due parti.

Ci sono una miriade di aziende per la selezione del lavoro, solo per fare esempi, citando le più grosse famose, aziende tipo ADECCO, MANPOWER, RANDSTAD, GIGROUP. Ce ne sono anche di piccole con poche filiali sparse in un determinato territorio. Anzi molto spesso, chi è disoccupato cerca lavoro anche contattando ed iscrivendosi presso tali agenzie del lavoro.

Quindi perché non unire le cose? L’E.N.L.I.A. creerà un database con i nominativi e le informazioni di tutte le persone che vi si iscrivono come disoccupati, aggiornerà lo stato attuale di ogni disoccupato, arricchendone il curriculum grazie ai corsi e agli stage che sta svolgendo grazie alla stessa E.N.LI.A.. Poi ogni agenzia per il lavoro potrà entrare in questo database o contattare l’E.N.L.I.A. o mandare le sue offerte all’E.N.L.I.A. che poi le farà circolare nei suoi database e tra i suoi tutor in modo da segnalare quali sono le figure ricercate in quel momento.

A quel punto, se qualche tutor crede di avere persone che fanno al caso giusto di qualche agenzia, lo farà presente alle agenzie, e guiderà il disoccupato interessato, a presentarsi presso la/le agenzia/agenzie. 

O magari saranno le stesse agenzie a vedere che ci sono persone che fanno al caso loro, grazie ai dati e ai curricula messi nel portale dell’E.N.L.I.A. e saranno loro a contattare l’ente per avere informazioni sulla persona o per fissare già un colloquio.

Il disoccupato sarà OBBLIGATO a presentarsi al/ai colloqui. Se non lo fa, perde i 900 euro. Sarà monitorato che la persona vada effettivamente ai colloqui, perfino a quelli presso le aziende, e le agenzie sono in contatto con le loro aziende clienti, quindi seguono l’intero processo e non si può fare i furbi, altrimenti riporteranno tutto ai tutor.

In questo modo, si metteranno assieme le forze, visto che spesso le agenzie non sanno chi è disoccupato e se c’è o no una persona che fa al caso loro. Devono di solito sempre sperare, aspettare che qualcuno si iscriva presso di loro nel momento giusto, Magari il lavoro perfetto per il disoccupato è lì vicino a casa ma non lo potrà mai sapere. 

Creando invece un network di condivisione delle informazioni, sarà tutto più facile, efficiente ed immediato.

Ovviamente, anche le aziende stesse, se volessero, saranno libere di contattare l’E.N.L.I.A. direttamente per chiedere se hanno persone che fanno al caso loro, senza dover per forza passare tramite le agenzie.

Magari potrebbe perfino succedere che qualche azienda che ha fatto fare lo stage al disoccupato, poi si sia trovata bene con lui/lei e decida di assumersela subito.

Tutto è possibile, basta volerlo e permettere che le cose accadano! 

Il disoccupato potrà rifiutare soltanto un lavoro, sarà poi invece obbligato ad accettare qualunque lavoro gli venga proposto, se rifiutasse anche il secondo lavoro che gli propongono, perderà i 900 euro al mese immediatamente.

In questo caso, tale persona perderà i 900 euro al mese, ma se vuole sarà libera di continuare a frequentare i corsi, il volontariato e gli stage. Non sarà più obbligata a fare tutte e tre le cose, ma se per esempio le interessa solo fare i corsi, sarà libera di farlo e sempre gratuitamente.

Anche tutte le persone che invece, decidono liberamente di licenziarsi dal posto di lavoro, dimettendosi di loro iniziativa, ovviamente NON avranno diritto ai 900 euro al mese, ma POTRANNO liberamente e gratuitamente iscriversi comunque all’E.N.L.I.A. per seguire tutti i corsi che vogliono, e se vogliono, fare anche tutti gli stage e il volontariato che vogliono, senza limiti né obblighi né costrizioni.

Anzi, qualunque cittadino, anche pensionato o casalinga che sia, purché maggiorenne, sarà libero di iscriversi ai corsi, stage o fare volontariato.

Secondo noi è giusto che tutte le persone abbiano la possibilità di crescere, di formarsi, di documentarsi, di educarsi e di rendersi utili e disponibili. Non importa chi siano, cosa facciano o cosa facevano.

Tutte le persone hanno il diritto di redimersi, di avere una seconda chance.

Per molte persone questi percorsi formativi potrebbero essere un’ottima opportunità, specie se durante la giovinezza non hanno potuto o non sono riusciti a farsi un percorso educativo e professionale come volevano.

E.N.L.I.A. (ENTE NAZIONALE PER IL LAVORO, L’IMPRESA E L’ASSISTENZA)

E.L.I.A. (ENTE NAZIONALE PER IL LAVORO, L’IMPRESA E L’ASSISTENZA)

Se ne parla da molto tempo, e siamo tutti d’accordo che:

  • I centri per l’impiego non funzionano
  • Esistono troppi uffici, siti web e database che creano solo confusione, sono poco efficaci, desueti, e obbligano gli utenti a peripezie burocratiche in quanto alcuni siti e alcune istituzioni (Statali o Regionali o Comunali che siano), fanno solo determinate cose, poi però l’utente deve arrangiarsi e cercare di capire come fare tante altre cose da altre parti per poter giungere al suo unico obiettivo
  • I database pubblici, gli uffici pubblici non comunicano tra loro
  • Alcune positività di certe istituzioni funzionano in certi territori a certi livelli, ma non funzionano in strutture/siti web/enti che dovrebbero fare le identiche cose, solo che essendo gestiti da una miriade di diversi enti, o da altre Regioni, non funzionano.
  • In Italia si sono sovraccaricate alcune istituzioni come l’INPS che sono nate per la previdenza sociale (pensioni) ma che oggi si trovano ad essere un mastodonte che deve occuparsi delle cose più disparate (anche non attinenti al suo lavoro)
  • In Italia è difficile fare tutto e siamo oppressi dalla burocrazia
  • Ogni organo, ente pubblico, amministrazione pubblica, fa di testa propria e spesso duplica cose già esistenti

E tanto altro ancora che non staremo qui a riportare, ma che tutti sappiamo. Per quanto riguarda la materia LAVORO serve, secondo noi, una completa rivoluzione burocratica. Con lavoro, come già detto, intendiamo tutto quello che concerne “l’attività umana per creare ricchezza e reddito”. Quindi, deve essere inteso sia come lavoro delle persone, sia come attività produttiva o attività economica (impresa, azienda, partita IVA, ecc), sia politiche di sostegno e welfare create appositamente per questo settore (lavoratori, e imprese).

Per questo motivo vogliamo rivoluzionare il sistema pubblico burocratico. Semplificando, noi di Riforma e Progresso vogliamo creare un nuovo ed unico centralizzato ente pubblico, il cui scopo sia quello e soltanto di:

  • Gestire la burocrazia e le procedure pubbliche per il lavoro.
  • Gestire dalla registrazione dei contratti di lavoro, ai sussidi di disoccupazione, alle procedure di formazione e reinserimento dei disoccupati nel mondo del lavoro.
  • Dalla gestione, organizzazione e tutela delle RISORSE UMANE (tutti i lavoratori d’Italia)
  • Dall’organizzazione, gestione, tutela, controllo e registrazione di tutte le attività economiche e produttive del Paese (imprese, aziende, partite IVA, ecc.)

Dalla gestione e supporto per APRIRE UN’IMPRESA IN ITALIA (sia da parte di Italiani che di stranieri che vogliono investire in Italia)

Creare un network di supporto alle imprese per poter efficientare e far accrescere le proprie opportunità (es. network di imprese per il commercio, il marketing, per la ricerca industriale comune, per il reperimento risorse fondi europei).

Per farla breve, per tutto quello che riguarderà tutele, diritti, supporto, registrazione, garanzie, controllo, database di dati su: lavoratori, disoccupati, imprese, e loro welfare collegato, si occuperà solo ed esclusivamente questo ente, che si chiamerà E.N.L.I.A. (ENTE NAZIONALE PER IL LAVORO, L’IMPRESA E L’ASSISTENZA)

Sarà un ente nazionale unico con “la testa di comando” a Roma, ma che avrà un sede distaccata in ogni Regione (in ogni capoluogo di Regione), e avrà poi filiali in tutte le città d’Italia (sia capoluoghi di provincia che città importanti o strategiche nel territorio, grossomodo dove oggi esistono i centri per l’impiego regionali). Verranno soppressi gli attuali centri per l’impiego regionali (ci coordineremo con le regioni), e tutte le politiche e uffici regionali 

 

che sono stati creati fino ad oggi per quello che concerne il lavoro, verranno soppresse o accorpate all’interno del nuovo E.N.L.I.A. (da qui in poi chiameremo semplicemente ENLIA). Ovviamente ci accorderemo con le Regioni per fare questa attività, ma come principio fondante ci sarà quello di riportare a livello centralizzato e statale la gestione dell’impiego.

Primo, perché è così in molti Paesi d’Europa, secondo, per via della spesso fallimentare gestione disorganizzata delle Regioni, terzo, perché molti in Italia protendono per un accentramento che porti la qualità del servizio ad alti livelli uguali per tutti (senza lasciare indietro Regioni povere ad esempio).

