Rifacimento Burocrazia

Riforma della Burocrazia

RIFACIMENTO BUROCRAZIA

Obiettivi

  • GUERRA TOTALE ALLA BUROCRAZIA - CANCELLARLA E RIFARLA DA CAPO

  • SCRIVERE LE LEGGI IN MODO FACILE E COMPRENSIBILE

  • CREAZIONE DELL'AGENZIA PER LA SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA

  • PIANO D'AZIONE SULL' E-GOVERNMENT

  • MENO STATO E PIU' LIBERTA' D'AZIONE #sempliceèbello

  • COLLABORARE CON LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA

  • CREARE LA VERA TRASPARENZA AMMINISTRATIVA

Programma

INDICE - Clicca e ti porta subito al capitolo

GUERRA ALLA BUROCRAZIA - CANCELLARLA E RIFARLA DA CAPO

GUERRA ALLA BUROCRAZIA – CANCELLARLA E RIFARLA DA CAPO

Per noi di Riforma e Progresso questo è un argomento molto sentito e importante. Abbiamo già avuto modo di inserire varie proposte di riforma della burocrazia in molti argomenti trattati in tutti nostri programmi (vi ricordiamo che abbiamo 28 programmi politici, divisi per materie e discipline).

Sarebbe stato troppo mettere qui tutte le riforme messe assieme, specie se tenute slegate dal loro contesto (es. economia, istruzione, lavoro, enti locali, ecc.).

Vogliamo quindi inserire in questo programma un riassunto di quanto scritto già e le proposte di riforma più generali che non trattano specificatamente di una materia specifica.

Tutti noi Italiani siamo concordi sul fatto che l’attuale burocrazia italiana, per come funziona (male) e per come è concepita, è un cappio al collo, un peso per tutti noi cittadini, e un macigno che ci tira verso il basso che non ci lascia spiccare il volo (metaforicamente ma anche economicamente).

In Italia è difficile fare qualunque cosa, anche la più semplice, siamo oberati di scartoffie, procedure inutili e perdi tempo, che a volte alla fine manco portano a risultati (ma creano frustrazione e rabbia).

Perfino molti dipendenti pubblici sono contrari all’attuale sistema burocratico costruito male e in modo disordinato e illogico nel corso di questi ultimi decenni.

La burocrazia attuale in Italia, va COMPLETAMENTE RIFATTA. Ove possibile, il nostro approccio è cancellare in toto quello che attualmente esiste e poi rifarlo da capo. O meglio, creare prima un nuovo procedimento, una nuova “burocrazia amica”, semplice, leggera, facile, velocissima e la più essenziale possibile, e poi farle prendere il posto della vecchia pesante burocrazia che abrogheremo.

Ci sono stati politici e Governi nel passato che hanno cercato di mettere mano alla burocrazia, ma, a parte piccoli e a volte insignificanti miglioramenti qua e la, non sono mai stati in grado di portare un reale cambiamento, e secondo noi per due motivi:

– mancanza di reale volontà e competenza nell’affrontare il problema. Vedevano il colossale mostro e non sapevano da che parte iniziare (non hanno saputo prendere il toro per le corna) e alla fine hanno preferito desistere

– hanno rattoppato qua e la o aggiunto cose a sistemi già marci e disastrati che quindi inglobavano, peggioravano e non rendevano efficaci le nuove riforme “aggiunte” a quell’apparato. E’ come se in una casa vecchia, fatiscente che sta crollando, ti limiti soltanto a cambiare le tende alle finestre e ritinteggiare la parete della cucina, spacciandolo poi che hai fatto una riforma alla “casa burocrazia”.

Secondo noi se una casa è vecchia, disastrata, cade a pezzi, è pericolante, e non ha tutto sommato nulla da salvare né di pregio da tutelare, VA RASA AL SUOLO E RICOSTRUITA DA CAPO DALLE FONDAMENTA! Costa meno soldi, meno tempo e meno fatica.

Noi siamo più per l’approccio alla “Alessandro Magno”, ovvero, è impossibile slegare i nodi di una matassa aggrovigliata per anni (nodo gordiano), si deve prendere la spada e tagliare quella matassa, buttarla via, e prendere poi del filo nuovo per ricostruire il futuro da capo.

SCRIVERE FACILE

SCRIVERE FACILE

Sembrerà banale, ma come abbiamo già spiegato nei programmi Pubblica Amministrazione ed Enti Pubblici, in Italia molte cose non vanno perché le leggi, le regole, le norme che dovrebbero regolare la nostra vita con lo Stato e con la nostra comunità italiana sono scritte in un modo che nessuno possa capirle. Spesso bisogna affidarsi e pagare professionisti che però il più delle volte fanno fatica pure loro a districarsi e capirci qualcosa nel complesso delle cose.

Oltre ad essere incomprensibili, ci obbligano spesso a fare mille giri, passaggi burocratici, dispendiose di perdite di tempo, di soldi, e a volte son dei veri frustranti grattacapi che tutto quello che ci fanno dire è: “Ma Perché!?”

Se vuoi che una società funzioni, devi prima di tutto assicurarti che ci sia una chiara, diretta, semplice ed efficace comunicazione tra le parti.

Per questo motivo la nostra soluzione al problema è (come già descritto negli altri programmi), quella di istituire una commissione apposita, sia con componenti fissi che flessibili, che saranno da una parte professionisti scrittori, giornalisti, analisti, ecc. dall’altra esperti in ogni settore (es. se la norma parla di o regola cose che interessa artigiani ed imprenditori ad esempio, si chiameranno a sorteggio rappresentanti di tale categoria che dovranno capire se la norma è fattibile o di come farla diventare fattibile, e contribuire a scriverla). Quindi da una parte hai rappresentanti del settore che ti dicono se la cosa è fattibile o come farla diventare fattibile (ovvio, mica decidono se fare o non fare, ma soltanto cercano di renderla realizzabile e capibile e comprensibile per il loro settore, anche se non fossero d’accordo con la norma, al massimo potranno far presente la contrarietà o sollevare questioni, dubbi o suggerimenti all’organo competente che vuole creare tale normativa). Poi ci saranno invece letterati, scrittori, giornalisti, analisti, ecc. che si occuperanno nello specifico di redigere la norma. I pubblici dipendenti del Ministero e o dell’organo competente potranno solo sollevare dei suggerimenti o valutare la norma da un punto di vista formale e giuridico, guidando in tal senso “gli scrittori della norma”, ma non potranno mettere becco sulla scrittura e sui contenuti.

Un pensiero che sembra banale ma che invece è di un’importanza estrema!

Inutile dire che vieteremo di scrivere rimandi normativi (es. ex legge 123/96, comma 1, come modificato dall’art. 15 ter) e obbligheremo la commissione a scrivere facile e nel modo più diretto e sintetico possibile (senza dover scrivere faldoni e pagine e pagine di roba). Se servirà e se il tipo di norme e riforme lo richiederanno, faremo fare anche delle illustrazioni grafiche o dei video che presentano la legge, in modo che sia esplicabile e comprensibile a tutti.

Questo varrà per ogni singola legge, regolamento, direttiva, atto, decreto (anche attuativo). Sia del Governo e del Parlamento, sia di qualunque altro organo (anche a livello regionale), sia ente pubblico che emana regolamenti e leggi per il pubblico.

Con il tempo, man mano, faremo nuove leggi e riforme che prenderanno il posto di quelle vecchie, quindi quelle vecchie verranno abrogate, spariranno e non saranno più valide. Perciò con il tempo, anche le vecchie discipline spariranno e saranno rifatte secondo i nuovi canoni di creazione normativa.

Ovvio, questo richiederà tempo vista l’enorme mole di leggi che esistono in Italia (oltre 700 mila), ma per farlo, creeremo un’apposita Agenzia che avrà il compito di passare legge per legge, normativa per normativa, e sottoporla ai vari enti pubblici e organi legislativi e di Governo, in modo da far abrogare vecchie leggi inutili oppure farle rifare nuove da capo secondo il nuovo modo di fare le leggi.

