Relazioni Diplomatiche

Relazioni Diplomatiche

RELAZIONI DIPLOMATICHE

Obiettivi

  • RILANCIARE L'ITALIA ALL'ESTERO

  • MODIFICARE CERTI RAPPORTI CON LA CHIESA

  • IMPLEMENTARE LA CULTURA ITALIANA ALL'ESTERO

  • AUMENTO DELLA RETE DIPLOMATICA INTERNAZIONALE

  • MIGLIORARE LA POSSIBILITA' DI VOTARE DALL'ESTERO

  • UTILIZZARE MEGLIO I RAPPORTI DIPLOMATICI PER ACCRESCERE LE POSSIBILITA' DI BUSINESS PER L'ITALIA E LE AZIENDE ITALIANE

  • RIFORMA EPOCALE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI E DELLA DIPLOMAZIA ITALIANA

Programma

INDICE - Clicca e ti porta subito al capitolo

RILANCIARE L'ITALIA ALL'ESTERO

RILANCIARE L’ITALIA ALL’ESTERO

L’Italia in questi anni per colpa di una cattiva politica, di Governi poco lungimiranti, per colpa di scandali, per Politiche Estere che hanno lasciato ai margini l’Italia e gli interessi dell’Italia nel mondo, il nostro Paese ha perso parte del prestigio internazionale di cui godeva.

Non abbiamo perso solo prestigio e credibilità, ma anche opportunità di business e crescita economica.

Inutile dire che serve rilanciare da capo la politica italiana negli affari esteri per far tornare l’Italia al centro delle relazioni internazionali, ridandole quel prestigio e quella importanza internazionale, sia in interessi economici che politico-strategici e geopolitici. Troppo spesso siamo rimasti ai margini o fuori dagli accordi che contano, oppure abbiamo lasciato altre Potenze straniere a guadagnare fama, gloria e ricchezza, a volte perfino a scapito nostro (es. vedi Francia e UK in Libia, dove anzi, l’Italia ci ha rimesso e ne sta ancora pagando le conseguenze per via dell’immigrazione che riceve dall’Africa).

Dobbiamo contribuire a creare un nuovo equilibrio, anche in Europa, dove troppo spesso Germania e Francia si sentono le prime della classe guidando politiche e scelte europee ed internazionali da sole lasciando l’Italia e gli altri Stati Membri a meri subalterni o potenze secondarie.

Abbiamo anche una rete internazionale da ricostruire o da potenziare (casi di eccellenza, come sempre, non mancano), ma si può dire che a grandi linee, in generale, anche il nostro sistema di ambasciate e rete diplomatiche va riformato, migliorato e potenziato

SEMPLIFICAZIONE PER RILASCIO PASSAPORTI

SEMPLIFICAZIONE PER RILASCIO PASSAPORTI

Iniziamo da una cosa semplice: Il rilascio dei Passaporti

Sembrerà banale ma la procedura ad oggi richiede settimane se non mesi di tempo, è costosa, obbliga a fare svariati passaggi, compilare un sacco di carte, recarsi fisicamente in questura più volte, ecc.

Noi faremo sì che la richiesta possa essere fatta direttamente ONLINE (sempre attraverso il solito ed unico sito unico del cittadino che creeremo, dove ci saranno già tutte le credenziali, dove si accederà con password e SPID). Basterà compilare pochi campi e inserire delle foto sul sito.

Sarà completamente GRATUITO e verrà recapitato direttamente a casa via raccomandata o tramite corriere.

Ovviamente per chi lo desidera, potrà ancora recarsi fisicamente presso la questura, previa prenotazione per recarvisi senza dover aspettare in file interminabili. Cercheremo di aggiungere o incrementare ed efficientare il lavoro degli incaricati in questura affinché non si debbano attendere settimane o mesi per avere un appuntamento (cosa che attualmente troppo spesso capita).

MODIFICHE A CERTI RAPPORTI CON LA CHIESA

MODIFICHE A CERTI RAPPORTI CON LA CHIESA

Libera Chiesa in Libero Stato. L’Italia è e deve essere uno Stato laico, la Chiesa è libera di autogestirsi e pensare ai suoi affari ma non deve permettersi di intromettersi negli affari dello Stato. Per quanto riguarda gli interessi della Chiesa nel territorio italiano, la Chiesa deve seguire le regole che devono seguire tutti gli italiani e non può essere una privilegiata.

Una volta che saremo al Governo, CANCELLEREMO L’ESENZIONE IMU SUL PATRIMONIO IMMOBILIARE DELLA CHIESA CHE ABBIA AFFARI COMMERCIALI. In pratica, di non commerciale dovrebbero essere considerate solamente gli edifici dove si dice messa e che sono aperti al pubblico (chiese, monasteri, oratori, cappelle, ecc.). Tutto il resto deve pagare l’IMU come chiunque altro!