In più siamo nel 2020, dove la mobilità delle persone è una cosa normale, dove persone, merci e idee viaggiano liberamente in tutta Europa senza confini, dove ci deve essere COMUNICAZIONE CONTINUA E CONDIVISIONE DELLE IDEE tra le persone, in modo da aiutarle a creare attività che beneficino tutti. Invece, spesso, ogni Regione ha creato sistemi a sé stanti, nel bene o nel male, creando muri invalicabili e “confini” tra Regioni.

Perfino enti come le Camere di Commercio non avranno più motivo di esistere, al massimo o verranno accorpate o si occuperanno di dare altri servizi utili alle imprese. 

Toglieremo all’INPS la gestione del welfare, dei sussidi di disoccupazione, degli assegni famigliari, della mutua, ecc. in maniera che gli restino solo pensioni le pensioni.

Serve che un nuovo ente, leggero, pratico, flessibile e ultra moderno e comune e identico per tutti, prenda in mano la gestione del lavoro, delle imprese e del welfare, specializzandosi fin da subito solo su questo.

AVRA’ UN UNICO LOGO, SIMBOLO, in modo che sia unico e riconoscibile da tutti in tutta Italia. 

TUTTI GLI UFFICI verranno costruiti, strutturati e soprattutto ammobiliati

esattamente allo stesso modo. Un pò come accade oggi per le POSTE ITALIANE. Vogliamo che gli uffici dell’ENLIA siano riconoscibili, standardizzati e identici l’un l’altro in tutta Italia (nei limiti del possibile ovviamente come struttura in quanto verranno ristrutturati edifici preesistenti, oppure costruiti ex novo in altre città). Ma i colori interni, la segnaletica, i mobili ecc. saranno identici in tutte le sedi.

L’ENLIA avrà un unico DATABASE CENTRALIZZATO, un unico contenitore per la raccolta dei dati. Ogni dipendente, così come ogni utente cittadino, potrà dialogare in qualunque momento con tutto il resto d’Italia. Ogni cittadino sarà libero di accedere da dove vuole e verranno trattati tutti allo stesso modo.

Solo per fare degli esempi: Sei un Milanese e vuoi aprire una fabbrica a Benevento? Oltre a fare tutto online da casa avrai un dipendente ENLIA di Benevento che ti seguirà passo passo in tutte le procedure e passaggi finché tu non riesci ad avere aperta e funzionante l’attività a Benevento.

Sei un Barese e vuoi fare uno stage o trovare un lavoro al Nord? Fai tutto online da casa, oppure ti rechi nell’ufficio ENLIA di Bari, e ti organizzano tutto loro, cercherai, farai con loto tutte le procedure, tu dovrai semplicemente partire quando vorrai.

Hai bisogno di documenti vari (attinenti al mondo del lavoro, alle imprese ecc.) fai tutto all’ENLIA.

Vuoi chiedere la disoccupazione o l’assegno per i figli? Fai tutto con l’ENLIA. Sei in difficoltà e vuoi vedere se ci sono sussidi particolari o crediti o incentivi alle imprese? Rivolgiti all’ENLIA. Succede un’altra pandemia e lo Stato vuole sapere quante attività ci sono in Italia, che fatturati fanno, quanti dipendenti hanno ecc? Avranno un unico database a dargli tutti questi dati. Il Governo vuole dare soldi come aiuto se succede ad esempio un’altra pandemia, Non farà altro che mandare un bonifico automatico immediato a tutti gli IBAN delle imprese o dei cittadini, in quanto tutti gli italiani (privati o aziende) saranno lì registrate. 

L’ENLIA avrà un unico funzionale e friendly user SITO WEB che sarà anche in formato APP, poi ovviamente, le persone che sono anziane e non sono pratiche di internet, oppure non hanno connessione, o preferiscono semplicemente aver a che fare con persone che li aiutino invece di arrangiarsi semplicemente online, potranno andare in un qualunque ufficio dell’ENLIA, e far fare agli operatori dipendenti ENLIA le stesse cose che si possono fare online. Ognuno è libero di scegliere il metodo che preferisce.

Ovviamente anche il sito dell’ENLIA sarà collegato all’interfaccia del nuovo sito e App che creeremo ovvero il PORTALE DEL CITTADINO, da dove ogni persona potrà fare virtualmente praticamente qualsiasi cosa online, anche pagare le tasse ecc. (parliamo di questo in altri programmi come Economia e Burocrazia).

Ci saranno dipendenti dell’ENLIA che saranno specializzati, verranno formati e si specializzeranno a lavorare nelle discipline del LAVORO, gestione DISOCCUPATI, erogazione Reddito di Disoccupazione, Gestione Corsi ecc.

Altri dipendenti invece saranno specializzati nel seguire in tutto e per tutto, passo passo, la gestione, la registrazione, la creazione delle Aziende, Imprese, dell’apertura della Partita Iva, ecc. ma anche di gestire il supporto alle imprese.

Infine ci saranno altri addetti specializzati in WELFARE. Erogazioni di sussidi, bonus per neogenitori, bonus baby sitter, ecc ecc.

Questi addetti saranno in parte persone che facevano parte di enti che verranno soppressi, in parte neo assunti. La cosa importante è che ci sarà una strutturata e intensa formazione continua di tutto il personale. Ci sarà una struttura gerarchica, premi per chi raggiunge obiettivi, richiami e penalizzazioni per chi non fa il proprio lavoro.

Anche il Codice Fiscale verrà erogato tramite il sito dell’ENLIA che si occuperà di condividere i dati con l’Agenzia delle Entrate e con l’INPS.

Tutti i contratti di lavoro, assunzioni e licenziamenti, così come l’acquisto di voucher per il lavoro (registrati nominalmente), avverrà tutto tramite l’ENLIA, tutto online, oppure racandosi in un qualunque centro.

Tutta la gestione delle politiche per il lavoro, siano esse statali che regionali, saranno gestite ed erogate tramite l’ENLIA.

Sarà l’unico interlocutore pubblico col quale avranno a che fare i cittadini per tutto quello che riguarda LAVORO, IMPRESA, WELFARE.

Tutto in modo facile, anche online, immediato, pratico.

L’agenzia creerà e gestirà anche (togliendola all’INPS) Il casellario dei lavoratori attivi.

Non meno importante, ogni cittadino avrà dentro il suo portale online anche una sua completa lista di informazioni sul suo stato, e potrà vedere ad esempio: il suo stato lavorativo, dove lavora, cosa fa, chi è il suo datore di lavoro (sia presenti che passati), oppure se è un autonomo. Se hanno versato tutti i contributi? E a quale pensione si avrà diritto a fine carriera e fra quanto si potrà andare in pensione?

Ci sarà un’anagrafe completa di ogni cittadino, che potrà farsi anche la sua ricostruzione completa della propria situazione. Tutti i dati saranno aggiornati in tempo (anche grazie agli utenti stessi lavoratori e imprese) che saranno tenuti a registrare, fare cose, ecc.

PER CREARE L’E.N.L.I.A. e per creare nuovi server e database nazionali per il sistema informatico del sito unico per i cittadini destiniamo

700 milioni di Euro

CREAZIONE DEI SINDACATI AZIENDALI AUTONOMI (CONTRATTAZIONE AZIENDALE)

Creazione dei SINDACATI AZIENDALI AUTONOMI (CONTRATTAZIONE AZIENDALE)

Anche di questo se ne discute da anni in Italia. Il mondo è in continuo cambiamento, e così anche le esigenze dei lavoratori cambia, il loro modo di lavorare, le loro necessità. Serve cambiare il sistema di fare lavoro, renderlo più giusto e flessibile in modo da aggiustarsi da solo a seconda delle necessità. Tra l’altro, l’Italia, purtroppo è tra i peggiori Paesi europei per produttività e per il divario tra salari e produttività. In sostanza noi Italiani lavoriamo tante ore ma guadagniamo poco, quindi questo significa che spesso lavoriamo male.

In Germania, grazie all’accordo tra Stato, sindacati e imprese è successo l’esatto opposto, e quel rapporto è diventato il primo fattore di maggiore competitività dei tedeschi. La crescita di competitività in Italia è cresciuta di appena il 5% negli ultimi 20 anni, rispetto a quella francese (+24%), tedesca (27%) e della media dei Paesi del G7 (+31%). La politica non ne parla mai, ma uno dei punti principali sul perché in Italia non cresciamo mai, o solo dello “zero virgola” è colpa della bassa produttività e redditività, con tutto quello che poi ne consegue.

I problemi sono molteplici, per citarne alcuni?

Rigidità della contrattazione collettiva sindacale, uguale da Bolzano ad Agrigento. Questa cosa scontenta tutti perché: le imprese efficienti diventano incapaci di utilizzare il lavoro come moltiplicatore della produttività a causa dei rigidi schemi nazionali inibite a crescere; le imprese in crisi invece sono scontente perché zavorrate dagli obblighi previsti dai CCNL e spesso condannate a fallire, quando invece avrebbero potuto salvarsi e salvare i posti di lavoro, discutendo e decidendo direttamente assieme ai propri dipendenti su quali sacrifici fare o come risolvere certi problemi temporanei.