AGENZIA PER LA SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA

AGENZIA PER LA SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA

Una volta che noi di Riforma e Progresso saremo al Governo dell’Italia, istituiremo un’Agenzia che chiameremo “Agenzia per la Semplificazione Normativa“. Risponderà al Parlamento e al Governo, sarà composta da centinaia di giuristi, avvocati, notai, costituzionalisti, esperti di diritto sia nazionale che europeo. Saranno poi coadiuvati da professionisti esperti nei più disparati settori, che man mano, alla bisogna, daranno il loro supporto per capire come modificare attuali legge e norme, o per capre se migliorarle o perfino cancellarle perché non più utili.

Tali persone, divisi in gruppi di lavoro, saranno suddivisi per discipline, per materie, e ognuno seguirà i propri lavori, e se servirà collaborerà con gli altri in casi di normative che richiederanno un coordinamento interdisciplinare.

Passeranno al setaccio tutte le oltre 700 mila leggi e norme, valuteranno se servono ancora o no, o se è meglio modificarle o implementarle (sicuramente molte saranno da modificare o perfino cancellare ed abrogare).

Se ritengono che siano da abrogare, perché vecchie, inutili, che complicano la vita agli Italiani, o superflue perché sono state create nel tempo anche altre nuove norme che si sono però soverchiate l’una alle altre, non faranno altro che metterle in lista e passarle al Parlamento che deciderà di abrogarla, oppure modificarla o perfino tenerla.

Se invece la norma serve però è scritta male, troppo lunga e complessa, che crea fraintendimenti o permette raggiri, elusioni, o siano ad esempio denigratorie o troppo garantiste di alcune categorie e meno per altre che invece ci rimettono, o se vanno contro i diritti di genere, se offendono la morale umana o i diritti dell’uomo o se non sono coerenti con l’attuale sistema socio-economico italiano, o se risultano antieconomiche, le scriveranno da capo con i nuovi sistemi (sottoponendole ad esperti del settore). Una volta riscritte da capo, le sottoporranno al Parlamento (che avrà una commissione apposita). E il Parlamento non dovrà far altro che valutarla, discuterla, e votarla, o approvandola, o chiedendo di fare alcune altre modifiche, e in tal caso, la proposta di legge ritorna all’agenzia che la riprende in mano e la modifica secondo le volontà dei Parlamentari (o del Governo, o del Presidente della Repubblica in caso di decreti, o chi per esso). Poi l’agenzia rimanderà la norma riscritta al Parlamento (o Governo o all’organo competente), e si rivoterà finché non verrà approvata. 

In tal modo si da la possibilità a Parlamento e Governo di essere davvero i diretti decisori e creatori di leggi e decreti, e non come adesso dove, purtroppo, leggi e decreti vengono decisi in “linee generali di massima e di principio” dai membri di Parlamento e Governo, ma poi nel dettaglio (che non è cosa da poco), vengono decise e scritte dai burocrati che stanno dietro le quinte nei ministeri e in Parlamento. Nelle pieghe soggettive dei dettagli sta il vero potere legislativo, è li che è possibile far attuare una legge in un modo o in un altro ai cittadini. E’ lì che si annida il burocratichese, è lì che spesso mettono mano delle “manine invisibili” che a volte stravolgono le leggi, o le tramutano in favore di una parte o un’interesse diverso per cui la norma è stata voluta dal legislatore.

Quindi questa nostra nuova procedura (tramite l’Agenzia), sarà utile sia al legislatore in modo da avere al 100% e in ogni momento le redini nella creazione e comprensione legislativa, sia al popolo che sarà in grado di capire ed applicare perfettamente tali leggi (e capire bene anche se apprezzare o essere scontento dell’operato dei propri parlamentari e governanti).

Quindi in sostanza, questa Agenzia si occuperà, riassumendo, di 2 cose:

PRIMO:

Sarà di supporto a Parlamento, Governo ed organi pubblici, per scrivere le leggi, norme, decreti, regolamenti, ecc. nuovi che verranno via via creati mensilmente da questi organi.

SECONDO:

Nel frattempo, si occuperanno di cercare, prendersi in mano e setacciare tutte le norme, leggi e discipline esistenti, e di loro iniziativa, decidere se sono inutili e da cancellare, oppure da modificare, oppure da implementare, ecc. In tal modo le “troveranno e aggiusteranno” e passeranno agli organi competenti in modo che valutino, volendo modifichino, oppure confermino e votino in toto quanto presentatogli dall’Agenzia.

Ovviamente Parlamento, Governo, e organi pubblici, avranno sempre e comunque il diritto di interloquire con i membri dell’agenzia e con gli uffici o persone che gli hanno presentato la legge da abrogare o modificare o implementare. Saranno liberi di fargli tutte le domande che vogliono e farsi presentare tutti i documenti e gli appunti usati e creati dai membri dell’agenzia per decidere se abrogare o modificare tale norma. Potranno sollevare tutte le questioni che vogliono e votare modifiche come e quando vogliono, avvalendosi anche del supporto dei burocrati ministeriali.

Altra cosa, se membri del Governo o del Parlamento ritenessero ad esempio, che qualche membro dell’agenzia sia in conflitto di interessi o non sia più consono a tale dovere, avranno il potere di votare a maggioranza e licenziarlo, rimpiazzandolo con qualcun altro. Ovviamente l’agenzia avrà un suo regolamento, codice etico e di riservatezza interna.

Altra cosa:

Ogni privato cittadino avrà il diritto di contattare direttamente l’Agenzia (che avrà mail, recapiti, numeri di telefoni resi pubblici nel proprio sito istituzionale), e potrà:

– Richiedere informazioni sulle attività o su alcune norme specifiche che l’agenzia sta trattando o sottoponendo alle autorità

– Far presente di valutare determinate discipline/norme di un determinato settore e magari indicando modifiche, migliorie o chiedere di abrogare determinate leggi.

Ad esempio, privati cittadini possono chiedere di dare urgenza a cambiare o migliorare o abrogare norme e regolamenti particolari per questioni di “servizi pubblici” su sanità, istruzione, o cambiare procedure attualmente insulse che obbligano i privati a spendere tempo e denaro o sono inutili o controproducenti.

Altro esempio, l’organo dirigenziale nazionale dell’ordine dei commercialisti, possono contattare l’agenzia per chiedergli di cambiare, implementare o far abrogare determinate leggi/procedure/norme/regole, che non permettono la corretta e giusta esecuzione del loro lavoro o di quello dei loro clienti.

Chi meglio dei diretti interessati di una norma, conosce meglio i punti deboli della norma stessa?

Qualora l’agenzia riceva indicazioni dai privati, sarà tenuta a prenderne nota, pubblicando su un’apposita lista che mostrerà anche nel sito web, di tutte le normative che dovrà prendere mano, e creerà una precedenza del “chi primo arriva prima alloggia”, man mano che gli arrivano proposte e reclami dai privati, inseriranno queste “cose da fare” nella lista. Tali proposte avranno la precedenza rispetto a quelle norme cercate e setacciate d’ufficio dall’agenzia stessa. Quindi se stavano lavorando a qualcosa che si era trovata d’ufficio in autonomia l’agenzia stessa, appena la finisce, prenderà in mano, via via, per ordine, quelle cose che gli sono state portate all’attenzione dai privati. Finché non avranno terminato le questioni dei privati, non riinizieranno a cercare nuove norme da prendere in mano in autonomia.

Ovviamente i membri dell’agenzia saranno liberi di contattare i privati stessi per chiarimenti o per consulti o suggerimenti ulteriori.

Man mano che l’agenzia avrà rielaborato le richieste dei privati, provvederà a mandarle in Parlamento, al Governo o agli organi competenti.