Con la sentenza n. 4645 dell’8 marzo 2004 la Cassazione, chiamata a pronunciarsi sull’uso quale casa di cura e pensionato di alcuni immobili di proprietà dell’Istituto Religioso del Sacro Cuore, ribadì autorevolmente che, trattandosi di attività «oggettivamente commerciali», gli immobili oggetto del contenzioso non potevano rientrare nell’ambito dell’esenzione. Nel quadro del Decreto Fiscale collegato alla Legge Finanziaria 2006, il parlamento decise di andare contro la sentenza della Cassazione ed estese l’esenzione Ici anche agli immobili di proprietà ecclesiastica adibiti a scopi commerciali. Il decreto legge n. 223/2006 successivamente eliminò l’esenzione totale, stabilendo che la stessa «si intende applicabile alle attività che non abbiano esclusivamente natura commerciale»: in pratica, era sufficiente che all’interno dell’immobile destinato ad attività commerciale si mantenesse anche solo una piccola struttura destinata ad attività religiose per garantire l’esenzione dall’Ici (attuale IMU) all’intero edificio. Una decisione che non piacque alla Commissione Europea la quale, in seguito a una denuncia dei radicali, aprì un’inchiesta contro il governo italiano per sospetti «aiuti di Stato» alla Chiesa e violazione delle norme comunitarie sulla concorrenza, inchiesta terminata nel 2016 con un nulla di fatto, facendo risparmiare alla Chiesa cattolica tra i 4 e i 5 miliardi di euro.

Secondo una stima fatta da “www.icostidellachiesa.it” solo IMU E TASI ogni anno la chiesa non versa ai comuni qualcosa come 620 milioni di euro!

Allo stesso modo, noi siamo contrari ad usare denaro pubblico per finanziare scuole private (molto spesso scuole a gestione ecclesiastica).

Come già spiegato nel nostro programma economia, taglieremo tutti i fondi pubblici alle scuole private, qualunque esse siano, si tratta di un risparmio per lo Stato di circa mezzo miliardo l’anno! (500 milioni).

Le scuole private sono slegate dalla gestione e dalle logiche statali, sono libere di far pagare di rette quanto vogliono ai genitori dei propri alunni, quindi non si capisce il perché debbano venire finanziate in parte anche dallo Stato.

Tali fondi li useremo (come spieghiamo nei nostri programmi EDUCAZIONE ed UNIVERSITA’) per la scuola, le università e la ricerca pubblica.

Un’altra cosa inutile che vorremmo togliere è l’ora di RELIGIONE nelle scuole dell’obbligo. Già adesso molti genitori decidono di non far seguire tale materia nelle scuole ai propri figli. Siccome vogliamo introdurre materie come un’intensificazione del DIRITTO CIVICO, ma anche SESSUALITA’, COMPRENSIONE DELLE CULTURE STRANIERE, STORIA DI CULTURA LOCALE DEL TERRITORIO E DELLA PROPRIA REGIONE, per non parlare di un implementazione delle ore tra scuola e lavoro, considerando poi che siamo uno Stato laico, non riteniamo opportuno che lo Stato spenda per pagare insegnanti di religione che sono tra l’altro nominati dalla Chiesa (CEI) e non seguono le procedure ministeriali come tutti gli altri insegnanti, dove però sono a carico dello Stato lo stesso!

Il costo annuale per mantenere gli insegnanti di religione è di circa 1.2 miliardi di euro. Cercheremo di trovare il modo, una volta al Governo, o di “riciclare” questi insegnanti assumendoli nel sistema normale ministeriale degli insegnati e facendogli corsi di aggiornamento per insegnare altre materie (es. comprensione delle culture straniere).

Il discorso è delicato perché ci sono migliaia di insegnanti e non possono semplicemente perdere tutti il posto di lavoro, quindi serve una transizione modulata passo dopo passo.

IMPLEMENTAZIONE DELLA CULTURA ITALIANA ALL'ESTERO

IMPLEMENTAZIONE DELLA CULTURA ITALIANA ALL’ESTERO

Vogliamo implementare e rafforzare il programma PLIDA, ovvero le scuole sparse all’estero per l’apprendimento della lingua italiana che rilasciano i certificati ufficiali di lingua italiana.

Ce ne sono troppo poche di scuole e non sono presenti in Paesi importanti dove invece scuole simili dei governi francese, spagnolo, inglese, tedesco per esempio son presenti già da tempo.

Nel nostro programma Cultura e Turismo spieghiamo come vogliamo creare un grande piano di rilancio e pubblicizzazione della cultura italiana in modo da richiamare l’attenzione dei cittadini stranieri, sull’Italia, sul visitare l’Italia, su avere rapporti culturali ed economici con l’Italia.

Vogliamo quindi dare tutti i servizi possibili tramite queste scuole per l’apprendimento della lingua e della cultura italiana all’estero.

Non solo insegnare la lingua italiana (usando le tecniche migliori e più moderne per un efficace insegnamento), ma anche creare collaborazioni con le scuole e le università straniere del Paese in cui sono e saranno presenti le nostre scuole di italiano.

Si dovranno tenere anche corsi di cultura, cucina, usi e costumi italiani, nonché fare eventi che spieghino il modo di fare business italiano e le possibilità di business in Italia.

Ma anche fare convention e meeting aperti al pubblico, dove si spiega alla gente del posto, cosa si può visitare e fare in Italia, in modo da attrarre sia turisti che investitori nel nostro Paese.

Anche il nuovo canale NEWS nazionale che creeremo tramite la RAI sia in lingua italiana che in lingua inglese, aiuterà in questo intento, entrando in milioni di case di cittadini stranieri all’estero.

AUMENTO DELLA RETE DIPLOMATICA INTERNAZIONALE

AUMENTO DELLA RETE DIPLOMATICA INTERNAZIONALE

Faremo anche delle valutazioni, in quanto in molti Paesi del Mondo l’Italia non ha ad oggi alcuna rappresentanza diplomatica ed è costretta a passare attraverso alleati o altri Paesi Europei che invece lì sono presenti.