Serve quindi creare flessibilità. Le esigenze dei lavoratori di Agrigento per esempio, il tipo di economia e tessuto economico di Agrigento, le esigenze e necessità dei lavoratori e delle aziende di Agrigento, spesso sono molto diverse da quelle di Bolzano e da quelle di Firenze.

Quindi, bisogna che i CCNL segnino sì la base fondamentale standard uguale per tutti, ma poi però ogni azienda, ogni gruppo di lavoratori, deve potersi gestirsi autonomamente nel proprio territorio.

Nel piccolo in Italia sta silenziosamente crescendo la cosiddetta “contrattazione di prossimità” quindi significa che una nuova e diversa strada che va perseguita perché sono i lavoratori e le stesse aziende a volerlo e a chiederlo. Questa seconda strada perseguibile è l’unica capace di adattarsi alle singole situazioni imprenditoriali, garantendo alle soluzioni che servono all’impresa specifica, con dipendenti specifici, e non al “sistema generalizzato delle imprese d’Italia”. Il racchiudere tutto in un grande “calderone” ed avere la pretesa che siamo tutti usuali sempre e comunque e per sempre è una scelta che si è rilevata sbagliata, soprattutto perché il tessuto produttivo, i tipi di lavori, i tipi di territori sono diversi dall’un l’altro e continuano a cambiare nel tempo. SERVE CREARE UN SINDACALISMO FLESSIBILE E CUSTOMIZZATO PER OGNI IMPRESA.

RICAPITOLANDO: Una volta al Governo, noi di Riforma e Progresso, faremo un legge che permetterà ai dipendenti di qualunque impresa, azienda, fabbrica, attività di qualsivoglia natura, di potersi creare un sindacato loro proprio, interno a quell’azienda, oppure semplicemente riunirsi in gruppo quando e come vogliono, votare anche eventuali propri rappresentanti porta voce, e obbligare i loro titolari, datori di lavoro a partecipare alle riunioni decisive. I datori di lavoro saranno tenuti a partecipare e discutere alle riunioni chieste a maggioranza dei propri dipendenti, in modo da parlare assieme e discutere sul da farsi, su cambiamenti e proposte varie.

Anche i datori di lavoro avranno il potere di chiamare e riunire tale consiglio di dipendenti, in modo da comunicare con loro e prendere decisioni assieme

Restano validi tutti i normali usuali CCNL che saranno comunque la base di tutto il sistema già come adesso, poi però ogni impresa, dalla grande fabbrica al piccolo ristorante, potranno votare a maggioranza degli iscritti dipendenti, e modificare i propri diritti e doveri, o cambiare qualunque cosa vogliano nei rapporti di lavoro e quindi modificare il proprio status lavorativo.

Qualunque cosa, da cose positive come ad esempio: aumentare la paga oraria, a cose negative, come ad esempio, lavorare qualche ora gratis (o posticipare gli stipendi) in quanto l’azienda ha problemi di liquidità colpa di varie crisi. Tutto si può fare e decidere purché lo decidano la maggioranza semplice dei lavoratori dipendenti.

Ovviamente, se il titolare datore di lavoro fa una proposta ai dipendenti, affinché venga accettata ci deve essere voto favorevole della maggioranza dei dipendenti, mentre al contrario, per le proposte fatte dai dipendenti, ci deve essere anche il voto del datore di lavoro e di eventuali soci ecc.

Spesso capita che molte imprese si trovano in momentaneo stato di bisogno e per non fallire devono ricorrere a scelte particolari e all’aiuto e il sostegno dei propri dipendenti, altre volte invece se le cose vanno bene, ci deve essere anche la flessibilità delle imprese, di andare in contro alle esigenze dei lavoratori.

Ovviamente per i dettagli operativi di come sviluppare bene questa disciplina, ci sentiremo con esperti giuslavoristi del settore, e sentiremo anche le parti in causa (sindacati, associazioni imprenditoriali, ecc.).

CREAZIONE DI SCUOLE PROFESSIONALIZZANTI

CREAZIONE DI SCUOLE PROFESSIONALIZZANTI

Approfondiremo meglio questo paragrafo nella sezione apposita del programma SCUOLA E ISTRUZIONE, ma intanto per accennarvelo, vogliamo qui sinteticamente descrivervi una importante riforma che introdurremo.

Esistono in Italia alcuni piccoli progetti pilota, fatti nascere grazie alla volontà di qualche imprenditore assieme a qualche politico locale in alcune regioni d’Italia.

Si chiamano scuole professionalizzanti. Sono l’equivalente di scuole superiori, solo che invece del normale liceo o istituto tecnico o professionale, sono specializzate a formare gli alunni in determinate specifiche professionalità lavorative, utili alle aziende ed imprese del territorio.

Ad esempio, se in un dato territorio italiano, provinciale, o regionale o anche locale di pochi comuni che sia, le aziende del territorio che vanno per la maggiore, sono ad esempio ditte metalmeccaniche, o petrolchimiche, piuttosto che cantine vinicole, piuttosto che strutture alberghiere e ristoranti, piuttosto che ditte di elettronica, oppure calzaturifici o produttori di pellami vari, ecc… cioè di qualunque tipologia, significa che tali ditte hanno bisogno di lavoratori preparati in tali settori.

Spesso le aziende faticano a trovare operai specializzati, lavoratori esperti che abbiano già una preparazione specifica, seppur minima, in un determinato settore. Ad esempio, saper già usare un determinato macchinario utile a determinati tipi di azienda, oppure essere già in grado di gestire, controllare, regolare, determinate cose, o fare determinati lavori. Ovvio, poi come ogni cosa, stage e anni di lavoro nelle aziende daranno al lavoratore l’esperienza esatta di cui ha bisogno, ma molto spesso le aziende si trovano candidati lavoratori totalmente ignoranti e privi di una qualunque conoscenza nel settore specifico dove lavorano.

Come spieghiamo nel nostro programma SCUOLA, faremo una profonda riforma del sistema di istruzione italiano, e sarà possibile per i giovani che volessero imparare a fare lavori specifici (quelli che appena dopo il diploma ti diano quasi il 100% di sicurezza di venire assunti subito in una qualunque azienda in un settore per cui ti sei preparato), poter intraprendere un percorso che veda meno teoria e tanta più pratica.

Ci sono molti giovani che alle superiori non sono portati per teoria, umanesimo, studio sui libri, ma che preferiscono invece operatività. Dalla falegnameria, al manufatturiero, alla meccanica, ecc.

Ovviamente avranno lezioni anche di italiani, inglese, informatica, ecc, ma tutto sarà regolato sugli argomenti che specializzeranno la scuola.

Le scuole sorgeranno SOLO grazie al contributo delle imprese del territorio, che al di là di eventuali donazioni economiche (non obbligatorie comunque), dovranno supportare le scuole in modo da fornire know-how, personale, corsi di aggiornamento, alternanza scuola-lavoro, possibilità di fare stage in azienda, possibilità di fornire macchinari, materiali alle scuole (oppure dare la possibilità di usarli presso i propri stabilimenti).

Se le ditte sono piccole imprese artigiane possono fare una colletta, oppure fornire o imprestare alla scuola macchinari usati o vecchi ma utili ancora a fare e capire un lavoro/lavorazione precisa, fornire materiali scarti/non conformi in modo che gli studenti possano fare pratica, piuttosto che buttarli via. ecc, ecc.

Sono le imprese del territorio a dover indicare CHE TIPO DI LAVORATORI VORREBBERO E DEVONO POI FORNIRE ALLE SCUOLE, STUDENTI E INSEGNANTI, TUTTO IL SOSTEGNO PRATICO E PROFESSIONALE DI CUI HANNO BISOGNO.

Leggete di più nel programma Scuola e Istruzione.

Come spieghiamo nel nostro programma SCUOLA, faremo una profonda riforma del sistema di istruzione italiano, e sarà possibile per i giovani che volessero imparare a fare lavori specifici (quelli che appena dopo il diploma ti diano quasi il 100% di sicurezza di venire assunti subito in una qualunque azienda in un settore per cui ti sei preparato), poter intraprendere un percorso che veda meno teoria e tanta più pratica.

Ci sono molti giovani che alle superiori non sono portati per teoria, umanesimo, studio sui libri, ma che preferiscono invece operatività. Dalla falegnameria, al manufatturiero, alla meccanica, ecc.

Ovviamente avranno lezioni anche di italiani, inglese, informatica, ecc, ma tutto sarà regolato sugli argomenti che specializzeranno la scuola.

Le scuole sorgeranno SOLO grazie al contributo delle imprese del territorio, che al di là di eventuali donazioni economiche (non obbligatorie comunque), dovranno supportare le scuole in modo da fornire know-how, personale, corsi di aggiornamento, alternanza scuola-lavoro, possibilità di fare stage in azienda, possibilità di fornire macchinari, materiali alle scuole (oppure dare la possibilità di usarli presso i propri stabilimenti).

