Welfare e Famiglia

Welfare e Famiglia

WELFARE E FAMIGLIA

Obiettivi

  • ASSICURARE BENESSERE SIA OGGI CHE DOMANI

  • INVERTIRE LA TENDENZA DEL CALO DELLE NASCITE

  • DARE WELFARE E SUPPORTO PER CHI HA FIGLI E CONGEDI PARENTALI FLESSIBILI PER ENTRAMBI I GENITORI

  • ASILI NIDO TANTI E QUASI GRATIS

  • AIUTARE CHI SI PRENDE CURA DEI PROPRI FAMIGLIARI NON AUTO SUFFICIENTI

  • CREARE LA RETE NAZIONALE DEL VOLONTARIATO (RNV)

  • VELOCIZZARE, SEMPLIFICARE LE ADOZIONI

  • ISTITUIRE IL PIANO CASE POPOLARI "CASA MIA E' ANCHE CASA TUA"

Programma

INDICE - Clicca e ti porta subito al capitolo

BENESSERE SIA OGGI CHE DOMANI

BENESSERE SIA OGGI CHE DOMANI

Una società a fatta di persone e prosegue la sua esistenza se le persone stanno bene e riescono a portare avanti la società stessa con sempre nuove generazioni. E’ una cosa ovvia e banale ma spesso ce ne dimentichiamo, pensando solo ad oggi e mai al domani. In tutti i nostri Programmi di Governo, noi di Riforma e Progresso teniamo sempre un occhio rivolto verso al futuro, alle future generazioni e al futuro dell’Italia.

Per assicurare una crescita stabile, strutturale e duratura, ogni società, ogni Paese deve guardare nel lungo periodo.

Viviamo in un epoca di egoismo, in un’epoca dove tutti vogliono tutto e subito, dove la politica, negli ultimi decenni, invece di prodigarsi a pensare in grande e con lungimiranza, non ha fatto altro che fomentare questo “pensare solo al breve periodo” (per puro tornaconto personale nell’avere voti subito), creando grandi ripercussioni che si rifletteranno negativamente su l’intera società.

In Italia abbiamo quasi sempre pensato a fare la formichina ma mai la cicala. Come diciamo sempre noi, la giusta via sta nel mezzo e il mondo non è solo o bianco o nero, quindi, dove possibile, si deve agire subito per l’immediato, per altre cose invece, i cambiamenti e le riforme devono essere lungimiranti e di lungo periodo, mostrando i risultati di continuo in tutti gli anni a venire, in più tempo ma con costanza.

Se per esempio, usando una metafora, si è ammalati, si fa una cura, si prendono delle medicine, si fa riabilitazione e ci vuole tempo per guarire. Allo stesso modo nell’economia e in altre discipline politiche, la cura esiste ma produce i suoi effetti nel lungo periodo.

Il benessere degli italiani passa attraverso una miriade di riforme, di leggi e di progressi socio-politici ed economici. Lo abbiamo descritto in tutti i nostri programmi, divisi per disciplina e materia. Qui ci occuperemo nello specifico quello che riguarda la tutela e il benessere delle famiglie, delle coppie, delle nuove generazioni e del benessere psico-fisico e affettivo delle persone.

Inizieremo con delle nostre soluzioni per quel che riguarda genitori e figli. Tutti sappiamo della grave crisi generazionale e l’allarmante calo delle nascite che è in corso in Italia. Questo è un fatto gravissimo che tutti prendono alla leggera ma che se non curato in qualche modo, porterà a gravi conseguenze future.

In primis, con sempre più anziani pensionati e sempre meno giovani che lavorano (e che quindi pagano le tasse per pagare le pensioni agli anziani pensionati), chi pagherà le pensioni future ai pensionati attuali e futuri, se quest’ultimi superano in numero i giovani? E tutti i giovani ci scherzano sul fatto che se va avanti l’attuale sistema, non andranno mai in pensione e quando ci andranno prenderanno una miseria. Purtroppo questo è vero ma è agghiacciante, non andrebbe preso alla leggera. Se poi si aggiunge il fatto che oltre a far meno figli, molti giovani poi sono costretti ad emigrare all’estero per assicurarsi un futuro economico migliore, aggiunge peggio al peggio (abbiamo già proposto molte soluzioni e riforme a tal proposito, nei nostri Programmi Lavoro, Giovani, Economia, Istruzione, Imprese).

Questo poi porta a conseguenze correlate, come l’impossibilità attuale delle madri lavoratrici, di focalizzarsi sui figli pur continuando a lavorare ad esempio, la scarsità di asili nido (tra l’altro costosi). E i giovani che guadagnano meno dei loro padri? E che è sempre più difficile mettere su famiglia e diventare economicamente indipendenti?

WELFARE E SUPPORTO PER CHI HA FIGLI

WELFARE E SUPPORTO PER CHI HA FIGLI

Bisogna rivedere e trasformare le attuali frammentate politiche di welfare che sono inique, temporanee, incerte, poche. Serve renderle semplici, uguali per tutti, strutturali, eterne e sicure.

Serve creare un sistema di gestione e di supporto delle nascite e alle famiglie, coppie giovani, madri e padri, copiando il sistema Francese (riconosciuto dal Mondo come il migliore. non per niente la Francia ha il più alto tasso di nascite al mondo tra i Paesi ricchi e occidentali).

Serve aiutare le donne a riuscire a lavorare pur essendo madri (vedete le nostre soluzioni che proponiamo nel Programma Lavoro). È fondamentale! È dimostrato che nei Paesi con più alti tassi di natalità hanno anche le donne (madri) che lavorano di più rispetto ad altri Paesi (e questo gioverebbe anche alla nostra economia).