I privati avranno anche la possibilità di vedere in tempo reale lo stato di avanzamento delle loro richieste, in modo da vedere se sono ancora in elaborazione, o se sono state trasmesse all’organo competente (es. commissione del parlamento), e poi se son state modificate dall’organo e rimandate all’agenzia, (e cliccando in un link, potranno leggersi quali modifiche il legislatore ha chiesto di fare all’agenzia, o quali cose non ha voluto accettare tra le varie proposte o richieste del privato che le ha sottoposte). Potranno poi rivedere che ritorna all’organo competente, e poi se è in fase di votazione, e poi se è stata approvata o respinta. Nel caso venisse respinta saranno presenti i nomi dei legislatori che hanno votato contro (magari perfino dopo averla fatta rimandare indietro per modifiche, in tal modo i privati interessati potranno sapere chi è stato a votare contro e cercare di contattalo, e informarsi sul perché. Ovviamente se non verranno ascoltati da tale legislatore, sapranno di chi è la colpa, e magari non voteranno più tale legislatore alle successive elezioni. Anche questa è democrazia.

In tal modo il lavoro del legislatore è seguito passo passo anche dai cittadini e si responsabilizzano sia i legislatori che i cittadini interessati, nella formazione legislativa italiana.

Ovviamente non si tratta di “proposta di nuove leggi” da parte dei cittadini, per quello servono una raccolta firme e tutto un altro procedimento.

I privati potranno solo porre all’attenzione normative e procedure (che magari se bisognava aspettare che l’agenzia le scoprisse da sola, passavano anni), e al tempo stesso si responsabilizza il cittadino a fare la propria parte per migliorare o cambiare o cancellare qualcosa che già esiste.

Per la creazione legislativa, abbiamo altre proposte di riforma (che troverete nel Programma Politica e Istituzioni).

Questo sistema appena descritto darà la possibilità di affrontare direttamente, di petto il problema della burocrazia, in quanto ci sarà un’agenzia apposita che prenderà procedura per procedura, legge per legge, e la sottoporrà ad esperti di diritto ma anche di esperti dei più disparati settori.

I cittadini potranno far presente liberamente e anche individualmente qualunque altra questione e potranno perfino farsi contattate e consultare dall’agenzia per aiutarla a capire come poter cambiare per il meglio tale disciplina.

Non saremo noi qui a scrivere come vogliamo cambiare ogni singola norma o disciplina esistente in Italia, sarebbe un lavoraccio impossibile e non ne abbiamo le competenze. Anche perché le leggi sono tante e vertono su milioni di casistiche che sono conosciute solo dagli interessati in tale materia in tale contesto. (dalle procedure e norme da seguire da parte di un architetto per costruire la casa del suo cliente, al commercialista che deve fare una marea di carte per tenere i conti del proprio cliente e fargli pagare le tasse, alle procedure inutili o complicate che un cittadino deve fare in comune o all’INPS o all’Agenzia delle Entrate ad esempio, per poter accedere a un servizio o fare una determinata cosa).

Questa è la nostra logica soluzione del problema. Siamo come sempre aperti a suggerimenti, miglioramenti o critiche costruttive da parte di tutti.

ESEMPI DI PROCEDURE DA CAMBIARE

ESEMPI DI PROCEDURE DA CAMBIARE

SERVE ANNULLARE QUALUNQUE ATTO CHE CONFERMI O RIPROVI ATTI, DOCUMENTI O INFORMAZIONI GIA’ IN POSSESSO, GIA’ FORNITE, GIA’ RICHIESTE PRECEDENTEMENTE

Serve eliminare per legge tutti gli atti ridondanti e che hanno lo stesso fine ma che

susseguono a quello fatto precedentemente. Ad esempio: L’ufficio dello Stato civile dei comuni non deve più richiedere dichiarazioni firmate ai successori che attestino che il documento ufficiale dica il vero, cioè si chiede al figlio che denuncia la morte del padre con certificazione ufficiale, di firmare che sta dicendo la verità.

RIDURRE LE PROCEDURE INTULI PER INIZIARE UN’ATTIVITA’

Di questo abbiamo già ampiamente discusso nel programma Imprese, PMI e Startup, è un argomento molto importante, ad oggi molto imprese ed attività (specie artigiani, commercianti, negozi, ristoranti, ecc.) fanno fatica ad avviare un’attività o a continuarla, perché sono oberati di procedure, documenti da fare, costi inutili da sostenere.

Ovviamente siamo convinti che appena creeremo l’Agenzia per la Semplificazione Normativa, saranno molti i commercianti ad esempio, singolarmente o tramite la propria rappresentanza di categoria, a contattare l’agenzia per spiegargli cosa dettagliatamente serve cambiare, togliere, cancellare di burocratico nel loro settore.

Ad esempio: Se vuoi fare l’estetista e aprirti un negozio devi seguire 118 procedure!!

Se invece vuoi aprire un’attività manifatturiera, paradossalmente hai meno procedure (“solo” 84 obblighi di legge”) da rispettare. Come per esempio, la “Comunicazione di autovidimazione registro tariffario, o la Comunicazione del piano di gestione dei solventi, oppure il Rinnovo dell’Autorizzazione allo scarico di acque reflue industriali e/o meteoriche di dilavamento non recapitanti in rete fognaria. Vuoi invece rilevare l’attività di un altro ed evitare la burocrazia?

Col cavolo! Ti aspettano: il subingresso, la voltura dell’autorizzazione allo scarico acque reflue.., il rispetto dei valori di zona, circa l’emissione di rumore o la dichiarazione di fine lavori con attestazione di agibilità, altre ti aspettano se invece vuoi fare alcune cose come: la comunicazione per installazione pubblicità temporanea, ecc. (come denuncia il libro di Paolo Bracalini “La Repubblica dei Mandarini”).

Alcuni invece sono di difficile comprensione, tipo: la comunicazione messa in esercizio/a regime impianto e data campionamenti analitici, la comunicazione del cambio di proprietà dello stabile in cui sono installati ascensori, montacarichi, e apparecchi di sollevamento rispondenti alla definizione di ascensore, la cui velocità di spostamento non supera i 0.15 m/s non destinati a servizio pubblico di trasporto (piattaforma per disabili).

Si potrebbero fare milioni di esempi, ma la sostanza è che è sacrosanto tutelare la sicurezza e l’ambiente nel mondo del lavoro ma ci deve essere un limite agli obblighi che spesso non portano nessuna utilità né miglioramento nel modo di lavorare. Tutto il resto sono scartoffie! Scartoffie che nessuno guarda, non tiene in considerazione, non se né fa niente nessuno, nemmeno gli uffici pubblici che ti controllano e chiedono di attenerti a tali obblighi.

Molte delle nostre attività artigiane e commerciali sparse per l’Italia, hanno iniziato molto spesso la propria attività decenni fa partendo da uno scantinato o il garage di casa “alla bene e meglio”. E negli anni ’50 ad esempio, non servivano tutti gli adempimenti burocratici ed obblighi di oggi. Ovvio che i tempi sono cambiati e una volta nessuno controllava e tutti facevano quello che volevano e le morti sul lavoro erano maggiori e l’inquinamento ambientale era di gran lunga maggiore, ovvio che bisogna tenere seriamente in considerazione questi aspetti, ma fino ad un certo punto. Serve distinguere ciò che è indispensabile per poter assicurare la sicurezza nel mondo del lavoro, sicurezza alle persone e all’ambiente, con invece la burocrazia extra! Non è che riempendo di obblighi, documenti, certificazioni, valutazioni varie un imprenditore, lo aiuti a trasformare la sua stanza adibita a “PIZZERIA AL TRANCIO” in una navicella spaziale super tecnologica che fattura milioni! Anzi, soffocandolo con burocrazia e obblighi sarà un miracolo se non fallirà!

E lo Stato, invece di venire incontro, sanziona le imprese che non rispettano qualche norma, dando spesso la mazzata finale.

Per noi di Riforma e Progresso, è giusto che lo Stato dia alcune regole, linee guida e norme di comportamento sul settore sicurezza delle persone (sia lavoratori che clienti) sia sull’ambiente, e che faccia poi rispettare severamente queste norme. Ma per tutto il resto, ognuno dovrebbe venir lasciato vivere/lavorare come vuole!

Ci rendiamo conto che ad esempio, ci sono regole che prescrivono a certi negozi di parrucchiera che non possono tenere “le perline” alle pareti, che devono compilare documenti che dicono dove posizionano determinati oggetti (non pericolosi), ecc ??! Ma che differenza fa a un titolare che deve tagliare i capelli!? Al di là di normali norme sulla sicurezza ed igiene, che razza di obblighi strampalati serve poi dargli!?