Se le ditte sono piccole imprese artigiane possono fare una colletta, oppure fornire o imprestare alla scuola macchinari usati o vecchi ma utili ancora a fare e capire un lavoro/lavorazione precisa, fornire materiali scarti/non conformi in modo che gli studenti possano fare pratica, piuttosto che buttarli via. ecc, ecc.

Sono le imprese del territorio a dover indicare CHE TIPO DI LAVORATORI VORREBBERO E DEVONO POI FORNIRE ALLE SCUOLE, STUDENTI E INSEGNANTI, TUTTO IL SOSTEGNO PRATICO E PROFESSIONALE DI CUI HANNO BISOGNO.

Questo sistema oltre a migliorare il lavoro e la produttività specializzata delle aziende, ridurrà la disoccupazione, l’abbandono scolastico e i NEET.

Leggete di più nel programma Scuola e Istruzione.

RIFORMA PER UN NUOVO E MIGLIORE CONTRATTO DI LAVORO OCCASIONALE

RIFORMA PER UN NUOVO E MIGLIORE CONTRATTO DI LAVORO OCCASIONALE

(Cancellando i Libretti Famiglia e i PrestO)

Reintroduzione dei Voucher come una volta, ma in modo migliore e più corretto sia per datori di lavoro che lavoratori.

Per i titolari di Partita Iva e le Imprese deve essere più semplice accedere all’utilizzo di Voucher.

Gli ultimi voucher sono stati di fatto quasi inutilizzabili, con troppi vincoli e con procedure troppo complesse per attivare sia il Libretto famiglia che i nuovi contratti di prestazione occasionale. Poche famiglie ed aziende hanno usato i nuovi voucher introdotti dal 2017 (buoni lavoro), troppo complessi e caotici.

Serve riformarli in modo che il datore di lavoro, da solo e in pochi minuti, possa entro 1 ora prima dall’assunzione del lavoratore, tramite sito o APP del nuovo ente E.N.L.I.A., registrarsi (lo fa 1 volta nella vita) e “assumere” quante persone vuole inserendo i dati del lavoratore (magari creando un codice link che arriva per mail e notifica e sms al lavoratore in modo che quest’ultimo, sempre dal sito, possa inserire i suoi dati, il suo IBAN, ecc.). Il datore di lavoro sceglierà l’importo netto che vuole dare al lavoratore, e in automatico il software del sito calcola il lordo che dovrà essere pagato dal datore di lavoro. Il datore di lavoro sceglierà se inserire la propria carta di credito oppure conto bancario o postale, in modo che in automatico, il sistema online, preleverà tale cifra dal conto (o carta d credito o prepagata) del datore di lavoro e la versi in automatico sull’iban (o carta prepagata) del lavoratore, ovviamente il sistema verserà sul conto /carta del lavoratore solo l’importo netto della giornata, e si trattiene invece la differenza del lordo, in modo da usarla per versare i contributi del lavoratore e per pagargli le tasse.

In questo modo facile, veloce ed automatico, non si deve fare più nulla. Il datore di lavoro può tramite un calendario online, selezionare i giorni da far lavorare a tale lavoratore e il gioco è fatto.

Se un giorno cambia idea e vuole chiudere il rapporto di lavoro, non farà altro che entrare nella cartella del suo dipendente e annullare il rapporto. Il lavoratore riceverà mail, notifica e sms della chiusura del rapporto di lavoro dal giorno prescelto dal datore di lavoro (che deve dare disdetta almeno con 3 giorni di preavviso).

La paga oraria sarà in automatico calcolata dal sistema a seconda del tipo di azienda/attività commerciale tramite partita IVA l’utente datore di lavoro si sia registrato (quando ancora tempo prima aveva registrato la sua azienda online a prescindere). Nel caso in cui tale settore non abbia un CCNL o se anche ce l’avesse ma prevedesse una paga oraria inferiore al salario minimo, in automatico verrà inserito il SALARIO MINIMO stabilito per legge. Ogni datore di lavoro potrà se vuole, perfino aumentare tale salario minimo, semplicemente cliccando su un pulsante + che aumenterà di tot centesimi per ogni click, la paga oraria, facendoti vedere quanto andrai a spendere (perché ogni tot in + che gli dai avrà al suo interno già calcolato in automatico anche le tasse, IRPEF, INPS, INAIL, ecc).

Un’altra differenza rispetto al vecchio sistema (tramite sito INPS) è che questo contratto è attivabile da qualunque tipo di azienda, perfino da onlus e associazioni, partite IVA, e senza limiti di dipendenti già impiegati. Unici limiti (ovvi e moralmente giusti):

1). Il primo limite è ovviamente il tempo del lavoro in sé, altrimenti non sarebbe più un lavoro occasionale e a intermittenza, ma diverrebbe un vero e proprio lavoro a tempo pieno (part-time o full time). Il periodo massimo che il lavoratore può lavorare con questo tipo di contratto è di 640 ore entro l’anno solare.

Un esempio pratico per semplificare: se si vuole che il lavoratore lavori a tempo pieno come un lavoro normale, fatto da massimo 8 ore al giorno, 5 giorni a settimana, lavorerà 40 ore a settimana. Facciamo un media che ogni mese abbia 4 settimane, in totale il lavoratore lavorerà quindi per 160 ore al mese. Quindi se si vogliono consumare tutte le 640 ore di limite disponibile, tale lavoratore lavorerà, nel nostro esempio, 4 mesi pieni (come accade ad esempio nei lavori stagionali agricoli per la raccolta di frutta e verdura, o per i camerieri e baristi che lavorano al mare nei periodi estivi, ecc.). Ovviamente se il lavoratore è un cameriere di un bar che lavora soltanto 10 ore al sabato e 10 ore alla domenica, ci vorrà più tempo per consumare le 640 ore massime. La prestazione di lavoro occasionale può anche essere resa tutti i giorni nell’arco di un mese: il fatto che l’attività lavorativa debba essere occasionale, difatti, non significa che debba esserci una discontinuità temporale.

2). Non c’è nessun limite di compenso massimo. Il lavoratore viene pagato secondo il CCNL di tale attività o secondo il SALARIO MINIMO GARANTITO PER LEGGE, qualora non ci sia un CCNL per tale attività o se anche ci fosse, desse come paga oraria meno soldi rispetto a quanto stabilito dal SALARIO MINIMO GARANTITO PER LEGGE. Al salario netto il sistema ricava in automatico il lordo, equivalente ad INPS, IRPEF, e INAIL. Ogni datore di lavoro potrà poi eventualmente perfino aumentare la paga oraria direttamente dalla propria APP o sito web.

3). Tale lavoratore ovviamente non doveva essere già dipendente subordinato a tempo determinato o indeterminato sotto lo stesso datore di lavoro, (se lo era, non deve aver più lavorato per lui per almeno 6 mesi). Ma il sistema automatico del sito/APP valuterà autonomamente questa cosa e se non possibile, non farà iniziare alcun rapporto

4). In questo tipo di rapporto di lavoro si intendono inclusi e garantiti i periodi di riposo, ferie, permessi, mutua, ecc. seguendo la legge già esistente e le solite normative in materia (e i CCNL).

Ovviamente alla scadenza del VOUCHER PER LAVORO BREVE, il lavoratore si troverà disoccupato, e quindi se vorrà avrà diritto ad iscriversi alla disoccupazione (e richiedere quindi anche il reddito di disoccupazione di 900 euro).

Il datore di lavoro NON POTRA’ riassumere tramite voucher quello stesso lavoratore che ha terminato con lui tutte le 640 ore, per tutto il resto dell’anno. Dovrà attendere che inizi il nuovo anno solare (cioè dal 1 Gennaio dell’anno successivo).

TUTELARE I NUOVI LAVORI

TUTELARE I NUOVI LAVORI

Il nuovo millennio ha portato anche nuovi tipi di lavori. I tempi cambiano, la società cambia, le esigenze cambiano, e quindi cambiano o nascono molti tipi di lavoro.

E’ una cosa naturale e fisiologica e quindi anche la tutela del lavoro deve essere flessibile e seguire sempre le nuove tendenze. Sono migliaia in Italia i lavoratori non tutelati perché fanno lavori nuovi. Come ad esempio i food riders, o gli youtuber, o qualsiasi altro tipo di lavoratori.

Grazie alle nostre riforme, questi impieghi saranno liberi di incasellarsi nelle già esistenti tutele lavorative:

1). Se si è autonomi, si guadagna a intermittenza, si apre partita IVA e si verrà trattati e tutelati come partite IVA (vedi le nostre riforme nel programma Imprese e Partite IVA, come malattia, maternità e disoccupazione). Tra l’altro alzeremo a 100.000 euro il limite di fatturato per poter beneficiare del regime forfettario.

2). Se si riceve uno stipendio e si è obbligati a fare determinate cose date dal proprio datore di lavoro, si è lavoratori dipendenti, e quindi si hanno tutti i diritti, doveri e tutele del caso.

3). Come descritto, inventeremo il salario minimo, un organo di tutela dei lavoratori, nuovi tipi di voucher per lavori brevi o intermittenti.