Serve creare supporti, sussidi ai genitori, creare asili gratis o quasi gratis, e serve obbligare le aziende a dare la più alta flessibilità possibile alle dipendenti madri.

Serve creare un unico assegno mensile, fisso e uguale per tutti, ogni mese e che i genitori (o madri o padri single) possano ricevere automaticamente nel proprio conto, ogni mese fino al compimento del 18esimo anno di età del proprio figlio. Se fai il secondo figlio prendi esattamente il doppio, se ne fai 3 prendi il triplo.

Noi vogliamo introdurre un assegno universale di 300 euro al mese per i nuovi nati. Ovviamente manterremo anche gli attuali soliti soldi in busta paga (assegni famigliari) che prendono i lavoratori dipendenti, quindi in tal caso tali famiglie avranno anche altri introiti oltre i 300 euro fissi. Questa cosa entrerà in vigore per tutti i nuovi nati da quel momento in poi e anche per chi stava già prendendo i vecchi bonus attualmente esistenti (ad esempio il bonus bebè, che cancelliamo e incorporiamo nel nuovo assegno mensile).

Questo nuovo ed unico bonus si chiamerà BONUS FIGLIO.

Sarà universale, non importa quale sia l’ISEE o lo stato di famiglia o il reddito del nucleo famigliare. Ti nasce o adotti un figlio? No importa chi tu sia. Non dovrai fare altro che cliccare un pulsante da dentro la tua pagina personale nel sito unico che creeremo per i cittadini (anche in formato APP, vedi programma pubblica amministrazione ed economia). Non dovrai fare altro. Automaticamente ti verrà addebitato ogni 10 del mese, di ogni mese, direttamente nel tuo conto in banca o postale.

Saranno 300 euro tondi tondi per tutti, ogni mese, sicuri come un orologio svizzero, e dureranno fino al compimento del 18esimo anno di età del figlio.

Ti arriva un secondo figlio? Nessun problema, rifai domanda online e ti arrivano altri 300 euro (600 in tutto). Il terzo? Altri 300 euro ancora, e così via.

Allo stato attuale delle cose (calcolando gli attuali bonus esistenti, la quantità di erogazioni, il numero delle nascite, ecc.) abbiamo calcolato che servirà una copertura di circa 1.8 miliardi di euro. Abbiamo come sempre per le nostre riforme, già trovati i soldi e messi a budget. Ovviamente, non avendo la magia di sapere già adesso esattamente come sarà la situazione il giorno che arriveremo al Governo dell’Italia, siamo consci del fatto che dovremo rifare per bene i calcoli e se servissero più soldi, li troveremo di sicuro, anche se fosse necessario toglierne un pò da qualche altra nostra riforma.

Importante: il bonus figlio potrà richiederlo chiunque stia già al momento percependo i vecchi attuali bonus bebè ecc., sia i genitori che avranno (anche se adottato), un figlio/a da quel momento in poi. Quindi da quando andremo al Governo, creeremo questo sistema virtuoso dove tutti i nati saranno seguiti da questo bonus sicuro e certo ogni mese per 18 anni della propria vita.

REGIONI: Vorremmo poi trovare un accordo con le Regioni, e far sì che anche ogni Regione crei un sussidio per i neonati. Alcune Regioni italiane hanno già qualcosa del genere, ma poco, e solo per i più bisognosi e poveri.

Noi vorremmo invece che si crei un sistema strutturato di copertura per tutti. Le Regioni sono enti locali che gestiscono la sanità e certi servizi che, assieme ai Comuni, sono più diretti e vicini al cittadino. Questo permetterà anche di creare un “presupposto” in più, affinché i cittadini di ogni Regione, votino o non votino candidati Governatori, anche a seconda di quanto vorranno aumentare o tagliare il budget per le famiglie per esempio. E’ un segno di civiltà e sensibilità. In Germania ad esempio, lo Stato dà un bonus fisso per i figli, a tutti, poi ogni Regione (Lander federale), a seconda delle proprie possibilità di budget, dà un secondo bonus, le regioni ricche danno di più di quelle povere, ma comunque tutti danno un secondo bonus.

Questo aiuterebbe a indirizzare meglio le risorse pubbliche, utili ad esempio per pagare gli asili, i materiali scolastici, i pannolini, ecc.

CONGEDI PARENTALI FLESSIBILI E PER ENTRAMBI I GENITORI

CONGEDI PARENTALI FLESSIBILI E PER ENTRAMBI I GENITORI

IMPLEMENTEREMO I CONGEDI PARENTALI – che devono essere obbligatori ma anche flessibili, che consentano ai neogenitori di modularlo a seconda delle caratteristiche della propria vita professionale e famigliare, secondo una logica sussidiaria, a seconda delle proprie esigenze. Quindi possono gestirsi le ore e le giornate come vogliono, saranno loro a decidere. Questo aiuterà anche le imprese e i loro datori di lavoro nel non vedersi i propri dipendenti sparire del tutto per lungo periodi. In tal modo si potranno far durare di più e diluirli nel tempo, senza però sparire dal proprio posto di lavoro.

Il congedo varrà IN EGUAL MISURA sia per la madre che per il padre. ENTRAMBI AVRANNO IL DIRITTO E L’OBBLIGO DEL CONGEDO PARENTALE PER LO STESSO FIGLIO. Questo permette sia di darsi il cambio tra coniugi, sia far durare più a lungo la possibilità giornaliera di gestire i propri figli senza andare a lavoro.