Avere poca rappresentanza all’estero, oltre a non garantire un controllo e una protezione a tutti i nostri concittadini all’estero, non da la copertura necessaria per implementare i rapporti economici e politici con gli altri Paesi. Questo implica che a rimetterci sono i nostri interessi economici e le nostre politiche di crescita.

Avere un’ambasciata, un consolato significa poter sviluppare programmi culturali, economici, di business, relazioni di vario tipo, che portino a collaborazioni di sviluppo economico e sociale tra il Paese straniero e l’Italia.

Avere una maggiore rappresentanza all’estero, tra l’altro, significa poter contare di più e aver più peso strategico e politico a livello internazionale.

Basta guardare quali sono i Paesi al mondo che hanno la maggiore presenza diplomatica all’estero (ambasciate, consolati, uffici di rappresentanza, ecc.), non sorprende notare che sono i Paesi più ricchi e potenti del mondo.

Noi italiani siamo al decimo posto, e stiamo perdendo posizioni. Da come si evince dal Lowi Global Diplomacy Index (https://globaldiplomacyindex.lowyinstitute.org/).

La classifica 2019 è:

  1. CINA (che ha superato gli USA)
  2. USA
  3. FRANCIA
  4. GIAPPONE
  5. RUSSIA
  6. TURCHIA
  7. GERMANIA
  8. BRASILE
  9. SPAGNA
  10. ITALIA

E’ interessante notare come Paesi meno popolosi e/o meno ricchi di noi, stiano investendo molto nelle relazioni diplomatiche, come Spagna, Turchia e Brasile. Senza contate che in Brasile ad esempio, vive una bella fetta di popolazione di origine italiana. I tedeschi non hanno un passato coloniale come Spagna e Francia, eppure investono forte nelle relazioni estere per potenziare e salvaguardare gli interessi economici del loro Paese (visto che sono il Paese europeo che esporta più di tutti gli altri Paesi europei).

MIGLIORARE LA POSSIBILITA' DI VOTARE DALL'ESTERO

MIGLIORARE LA POSSIBILITA’ DI VOTARE DALL’ESTERO

Molti Paesi lasciano la possibilità ai propri cittadini di poter votare anche se all’estero o anche se impossibilitati a votare nel proprio Paese. Stiamo parlando del voto per corrispondenza o nelle ambasciate all’estero.

Adesso in Italia c’è la possibilità per gli italiani iscritti all’AIRE di poter votare comunque per le votazioni e i referendum in Italia, richiedendo le schede elettorali via posta oppure recandosi presso l’ambasciata o il consolato del Paese.

Questo diritto però non c’è per tutti gli italiani che si trovano per motivi di lavoro, studio o turismo, MOMENTANEAMENTE all’estero. Periodi momentanei che possono durare settimane o anche qualche mese. Noi di Riforma e Progresso vogliamo dare la possibilità anche a loro di poter votare:

– O finché sono all’estero, recandosi liberamente presso l’ambasciata o consolato più vicino (e non per forza soltanto durante i giorni delle elezioni, ma dandogli un periodo di tempo più ampio, in maniera che ognuno si possa organizzare con gli spostamenti (tanto, man mano che la gente va per votare, ogni giorno le ambasciate, attraverso una procedura assicurata e di sicurezza, invierà in Italia le schede votare per quel giorno).

– O, se desiderano, nel caso stiano all’estero qualche mese, per lavoro o studio (es. Erasmus) e abbiano quindi un domicilio (hotel o casa) dove alloggiano in quel periodo momentaneo, potranno online far richiesta all’ambasciata/consolato italiano che si trova in quel Paese, in modo da richiedere che gli venga recapitata la busta a casa (o in hotel) per votare, che poi rimandano via posta all’ambasciata/consolato

– O, prendendosi per tempo, prima di partire per il viaggio, fin che sono ancora in Italia, fare richiesta ONLINE sul sito del Ministero dell’Interno (creeremo questa possibilità) in modo che arrivi subito via corriere a tali persone, la busta con le schede elettorali, in modo che possa votare da casa e poi rimandare subito via posta (raccomandata ma con spese a carico dello Stato), la busta con le schede votate, direttamente al Ministero dell’Interno, che le gestirà e aprirà durante lo spoglio. Ovviamente verranno create delle procedure, delle tempistiche, si potranno fare queste richieste soltanto da un periodo specifico entro ad un altro giorno specifico di tot giorni precedenti alle elezioni.

RIFORMA EPOCALE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI E DELLA DIPLOMAZIA ITALIANA

RIFORMA EPOCALE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI E DELLA DIPLOMAZIA ITALIANA

Molti in Italia sanno che la Farnesina (il Ministero degli Esteri e le persone che lavorano nella diplomazia diplomatica) sono una piccola e nascosta casta a sé stante, fatta di privilegi, inefficienza, poca trasparenza, parentopoli, sprechi e sperperi di qualunque tipo.

Tale struttura costa relativamente molto, il personale ha gli stipendi più alti di tutti i dipendenti pubblici, e molto spesso si spende male in quanto non fanno sempre bene il lavoro per cui sarebbero pagati.

Un sistema così marcio e “intoccabile” oltre a far perdere soldi, credibilità, opportunità all’Italia, crea anche un danno di immagine dell’Italia e degli italiani all’estero. Questa entità dovrebbe essere il biglietto da visita dell’Italia all’estero ma non sempre fa bene il proprio lavoro purtroppo. Molti sono stati i casi di scandalo.