4). Daremo a tutti la possibilità di avere la disoccupazione in caso si decida di chiudere l’attività o se si perde il lavoro (o se non te lo rinnovano).

5). Per le categorie senza contratto nazionale CCNL, daremo la possibilità, come descritto, di associarsi tra colleghi dipendenti di un’azienda e di esigere cambiamenti contrattuali, diritto, tutele ecc, da parte del proprio datore di lavoro che, entro certi limiti, sarà costretto a concedere (specie per quei lavori non coperti da un CCNL).

Se per esempio i riders sono “finte partite iva”, verranno per legge tramutati in dipendenti a tutti gli effetti, oppure sarà richiesto al datore di lavoro di garantire, ferie, stipendi, riposi, ecc. in sede di assunzione contrattuale.

6). Tra le nostre riforme creeremo la possibilità anche per le partite IVA di avere un reddito in caso di malattia/infortunio e maternità. Quindi saranno maggiormente tutelati

7). Chi si aprirà partita IVA come start-up, Influencer/Youtuber/Blogger, o per chi ha meno di 40 anni, per 5 anni NON dovranno versare le quote fisse annuali minime sull’INPS, ma verseranno una percentuale solo su quello che effettivamente guadagnano, quando e se guadagnano (su fatture o reddito).

Detto tutto ciò, siamo comunque aperti e disponibili di incontrare e discutere con tutte le categorie ad oggi ancora non coperte da tutele contrattuali CCNL in modo da aiutarle a crearsi delle tutele apposite.

 

AUMENTARE LA PRODUTTIVITA' LAVORANDO MENO ORE

AUMENTARE LA PRODUTTIVITA’ LAVORANDO MENO ORE

L’Italia ha un disperato bisogno di aumentare la produttività del lavoro.

Noi Italiani, rispetto alla maggior parte dei lavoratori del resto d’Europa, lavoriamo molto, un sacco di ore (in media più degli altri in Europa), ma in proporzione guadagniamo meno, anzi, produciamo perfino meno rispetto a tutte le ore che lavoriamo.

Questo sistema oltre a non essere efficiente è stupido, perché mai dobbiamo spaccarci di lavoro e togliere tempo prezioso alla nostra vita, alla nostra famiglia, alle nostre passioni ed hobby, se poi però guadagniamo tutto sommato poco?!

Ognuno ovviamente è libero di gestire la propria vita come vuole, e se uno è contento di vivere per lavorare, buon per lui/lei, ma sarebbe quantomeno opportuno dare la possibilità, a chi volesse, potesse, fosse in grado, di poter migliorare la sua posizione, la propria efficienza professionale e guadagnare di più, avendo allo stesso tempo, più possibilità e tempo di godersi la vita. Ricordiamoci che si vive una volta sola.

Come si evince anche da un articolo del Fatto Quotidiano: Se nel 1995 i tedeschi passavano al lavoro in media 1.528 ore all’anno, nel 2015 si sono ridotte a 1.371. In Spagna si è passati da 1.755 a 1.691 e in Francia da 1.605 a 1.482. Anche in Italia il trend è stato lo stesso: dalle 1.856 del 1995, dopo dieci anni si è arrivati a 1.725. Che sono però 354 in più rispetto alla Germania e 243 più di un lavoratore francese Se in Germania i metalmeccanici ottengono la settimana di 28 ore su base volontaria e in diversi Paesi europei sono in corso delle sperimentazioni per ridurre l’orario di lavoro, in Italia il dibattito è fermo. Nonostante si tratti di un argomento destinato a diventare cruciale nei prossimi anni, dato che anche nel nostro Paese lo smart-working è ormai una realtà e le nuove generazioni sono poco disposte a rinunciare al work-life balance, l’equilibrio tra il lavoro e la propria vita privata.

A favore della riduzione si è espresso anche Domenico De Masi, professore emerito di Sociologia del lavoro alla Sapienza di Roma: in Italia lavoriamo 40 miliardi di ore all’anno divise per 1.800 pro-capite con un totale di circa 23 milioni di posti di lavoro, mentre sul mercato ci sono sei milioni di disoccupati. “Se io dividessi lo stesso monte ore per l’orario francese (1.482 ore all’anno procapite) – ha ipotizzato De Masi – avrei oltre 4 milioni di posti di lavoro in più. Se poi lavorassimo come i tedeschi (1.371 ore pro-capite) ne avremmo quasi 6,6 milioni in più”. Eppure in Italia poco si è fatto, anche rispetto ad altri Paesi europei.

In Francia, come in Belgio, invece, l’orario di lavoro fu ridotto a 35 ore settimanali già alla fine degli anni Novanta attraverso due leggi dovute all’ex ministra Martine Aubry, all’epoca del governo Jospin. Oltre le 35 ore, si va nell’orario straordinario (che si paga almeno il 10% in più). Generalmente e in assenza di accordi diversi, per le prime 8 ore di straordinario si paga il 25% in più, per le successive si arriva al 50%. In Germania, l’accordo con gli industriali, ha portato a un contratto collettivo che, pur essendo un compromesso al ribasso rispetto alle promesse iniziali, consente ai dipendenti che devono occuparsi di un bambino e di un parente malato di chiedere la riduzione dell’orario a 28 ore per un periodo di tempo che va dai 6 mesi ai 2 anni, dopo il quale si tornerà al regime delle 35 ore. Chi ridurrà l’orario, poi, non avrà un conguaglio dello stipendio ma un bonus in tempo, ossia 8 giorni di ferie a partire dal 2019.

In Olanda, invece, la settimana lavorativa è di 4 giorni, circa 29 ore di lavoro settimanali, mentre la Norvegia è a 33 ore di lavoro a settimana, con 21 giorni di ferie pagate e 43 settimane di congedo parentale.

Lavorare qualche ora in meno a settimana da la possibilità di riposarsi di più, stressarsi di meno, avere più tempo per fare altre cose e per star dietro alla famiglia. Già adesso in molte aziende italiane, c’è flessibilità ad esempio per le madri con figli. Ma nella maggior parte delle imprese si lavora invece molte ore, e c’è anche poca flessibilità per i lavoratori.

Grazie a tutte le nostre riforme che introdurremo una volta al Governo noi di Riforma e Progresso, nessuna azienda avrà più la scusa per non essere flessibile.

Abbasseremo di molto le tasse, ne cancelleremo molte altre, ridurremo molto la burocrazia, daremo incentivi alla ricerca, daremo un aiuto concreto per creare un network di imprese capace di vendere meglio sui mercati.

Daremo poi la possibilità ad ogni azienda di potersi auto regolare sindacalmente lasciando decidere a dipendenti e datore di lavoro di ogni singola azienda in autonomia.

Creeremo scuole che non faranno altro che formare giovani esattamente e precisamente utili alle imprese del territorio, ad immagine e somiglianza del lavoro richiesto dalle imprese del proprio territorio e tessuto economico.

Creeremo un’agenzia in modo che i lavoratori possano denunciare scorrettezze contrattuali da parte dei propri datori di lavoro. Cosa molto utile anche perché in molte aziende non vengono pagati gli straordinari, o le trasferte, e spesso non ti danno il permesso delle ferie anche se ne hai accumulate un sacco in quanto sei sempre a lavoro. Serve vigilare anche in questo.

Obbligheremo i disoccupati iscritti alla disoccupazione di fare stage (gratis per le aziende) presso le aziende.

Quindi, grazie a tutto questo (ed altro ancora), le aziende possono iniziare a fare un passo avanti e diventare più flessibili con i propri dipendenti.

Nei limiti del possibile, devono lasciare i propri dipendenti a gestirsi in autonomia gli orari di lavoro, turni, ecc.

Vogliamo anche noi portare le ore lavorative a 35 a settimana! Poi sarà ogni azienda libera di decidere se fare un ora in meno al giorno oppure gestirsele come vuole. Quindi tutto ciò che va oltre alle 35 ore, saranno considerati straordinari (da pagare obbligatoriamente).

Vogliamo incentivare anche il lavoro part-time, molte donne avrebbero la possibilità di poter lavorare e anche seguire la famiglia, e questo darà la possibilità di spartirsi il lavoro tra donne, visto che la disoccupazione femminile italiana è tra le alte d’Europa (ISTAT 2020 sono circa il 76% dei disoccupati totali).

INCENTIVI PER CHI TRASFORMA I CONTRATTI DI LAVORO DA FULL TIME A PART TIME E PER CHI ASSUME PART TIME (SIA PER MASCHI CHE PER FEMMINE).

RIDUZIONE DEL 50% DELL’IRPEF PER 10 ANNI

Se un impresa ha bisogno che un lavoratore gli lavori per forza 8 ore al giorno, può assumere 2 persone che facciano part time (4 ore a testa). Gli costa uguale, ANZI, anche meno visto che pagherà il 50% di TASSE IRPEF per entrambe le persone, quindi ci risparmierà pure.

Questa cosa è poi utile in modo da dividere incarichi o avere sempre un “jolly” di sicurezza che non ti lasci a piedi se da un giorno all’altro decide di lasciare l’impresa. Avrai una seconda persona che è in grado di fare il lavoro e non sarai (tu impresa), scoperta!