Ciò significa eliminare il pregiudizio che debba essere per forza la donna, sempre e comunque, a rinunciare a lavorare dopo il parto, per prendersi cura del figlio, riequilibrando il rapporto tra madre e padre.

Per questi motivi quindi, una volta che noi di Riforma e Progresso saremo al Governo dell’Italia, creeremo il CONGEDO FLESSIBILE:

CONGEDO FLESSBILE: 4 settimane di congedo obbligatorio e non trasferibile per ciascun genitore (da fare obbligatoriamente per intero e subito dalla nascita del figlio, entrambi i genitori assieme) con indennità al 100% (quindi riceveranno stipendio pieno), e POI ulteriori 12 mesi ripartiti liberamente tra i 2 genitori, con indennità al 100%. Potranno farsi alcuni giorni assieme, oppure decidere di alternarsi un giorno sta a casa uno e il giorno dopo sta a casa l’altro. Oppure farsi “part time” al lavoro a turno alternato in modo da essere entrambi (non assieme) a lavoro per metà del tempo, e a casa per l’altra metà. Oppure possono mettersi d’accordo col datore di lavoro a seconda delle proprie esigenze. Entrambi avranno 12 mesi pagati al 100% da usare ognuno come vuole. Se per esempio entrambi faranno 4 ore a lavoro e 4 ore a casa ogni giorno, ci impiegheranno 2 anni solari lavorativi per finire questa “banca ore” di congedo obbligatoria.

ASILI NIDO TANTI E QUASI GRATIS

ASILI NIDO TANTI E QUASI GRATIS

PARTENARIATO PUBBLICO E PRIVATO

CON ASILI PRIVATI PRESENTI E FUTURI:

Completa detassazione di tutti gli asili nido privati e asili privati purché la detassazione la usino per abbassare le rette di iscrizione. Verranno fatti severi controlli e ogni asilo nido e asilo provato, dovrà presentare un progetto con listino attuale in modo da richiedere una perequazione. Lo Stato poi dirà a quanto si deve abbassare la retta, relativamente a quante tasse in meno pagheranno. Si toglieranno le tasse IRES, INAIL, IMPOSTA SUI RIFIUTI (TARI) e tutti i dipendenti avranno una detassazione del 50% sull’IRPEF.

Tutti questi risparmi, che verranno calcolati da un ente pubblico apposito, dovranno essere riversati sulle rette (matematicamente si suddivideranno sui costi in modo da abbassare di un tot le rette fisse mensili).

CON ASILI AZIENDALI PRESENTI E FUTURI:

Tutte le aziende, imprese, fabbriche di qualunque tipo, se lo vorranno, avranno la possibilità di aprire di tasca propria un asilo nido e/o un asilo scuola materna, costruirlo, gestirlo, pagare le insegnanti, ecc. Potranno farlo sia da sole (ad esempio le grosse aziende), oppure assieme, con una sorta di colletta, o cooperativa, magari tra aziende di un’intera zona industriale di un paesino. Decidono di collaborare, ed erigere (o comprarsi uno stabile e ristrutturarlo, o creare degli spazi all’interno di propria proprietà), un NIDO o un ASILO. Volendo, lo stesso Comune può farsi da capofila e coordinare le imprese del territorio, magari mettendo una quota di soldi come Comune.

Le aziende, così facendo, oltre a dare un welfare aziendale super apprezzato ai propri dipendenti, avranno i lavoratori sempre a lavoro visto che i loro figli saranno tutto il giorno a pochi passi dalla fabbrica/ufficio, e magari in pausa pranzo possono perfino andarli a trovare, pranzare assieme, ecc.

Tali strutture dovranno essere GRATIS per i dipendenti, come welfare aziendale, oppure, al massimo, chiedere un contributo di massimo 100 euro al mese (trattenibili dalla busta paga).

Ovviamente le aziende possono decidere se tali asili sono solo ad esclusivo uso dei dipendenti, oppure essere anche aperti ad estranei. Gli estranei dovranno pagare la retta per intero (ma in tal caso, come per gli asili privati) ci sarà una detassazione tale da ridurre il costo delle rette.

Anche tali asili avranno le stesse detassazioni delle strutture private, ma in più:

L’intera somma spesa da ogni azienda sarà recuperabile in 5 anni grazie al credito di importa che creeremo, pari al 120%. Cioè significa che ogni impresa oltre a recuperare quanto pagato, “ci guadagnerà” anche un 20%.

Ovvio, questo vale per il costo dell’opera, edificio, strumenti, mobilio, oggetti, eventuale mensa interna, materiali, ecc. NON rientra lo stipendio delle maestre, quello se lo pagano le imprese dividendosi i costi (come costo avrà lo stipendio netto + il 50% dell’IRPEF + i relativi contributi. Poi ci saranno le bollette acqua, luce e gas ovviamente. Gli edifici dovranno essere costruiti/ristrutturati secondo le più moderne leggi in materia edilizia (ecosostenibili, coibentati, con panelli solari, ecc.). Nient’altro.

Secondo una nostra prudente stima, questa somma basterebbe per far aprire da nulla in tutta Italia, qualcosa come 4.000 asili nido/materne, oltre che coprire il mancato gettito dalle tasse non versate per tutti gli attuali asili.

Eventualmente se l’attività delle imprese sarà dopo un anno, inferiore alle attese, la somma “non usata” verrà data ai privati che decideranno di aprirsi un nido come attività. Questi sono incentivi per far aprire più nidi e a basso prezzo, in tutta Italia, su larga scala, senza dover farli gestire dal pubblico.