Senza contare che, come una qualunque pubblica amministrazione italiana vecchio stampo che si rispetti, ha procedure, e un apparato burocratico complesso, medievale, caotico, dove risulta difficile far qualunque cosa, e dove spesso fa perdere speranze ed opportunità sia ai nostri cittadini sia ai cittadini stranieri, che vorrebbero invece creare opportunità di business, o culturali o di turismo con il nostro Paese.

Ovvio, come in ogni amministrazione pubblica, anche alla Farnesina ci sono valide persone, e sicuramente qualche volta per la buona volontà di qualcuno svariati progetti utili sono andati a buon fine. Ma visto che noi di Riforma e Progresso vogliamo completamente riformare la burocrazia e la pubblica amministrazione italiana e farla diventare un punto di orgoglio nazionale, non potremmo non mettere mano anche questo gigante nascosto.

Ci è stato utile in questo intento iniziale, affidarci alle proposte e agli argomenti avanzati da un ex ambasciatore, Calogero Di Gesù, che dopo aver lavorato per anni alla Farnesina, ha scritto un libro di denuncia del malcostume e del declino che affligge il Ministero degli Affari Esteri. Interessante punto di vista di un insider, visto che propone anche varie riforme per ovviare ai problemi attuali. Ci rifacciamo al suo libro: Dietro le quinte della Farnesina. Cinquant’anni di illegalità, sperperi e intrallazzi al Ministero degli Esteri (Aracne editore).

Introdurre una seria valutazione periodica dei risultati raggiunti

Come fanno tutti gli Stati moderni, dobbiamo introdurre anche in Italia una seria valutazione periodica dei risultati (su base semestrale) raggiunti da ogni struttura della Farnesina, in ragione degli obiettivi che sono a ciascuna prefissati. Questo serve altresì per far rendere conto ai cittadini quale risultato e quale servizio ha reso al Paese ogni specifica Direzione Generale. Ogni dato dovrà poi essere pubblicato (da un organo indipendente) che sarà controllore dell’operato delle DG.

Riordino del personale

Tutti i dirigenti pubblici dovranno sottostare alla nostra riforma della pubblica amministrazione dove i dirigenti saranno obbligati a girare e cambiare ufficio ogni 4 anni. Ma non solo, verranno riorganizzati gli uffici (approfittando del fatto che rivoluzioneremo le Direzioni Generali trasformandole competenti per area geografica) e taglieremo poltrone inutili da dirigente. Purtroppo alla Farnesina (come nelle Forze Armate e in altre amministrazioni pubbliche) in Italia abbiamo più dirigenti che dipendenti (tutti ben pagati ovviamente). Nel 2015 avevamo 460 dirigenti alla Farnesina a fronte di 1.984 impiegati sottoposti! Cioè 1 capo ogni 4,3 sottoposti. Una disparità enorme rispetto ad altri Paesi, come ad esempio Francia e Germania, che hanno tra l’altro quasi il doppio del personale diplomatico rispetto all’Italia!

“Il Ministero è strapieno di direttori generali e centrali, vicedirettori generali, vicedirettori centrali, vicari e coordinatori, che si distinguono per per avere spesso incarichi prolissi o altisonanti, che non corrispondono a reali competenze o a strutture da dirigere, ma in compenso hanno trattamenti (stipendi) che si aggirano in media sui 196 mila euro l’anno. Il Segretario Generale prende 240.000 euro l’anno, e solo grazie alla riforma che ha posto il tetto agli stipendi dei dipendenti pubblici, altrimenti prima prendeva 398 mila euro!”. Ovviamente anche loro, come tutti i dipendenti pubblici riceveranno dal nostro Governo una decurtazione dello stipendio (10% per tutti, e 20% per i dirigenti).

Cambiamento dello svolgimento dei concorsi degli impiegati delle sedi estere

Attualmente il Capo Missione decide, senza venire minimamente controllato, chi assumere nelle missioni. Tecnicamente ogni sede estera deve fare dei concorsi che però spesso si portano avanti persone tramite raccomandazioni, clientelismi ecc. Non viene fatta alcuna visita ispettiva in loco per accertarsi che tutti i candidati abbiano i titoli e prerequisiti richiesti, si lascia troppa libertà ad ogni sede. Serve creare un nuovo regolamento che concentri i concorsi in un unica sede, consentendo la più larga partecipazione possibile , introducendo pratiche obbligatorie e trasparenti di pubblicità e selezione da parte di commissioni giudicatrici che devono essere composte da funzionari o docenti italiani o stranieri estranei ai ruoli della Farnesina, sottoponendo gli esami a visite di commissioni ispettive e gli atti dei concorsi a severi controlli di merito della Corte dei Conti con la precisa condizione che non si procede all’assunzione finché l’Autorità di controllo non ha decretato la regolarità del concorso.

Riforma del concorso per diplomatici

E’ probabilmente il concorso pubblico più difficile in Italia, fatto da 9 esami su altrettante materie. Ma si tratta per lo più, come avviene in Italia, su nozioni accademiche, e conoscenza formale delle materie, su programmi culturali, storici, giuridici, economici di livello universitario, ma non di reale accertamento di doti e capacità professionali. Inoltre il meccanismo di valutazione delle prove prevede non solo un punteggio elevato ma anche un voto per ogni prova non inferiore a un’alta soglia, per cui un candidato può non essere ammesso agli orali pur avendo avuto voti altissimi in quattro prove scritte e un voto inferiore alla soglia fissata soltanto in una prova. La prova attitudinale, l’ampiezza del programma e il meccanismo a soglie elevate sono fatti apposta per scoraggiare la partecipazione. Poche persone in Italia quindi spendono tempo (in media 3 anni) per prepararsi al concorso diplomatico, anche per via dell’alta aleatorietà che esso presenta a causa delle prassi familiaristiche e raccomandatorie che vi presiedono. E’ risaputo nell’ambiente che, se un candidato, oltre ad avere una preparazione idonea, ha anche una conoscenza (spintarella) per una raccomandazione, passa il concorso senza troppi sforzi. Senza parlare poi se si vuol far carriera, quasi sempre sono richieste delle raccomandazioni!