Ovvio, sarà delle persone la scelta di lavorare o trasformare il proprio attuale contratto, da uno normale a uno part time. A molte persone basta guadagnare anche la metà purché possa avere più tempo per la famiglia ad esempio.

L’Irpef poi ricade in piccola parte anche sul lavoratore che quindi guadagnerà comunque in più rispetto ad adesso, anche se part time.

FLESSIBILITA’ E BENESSERE AZIENDALE AIUTANO AD AUMENTARE LAVORO E PRODUTTIVITA’

C’è fin troppa gente in Italia che è costretta a sottostare alla vecchia mentalità dei datori di lavoro, e spesso si deve rimanere in ufficio schiavi del cartellino a prescindere, anche se parte del tempo, perché stanchi o stressati, lo si passa a fare il lavoro molto più lentamente o a non lavorare proprio, magari guardando lo schermo, e solo per far vedere al proprio capo che si rimane in ufficio fino a tarda sera.

Oltre che inutile, inconcludente inefficiente è anche improduttivo e significa prendersi in giro. Allo stesso tempo il datore di lavoro non può pretendere di avere schiavi sempre lì a disposizione ma senza pagarli adeguatamente né dandogli alcun benefit aziendale e nessuna flessibilità di orario.

Serve trovare la via mediana, l’equilibrio. Allo stesso tempo, ma ne parleremo nel programma WELFARE E FAMIGLIA vogliamo dare degli incentivi alle imprese che decidono di creare (per sé o in comune con altre aziende della loro zona), asili nido e asili aziendali. Incentivi anche alle aziende che invece decidono di dare degli aiuti economici, benefit per contribuire alle spese di asili e asili nido per i figli dei propri dipendenti.

LIMITAZIONE DELLO STAGE

LIMITAZIONE DELLO STAGE

Quando noi di Riforma e Progresso saremo al Governo del Paese, faremo si che lo Stage potrà esistere soltanto ed obbligatoriamente in soli 2 casi:

  1. Per gli studenti (persone che stanno studiando e fanno stage durante l’attività scolastica o accademica, o per alternanza scuola-lavoro).
  2. Per i disoccupati (che come descritto saranno obbligati, se vogliono percepire il Reddito di Disoccupazione) ad usare il loro tempo (6 ore al giorno per 5 giorni a settimana) per fare corsi, volontariato e stage. Ovviamente anche chi non prende il reddito ma si iscrive volontariamente all’ENLIA avrà diritto, come descritto, a seguire comunque gratuitamente i corsi e se vuole fare anche stage e/o volontariato.

Le aziende non saranno tenute a pagare niente per lo stage effettuato.

Per tutte le altre categorie lo stage sarà ILLEGALE! Ebbene sì, attualmente, per come vanno le cose in Italia, lo stage è usato da aziende e datori di lavoro come vero e proprio schiavismo 2.0! Si assumono stagisti, molto spesso per farli lavorare esattamente come i normali dipendenti, con la differenza che si possono pagare poco, non hanno tutele contrattuali, si tengono precari, ecc.

Lo stage dovrebbe servire per formare le persone, e infatti lo teniamo per studenti e disoccupati. Senza contare poi che in tutta Italia creeremo scuole di specializzazione tecniche che prepareranno gli studenti a lavorare e saper fare esattamente i lavori di cui le imprese del loro territorio hanno bisogno (e faranno tra l’altro comunque anche stage e alternanza scuola-lavoro).

Senza contare poi che, come già esiste attualmente, ogni impresa, e datore di lavoro, ha il diritto di mettere in prova il neo assunto per un periodo che arriva fino anche a 6 mesi di prova!

Tra l’altro poi rimarrà in piedi anche l’attuale CONTRATTO DI APPRENDISTATO. Oltretutto, come spiegheremo di seguito, renderemo più semplice la possibilità di licenziare (garantendo al contempo più tutele al dipendente). Quindi non ci sarà più motivo di “sfruttare” stagisti! Perfino la pratica presso gli ordini professionali non potrà più essere gratis (a meno che non la si faccia durante l’università, cosa che introdurremo con le riforme dell’università). 

CAMBIEREMO I LICENZIAMENTI

CAMBIEREMO I LICENZIAMENTI

Visto tutte le garanzie e tutele ulteriori che daremo ai lavoratori (vedi i precedenti capitoli, e vedi anche altri programmi come quello Welfare e famiglia, economia, abbassamento delle tasse, ecc.) e visto anche alla maggiore protezione e perfino potere decisionale che daremo ai dipendenti, sarà giusto, contemporaneamente, riconosce qualcosina anche ai datori di lavoro.

Vogliamo portare avanti una piccola riforma dell’attuale Jobs Act.

Ovvero, SOLTANTO per tutte le nuove assunzioni e per tutti gli attuali contratti fatti con la riforma Jobs Act, sarà possibile licenziare più facilmente.

IMPORTANTE:

– Quindi saranno pochi i lavoratori, e da un futuro in poi, che verranno toccati, perciò saranno la stragrande minoranza dei lavoratori!

– Cambierà poco tecnicamente rispetto all’attuale Jobs Act, vogliamo solo mettere fine ai vari raggiri, furberie e ipocrisie che si son venute a creare tra datori di lavoro e lavoratori (ed evitare quindi anche eventuali sprechi di tempo, denaro, cause in tribunale ecc.) che son scaturite dai tempi del jobs act.

E’ giusto che i lavoratori abbiano tutte le tutele e le garanzie possibili, aumenti salariali, salari minimi, contratti che gli garantiscano diritti, possibilità di poter concordarsi con l’azienda attraverso sindacati fatti sul posto a livello aziendale e non più soltanto a livello nazionale. E’ giusto che il dipendente venga trattato al meglio delle possibilità, inclusi i dipendenti donna, i genitori con figli, ecc, ecc. e che tra l’altro possa, entro certi limiti, perfino collaborare con il proprio datore, alla organizzazione aziendale.

Teniamo conto che poi, tra l’altro, grazie al nostro nuovo sistema di supporto alla disoccupazione, qualunque persona che perde il lavoro (per qualunque motivo, chiunque esso sia), immediatamente avrà diritto a 900 euro al mese e alla formazione obbligatoria (corsi, stage, volontariato).

Teniamo conto poi che grazie all’abbassamento delle tasse che faremo, sia i datori di lavoro sia i dipendenti, pagheranno meno tasse e quindi implica che guadagneranno di più.

Cosa vogliamo cambiare quindi?

Vogliamo togliere il sistema della conciliazione e del reinserimento nel posto di lavoro.

In questi anni i dati parlano chiaro, nella stragrande maggioranza dei casi è il lavoratore stesso a preferire ricevere i soldi (compensazione) e andarsene piuttosto che tornare a lavorare col suo (ex) datore di lavoro, anche perché di sicuro ci avrà litigato col datore di lavoro e il rapporto di fiducia e rispetto si è rotto. Tra l’altro con quello che costa formare un dipendente e visto che ogni lavoratore è importante per ogni datore di lavoro in quanto se è assunto vuol dire che c’è bisogno del suo lavoro per contribuire a mandar avanti l’azienda, i datori di lavoro non licenziano a caso a cuor leggero, specie se, come spesso accade in Italia, le imprese faticano a trovare lavoratori specializzati competenti nel mercato del lavoro.

Il licenziamento è l’estrema ratio, l’ultima spiaggia, e un datore di lavoro lo fa in genere solo se costretto.

Dobbiamo anche capire che come è normale, da che mondo e mondo, c’è gente che non è portata per fare un certo tipo di lavoro, e c’è anche gente che invece per indole e maleducazione, lavora male, fa più guai e danni che altro, mettendo spesso in difficoltà anche i colleghi lavoratori, costringendoli a più stress e fatica.

Quindi se proprio bisogna, è giusto dare alle imprese la possibilità di licenziare mele marce oppure lavoratori non più utili che son diventati un peso. Di sicuro tali lavoratori saranno invece utili in qualche altra azienda a loro volta e nel frattempo avranno una disoccupazione e una formazione che li segue mese dopo mese.

In verità questo è in parte già possibile farlo adesso col jobs act ma in maniera troppo complessa, e noi vogliamo quindi semplificare il sistema una volta per tutte.

Come? Copiando il sistema AUSTRIACO ma migliorandolo:

I datori di lavoro potranno licenziare quando e come vogliono, però:

Serve una GIUSTA CAUSA, deve essere indicata giusto nel caso possa venire utile se ci fosse un eventuale giudizio di impugnazione promosso dal lavoratore presso il Tribunale del Lavoro. Però tale causa deve rientrare in determinati casi prescritti per legge (che sono svariati), ad esempio perché il lavoratore ha perso la fiducia del datore di lavoro, oppure perché secondo il datore di lavoro, il lavoratore non è in grado di eseguire correttamente il proprio lavoro, o perché si presenta in ritardo o ubriaco, o fuma nelle aree dove non è consentito, o ruba, ecc, ecc.