PARTECIPAZIONE TRA REGIONI PER DEDUZIONI SU ACQUISTO PRODOTTI DI PRIMA INFANZIA

PARTECIPAZIONE TRA REGIONI PER DEDUZIONI SU ACQUISTO PRODOTTI DI PRIMA INFANZIA

Proveremo a discutere assieme alle Regioni in modo da costruire un ulteriore sostegno a chi decide di avere figli. Ovvero, far trovare alle Regioni i fondi per poter NON FAR PAGARE L’IVA ai prodotti per la prima infanzia, da parte dei cittadini di ogni regione.

Oppure far creare un fondo in ogni Regione, da destinare ai cittadini residenti in tale Regione, che acquistano pannolini, latte artificiale e altre articoli e prodotti specifici (ci sarà una lista) per la prima infanzia. Eventualmente ci potrebbe essere una deducibilità degli stessi, magari utilizzando le percentuali di compartecipazione all’IRPEF e all’IVA che le Regioni ogni mese incassano dai lavoratori che risiedono nella propria Regione. Questo è sempre per obbligare le Regioni a diventare più responsabili con il denaro pubblico e più sensibili sulla questione benessere e crescita della popolazione residente all’interno del proprio territorio.

AIUTARE CHI SI PRENDE CURA DEI PROPRI FAMIGLIARI NON AUTO SUFFICIENTI

AIUTARE CHI SI PRENDE CURA DEI PROPRI FAMIGLIARI NON AUTO SUFFICIENTI

E’ importantissimo prendersi cura di disabili, ammalati, persone non autosufficienti, specie se si tratta di parenti e persone che amiamo. In Italia sono quasi 3 milioni le persone riconosciute in tali situazioni e quindi rientranti nella disciplina della Legge 104.

La legge prevede che i lavoratori disabili ma anche le persone che hanno diritto ad assistere i disabili, hanno diritto ad un tot di ore di permessi retribuiti ogni mese, che gli permettono di assentarsi da lavoro. Attualmente la legge prevede che:

Il lavoratore disabile può fruire dei permessi legge 104 per se stesso in 3 modi:

2 ore al giorno tutti i giorni

3 giorni al mese

3 giorni al mese frazionati ad ore

Il lavoratore che assiste un familiare con grave handicap in base alla legge 104 articolo 3 comma 3 può fruire dei permessi della legge 104 in 2 modi:

3 giorni al mese

3 giorni al mese frazionati ad ore

Noi di Riforma e Progresso vogliamo aumentare le ore disponibili ad entrambe le categorie, in tal modo:

3 ore al giorno tutti i giorni (per il lavoratore disabile)

8 giorni al mese (sia per lavoratore disabile che per lavoratore che assiste)

8 giorni al mese frazionati ad ore (sia per lavoratore disabile che per lavoratore che assiste)

Oltre a questo, vogliamo aggiungere anche un’altra cosa. Per questa però serviranno ulteriori risorse che troveremo nei meandri del bilancio pubblico appena saremo al Governo, anche perché fin che si è ancora comuni cittadini non al comando del Paese è difficile poter fare delle previsioni e trovare numeri esatti de numero di persone, i costi, il valore di ogni reddito ecc e non esiste un database consultabile per poter avanzare delle proposte concrete basate su fatti e dati certi.

Comunque sia, una volta al Governo ci adopereremo anche per rendere deducibili dal reddito le spese che si sostengono per pagare gli stipendi alle badanti e figure assimilabili. Questo sarebbe un provvedimento che aiuta enormemente chi oggi è costretto a far uso di tali figure professionali, e sarebbe giusto e doveroso poter dedurre tali costi in modo che non vengano conteggiati nelle tasse sul reddito che ogni cittadino paga ogni anno.

Aggiungiamo che, daremo anche un terzo aiuto, che descriviamo nel prossimo capitolo, ovvero quello di far aumentare il numero di volontari disponibili ad aiutare persone in difficoltà.

Non ultimo, come abbiamo spiegato nel Programma Uguaglianza e Diritti Sociali, RADDOPPIEREMO L’ATTUALE BUDGET ANNUALE PER FINANZIARE IL SERVIZIO CIVILE. Questo raddoppierà quindi i giovani volontari in Italia che prestano servizio civile presso case, organizzazioni, enti no profit e presso persone che hanno bisogno.

RETE NAZIONALE DEL VOLONTARIATO (RNV)

RETE NAZIONALE DEL VOLONTARIATO
(RNV)

Una volta al Governo, noi di Riforma e Progresso vogliamo creare ed attivare un altro esperimento sociale, ovvero la RETE NAZIONALE DEL VOLONTARIATO (RNV).

In pratica, qualunque cittadino maggiorenne, chiunque, se vuole, in qualunque momento, potrà iscriversi a questa RNV attraverso uno di questi modi:

– Potrà farlo online presso un sito apposito,

– Presso l’ENLIA (vedi cos’è nel Programma Lavoro)

– Andando fisicamente presso il proprio municipio.

(In tali modi potrà anche togliersi e disiscreversi quando vuole senza alcun problema e senza preavviso).

Così facendo, avrà dato la sua DISPONIBILITA’ a collaborare come volontariato. Sarà egli/ella stesso/a a decidere in quali settori vuole dare una mano. Potrà scegliere quante ore dedicare (possono essere anche 2 ore al mese, oppure svariate ore oppure anche tutti i giorni), saranno i cittadini a scegliere, come, quando, dove, orari ecc. Possono essere sia studenti, che lavoratori, che disoccupati che pensionati (che son quelli che hanno più tempo libero). Chiunque.