L’intera procedura concorsuale è infatti gestita da pochissimi addetti ai lavori che possono monitorare assicurando il successo di particolari persone (figli o parenti ad esempio). Molti attuali diplomatici sono figli o perfino nipoti di ex diplomatici!

Come se non bastasse, molti diplomatici, specie i primi anni, passano il tempo a fare lavori amministrativi al posti dei normali impiegati amministrativi (molto meno pagati di loro) per via del blocco del turnover e la mancanza di rimpiazzi per gli impiegati andati in pensione.

Manca poi, una volta vinto il concorso un vero processo di formazione e crescita dei diplomatici, che spesso non sanno nemmeno come comportarsi con gli stranieri o non sanno che approccio usare per le proprie funzioni (e molto spesso si inventano approcci personali alla “va che vai bene” del tutto discrezionali.

Calogero di Gesù dice nel suo libro che, di fatto, all’inizio della carriera i diplomatici sono professionalmente impreparati, mentre nel prosieguo, grazie all’esperienza che fanno e agli errori che commettono, alcuni di loro, ma soltanto alcuni, diventano bravi e raggiungono un buon livello di modi e abilità diplomatiche e dirigenziali.

Serve perciò sia cambiare i test in modo che siano meno nozionistici e più pratici per capire le attitudini e le capacità anche gestionali e manageriali dei candidati, serve poi formare ex novo tutto il personale diplomatico, con corsi di formazione obbligatori che serve fare e passare (dimostrando anche nella pratica) per poter avere avanzamenti di carriera.

Ovviamente corsi e avanzamenti di carriera verranno decisi da un organo esterno competente, fatto di professionisti, docenti universitari e altri, e che turneranno in modo da non essere sempre gli stessi, scelti casualmente da una commissione apposita nominata dall’autonomo ente nazionale della Ricerca (questo per evitare conoscenze e corruzione e lasciare anche fuori la politica da eventuali intromissioni). Non bisogna lasciare più alcuna discrezione all’Amministrazione della Farnesina!

Oltre a obiettivi, corsi, un nuovo modo di fare carriera, i diplomatici non potranno più fare carriera con la semplice anzianità, dovranno dimostrarsi pragmatici, operare e prendere decisioni, dovranno altresì tutti fare un minimo di gavetta al servizio consolare, nei centri culturali italiani (attualmente snobbate e lasciate alla “plebaglia” che non potrà fare carriera in quanto non raccomandata da qualcuno) e viaggiare tutti all’estero (ebbene si, ci sono svariati diplomatici che non viaggiano o fanno il minimo indispensabile).

Fare servizio consolare è importante anche perché rappresentano un utilissimo servizio reso all’estero ai cittadini ed imprenditori italiani sotto forma di numerosi atti e documenti amministrativi e legali di primaria importanza per la soluzione di problemi individuali, famigliari, di studio, d’affari, ecc. Esse sono inoltre una carta da visita per gli stranieri che vogliono visitare o avere rapporti e attività con l’Italia (dal rilascio dei visti, alla vidimazione di atti, a studi di fattibilità, organizzazioni di eventi, ecc.).

Il tutto poi avrà valutazioni da parte del pubblico, valutazioni che incideranno sulla “pagella personale del diplomatico”, che misurerà anche gentilezza, velocità, correttezza dei servizi consolari. Visto che gli stranieri spesso valutano il livello di civiltà del nostro Paese già dal primo impatto in ambasciate e consolati, facendogli decidere se visitare o meno l’Italia.

Soppressione di tutte le scuole diplomatiche

Serve sopprimere tutte le costose ed inutili Scuole Superiori diplomatiche o Istituti riconosciuti, e far fare corsi nella unica e centralizzata SCUOLA NAZIONALE DELL’AMMINISTRAZIONE che creeremo noi di Riforma e Progresso, seguendo l’esempio Francese (vedi al riguardo il nostro Programma Pubblica Amministrazione P.A.).

Riformare il concorso di ingresso

Abolire l’attuale concorso prettamente nozionistico (su stile terno all’otto) che non valuta le potenzialità professionali e caratteriali dei candidati.

E’ preferibile invece adottare un CORSO-CONCORSO della durata di 1 anno, aperto a tutti i cittadini italiani con un qualunque titolo di studio universitario (laurea italiana o europea) che consenta di accertare adeguatamente la personalità del candidato e le sue attitudini durante un adeguato arco di tempo mediante una molteplicità di prove ed esercitazioni, redazioni di appunti e relazioni, di valutazione di carattere vario che attengono alla professione diplomatico-consolare. Non soltanto prove scritte ma anche orali e di esposizione, nonché di problem solving, di utilizzo dell’informatica, delle lingue, ecc. Il corso-concorso di un anno verrà assegnato come competenza al DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI.

Questo anche per evitare, oltre che intromissione della Farnesina stessa, anche che il concorso sia come adesso “specializzato solo ed esclusivamente sulla diplomazia”, in modo da non rispondere soltanto ai dettami diplomatici ma che venga inserito in una visione di insieme dell’intera “pubblica amministrazione”.