OLTRE AL DANNO LA BEFFA: Ci sono molti casi poi dove le normative si devono applicare oppure no, o magari sì ma in maniera più soft, oppure al contrario più severamente, a seconda di quale impiegato statale ti trovi! Perché ogni “controllore” la pensa come vuole, e se sei fortunato trovi dipendenti pubblici più comprensibili, altri invece che sono più severi e interpretano come vogliono.

Confartigianato calcola che dal 2008 al 2013 siano state create ben 491 norme fiscali, di cui 288 con impatto burocratico sulle imprese. Il fisco in pratica, si complica alla velocità di una norma ogni 6.4 giorni. La maggior parte di tali norme hanno prodotto un impatto negativo (il 58.7%) 27.7% nessun impatto, e solo il 13% hanno rappresentato semplificazioni che hanno ridotto il carico burocratico per le imprese. Spesso le complicazioni sono contenute in norme fatto per semplificare (un paradosso).

Tante complicazioni costringono gli imprenditori a sacrificare gran parte del loro tempo per districarsi nelle pastoie connesse agli adempimenti burocratici tributari (secondo Confartigianato 36 giorni l’anno, cioè circa 258 ore, la media europea è 186 secondo dati Ocse). Quindi solo per pagare le imposte alle nostre aziende serve oltre il 50% del tempo in più. (Ne abbiamo discusso nel nostro programma Economia e Tasse).

DI PROCEDURE SI MUORE, “CHI TE LO FA FARE?!

Qualche esempio: IKEA ci ha messo 7 anni per poter ottenere la licenza per aprire il suo terzo negozio a Roma (investendo 115 milioni e assumendo 400 dipendenti). Non è accettabile lavorare in tempi così lunghi. Molte aziende si stufano e lasciano l’Italia, e questo significa milioni di posti di lavoro e miliardi di euro in tasse ed investimenti che scappano dall’Italia!!

Un altro esempio? Per aprire un supermercato in Italia è difficile come aprire una centrale nucleare, parola del fondatore di Esselunga Bernardo Caprotti. Dice che per fare un supermercato occorrono anche 15 anni! Migliaia di documenti, carte e determine da parte della pubblica amministrazione (comuni, asl, agenzia delle entrate, camera di commercio, ecc.) per aprire il negozio al di là dell’Arno a Firenze, ci hanno messo 44 anni! QUANTE OCCASIONE MANCATE!

Un esempio che fa ridere per non piangere: (preso sempre dal libro di Bracalini)

Ti credo che poi molte aziende italiane iniziano a investire all’estero, per esempio, Giovanni Rana per aprire a Chicago uno stabilimento per la produzione di ravioli e tortellini per il mercato americano, dall’acquisto del terreno, all’avvio delle prime linee produttive ci sono voluti appena 11 mesi! Meno di anno! Meno di un settimo del tempo richiesto in media in Italia! In Italia per l’ultimo stabilimento costruito ci hanno messo 7 anni, e come se non bastasse l’ultimo ritardo è stato un intoppo, il funzionario non aveva l’auto di servizio per compiere l’ultimo sopralluogo! Assurdo! Hanno perso un altro mese, il bello è che l’azienda gli aveva anche proposto di andarlo a prenderle o se che gli mandavano un taxi, oppure prendere un mezzo pubblico, ma il funzionario ha detto di no che non si poteva! Quando ha aperto a Chicago invece, il governatore dello Stato dell’Illinois in persona ha voluto incontrare e ringraziare di persona Giovanni Rana per aver aperto lo stabilimento che gli ha portato 200 nuovi posti di lavoro. Anzi, oltre che a congratularsi gli ha messo a disposizione una mail e una segretaria dedicata nel caso avessero avuto problemi o avessero avuto bisogno di qualunque cosa.

Le autorizzazioni? 5 firme e il gioco è fatto, permessi, concessioni, tutto! Dopo qualche giorno dalle firme, lo avvisano che il board dell’ente pubblico si riunirà di lì pochi giorni per mettere il timbro ufficiale sul progetto e per tale progetto bastava sapere gli spazi, le idee generali a grandi linee e basta. Nel totale, per tutto questo, il comune di Chicago ci ha messo appena 15 giorni.

In Italia invece, serve che ogni progetto siamo minuzioso in ogni dettaglio, lo si deve stampare in 10 copie, ogni copia deve essere firmata, e poi permessi, timbri, ecc. In Italia nessun ente pubblico dialoga con gli altri, spesso richiedono ognuno le stesse cose, duplicano gli atti, assurde perdite di tempo. MA COME SI PUO’ LAVORARE COSI’!!??

Negli USA, POLIZIA E VIGILI DEL FUOCO PASSANO SPESSO PER IL CANTIERE per visitarlo, e davano semplici consigli su come fare migliorie sul sistema di sicurezza, in modo informale. Quando durante i lavori ad un certo punto, vediamo che abbiamo fatto male i calcoli e ci serve più spazio per installare un silo e una caldaia, ho chiamato il comune che mi ha detto di dirgli lo spazio, e che avrebbero cambiato loro e avrebbero rimandato i documenti con autorizzazione scritta entro 48 ore. In Italia ci avrebbero bloccato per mesi!

Altro esempio, a Marzo 2012 per questi motivi abbiamo fatto scappare un altro colosso, la British Gas, dopo 11 anni di paralisi sul fronte autorizzazioni e permessi attesi inutilmente dagli inglesi e mai concessi alle autorità italiane, la compagnia energetica britannica ha rinunciato al progetto del gassificatore di Brindisi, malgrado 250 milioni di euro già spesi nel progetto. Un investimento che avrebbe garantito il 10% del fabbisogno nazionale di gas naturale e creato un migliaio di posti di lavoro in Puglia. Gli inglesi hanno detto che nel 2010 sembrava, speravano avrebbero potuto iniziare i lavori di li a 200 giorni (illudendosi) ma i permessi invece non arrivarono mai e non hanno mai potuto iniziare i lavori. Il problema stava che alcuni enti locali avevano bloccato le autorizzazioni depositando una raffica di ricorsi amministrativi e in tutto questo il governo centrale non è mai intervenuto per convocare la conferenza dei servizi decisiva. A tutto c’è un limite tranne l’assurdità della burocrazia italiana.

Secondo la CGIA di Mestre, la burocrazia costa 31 miliardi all’anno, circa 7000 euro per azienda (in media), e specie per le piccole e medie imprese. Non si intendono solo costi diretti ma indiretti, scartoffie, consulenti extra da pagare per star dietro alle scartoffie, mancati guadagni dovuti all’attesa o espletamenti burocratici vari. Il 74% degli artigiani lavora da solo e quindi significa che per tutte ste cose ci deve star dietro lui da solo, oppure pagare un professionista o un’associazione.

SERVE FAR SI CHE LE PERSONE POSSANO IN AUTONOMIA AVVIARE UNA QUALUNQUE ATTIVITA’ SENZA ATTENDERE AUTORIZZAZIONI DA PARTE DEL PUBBLICO O DEL COMUNE. A parte alcuni obblighi effettivamente importanti, ognuno deve essere lasciato libero di fare quel che vuole. Semmai, se fa qualcosa che non va bene, e risulta da postumi controlli, gli si chiederà di mettersi a norma poi, o di pagarne le conseguenze, ma non bloccargli i lavori a prescindere all’inizio!

Bisogna togliere il più possibile l’ingerenza e la “soggettività” di pubblici impiegati, statali, e politici locali (nei limite del possibile).