Per legge, ogni volontario che si iscriverà verrà AUTOMATICAMENTE COPERTO CON UN’ASSICURAZIONE che verrà pagata dallo Stato a ogni singolo volontario. (Valuteremo se farlo tramite un’Agenzia pubblica come ad esempio l’ENLIA (che creeremo, vedi Programma Lavoro), oppure far ricadere l’onere ai Comuni).

Questo sistema non farà altro che creare un database di persone con le proprie disponibilità di fare volontariato. Ogni volontario potrà decidere QUALE TIPO DI VOLONTARIATO FARE. Ci sarà una lista di cose sceglibili che vanno dall’aiutare il Comune a tagliare l’erba o fare qualunque tipo di manutenzione, a quello di servire i pasti a domicilio agli anziani, a quello di trasportare (dare un passaggio) ad anziani e disabili (usando pulmini o mezzi pubblici ovviamente). Anche aiutare associazioni di volontariato del territorio.

Qualunque ente, associazione di volontariato del territorio potrà farsi pubblicità e richiedere volontari presso questa RETE NAZIONALE DEL VOLONTARIATO. Sarà coordinata dall’Agenzia ENLIA.

Anche i privati potranno far domanda di cercare volontari, come una sorta di annunci, magari per fare assistenza nelle case dove ci sono anziani o disabili, o fare compagnia ad anziani e disabili o persone sole e non autosufficienti. Magari serviranno anche volontari disponibili a fare qualche commissione, come andare in posta, o pagare bollette a tali persone o fargli la spesa.

Qualunque cittadino se vuole può ricavare anche 1 ora al mese e fare qualcosa di buono per qualcun altro. Ad esempio, se una mamma lavoratrice, quando va a fare la spesa o va in posta a pagare bollettini, già che c’è, fa un po’ di spesa all’anziana o disabile o le paga alcune bollette (con i soldi che l’anziana o il disabile le da ovviamente), persone che abitano vicino a casa della mamma lavoratrice, che fatica sarebbe? Magari la stessa madre lavoratrice avrà bisogno di volontari per accudire i figli in certi momenti, oppure se si trova ammalata a letto e ha bisogno di aiuto in un futuro, in quanto madre single?

FAI DEL BENE AGLI ALTRI PERCHE’ MAGARI UN DOMANI NE POTRESTI AVERE BISOGNO TU

Questo sarà il motto della rete. SARA’ GRATUITO, in caso di spese, verranno ovviamente coperte, rimborsate o anticipate dai privati che vengono aiutati, o dalle associazioni o dal comune, ecc.

Quindi zero costi, si è coperti gratuitamente con un’assicurazione, si può dare una mano a fare quello che si vuole, per tutto il tempo che si vuole, fosse anche 1 ora al mese o di tanto in tanto. Perché no?

VELOCIZZARE, SEMPLIFICARE LE ADOZIONI

VELOCIZZARE, SEMPLIFICARE LE ADOZIONI

L’attuale sistema della COMMISSIONE ADOZIONI non funziona. Rimborsa le spese con ritardi di anni (anche 7 anni) è inconcepibile e rende vani gli obiettivi che invece dovrebbe supportare in tal senso.

Non solo ritardi i rimborsi ma è anche lenta e inefficiente nel far procedere la burocrazia.

Riformeremo completamente la CAI (Commissione Adozioni), CON NUOVI RESPONSABILI, NUOVI DIPENDENTI, NUOVE PROCEDURE, NUOVA BUROCRAZIA PIU’ SNELLA. Come per tutte le altre pubbliche amministrazioni, anche loro avranno dirigenti preparati alla scuola nazionale per i dirigenti pubblici e anche i suoi dipendenti avranno obiettivi da raggiungere, possibilità di far carriera e guadagnare di più o venire declassati o licenziati.

L‘Italia è uno dei Paesi occidentali agli ultimi posti come numero di adozioni, e anche nel 2020 si mostra un nuovo ennesimo calo. E’ tutta colpa della politica, della burocrazia e della cattiva gestione in essere. E’ vero che molte cose dipendono dai rapporti e accordi internazionali e diplomatici con gli altri Paesi, ma appunto, se tutti gli altri Paesi nostri colleghi trovano meno difficoltà a fare questo, ci sarà un motivo.

Noi vogliamo collaborare con tutte le associazioni italiani per l’adozione in modo da dare loro e ai genitori che vogliono adottare, tutti gli strumenti più efficaci, nel minori tempo possibile.

Come si legge in un articolo di VITA (http://www.vita.it/it/article/2019/11/05/adozione-30-gli-enti-autorizzati-tutti-uniti-per-rilanciare-il-sistema/153183/):

Nel 2019 le adozioni internazionali si fermeranno verosimilmente per la prima volta sotto quota mille. All’ingresso nel loro terzo decennio, le adozioni hanno bisogno di un rilancio: per la prima volta tutti gli enti autorizzati lo chiedono e lo promuovono insieme. Perché non si tratta di salvare gli enti, ma un sistema: le adozioni infatti calano, ma nel mondo i bambini che aspettano una famiglia aumentano.

“Adozione 3.0”: 49 enti autorizzati all’adozione internazionale in Italia, sui 51 totali, si sono radunati in un’assemblea autoconvocata a Roma per chiedere a gran voce il rilancio del settore, che – come noto – è da anni sta attraversando una forte crisi. “Adozione 3.0” – che non è un coordinamento e non sostituisce i coordinamenti esistenti, CEA e OLA – vuole essere una “cabina di regia” per il rilancio delle adozioni internazionali, lavorando su punti molto concreti. Se un’azione di rilancio per le adozioni è infatti irrinunciabile (dopo il 2010, con il raggiungimento di 4.300 adozioni, le adozioni hanno segnato un vertiginoso e progressivo calo, fino ad arrivare alle 1.130 adozioni del 2018, che hanno dati una famiglia a 1.394 minori), certamente il chiederla e promuoverla insieme ha una forza e un impatto maggiore.