L’accertamento delle lingue deve essere fatto da professori di lingua madrelingua, nominati sempre dalla commissione indipendente (scelta dall’ente nazionale della ricerca). Tale commissione pubblicherebbe il calendario delle sessioni e dei seminari, sceglierebbe le modalità per ottenere eventuali borse di studio, ecc.

I corsi dell’anno saranno tenuti da professori universitari italiani ed europei, rappresentanti di organizzazioni private e pubbliche, istituzioni italiane ed estere specializzate in specifiche materie, esperti su temi rilevanti di attualità economica, politica commerciale, consolare, sociale, religiosa, di gestione amministrativa, e contabile, di cooperazione allo sviluppo, ecc.

Alla fine di ogni seminario ai candidati sarà richiesto di predisporre appunti, di sintesi e di proposta di linee di azione sui temi trattati, che riceverebbero una valutazione da parte del responsabile del corso, Al termine di ogni trimestre, i candidati dovrebbero redigere un rapporto complessivo ma sintetico su quanto appreso nel trimestre stesso e sarebbero sottoposti a prove pratiche di gestione di eventi di eventi, o di valutazioni di situazioni proprie della professione diplomatico-consolare attinenti a uno o più temi trattati nei seminari oltreché a prove pratiche di gestione amministrativa e contabile di uffici in Italia e all’estero. Rapporto e prove pratiche riceverebbero un punteggio complessivo per ogni candidato.

Obbligatorio conoscere bene due lingue, scritto e parlato: inglese per tutti e poi una seconda lingua a scelta, e dare più punteggio a chi conosce anche altre lingue. (lingue esaminate da professori madrelingua e seminari tenuti in lingua con relative prove in lingua).

Alcuni seminari saranno pratici e prevedranno esercitazioni pratiche svolti in merito alle tecniche di gestione di situazioni di crisi, di conduzione di negoziati internazionali, di organizzazione e gestione di convegni, riunioni di lavoro, eventi conviviali, discorsi in pubblico, comunicati stampa, ecc. Ogni candidato riceverà un punteggio alla fine di ogni esercitazione.

Alla fine dell’anno di corso, la Commissione giudicatrice effettuerebbe la valutazione complessiva di ogni candidato esclusivamente sulla base dei risultati ottenuti in tutte le prove sostenuto nell’intero anno, dando quindi una valutazione finale. I vincitori del concorso sarebbero poi ammessi direttamente in servizio negli uffici della Farnesina, dove faranno due periodo di una anno ciascuno in direzioni generali o servizi differenti scelti in base alle proprie attitudini dimostrate durante il corso-concorso.

Parallelamente, tutti seguirebbero al pomeriggio un breve corso sui regolamenti e le funzioni del Ministero degli Esteri.

Nuove regole per far carriera

Si farà carriera solo se si raggiungeranno risultati raggiunti dimostrabili e non più come adesso solo sull’anzianità (dove molti diplomatici non hanno mai fatto niente per anni, nè preso decisioni nè responsabilità ma hanno fatto comunque carriera). Molti obiettivi dovranno essere riconosciuti con attività extra rispetto all’ordinaria amministrazione, motivati con documenti, in arte dai superiori gerarchici in parte da qualunque organizzazione economica, sociale, religiosa, umanitaria, italiana e straniera, che possa testimoniare collaborazioni e risultati conseguiti da un determinato funzionario.

Per la promozione a Consigliere di Ambasciata i funzionari interessati dovrebbero aver diretto, con profitto, almeno un Consolato autonomo e prestato servizio come funzionari vicari presso un’ambasciata extraeuropea e dimostrare di aver partecipato con profitto , mediante attestati, a brevi corsi di aggiornamento legati alle funzioni di responsabilità da svolgere organizzati dalla scuola nazionale per la pubblica amministrazione (fatti presso università, fondazioni, ecc.).

Per la promozione a Ministro Plenipotenziario i funzionari dovrebbero, oltre ai corsi di aggiornamento, aver diretto almeno un Consolato Generale o un Ambasciata extra UE nonché aver prestato servizio come Vice Direttore Generale al Ministero o Direttore Generale.

Stessa procedura anche per poter essere nominato Ambasciatore, dove però in più sarà obbligatorio aver per almeno una volta aver svolto le funzioni di Direttore Generale, oltre che aver lavorato almeno in 2 ambasciate all’estero (almeno una delle quali extra UE).

Per troncare la prassi deleteria che ha lasciato finora al gioco delle influenze politiche lo svolgimento della carriera dei funzionari, sovvertendo ad ogni criterio meritocratico, servirà introdurre una norma secondo la quale i servizi prestati da funzionari diplomatici nel Gabinetto di un Ministro, nelle Segreterie, Sottosegretariati, nell’Ufficio di Consigliere Diplomatico del Premier, o del Presidente della Repubblica, o per Camera e Senato e per qualunque altra istituzione pubblica, NON SONO RICONOSCIUTI AI FINI DELLA PROMOZIONE ai gradi di Consigliere d’Ambasciata, di Ministro Plenipotenziario e di Ambasciatore.

Un altra norma sarà quella di vietare il rientro nel ruolo diplomatico a chi svolga o abbia svolto tali compiti in suddette istituzioni (in modo da disincentivare l’abbandono temporaneo del servizio nella carriera diplomatica).

Un’altra norma è quella di vietare di fregiarsi del titolo onorifico di Ambasciatore a quanti non hanno mai svolto effettivamente tale funzione almeno una volta in una qualche sede all’estero.