Tra tutti, vogliamo riportare questo toccante esempio:

Un esempio che fa capire bene e toccare con mano la situazione disperata che viviamo in Italia: Un signore, che chiameremo Stefano (per privacy) ha 48 anni, aveva da anni un tipo di lavoro che non gli permetteva di stare abbastanza con la sua famiglia. Un bel giorno decise quindi di mollare il lavoro, chiedere un mutuo di 115 mila euro ipotecando parte della sua casa, per aprire un negozietto di noleggio bicilette elettriche e di monopattini elettrici Segway (che costano 6000 € l’uno). Voleva aprirlo a due passi da casa sua, davanti al parco di Monza. Si era già messo in contatto con vari albergatori per organizzare noleggio e tour ai turisti, e gli albergatori erano entusiasti dell’idea. Tutto perfetto, ma Stefano non aveva ancora fatto i conti con la burocrazia e con il comune di Monza (nella ricca Monza Brianza sopra Milano tra l’altro). Per aprire l’attività aveva bisogno di un’autorizzazione e qui inizia il suo dramma. Presenta la SCIA, la segnalazione certificata di inizio attività con planimetria del negozio, insegne e altro. Il comune gli dice che non c’è nessun problema e da domani può aprire ma solo per la vendita, per il noleggio deve fare un’altra richiesta. Stefano va a casa, si mette al pc e fa altre due righe per chiedere l’autorizzazione per poter noleggiare. L’indomani va in comune ma gli dicono che per quella nuova autorizzazione ci vogliono 30 giorni almeno. Lui pensa “ma potevano dirmelo prima io ero già pronto per partire”.

Torna a casa, trascorsi 30 giorni l’autorizzazione non arriva. Stefano torna in comune, incontra i responsabili ma nessuno sa nulla, e gli dicono che la responsabile è andata in vacanza. Passa l’estate e Stefano ha già perso la sua stagione turistica. A Settembre decide di scrivere un sollecito al comune. Passano i mesi, Ottobre, Novembre ancora nulla. Stefano interpella perfino tutti gli schieramenti politici in comune (consiglieri, assessori), scrive anche al Sindaco ma non viene ricevuto. Dopo parecchi mesi è finalmente convocato dall’assessore competente che gli dice che a suo parere quegli affari elettrici non possono circolare su strada. Ma Stefano sorpreso gli risponde che negozi di Segway hanno aperto dappertutto! A Milano, a Sanremo a Forte dei Marmi! “Perché non contattate il comune di Milano e glielo chiedete?!”. L’assessore gli dice che proverà a sentire quelli di Milano ma che nel frattempo Stefano faccia una nuova richiesta di autorizzazione ma solo per la vendita. E lui dice cosa serve visto che ha già speso tempo e soldi per niente e l’aveva già fatta. L’assessore a quel punto gli dice: “Tranquillo, ci penso io!”. Sono passati 3 anni da allora, Stefano ha dovuto chiudere il negozio che era pronto per iniziare la sua attività ma che per colpa di burocrazia e politica non ha mai potuto aprire. Il danno economico è di 105 mila euro senza contare tutto il resto. Questa storia è stata raccontata ad un giornalista e Stefano non aveva neanche gli occhi per piangere visto che non aveva i soldi nemmeno per pagare il dentista ad una delle figlie. Disperato senza lavoro e senza reddito per colpa di burocrazia e politica.

“La colpa non è solo della singola amministrazione locale, ma dell’intero sistema Italia che non funziona proprio!” dice un imprenditore che ha un’azienda leader nella produzione della ceramica. In 10 mesi in America ha messo in piedi fabbrica, impianto, dipendenti e tutto. In Italia invece aspetta da 10 anni un semplice via libera ad una variante al piano regolatore per poter ampliare lo stabilimento! Troppi livelli di governo che ti devono dare ognuno il loro benestare: il comune, la provincia, l’ASL, l’agenzia dell’ambiente, l’ufficio del lavoro, l’ufficio del territorio, l’autorità di bacino, e tanti altri. Se poi, hai la sfiga che nel mentre, cambia l’amministrazione, oppure salta una poltrona e viene nominato un nuovo capo ufficio che riprende in mano la pratica, la giostra riparte da capo!

In America invece, ti danno un’unica persona di riferimento, un supervisore che affianca l’azienda per tutte le pratiche e far cominciare a lavorare l’imprenditore il prima possibile.

Noi di Riforma e Progresso, una volta al Governo dell’Italia, oltre a prendere spunto dai migliori sistemi economici mondiali (es. Germania, UK, Stati Uniti, ecc.) (vedi Programma Imprese), vogliamo tra l’altro che il nuovo ente che creeremo per il lavoro e le imprese, l’ENL.I.A. (vedi Programma Lavoro), abbia una sezione con dentro SUPERVISORI ALLE IMPRESE che vengono affidati automaticamente appena chiunque si iscrive all’ente facendo domanda di voler aprire un bar, o un’officina, o una fabbrica, o qualsivoglia attività economica di qualunque tipo e dimensione. Egli farà da interfaccia con le varie burocrazie locali.

PARLA COME MANGI!

PARLA COME MANGI!

Ovvio, bisogna poi cambiare la burocrazia, perché se sto povero cristo di SUPERVISORE ALLE IMPRESE diventa solo il rappresentante dell’imprenditore e che al posto suo dovrà sbattere il naso con tutte le amministrazioni, siamo punto a capo.

Altro problema: ci sono troppe amministrazioni che rimpallano l’una sull’altra e tutte hanno un problema comune: scrivono in un modo impossibile da capire, il burocratichese!

Perfino Italo Calvino l’ha definita un’antilingua, e di essa scrive perfino la Treccani definendola una lingua di: RINDONDANZA, INUTILE COMPLESSITA’, AULICA AMPOLLOSITA’ a livello sintattico, sono tratti salienti della scrittura amministrativa.

Esempio: Un imprenditore del settore trasporti internazionali deve fatturare un lavoro a un giapponese e chiede ad un’amministrazione una domanda scritta così: “su quella fattura devo mettere il bollo da 2 euro si o no? Se sì, cioè se devo metterci il bollo, poi quei 2 euro devo includerli nel totale della fattura?”

La risposta che l’amministrazione gli dovrebbe dare dovrebbe essere: o sì oppure un no! Invece gli risponde:

Le fatture superiori a 77,47 euro non sono soggette a imposta di bollo se:

Operazione non imponibili art. 8 a, art. 8 b

Operazioni non imponibili art. 9 (solo se servizi internazionali diretti a esportazioni di merci).

Sono soggette a imposta di bollo se:

– Operazioni non imponibili art. 8 c, art. 8 bis (escluse se dirette all’esportazione)

– Operazioni fuori campo IVA art. 7

– Operazioni escluse art. 15

– Operazioni non imponibili art. 9 (negli altri casi)

Inutile dire chi ha fatto la domanda non ci ha capito niente!

Per legge noi faremo che ogni pubblica amministrazione sarà obbligata a scrivere in modo sintetico e usando un linguaggio e parole che userebbe con un bambino di 10 anni! Senza fare rimandi a legge, senza usare parole di uso non comune, devono poi rispondere nel modo più diretto, pratico e informale possibile alle domande (poi se nel caso specifico qualcuno chiedesse delucidazioni sul perché di qualcosa, allora potranno mettere rimandi di legge). Chi riceve dai cittadini 3 richiami per incomprensibilità, gli verrà decurtato lo stipendio! Devono usare le stesse parole usate dal cittadino.

ALTRA RIFORMA CHE INTRODURREMO: LA RIFORMA DEL SI E DEL NO BUROCRATICO

Ogni cittadino che ha una domanda, se possibile, dovrà sottoporla in un modo che la risposta possa essere SI oppure NO. L’amministrazione sarà obbligata a rispondere per forza SI oppure NO e nel caso risponda NO dovrà spiegare il perché ma con una breve spiegazione in modo semplice capibile anche da un bambino di 10 anni.

BASTA CAVILLI

Per questo motivo, molti deputati e politici italiani negli anni, perché a modo loro, ignoranti e mediocri, hanno creato cavilli, commi lunghissimi, con la foga di specificare qualunque cosa senza pensare minimamente che tali azioni portavano a complicare la vita dei cittadini.

Per questo motivo, molti deputati e politici italiani negli anni, perché a modo loro, ignoranti e mediocri, hanno creato cavilli, commi lunghissimi, con la foga di specificare qualunque cosa senza pensare minimamente che tali azioni portavano a complicare la vita dei cittadini.

Il politico, ministro della pubblica amministrazione e scrittore del 1800 Francesco De Sanctis dice che i grandi ingegni non sono mai cavillosi, il cavillo è il carattere della mediocrità.