Ma Perché in Italia è così difficile adottare un bambino? Lo spiega in un suo articolo Donna Moderna (https://www.donnamoderna.com/news/societa/adozioni-italia): ltre 10.000 richieste, meno di 3.000 minori che trovano una famiglia. No, il nostro non è un Paese per aspiranti genitori. I motivi? Costi, controlli, iter infiniti e una riforma di legge ancora in stand by. Per gli esperti, però, una via d’uscita c’è.

E’ una lunga e costosa “via crucis”.

1). TEMPI: si fa una richiesta di idoneità al tribunale, quindi ci si rivolge a uno dei circa 60 enti autorizzati per avviare le pratiche all’estero». Ricevuto l’ok del tribunale, l’attesa può durare anche 4 anni. «Non dipende da noi ma dal Paese scelto» dice Paola Crestani. «Per dimezzare i tempi bisognerebbe rendere perentori i termini per ricevere la dichiarazione di idoneità: oggi serve più di 1 anno, ma la legge parla di 6 anni e mezzo».

SOLUZIONE 1: Inseriremo un termine perentorio di 6 mesi per ricevere la dichiarazione di idoneità (valuteremo comunque anche a livello diplomatico cosa è possibile fare in accordo con i Paesi dove è permessa l’adozione internazionale). Allo stesso tempo aumenteremo il più possibile gli accordi con tutti i Paesi poveri del mondo, in modo da avere più capienza e possibilità di azione.

2). COSTI: Per l’adozione internazionale il costo è sulle spalle della coppia e arriva anche a 30.000 euro. La famiglia può detrarre il 50% delle spese ma non basta: fino al 2011 erano previsti altri rimborsi per viaggi e pratiche, sarebbe utile rinnovarli». Marco Griffini di Ai.Bi. suggerisce di snellire le procedure ed eliminare il passaggio in tribunale: «Siamo l’unico Paese europeo a farlo, è inutile e costoso. La famiglia non va selezionata da un giudice ma accompagnata al percorso adottivo dai servizi sociali e dagli enti autorizzati».

SOLUZIONE 2: Elimineremo il passaggio in tribunale, si farà tutto tramite gli enti autorizzati (che sono una cinquantina in Italia e li raggrupperemo in modo che siano di facile accesso a chiunque, con un unico sito web per fare tutto).

Aumenteremo al 100% la detrazione delle spese e tutti i rimborsi di viaggi e pratiche devono avvenire entro e non oltre 6 mesi dalla rendicontazione.

3). A volte succede che sia possibile adottare anche bambini italiani: C’è una BANCA DATI NAZIONALE DEI MINORI ADOTTABILI MA NON FUNZIONA! Perche? «Solo 8 tribunali su 29 sono informatizzati» dice il presidente di Ai.Bi. «L’inadempienza dura da 15 anni con il risultato che se a Palermo c’è una bambina 12enne dichiarata adottabile e nessuna famiglia disponibile, la coppia di Milano che avrebbe accolto quella piccola non sa che esiste. Se la banca dati fosse operativa, si potrebbero incrociare aspiranti genitori e minori di città diverse».

SOLUZIONE 3: Porteremo a termine, con le buone o le cattive, nel giro di 6 mesi questa banca dati e accelereremo le procedure.

4). TUTTI I BAMBINI ITALIANI ADOTTABILI TROVANO UNA CASA?

«No, circa 350 su 1.400 non vengono adottati» dice Marco Griffini di Ai.Bi. «Ci sono poi i 19.245 minori tolti alla famiglia che vivono in comunità. Il sistema li fa restare per anni in assistenza piuttosto che affrontare un processo che tolga la patria potestà ai genitori.

SOLUZIONE 4: Per questo sarebbe utile introdurre la figura dell’avvocato del minore, che curi il suo destino dal momento dell’allontanamento dalla famiglia». Aggiunge Paola Crestani del Ciai: «La legge prevede l’ascolto del bambino soltanto quando ha più di 12 anni. Secondo noi deve essere sentito sempre. E va rivisto anche l’affido, che coinvolge 15.000 piccoli e spesso è sine die. Dovrebbe essere una forma temporanea di protezione, durare 2 anni con un solo rinnovo, e poi si deve passare all’adozione».

SOLUZIONE 5:

Aprire ai single e ai genitori con età superiore ai limiti stabiliti dalla legge agevolerebbe l’adozione dei minori con bisogni speciali». Oggi la differenza minima tra figlio e genitore deve essere di 18 anni, la massima di 45 anni per uno dei coniugi, di 55 per l’altro (le ridurremo), e, dopo previo consenso referendario, apriremo legalmente anche alle adozioni da parte delle coppie omosessuali e alla stepchild adoption.

PIANO CASE POPOLARI "CASA MIA E' ANCHE CASA TUA"

PIANO CASE POPOLARI
“CASA MIA E’ ANCHE CASA TUA”

In Italia ci sono centinaia di migliaia di appartamenti e case vuote che i proprietari non riescono a vendere (senza contare anche il fatto che il valore delle case è crollato negli anni) e spesso nemmeno ad affittare. A tutto questo si aggiunge poi che i proprietari ci devono pagare le tasse (se non sono prima casa), rifiuti ecc. anche se le case sono sfitte e disabitate.