Un metodo più trasparente per la nomina degli Ambasciatori all’estero

Per combattere e scoraggiare l’indegna mobilitazione raccomandatoria e familistica attuale per la nomina degli Ambasciatori, oltre a quanto citato nel paragrafo precedente, serve seguire il modello Statunitense o quello per i membri della Commissione Europea. In tali situazioni gli aspiranti Ambasciatori sono soggette a PREVENTIVA AUDIZIONE PUBBLICA AL PARLAMENTO (Congresso Americano e Parlamento Europeo).

E’ successo nella storia degli USA e dell’UE che i relativi Parlamenti bocciassero la nomina di alcuni aspiranti ambasciatori non ritenuti idonei.

In Italia vogliamo quindi proporre questa procedura per la nomina degli Ambasciatori:

Il Ministero degli Esteri raccoglie un lista di candidati (che hanno seguito il procedimento sopra descritto e che possono aspirare a diventare Ambasciatori). Tale lista verrà corredata del curriculum di ogni candidato, i punteggi delle prove e degli aggiornamenti, lo stato di servizio, una situazione dello Stato Patrimoniale e finanziario, ecc.). Poi, il Segretario Generale del Ministero può anche indicare alcuni nomi graditi dal Ministero degli Esteri, dopo aver sentito a avuto parere motivato (oltre al suo) anche quello del Presidente della Repubblica, del Presidente del Consiglio, ed eventuali altre Autorità o Rappresentanti di Organizzazioni varie. Fatto ciò il Ministro presenta la sua proposta di candidati alle Commissioni Esteri di Camera e Senato.

Il candidato ambasciatore quindi, sia esso un diplomatico o anche una persona esterna alla diplomazia, viene quindi sottoposto a un’audizione delle commissioni parlamentari in seduta congiunta, i cui membri sono liberi di porgli ogni tipo di domanda e chiedere ogni possibile chiarimento relativi alla sua vita, al programma di lavoro che intende seguire e promuovere negli interessi dell’Italia qualora venisse scelto come Ambasciatore.

Al termine dell’audizione, la commissione approva o rigetta l’idoneità di ogni candidato. Per quelli respinti, il Ministro degli Esteri propone quindi altri nuovi nomi e si ripete da capo il procedimento.

Gestione trasparente dei fondi

L’organo di controllo sugli obiettivi che creeremo indipendente, vigilerà su ognuna delle sedi estere, oltre che la Farnesina a Roma, su come vengono usati i soldi del fondo “Attività di Promozione dell’Italia” dove ogni sede e capo ufficio dovrà specificare su cosa lo userà entro certi limiti che verranno annualmente specificati (in modo che non faccia come adesso che li spende praticamente per quello che vuole). Serve fare ispezioni contabili continue. Bisogna togliere la possibilità discrezionale di spendere come si vuole e senza controlli! Smantelleremo tutti i privilegi dei diplomatici italiani, i più pagati al mondo. Per loro il mondo del “ben godi” finirà!

Riformare gli Istituti di Cultura

La prima riforma da fare per evitare clientelismi e nepotismi è abrogare la legge 401/1990, per evitare che la politica possa decidere sulle nomine (che permette attualmente al Ministro di nominare chi vuole a suo insindacabile giudizio).

Anche gli istituti spendono e sprecano, spesso peggio di consolati ed ambasciate.

Ridimensionamento ed accorpamento di sedi esteri

Serve chiudere certe sedi estere dove non servono proprio più a niente (come in molte città europee, o in certi micro Stati) e riaprile invece dove serve. Si possono accorpare alcune ambasciate e usare i fondi risparmiati per aprire più consolati e più Istituti Culturali.

Serve abbandonare e vendere alcuni sfarzosi palazzi storici costosissimi dove dentro c’è pochissimo personale, in una sede in un Paese dove l’interesse italiano è minimo, quindi bisogna cambiare sede prendendo qualcosa di più piccolo, modesto ed economico.

Anche l’organico va ridimensionato, spostando diplomatici ed impiegati da sedi dove sono troppi, a sedi dove invece per la mole di interessi e lavoro, ce ne sono troppo pochi.

Un enorme completo lavoro di riordino che faremo appena saremo al Governo.

Creare un sistema di controlli

Attualmente ci sono inefficienti metodi di controllo a fronte di centinaia di casi di irregolarità e di abusi, a cominciare dal riscontro delle spese effettuate nelle Ambasciate e nei Consolati all’estero, e come dice Di Gesù, dal dopoguerra ad oggi non ha mai funzionato in quanto mal organizzato e spesso, per la deliberata intenzione di non farlo funzionare. Le colpevoli negligenze relativamente al rispetto di corrette procedure si sono manifestate soprattutto negli uffici all’estero. Mancano funzionari contabili, i rendiconti vengono mandati in ritardo, i funzionari usano la scusa che non son tenuti a fare loro il lavoro e non hanno conoscenze contabili. Ovviamente a volte, a causa di questo mancato controllo, svariati funzionari ne ha approfittato comprando cose inutili per la sede, per seguire capricci personali o della loro famiglia, o pagando affitti spropositati per le sedi (ben superiori al valore di mercato dell’immobile, ecc.). I casi di peculato e corruzione sono quasi all’ordine del giorno.