Il datore di lavoro deve dare un preavviso di 1 mese al lavoratore. Cioè gli dice “sei licenziato e lavorerai qui ancora soltanto 1 mese”, in modo da lasciare il tempo al lavoratore di iniziare a guardarsi in giro e gestire la propria situazione e al datore di lavoro di iniziare a cercare un sostituto. Ma potrebbe servire anche per far cambiare idea al datore di lavoro. Eventualmente, le parti si possono anche accordare facendo sì che il licenziamento avvenga subito già dal giorno seguente alla lettera di licenziamento) DOVE PERO’ IL DATORE DI LAVORO PAGHERA’ COMUNQUE QUEL MESE DI MANCATO PREAVVISO (come se l’avesse lavorato). Se invece non c’è accordo tra le parti ma il datore di lavoro vuole liberarsi immediatamente del dipendente, potrà farlo subito unilateralmente però dovrà pagare il doppio (cioè 2 mensilità).

NON SI POSSONO LICENZIARE ALCUNE TIPOLOGIE DI LAVORATORI come: PRESTATORI DI LAVORO IN ASPETTATIVA, DONNE IN GRAVIDANZA (e nel periodo di maternità, anche opzionale), DISABILI PROTETTI. Per poter licenziare queste categorie di lavoratori serve l’approvazione del Tribunale del Lavoro che provvederà a vedere e valutare caso per caso.

Nel caso di CESSIONE D’AZIENDA sarà VIETATO ai nuovi acquirenti dell’azienda, di LICENZIARE e ABBASSARE LO STPENDIO AI DIPENDENTI.

I lavoratori avranno diritto di ricevere subito (assieme all’ultima busta paga che tra l’altro conterrà anche TFR, ferie e permessi non retribuiti, ecc.) anche:

– 4 mensilità complete se si è lavorato in azienda per meno di 2 anni

– 6 mensilità complete se si è lavorato in azienda dai 2 ai 4 anni

– 8 mensilità complete se si è lavorato in azienda dai 4 ai 6 anni

– 10 mensilità complete se si è lavorato in azienda dai 6 ai 10 anni

– 12 mensilità complete se si è lavorato in azienda per più di 10 anni

Questo vale per qualunque lavoratore dipendente, sia privato che pubblico (visto che introdurremo il jobs act con questa nostra riforma anche nel pubblico).

Ovviamente il mese di preavviso viene lavorato e pagato normalmente e non rientra nel conteggio delle mensilità da ricevere come indennità.

Ovviamente questa disciplina si utilizza anche nei rapporti di lavoro con determinate partite iva (a progetto, o quelle che lavorano soltanto per un committente, o per esempio anche gli agenti di commercio, ecc.). Se il loro contratto era annuale e si rinnovava di anno in anno, verranno contati come ANNI LAVORATI ASSIEME TOTALI. Quindi se la partita iva per esempio, ha fatto per 6 anni consecutivi accordi annuali sempre per lo stesso lavoro e datore di lavoro, allora il suo committente dovrà pagargli 8 mensilità. Se invece il contratto è stato in generale solo di un mese, o 6 mesi o 1 anno (o meno di due anni), la partita iva si prenderà sempre e comunque 4 mesi di indennità (da pagare sempre tramite fatturazione).

Abbiamo capito tutti che al giorno d’oggi ormai il posto fisso non esiste più e non ha più motivo di esistere, anzi, molto spesso i giovani non lo vogliono nemmeno più il posto fisso (inteso alla vecchia maniera). L’importante è che ci sia una garanzia continua per i lavoratori licenziati (disoccupazione) e la possibilità di venir facilmente reintegrati in un altro lavoro (formazione, stage, incremento delle competenze e del network di offerta e ricerca di lavoro).

A nessuno piace più dover lavorare per tutta la vita sempre nello stesso posto. E magari, da un lavoro che non ti piaceva o non andavi bene, poi ti ritrovi ad iniziare invece un nuovo lavoro che magari ti piace e dove sei bravo.

Negli anni 50 o 60 ad esempio, erano spesso gli stessi lavoratori che si dimettevano liberamente dall’oggi al domani per cambiare lavoro (e lo trovavano nel giro di pochi giorni), in quanto cambiavano lavoro appena si stufavano o se il datore di rifiutava di aumentargli lo stipendio ecc.

Adesso il mondo è cambiato ma dovrebbe comunque riuscire a mantenere sempre la flessibilità che c’è sempre stata.

Con tutte queste garanzie e paracadute che daremo ai lavoratori, non ci sarà più motivo di “soffrire un licenziamento”.

Anche perché spesso, le aziende vanno male o non sono del tutto efficienti perché c’è sempre qualche elemento (lavoratore) che lavora male, è poco efficiente, rallenta gli altri, fa il furbetto, e quindi fa rimettere il lavoro a tutti.

E se il lavoratore esisteva era perché il datore di lavoro ha bisogno di qualcuno che gli faccia quel lavoro, quindi al posto suo, una volta licenziato, ne assume un altro magari più bravo (e quindi assume uno che prima era disoccupato). Si innesca quindi un circolo virtuoso.

Come abbiamo descritto nelle nostre varie riforme, metteremo svariati obblighi e controllori ai datori di lavoro in modo che non facciano i furbetti e non sfruttino i propri dipendenti, anzi, daremo possibilità ai dipendenti di poter aver più voce in capitolo anche su questioni organizzative e di gestione, visto che è altrettanto vero che spesso sono i datori di lavoro e non essere capaci e in grado di gestire le risorse umane.

Serve quindi creare un equilibrio dove entrambe le parti possano avere benefici, diritti ma anche doveri.

Ma in tutto questo, vogliamo inserire anche una nuova riforma che contribuisca a ridurre il precariato dei lavoratori: TUTTI I LAVORATORI DOVRANNO SEMPRE E COMUNQUE ESSERE ASSUNTI A TEMPO INDETERMINATO.

Con la nostra riforma, appena noi di Riforma e Progresso saremo al Governo dell’Italia, tutti i lavoratori dipendenti subordinati, a parte i lavoratori occasionali e quelli pagati tramite i nostri nuovi voucher, DOVRANNO ESSERE PER FORZA ASSUNTI SEMPRE E COMUNQUE A TEMPO INDETERMINATO!

Vieteremo quindi i contratti a tempo determinato. Esisteranno solo 3 tipi di contratti: voucher, contratti a tempo solo per certi tipi di lavoro (stagionali e sostituzione maternità) e il contratto a tempo indeterminato.

Visto che i datori di lavoro hanno la possibilità di tenersi in prova i neoassunti fino ad un massimo di 6 mesi, e visto che alla fine possono licenziarli tranquillamente quando e come vogliono, non ha più senso che li rendano precari a vita con formule furbette di contratti a tempo determinato e che si inventino raggiri e furberie assieme ai propri commercialisti e consulenti del lavoro in modo da riuscire a “non sposarsi” col proprio dipendente, e potersene liberare quando vogliono.

Questo metterà fine alla precarietà e anche allo sfruttamento dei giovani, e darà modo a tutti di potersi fare una famiglia, chiedere un mutuo ecc. Visto che tutti saranno a tempo indeterminato e se perdono il lavoro avranno sicuramente 900 euro a testa ogni mese su cui poter contare (e pagare anche l’eventuale mutuo).

LAVORO A TEMPO INDETERMINATO PER TUTTI!

CODETERMINAZIONE SU MODELLO TEDESCO

CODETERMINAZIONE SU MODELLO TEDESCO

In Italia molti discutono da tempo sulla necessità di introdurre anche in Italia il sistema tedesco di “principio di codeterminazione” nell’organizzazione a livello aziendale, dove anche i lavoratori, entro certi limiti e solo per determinati argomenti, possano contribuire a prendere decisioni aziendali.

Questo sistema è nato in Germania negli anni ’50, e negli anni è stato copiato ed introdotto anche in molti altri Paesi europei (come in Svezia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Francia, Austria, Slovenia, Finlandia e altri).

Che cos’è la COGESTIONE? Da come si apprende in modo semplice su Wikipedia: Cogestione è il termine che si riferisce alla partecipazione attiva dei lavoratori nei processi decisionali delle aziende. Il termine riguarda anche una partecipazione ai risultati economici e alla redistribuzione degli utili.La disciplina della cogestione varia significativamente a seconda degli ordinamenti nazionali. Agli estremi opposti si trovano le situazioni degli Stati Uniti e della Germania: negli USA i lavoratori non hanno alcuna rappresentanza negli organi decisionali e la gestione è affidata a manager che hanno il compito di massimizzare il profitto per gli azionisti soci. In Germania, i lavoratori e le rappresentanze sindacali hanno invece un potere significativo nella gestione dell’azienda. La giurisprudenza in materia di cogestione prevede il diritto di informazione, consultazione diretta e rappresentanza dei lavoratori nei processi decisionali. La legge indica gli ambiti decisionali per i quali i lavoratori devono essere informati, devono dare un’approvazione mediante votazione, quelli per i quali operano i loro rappresentanti. Alcuni ordinamenti prevedono un sistema di cogestione con un solo organo, altri con due, uno esecutivo e l’altro di controllo. Dove abbiamo due organi solitamente i lavoratori eleggono 1/3 dei membri dell’organo di controllo. In un numero minore di casi, come nel modello tedesco, eleggono la metà dei membri dell’organo di controllo, e nei casi di indecisione prevale il voto del Presidente, che vale doppio e rappresenta gli azionisti. Negli ordinamenti che prevedono la cogestione con un solo organo decisionale, come la Svezia, i lavoratori eleggono due o tre rappresentanti nel Comitato Esecutivo, ed hanno eventualmente altri referenti nell’audit aziendale. In ogni caso, il board of director, i manager che compongono i comitati esecutivi e gestiscono direttamente l’azienda, sono eletti dagli azionisti-soci. (…) la partecipazione dei dipendenti e del sindacato ai processi decisionali, e al risultato economico mediante bonus e premi di produzione, non comporta la proprietà dei mezzi di produzione e una modifica dell’assetto proprietario di un’impresa.