Noi di Riforma e Progresso abbiamo un piano, piccolo ma che potrebbe essere efficace ed unire “l’utile al dilettevole”, ovvero, aiutare i proprietari di case sfitte e che non riescono a vendere, ad affittarle, se vogliono, in modo da non avere spese, e anzi, anche un guadagno, seppur piccolo, e allo stesso tempo aiutare un sacco di persone e famiglie bisognose di una casa.

Questo piano darebbe una grossa mano all’attuale situazione delle case popolari, che sono sempre pochissime, i Comuni non hanno soldi per costruirne di nuove e ci vogliono anni di attesa per avere una casa per chi ne ha diritto.

Per questo chiediamo aiuto ai privati di entrare in questo network di incontro tra domanda e offerta, che sarà gestito dai Comuni dove le abitazioni hanno sede. Questo progetto si chiamerà PIANO CASE POPOLARI “CASA MIA E’ ANCHE CASA TUA”.

Funzionerà così: qualsiasi privato che vuole entrare in questo progetto, dovrà contattare il proprio Comune (Municipio, che avrà un’ufficio apposito per questo) per mettere a disposizione 1 o più case di sua proprietà. Devono essere solo edifici abitabili (case, appartamenti). Non importa se vecchi e non arredati. Purché siano agibili.

Da quel momento il comune diverrà l’affittuario e avrà una copia di chiavi e farà un contratto con il privato, tale contratto si farà solo appena il Comune avrà eventualmente persone e famiglie che hanno diritto ad avere una casa popolare ovviamente. Quindi il privato affitta al comune e non ad altri privati.

Ciò significa che obblighi, responsabilità e doveri dell’affittuario ricadono sul comune.

Verrà concordato un canone di affitto FISSO. Ogni comune, come accade oggi, avrà la possibilità di decidere secondo vari parametri, valore dell’immobile, ecc. Ogni anno di solito, i Comuni decidono quanto mettere a bilancio per le case popolari, solo che invece di spendere centinaia di migliaia di euro costruire case popolari, li useranno anche in altro modo, ovvero: LI USERANNO PER COMPARTECIPARE AL PAGAMENTO DELL’AFFITTO.

Dipenderà dal Comune e da vari parametri, comunque sia, il CANONE D’AFFITTO NON POTRA’ MAI SUPERARE I 200 EURO AL MESE.

Facciamo un esempio, che prenda il massimo, ovvero 200 euro mensili di affitto.

Il Comune per legge dovrà COMPARTECIPARE all’affitto, cioè, una parte dei soldi li mette il comune ogni mese, una parte li mette il privato. Il Comune è libero di decidere con parametri che stabiliremo se per esempio fare 50e50 oppure 60% il comune e 40% il nucleo famigliare (magari per avvantaggiare chi ha più figli riducendogli la quota).

Comunque, tornando all’esempio, facciamo sia 50% e 50% tra comune e privato che ha diritto (affittuario che diviene una sorta di sub affittuario).

Ogni mese il “sub affittuario” paga 100 euro al COMUNE. Il Comune incassa (all’inizio di ogni mese) e poi aggiunge altri 100 euro e versa tutto al PROPRIETARIO DELLA CASA a fine mese, dentro il suo conto in Banca/Posta.

Cosa ci guadagna il Privato proprietario?

Oltre all’affitto (ad esempio, 100 euro, 150, o 200 che siano, sono sempre meglio di zero). MA IN PIU’ AVRA QUESTI BENEFICI:

NON PAGHERA’ PIU’ TASSE SU QUELLA CASA (IMU) E NEMMENO NESSUNA TASSA COMUNALE (TARI, TASI per rifiuti ecc.).

I contratti di affitto avranno una durata fissa di 24 mesi esatti (cioè 2 anni completi), sono rinnovabili all’infinito. Se il proprietario volesse riavere il possesso dell’edificio, potrà far richiesta quando vuole entro 6 mesi prima della scadenza dei 24 mesi, in modo da lasciare 6 mesi di tempo al comune e alla famiglia che ci vive dentro, di cercare altre soluzioni, e allo scadere dei 24 mesi saranno obbligati a lasciare la casa (il Comune organizzerà e tutelerà sia il proprietario che i sub affittuari).

Ovviamente in caso di danni per colpa degli affittuari, saranno loro a pagarli, oppure li paga il comune e poi si rifà su di loro.

Nel caso ci fossero lavori da fare extra, esempio aggiustare un qualcosa dell’edificio che la legge attualmente prevede sia già a carico del proprietario, ovviamente dovrà essere il proprietario a curarsene. Eventualmente se ci fosse il bisogno e il proprietario non volesse o non avesse i soldi per farlo, lo potrà fare il comune ma facendo un accordo col privato che preveda un aumento del contratto oltre i 24 mesi di tempo (magari 3 o più anni) oppure una riduzione del canone d’affitto.

Quindi con questo nostro nuovo sistema ci guadagnerebbero tutti, sarebbe un win-win system. I proprietari guadagnano qualcosa e non pagano alcuna tassa, il comune non deve preoccuparsi di costruire casa popolari nuove per le quali non ha mai soldi, e i privati bisognosi potranno avere subito una casa senza dover aspettare secoli.