Noi siamo contro e leggi che sono ridicole da quanto vogliono essere precise (per esempio, per specificare scientificamente cosa si deve definire per “pelle” o “cuoio” quanti millimetri di spessore deve avere il cuoio per essere definito tale. Le leggi che cercano di regolamentare qualunque cosa per forza sono CONTROPRODUCENTI e LIMITANTI DELL’ARGOMENTO STESSO CHE DISCPLINANO.

Scherzosamente, a noi piace definirle “leggi supercazzola”. E a noi non piacciono!

Per esempio, istituire la patente per pizzaioli, o come disciplinare la professione di estetista e creare la figura normativa del “onicotecnico” (il tecnico delle unghie”, effettivamente era fondamentale per lo Stato, urgentissimo, richiedere un tiolo professionale (con relativo corso) di chi fa la manicure, senza contare che sono esisti per decenni in tutto il mondo.. ma cosa servono leggi del genere? Solo ad ingolfare il parlamento e complicare la vita alle persone, e obbligare poi ai “professionisti” di pagarsi corsi, avere diplomi, pagare, avere certificati, per poter fare quello che stavano facendo prima magari (oppure obbligare le nuove leve a questa regolamentazione forzata). Le creazioni di albi, ordini, e affini vanno per la maggiore in Italia. Sono i preferiti dal legislatore.

Come abbiamo spiegato nel capitolo Agenzia per la semplificazione normativa, creeremo un’agenzia che sarà utile ai politici nello scrivere in maniera semplice le leggi, ma allo stesso tempo semplificherà le normative esistenti sia in autonomia sia su proposta dei privati.

E l’agenzia, fatta di esperti, troverà soluzioni per risolvere varie procedure e problemi.

PIANO D'AZIONE SULL'E-GOVERNMENT

PIANO D’AZIONE SULL’E-GOVERNMENT

ATTUARE UNA VERA RIVOLUZIONE TECNOLOGICA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Noi di Riforma e Progresso vogliamo attuale un piano epocale di informatizzazione della pubblica amministrazione. Abbiamo già delineato nei nostri programmi le varie riforme digitali che attueremo, i nuovi server e database nazionali che creeremo, i nuovi siti web e app unici che creeremo per i servizi ai cittadini e alle imprese.

Ma vogliamo poi fare anche un’altra cosa: vogliamo attuare completamente il “Piano d’azione sull’e-government” scritto e presentato al Governo, Parlamento e Regioni nel lontano 2000 dall’allora Ministro della Funzione Pubblica, Franco Bassanini. Come scrisse Salvatore Giannella nella sua pubblicazione “Voglia di cambiare, Milano 2008”, dopo un intervista fatta allo stesso Franco Bassanini: “Avevamo il piano di azione di e-government approvato nel 2000 all’unanimità dalla conferenza stato-regioni e dalle autonomie locali. Arriva il governo Berlusconi e azzera tutto, incarica Mc Kinsey di rivedere il piano di e-government, dopo due anni Mc Kinsey dice che sostanzialmente il piano va bene come è; ma intanto sono passati due anni, e il ministro Tremonti si è ripreso i soldi che erano stati stanziati per finanziare il piano “.

Ma cos’è il Piano d’azione sull’e-government? Un salto di qualità nel processo di innovazione tecnologica nelle Pubbliche amministrazioni. Le nuove conquiste dell’informazione e della tecnologia messe al servizio di un rapporto più rapido, diretto e trasparente tra i cittadini e i vari livelli di governo della cosa pubblica. (fonte: http://www.interlex.it/attualit/egovsint.htm).

Il piano prevedeva anche il costo che serviva per l’intera operazione, circa 1.335 miliardi di vecchie lire (sui 700 milioni di euro di oggi ma dopo vent’anni il calcolo è da rifare). Tra l’altro alcuni Governi dopo il 2000 hanno applicato parzialmente tale piano, circa un 30% soltanto come dice lo stesso Bassanini. Noi vogliamo quindi portare a termine l’intero piano e magari implementarlo (visto che dopo 20 anni è doveroso un aggiornamento). 

Per riassumervi sinteticamente di cose parla questo piano, ci affidiamo ad un articolo di Interlex.it (http://www.interlex.it/attualit/egovsint.htm), come noterete, riuscirete a capire quelle poche cose che sono state fatte (es. La firma digitale, la carta d’identità elettronica e altro).

Il Piano d’Azione prevede tappe certe per raggiungere nell’arco di tempo di 10-12 mesi e senza varare alcuna nuova legge tre obiettivi generali:

· Migliorare l’efficienza operativa interna delle Amministrazioni.

· Offrire ai cittadini e alle imprese servizi integrati e non più frammentati secondo le competenze dei singoli enti di governo

· Garantire a tutti l’accesso telematico alle informazioni e ai servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni.

Ai cittadini che richiedono un servizio non dovrà più essere richiesto di fornire informazioni già a disposizione della Pubblica amministrazione, seppure trasmesse in altra occasione e ad altri Enti. E neanche di indirizzare la propria richiesta all’Ufficio di stretta competenza, secondo un’articolazione dell’Amministrazione che i cittadini non sono tenuti a conoscere. Dovrà cadere anche il vincolo territoriale, che oggi consente di rivolgersi solo all’Ente competente secondo la residenza anagrafica. Per fare un esempio concreto: basterà comunicare il cambio di residenza o le variazioni anagrafiche una sola volta a un unico sportello di front office, che ne informerà tutte le amministrazioni interessate. Protagoniste dell’innovazione dovranno essere le amministrazioni locali, che nel modello decentrato e federale dello Stato rappresenteranno il front-office dell’intero sistema amministrativo a disposizione diretta dei cittadini, mentre le amministrazioni centrali svolgono il ruolo per lo più di back-office. Saranno però coinvolte tutte le istituzioni del Paese, a qualsiasi livello: oltre a Regioni, Province e Comuni, scuole, ospedali, Asl, centri per l’impiego, camere di commercio.

Perché sia possibile integrare fra loro le attività e le funzioni delle varie pubbliche amministrazioni, e perché queste siano pienamente alla portata del cittadino-utente, saranno predisposti tre strumenti fondamentali.

· La rete nazionale, cioè la rete Extranet che connette tra loro tutte le reti centrali, regionali, locali, di categoria e di settore amministrativo, quelle già esistenti e quelle in via di attivazione. Tutti i soggetti pubblici connessi, a qualsiasi livello operino, agiranno in condizione di parità nell’accesso alle informazioni. La rete può costruirsi sulla base di intese tra Governo, Regioni ed Enti locali miranti a costituire una Extranet del sistema delle amministrazioni pubbliche.

· La carta d’identità elettronica. La carta d’identità elettronica non sarà solo il nuovo documento di riconoscimento personale, ma darà anche al cittadino il diritto all’accesso a tutti i servizi della Pubblica amministrazione erogati on-line.

· La firma digitale, oramai pienamente operativa, servirà per dare validità giuridica a tutti quei rapporti tra le pubbliche amministrazioni e i privati che la richiedono (transazioni economiche ma anche, per esempio, le dichiarazione delle imprese a Inps, Inail ecc.). Il Piano d’azione prevede azioni di promozione e di diffusione delle firme tra i dipendenti pubblici che possono firmare atti, tra i cittadini e tra le imprese.

Le azioni delle Amministrazioni centrali

Compito delle Amministrazioni centrali è quello di attivare nella rete un sistema di portali per consentire il pieno accesso ai servizi e alle informazioni.

Portale unificato delle norme, con un motore di ricerca che conduca i cittadini a consultare leggi, norme e decreti.

Portale unificato dei servizi al cittadino, dove reperire moduli, compilare dichiarazioni, trasmettere le richieste di servizio ed essere indirizzati on-line allo specifico portale di ogni amministrazione. Da qualsiasi parte del territorio nazionale, in maniera omogenea.

Finirà dunque la caccia, spesso difficile e talvolta infruttuosa, ai moduli da acquistare: saranno stampati a casa, oppure compilati, sottoscritti e spediti senza bisogno di stampa. Gli sportelli di front-office dei Comuni saranno a disposizione dei cittadini bisognosi di aiuto.