Ci sono stati perfino casi (denunciati alla magistratura) di funzionari che chiedevano soldi ai privati stranieri per rilasciargli i visti turistici. Purtroppo in molti casi, i funzionari colpevoli si son solo visti “sospendere dal lavoro e dallo stipendio per qualche mese”, e poi tutto tornava come prima. Manca un vero e proprio istituto punitivo serio per questi funzionari criminali. Quindi noi di Riforma e Progresso creeremo una disciplina più severa, che porti al licenziamento del funzionario, alla restituzione delle somme illecitamente prese, e/o al pagamento di multe salate, e nei casi più gravi anche la carcerazione.

Creazione di una società specializzata a fare le valutazioni di efficienza nonché ispezioni

La prima misura da prendere è l’istituzione di un meccanismo di valutazione annuale dell’ efficienza degli uffici, intesa come grado di raggiungimento degli obiettivi prefissati e utilizzazione ottimale delle risorse messe a disposizione, oltre che del rendimento di tutti i dirigenti in ogni incarico ad essi attribuito, inteso come capacità gestionale e risultati raggiunti. Lo stesso organismo dovrebbe altresì esprimere suggerimenti di modifiche a te a rendere più efficaci e celeri norme e procedure di funzionamento. Le valutazioni dei singoli dirigenti, espresse sotto forma di relazioni scritte, dovrebbero essere inserite nel loro fascicolo personale in maniera che incidano sulla corresponsione o meno dell’indennità mensile di posizione e in quella annuale di risultato, sul mantenimento o meno dell’incarico ricoperto e sulle promozioni. In poche parole, chi incorre in valutazioni negative deve vedersi sospese le predette indennità, Chi riceve più volte giudizi negativi deve essere adibito ad incarichi di minore responsabilità e chi non recupera in tempo con prestazioni eccezionali deve essere escluso dalla promozione al grado superiore. (Fonte Calogero di Gesù “Dietro le quinte della Farnesina”).

Serve poi nominare una società straniera, ad esempio la McKinsey, che è già stata usata con successo dal Foreign Office britannico, e darle l’incarico di valutare annualmente tutti gli uffici e i dirigenti del Ministero. Oltre al già citato organismo di controllo di cui abbiamo già parlato, che sarà totalmente autonomo e distaccato dalla Farnesina, e nominato dall’Agenzia Nazionale delle Ricerche.

Mantenere l’assistenza indispensabile, riformare gli organismi rappresentativi ed eliminare i finanziamenti inutili

Sopprimere il CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero), organo di rappresentanza per gli emigrati italiani che al giorno d’oggi non ha più senso di esistere. Spende un sacco di soldi in spese di rappresentanza, viaggi in business class, alberghi, utile a certi rappresentanti (anche i parlamentari eletti all’estero) a beneficiare di questo extra servizio. Al CGIE si possono sostituire periodiche riunioni di coordinamento dei parlamentari eletti all’estero per discutere di problemi attinenti agli italiani all’estero (facendolo a Roma a costo zero).

Trasformare i Comites in associazioni private volontarie fatte dai cittadini all’estero, in modo da non dover ricevere più alcun contributo pubblico (già adesso sono sempre meno gli italiani all’estero che votano e vi partecipano.

Un altro consistente rivolo di denaro pubblico è l’elargizione di sostanziosi contributi per l’assistenza indiretta ai connazionali o per altre attività sociali versati ad associazioni di ogni tipo, scarsamente attive, nonché ad enti gestori di corsi di italiano o di corsi di sostegno di pessimo livello, a ospedali disorganizzati, patronati lottizzati e a giornali senza lettori.

Sotto un altro aspetto, molti consolati sono intasati da pratiche che richiedono lunghi e complessi accertamenti, per il riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza jure sanguinis per centinaia di richiedenti, specialmente argentini e brasiliani, che spesso ignorano tutto o quasi tutto dell’Italia compresa la lingua è che in larga parte desiderano il passaporto italiano perché li rende cittadini dell’UE. Come tali essi, infatti, possono emigrare dai Paesi latino-americani che sono in crisi, nei paesi europei e in particolare in Spagna, di cui conoscono la lingua, oppure ottenere più facilmente un visto d’ingresso negli USA, ma ben pochi di loro propongono di venire a vivere in Italia. PER QUESTA QUESTIONE OCCORREREBBE UNA LEGGE CHE RIDIMENSIONI I LIMITI TEMPORALI O GENERAZIONALI PER CHIEDERE LA CITTADINANZA ITALIANA E NELLO STESSO TEMPO RENDA PIÙ DIFFICILI GLI IMBROGLI, COME DIMOSTRANO GLI SCANDALI PER IL TRAFFICO DOLOSO DI CITTADINANZE ITALIANE.

Riforma del voto degli italiani all’estero

Va rivista e aggiornata la legge che prevede il voto degli italiani all’estero.

Già da anni politici e giornali parlano che come è fatta adesso funziona male e anzi ha portato spesso a brogli elettorali, scandali, compravendita di voti da parte di cosche mafiose, dispersione dei plichi elettorali, ecc. senza contare che ad ogni elezione e referendum, in media soltanto il 30% degli aventi diritto nelle circoscrizioni estere, va effettivamente a votare (segno di disinteresse da parte degli italiani all’estero e di un sistema gestorio che disincentiva la voglia o la possibilità di votare all’estero). Quindi tale legge va completamente rivista e per farlo servirà creare in primis una nuova procedura strutturale ed informatizzata dell’anagrafe degli elettori presso i vari consolati italiani nel mondo, nonché nuovi sistemi di voto come quello di recarsi per forza presso la sede dell’ambasciata e consolato (o altre loro sedi da loro momentaneamente allestite) per votare, in quanto il voto per corrispondenza attuale, per come organizzato, si è dimostrato spesso fallimentare.

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