In Italia in verità, anche se in modo diverso, esiste comunque una piccola disciplina in tal senso: Con la riforma del diritto societario, in Italia le imprese possono adottare un modello di gestione simile a quello francese o a quello tedesco, in aggiunta alle opzioni che erano già previste nell’ordinamento italiano prima della riforma. Senza contare che l’articolo 46 della Costituzione (quello forse meno applicato) recita “la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende”.

Parlando dell’inventore di tale disciplina, la Germania, la “Mitbestimmung” è la forma di governance più diffusa fra le aziende tedesche. La cogestione non è obbligatoria, ma in caso di richiesta dei lavoratori, laddove sussistano i requisiti dimensionali previsti dalla legge, non può essere negata dal datore di lavoro.

Ricordiamo che la Germania è la prima potenza industriale d’Europa e tra le prime al mondo, e ha il più basso tasso di disoccupazione d’Europa.

Spesso ci dimentichiamo che un’azienda esiste e funziona perché ognuno fa la sua parte. Senza lavoratori l’imprenditore non potrebbe fare impresa, e viceversa. Spesso i datori di lavoro, gli imprenditori (e più spesso ancora i loro figli, a volte viziati, che entrano in azienda dopo il padre fondatore), perdono il nesso con la realtà e non hanno sempre le competenze, le capacità gestorie e organizzative tali da portare avanti e bene un’impresa. Questa mala gestione e inefficienza ricade sui poveri lavoratori dipendenti succubi. Senza contare che spesso, sono i lavoratori stessi a sapere meglio del proprio capo (datore di lavoro) i punti forza, le debolezze e le cose che non funzionano del proprio lavoro, e quindi, spesso hanno anche idee per migliorare il loro lavoro e l’efficienza di tutti e quindi dell’azienda.

In Italia purtroppo molto spesso i lavoratori, per quanto capaci, e bravi, non vengono quasi mai ascoltati dai propri “capi” e datori di lavoro. Molte aziende italiane non crescono, soffrono le crisi, guadagnano poco, lavorano male e facendo tanta fatica, solo perché il dirigente (capo, datore di lavoro, imprenditore) non ha la giusta visione e capacità decisoria. Molto spesso il risultato è il fallimento e la chiusura dell’azienda dove l’unico a salvarsi è il datore di lavoro (in quanto ricco, pieno di proprietà, soldi ecc. accresciuti durante gli anni o ereditati dai genitori che hanno creato l’azienda anni prima), mentre i lavoratori che magari amavano pure il proprio lavoro e avrebbero fatto di tutto pur di non far fallire l’azienda in cui lavoravano, si trovano disoccupati e con un pugno di mosche in mano.

Quindi, come in Germania, ovviamente ogni imprenditore è libero di agire e fare come vuole per la propria impresa, ci mancherebbe altro, anche perché si assume rischi e pesi finanziari. Ovvio che i dipendenti non potranno stravolgere o cambiare radicalmente o depauperare l’azienda e saranno limitati nel proprio coinvolgimento. I lavoratori potranno solo apportare miglioramenti, implementare l’organizzazione, la gestione, la produzione, ridurre i costi, aumentare l’efficienza e la flessibilità lavorativa (orari, welfare, ecc.). Ovviamente serviranno dei presupposti affinché i lavoratori abbiano la possibilità di attivare la cogestione e ovviamente non si potrà fare nelle micro imprese (es. pmi artigiane con meno di un tot di dipendenti).

In Germania, nei paesi scandinavi e del nord Europa si è affermato un modello di condivisione per la gestione strategica delle imprese grazie al quale i lavoratori e i sindacati da una parte collaborano per lo sviluppo dell’impresa, e dall’altra esercitano però una forma effettiva di controllo e di contro-potere verso gli azionisti e i top manager. I lavoratori e i sindacati hanno un potere limitato e minoritario rispetto a quello della proprietà: tuttavia possono affermare un vero controllo dal basso in termini di informazione e di consultazione: e il loro diritto di veto – per esempio nel caso importantissimo delle localizzazioni all’estero, delle chiusure di impianti, delle fusioni e delle acquisizioni aziendali – è sostanziale e non puramente nominale. La cogestione non comporta però la fine dei conflitti e la subordinazione sindacale, anzi: il conflitto sindacale è regolamentato ma è un diritto riconosciuto e ampiamente esercitato.

Questo sistema di “democrazia industriale” permetterebbe anche di incentivare i dipendenti a prendersi meglio cura, con meno stress, del proprio posto di lavoro. Questo contribuisce a creare una maggiore sensibilizzazione dei lavoratori alle problematiche industriali, ma anche viceversa da parte degli industriali e dei manager porterebbe una maggiore attenzione agli investimenti e alla crescita della società piuttosto che al fine immediato dell’aumento dei dividendi o del proprio stipendio.

Qualche esempio pratico riportato da un articolo del Sole24Ore (https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/06/25/principio-codeterminazione/): Il principio della codeterminazione prevede la rappresentanza obbligatoria dei lavoratori nel Collegio di Sorveglianza (responsabile per l’elezione del Consiglio di Amministrazione e corrispettivo del Collegio Sindacale in Italia) delle grandi aziende. L’idea sottostante tale principio è che una composizione democratica del Collegio di Sorveglianza possa evitare rischiose alleanze tra i governi e gli industriali e garantisca allo stesso tempo il rispetto dei diritti dei lavoratori preservando sia le loro condizioni sia il corretto funzionamento dell’apparato aziendale. In dettaglio, il principio prevede che nelle aziende con oltre 500 dipendenti, 1/3 dei componenti del Collegio di Sorveglianza sia scelto dai lavoratori. Tale cifra diventa ½ nelle aziende con oltre 2000 dipendenti.

L’applicazione di questo meccanismo ha generato effetti molto positivi in Germania: seppure le forze lavoro e sindacali abbiano un potere limitato e minoritario rispetto a quello della proprietà, tuttavia esercitano un importante potere di informazione e di consultazione nonché il diritto di veto in decisioni per loro dannose quali localizzazioni all’estero, chiusure di impianti, fusioni e acquisizioni aziendali. Anche in virtù dell’applicazione di tale principio, la Germania vanta uno dei minori tassi di disoccupazione e maggiori garanzie salariali e tutele sociali per i lavoratori. 

Come sostenuto da importanti professori universitari quali Fauver e Fuerst, “la rappresentanza dei lavoratori nel board delle imprese apporta competenze molto preziose nel processo decisionale delle aziende, e fornisce un potente strumento per monitorare le decisioni degli azionisti e il comportamento del management. Inoltre, maggiore è il bisogno di coordinamento aziendale, maggiore è anche l’efficacia della rappresentanza del lavoro. Tuttavia, questi vantaggi non si verificano quando la rappresentanza è nominata dai sindacati e non eletta dai lavoratori.

I Paesi che adottano forme di cogestione presentano una migliore performance negli otto indicatori utilizzati da Eurostat per misurare il progresso in confronto ai cinque principali obiettivi Europa 2020, che sono:

• percentuale del 75% di occupati sulla popolazione dai 20 ai 64 anni

• spese per ricerche e sviluppo pari a 3% del Pil

• raggiungimento dei traguardi europei 20-20-20 (20% di tagli alle emissioni di gas inquinanti; 20% di energie rinnovabili sul totale e 20% di riduzione dei consumi di energia)

• la percentuale di uscita dalla scuola primaria sotto al 10% e almeno il 40% della popolazione dai 30 ai 34 anni con una laurea

• almeno 20 milioni di persone fuori dal rischio di povertà e di esclusione

Quindi, è nostra intenzione (noi di Riforma e Progresso) iniziare una discussione vera e realistica sul portare anche in Italia il modello tedesco, magari migliorandolo o limandolo per calzare meglio all’esperienza mentale italica.

Siamo disponibili a confronti purché costruttivi e rispettosi, e siamo aperti ad aggiornamenti, modifiche, migliorie di qualunque tipo.

L’importante è che ad un certo punto però, questa decisione venga presa, costi doverla sottoporre a un referendum nazionale in modo da far decidere gli italiani. Ne va del nostro futuro, della lotta contro l’inefficienza, influisce sulla bassa produttività delle imprese italiane, i bassi salari, gli alti costi, la mancanza di giusta competitività, sulla precarietà dei lavoratori e infine, sulla disoccupazione cronica italiana.

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