Portale per i servizi di certificazione, perché i funzionari dello Stato possano verificare in tempo reale la veridicità delle autocertificazioni. Con il sistema a regime, anche le autocertificazioni non saranno più necessarie: verranno sostituite dall’acquisizione on-line dei dati da parte di ogni amministrazione. Non sarà più il cittadino a dover certificare il proprio status, ma l’Amministrazione a doverlo verificare al proprio interno.

Portale per i servizi all’impiego, per consentire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro a livello regionale e nazionale. Chi cerca lavoro non dovrà più passare attraverso le frustranti attese del vecchio Ufficio di collocamento, ma troverà direttamente sulla rete le opportunità più vicine ai suoi interessi (vedi E.N.L.I.A.).

Portale per i servizi alle imprese, perché le aziende e le società possano trasmettere per via telematica tutti i moduli e le comunicazioni richieste dallo Stato per lo svolgimento delle loro attività, e accedere a tutte le informazioni disponibili sul sistema delle imprese.

(Per questi ultimi due punti creeremo un “modo nostro”, come descritto nei programmi Impresa, e in quello lavoro).

Le azioni delle Amministrazioni locali

La necessità di garantire l’omogeneità dei servizi in tutta Italia non impedisce a ogni singola Regione di procedere all’innovazione secondo linee e strategie proprie. Compito principale delle Regioni sarà attivare – come già in parte fatto – le rispettive reti di interconnessione tra gli enti locali del proprio territorio. Agli altri Enti, in particolare ai Comuni, spetta il compito fondamentale di realizzare gli sportelli di front-office, migliorando il rapporto diretto con i cittadini e le imprese, abbattendo le attuali forti differenze tra la qualità dei servizi erogati in una parte o in un’altra del Paese.

Anagrafe e Catasto La interconnessione tra tutte le reti pubbliche consentirà di dare vita a un indice delle anagrafi, un vero e proprio indice dei cittadini italiani gestito dal Ministero dell’Interno, cui i Comuni parteciperanno nella fase di creazione e per gli aggiornamenti. Analogamente saranno messe in rete a livello nazionale – e quindi rese disponibili ai singoli Comuni, ai cittadini, ai professionisti – le informazioni relative ai dati catastali, con l’obiettivo di rendere disponibili tutti i dati relativi al territorio e di rendere più agevoli pratiche e verifiche relative alle posizioni Ici. Ciò avverrà grazie allo scambio permanente di dati tra Ministero delle Finanze e Comuni. 

Acquisti pubblici e aste on line (e_procurement)

Come già largamente accade nel settore privato, le Pubbliche amministrazioni possono conseguire notevoli obiettivi di risparmio, maggiore rapidità e trasparenza delle procedure e agevolazione della concorrenza acquisendo per sé beni di consumo e servizi mediante gli strumenti del commercio elettronico.

Aste telematiche permanenti e bandi di gara pubblicati in rete consentiranno sia alle amministrazioni centrali che a quelle locali di “stare sul mercato” dei beni e dei servizi – dalle grandi forniture al materiale di largo consumo – con gli stessi vantaggi attualmente consentiti alle aziende privati e ai consumatori.

La formazione

Parte integrante del Piano d’Azione è la formazione dei pubblici dipendenti all’utilizzo delle nuove tecnologie, sia per le esigenze di alfabetizzazione che per il perfezionamento. E’ prevista l’erogazione di 30 ore di corso per ogni dipendente, per una popolazione iniziale di circa 400.000 dipendenti pubblici.

MENO STATO E PIU' LIBERTA' D'AZIONE #sempliceèbello

MENO STATO E PIU’ LIBERTA’ D’AZIONE
#sempliceèbello

Tutte le nostre riforme sulla burocrazia seguiranno tutte la nostra campagna chiamata #sempliceèbello.

Grazie alle nostre riforme, grazie all’eliminazione di procedure, regole, adempimenti, grazie alla creazione di agenzie, alla creazione di pochi nuovi e unici siti web/app a cui far affidamento per tutti i servizi ai privati e alle imprese, grazie a una vera informatizzazione dell’apparato pubblico, renderemo lo Stato AMICO del cittadino.

Abbandoneremo le vecchie pratiche e ne creeremo di nuove, con la filosofia del “se non riesci ad oltrepassare l’ostacolo, bypassalo“!

Lo Stato deve solo delineare poche e chiare linee guida e semplici regole da far rispettare, affinché non ci siano prevaricazioni di diritti tra cittadini, evitare che ci siano furbetti o criminali che possano fare ciò che vogliono, evitare che i cittadini creino pericolo per loro, per l’ambiente e per gli altri e che il tutto si faccia in sicurezza. Per tutto il resto bisogna lasciare liberi i cittadini di potersi muovere e fare quello che vogliono come vogliono.

Lo Stato si è dimostrato incapace di raggiungere tutto e tutti e spesso, facendo di tutta l’erba un fascio, ha bloccato e peggiorato la vita e l’economia italiana. Lo Stato deve smettere di essere regolatore unico su tutto, arbitro e deve lasciare che la libera iniziativa dei cittadini possa finalmente essere liberata.

Anche perché, se lo Stato fa poche e semplici norme, poi riesce anche efficacemente a controllare che tutti le rispettino e sanzionare chi fa il furbo. Allo stesso tempo poche e semplice regole evitano che la gente se le interpreti come vuole, che le eluda o che agisca in nero o illegalmente pur di non seguire tutti i divieti e tutti gli obblighi burocratici che dovrebbe seguire. SEMPLICE E’ BELLO!

 

COLLABORARE CON LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA

COLLABORARE CON LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA

Il nostro Governo collaborerà anche con tutte le associazioni di categoria in modo da capire di cosa hanno bisogno per migliorare la propria situazione.

Ad esempio, assieme ai commercianti, e assieme ai nostri esperti dell’agenzia per la semplificazione normativa, creeremo nuove procedure per aprire e gestire negozi, ristoranti, ecc.

L’idea è di creare pochissime nuove leggi e regole di condotta (prendendo spunto dai Paesi migliori di noi in questo settore), lasciando poi libertà agli imprenditori a gestire il locale come vogliono.

Ad esempio, per avere il calcio balilla al bar serve una licenza, se una pizzeria al taglio ha una licenza di pizzeria al taglio ma serve la fetta di pizza al tavolo per fare un piacere al cliente, può venire multata perché non può farlo.

Quando un imprenditore, commerciante ottiene la licenza per aprire l’attività e segue quelle poche norme che gli servono per aprire, mantenere la salubrità del posto, l’igiene ecc. basta!! Poi dentro al suo locale deve venir lasciato libero di fare quello che vuole!! Per esempio, una piadineria aveva installato 4 tablet in modo che i clienti finché aspettassero potessero giocare o andare in internet. La finanza gli ha fatto oltre 1000 euro di multa per tablet perché lui non aveva richiesto l’autorizzazione ad installare tablet nel suo locale e quindi era sprovvisto della targhetta identificativa.

Cosi come, non si possono fare migliaia di euro di multa e far chiudere per vari giorni, un bar che in 5 anni non ha battuto 7.20 € di scontrini di caffè (sempre secondo i calcoli stramboidi fatti dall’agenzia delle entrate), specie a bar che lavorano un sacco di ore per riuscire a tenere aperti.

CREARE LA VERA TRASPARENZA AMMINISTRATIVA

CREARE LA VERA TRASPARENZA AMMINISTRATIVA

In Italia è difficile reperire risorse. La multinazionale KROLL ADVISOR specializzata in investigazioni e business intelligence per aziende straniere interessate ad investire nel mercato italiano dicono che sempre più aziende si tirano indietro colpa della mancanza di trasparenza ed informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, per dati e info che sono normali e date in qualunque altro Paese europeo e del mondo.

Non solo le aziende estere ma anche i cittadini italiani, le aziende italiane hanno bisogno di sapere esattamente cosa succede nel proprio Paese e come vengono spesi i soldi dei contribuenti.

Bisogna rifare la riforma sulla trasparenza, in quanto quella attuale è una semi farsa, che lascia molte lacune e discrezionalità alle pubbliche amministrazione, senza contare poi che i bilanci e la trasparenza messa nei vari siti internet di tutte le pubbliche amministrazioni, sono incompleti e di complicata lettura e consultazione.

Vogliamo portare in Italia il sistema svedese della trasparenza della Pubblica Amministrazione (P.A.).

Es. Negli archivi di stato svedesi, chiunque senza documento può entrare dall’archivio internet per ogni singolo documento ministeriale. Poi lo si chiede in segreteria (riportando il codice) si possono chiedere anche per mail e fax, e te ne viene data una copia gratis all’istante.

Stessa cosa nei comuni, municipi, si chiede di vedere il REGISTRO DEI DOCUMENTI. Anche se solo cartaceo, poi ti fanno la copia del documento, senza problemi, perfino tutti i costi ecc. Soprattutto ogni singola spesa effettuata da ogni funzionario pubblico, cosi stanno attenti a non spendere denaro in eccesso, perché tutti, cittadini e giornalisti potranno vedere i resoconti tranquillamente. Si possono vedere anche le spese telefoniche dei ministri, c’è stato anche uno scandalo, perché un giornalista ha spiatellato i costi eccessivi di alcune amministrazioni, e poi infatti tali amministrazione hanno abbassato tali costi.

Per tenere segreto qualcosa deve avere dei requisiti scritti nel codice della segretezza, PER SICUREZZA NAZIONALE o per PRIVACY.

LIBERO ACCESSO AI DOCUMENTI. Le amministrazioni pubbliche sono obbligate a tenere un registro per tutti documenti, dalle leggi che si fanno, agli scontrini dei voli aerei, alle bollette telefoniche ecc..

BUROCRAZIA: PMI “RISCHIANO” 111 CONTROLLI L’ANNO. IN LINEA TEORICA 1 OGNI 3 GIORNI - E' ORA DI FINIRLA!

BUROCRAZIA: PMI “RISCHIANO”
111 CONTROLLI L’ANNO. IN LINEA TEORICA 1 OGNI 3 GIORNI – E’ ORA DI FINIRLA!

Secondo noi è interessante riportarvi un’articolo del 2017 fatto dalla CGIA di Mestre su uno studio da essa condotta riguardante quanti controlli ha in media una PMI italiana.

La stessa CGIA di Mestre fa perfino delle valutazioni e delinea anche qualche soluzione.

L’Ufficio studi della CGIA ha calcolato che, potenzialmente, una piccola azienda italiana può essere soggetta a ben 111 controlli da parte di 15 diversi istituti, agenzie o enti pubblici. In linea puramente teorica, praticamente uno ogni 3 giorni. E rispetto alla prima rilevazione eseguita dagli artigiani mestrini nel 2014, la situazione è addirittura peggiorata. Nonostante il numero dei controllori sia rimasto pressoché lo stesso, le possibili ispezioni, invece, sono aumentate di 14 unità.

L’elaborazione della CGIA è iniziata suddividendo il quadro legislativo generale in quattro grandi settori, dopodiché per ciascuno di essi è stato conteggiato il numero dei possibili controlli che un’attività produttiva può incorrere e gli enti deputati all’attività ispettiva. In estrema sintesi, riportiamo più sotto le aree, il numero di potenziali ispezioni e le strutture pubbliche coinvolte:

Ambiente e sicurezza nei luoghi di lavoro. Quest’area è la più a “rischio”: è interessata da 56 possibili controlli che possono essere effettuati da 10 enti ed istituti diversi;

Fisco. In questo ambito il numero dei controlli è pari a 26 e sono 6 le agenzie e gli enti coinvolti;

Contrattualistica. Nell’area lavoro il numero dei possibili controlli si attesta a 21, mentre gli istituti e le agenzie interessate sono 4;

Amministrativa. Questo settore registra 8 controlli che sono ad appannaggio di 3 diversi enti ed istituti.

“Con una legislazione farraginosa e spesso indecifrabile – esordisce il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – qualsiasi imprenditore, soprattutto se piccolo, corre il pericolo di non essere mai a norma. Pertanto, l’eventuale ispezione da parte dell’ente pubblico viene vissuta come un incubo, come una calamità da evitare assolutamente. Per superare questa impasse non ci resta che sforbiciare il quadro normativo, rendendo più semplici e comprensibili le leggi, le circolari e i regolamenti attuativi. Altrimenti la forte discrezionalità che tutt’oggi beneficiano coloro che sono chiamati ad eseguire le attività ispettive rimarrà inalterata. Nel contempo, infine, va aumentata la platea dei controlli formali, cioè quelli eseguiti automaticamente per via telematica, alleggerendo così l’oppressione burocratica che grava sulle imprese”.

Il settore a più alta “densità” di potenziali controlli è quello dell’ambiente e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Le voci più a “rischio” riguardano la conformità/mantenimento dell’efficienza degli impianti (elettrici, idrici, gas, etc.) e il rispetto delle norme antincendio. In entrambi i casi sono 6 diversi enti che hanno specifiche competenze in materia di controllo. Nel primo caso possono intervenire l’Asl, l’Inail, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, i Vigili del Fuoco, Nas e/o Noe e/o Capitaneria di Porto e il Comune/Polizia municipale.

Altrettanto “impegnative” sono le voci riferite alle autorizzazioni agli scarichi, alle emissioni in atmosfera, alla gestione dei rifiuti e al rispetto degli obblighi di verifica delle attrezzature di lavoro.

“I tempi e i costi della burocrazia – afferma il segretario della CGIA Renato Mason – sono diventati una patologia che caratterizza negativamente il nostro paese. Non è un caso che molti operatori stranieri non investano da noi proprio per l’eccessiva ridondanza del nostro sistema burocratico. Incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza giuridica e adempimenti troppo onerosi hanno generato un velo di sfiducia tra imprese e Pubblica amministrazione che non sarà facile rimuovere in tempi ragionevolmente brevi”.

La CGIA ricorda che secondo un’ indagine realizzata da PROMO PA Fondazione, l’81 per cento delle imprese con meno di 50 addetti, vale a dire le piccole, è costretto a ricorrere a consulenti esterni per fronteggiare questo nemico invisibile: ovvero la cattiva burocrazia; di cui il 70 per cento ad integrazione o a supporto del lavoro svolto dagli uffici amministrativi che operano all’interno dell’azienda, mentre l’altro 11 per cento si affida a terzi per tutte le incombenze.

E’ evidente che se non si mette definitivamente mano a quel labirinto inestricabile di leggi, decreti e circolari varie che rendono la vita impossibile a milioni di piccoli imprenditori, corriamo il pericolo di soffocare la parte più importante della nostra economia.

Più in generale, abbiamo sempre più bisogno di una Pubblica amministrazione più snella e più efficiente. In questi ultimi anni, invece, il costo della burocrazia che grava sul sistema produttivo delle Pmi ha superato, secondo gli ultimi dati elaborati della Presidenza del Consiglio dei Ministri, i 30 miliardi di euro l’anno: praticamente quasi 2 punti di Pil. Questa situazione ha costretto moltissime aziende a trascurare il proprio business per occupare gran parte del tempo alla compilazione di certificati, moduli e istanze varie: un’anomalia che deve essere assolutamente rimossa se vogliamo dare un futuro a questo Paese.

Ovviamente, concludono dalla CGIA, la responsabilità di tutto ciò non può essere “imputata” a chi lavora nel pubblico. Anzi, gli statali spesso sono vittime di questa situazione, visto che moltissimi addetti operano con mezzi e risorse del tutto insufficienti.

La sanità al Nord, le forze dell’ordine, molti centri di ricerca e istituti universitari italiani presentano delle performance che non temono confronti in tutta Europa.

Tuttavia, è necessario rendere più efficienti i servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche, affinché siano sempre più centrali e al sostegno della crescita, perché migliorare i servizi vuol dire elevare il prodotto delle prestazioni pubbliche e quindi il contributo dell’attività amministrativa allo sviluppo del Paese.

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