Verranno riviste anche le regole sulle le liste di assegnazione delle case popolari:

1. La priorità a coppie con figli (sposate o meno che siano le coppie non ha importanza), dapprima chi ha più figli, e a seguire chi ha solo un figlio (precedenza a chi ha il figlio più giovane d’età). Dapprima però si dà precedenza a tutti i cittadini italiani, terminati i quali si passa agli stranieri con regolare permesso di soggiorno (seguendo lo stesso procedimento: per primi le coppie con più figli, poi le coppie con un figlio)

2. a seguire poi si assegnano le case ai cittadini italiani singoli (single) con figli e poi a seguire a singoli (single) con un figlio e a seguire poi, cittadini stranieri single con regolare permesso di soggiorno con più figli e poi con un figlio

3. Seguono poi gli anziani pensionati cittadini italiani

4. seguono poi le coppie di cittadini senza figli

5. seguono poi le coppie di stranieri con regolare permesso di soggiorno senza figli

6. seguono poi singoli cittadini italiani soli

7. seguono poi per ultimi singoli stranieri soli con regolare permesso di soggiorno

Nel caso di cittadini europei con regolare residenza in Italia, vengono subito dopo i cittadini italiani e prima dei cittadini stranieri (extra UE) con regolare permesso di soggiorno.

In questo modo c’è più equità nella gestione e avendo la disponibilità di case di privati da poter affittare, si risolve l’annoso problema della penuria di case popolari nei comuni d’Italia. Con questo non significa che i comuni non possono continuare a costruire case popolari, anzi, solo che ci sarà un grande aiuto da parte dei privati cittadini che possono anche guadagnarci, mettendo la disponibilità delle loro case.

AIUTO AI PADRI SEPARATI PER NON FARLI VIVERE IN AUTO

AIUTO AI PADRI SEPARATI PER NON FARLI VIVERE IN AUTO

Passa in sordina ma tra TV e giornali, specie se si parla con certe associazioni del settore, sono sempre molti i padri che dopo la separazione/divorzio, sono costretti a pagare affitto o mutuo di una casa che devono lasciare alla moglie con i figli, e pagare poi alimenti per i figli, forse pure alla moglie, e poi, pur lavorando ed avendo anche uno stipendio medio sui 1400/1500 euro netti al mese ad esempio, si trovano costretti a vivere con 300 o 400 euro al mese, quindi impossibilitati a potersi arrangiare nel vivere. Sono molti i casi finiti alla cronaca, di padri costretti a vivere in auto. Qualcosa nella giurisprudenza è stato fatto creando la possibilità di non essere più obbligati a mantenere la moglie sempre e comunque, ma questo non ha chiuso il problema.

Noi vogliamo creare delle leggi che aiutino i padri (o anche le madri se fossero loro a dover sborsare per marito e figli), in maniera da garantire una vita decorosa nel caso si debba sopraggiungere ad un divorzio.

CREEREMO UN LIMITE DI REDDITO MINIMO DA MANTENERE sotto al quale il giudice non può toccare. Ovviamente si potrà tenere in considerazione anche le proprietà, e fare poi le dovute perequazioni.

La persona costretta a lasciare l’abitazione a favore dell’altro coniuge che vi rimane con i figli, costretto poi per lo più a versare anche assegni di mantenimento, non potrà rimanere con un reddito fisso mensile NETTO del proprio stipendio inferiore a 1.200 euro.

Tutto il resto viene regolato come adesso, e il giudice decide a seconda dei casi e a seconda della legge, tenendo conto di chi è la proprietà dell’edificio, di altri redditi, se la moglie lavora o no, ecc. Ricordiamo che se la ex moglie è disoccupata potrà far richiesta di Reddito di Disoccupazione che creeremo e cercare lavoro e avrà redditi per i figli piccoli (che creeremo), e una serie di altri benefici. Quindi saranno coperte in tutto.

INVERTIRE LA TENDENZA DEL CALO DELLE NASCITE

INVERTIRE LA TENDENZA DEL CALO DELLE NASCITE

Abbiamo già discusso di questo importante problema nei capitoli successivi e abbiamo già delineato sia in questo Programma che in altri (es. in quello del Lavoro), varie soluzioni per combattere questo fondamentale problema.

Vogliamo poi fare ancora di più, copiando il più possibile il sistema francese delle politiche per incentivare la crescita delle nascite, in quanto tale sistema è internazionalmente riconosciuto come il migliore al mondo e molti Paesi cercano di copiare (i francesi hanno il più alto tasso di figli pro capite rispetto a tutti i Paesi occidentali).

Ovvio come abbiamo detto il problema del calo delle nascite in Italia è strutturale, per varie colpe: l’impossibilità per i giovani di avere lavori stabili, il guadagnare poco, l’avere alti costi per mantenere un figlio, i pochi aiuti di welfare, l’impossibilità per le donne lavoratrici di avere un giusto equilibrio tra lavoro e figli, l’impossibilità di trovare posto e a prezzi giusti negli asili nido, e una serie di altre ragioni. Abbiamo già proposto soluzioni pratiche che metteremo in piedi appena saremo al Governo, per ognuno di questi problemi.

Ma oltre a questo, è giusto prendere spunto su qualcosa in più dal sistema francese, che andremo a delinearvi qui di seguito.

Come riporta un articolo del Ilfattoquotidiano (https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/07/20/calo-delle-nascite-cosi-la-francia-ha-invertito-la-tendenza-su-fq-millennium-in-edicola/5337881/):

Se la Francia, che negli anni Settanta aveva subìto un tonfo delle nascite come in tutto il resto del mondo occidentale (all’epoca eravamo messi meglio noi), è riuscita a trasformarsi nella nazione con il tasso di natalità più alto di tutta l’Europa, la cura deve per forza esistere. Visto che nessuno dall’Eliseo impone per decreto alle coppie francesi di fare figli.

“Quando mi domandano la ricetta del nostro miracolo” dice Frédérique Leprince, responsabile dei rapporti internazionali della Cnaf, Caisse Nationale des Allocations familiales (l’organismo nazionale pubblico che eroga gli aiuti alle famiglie, dagli assegni per i figli alla scelta dell’asilo), «io rispondo sempre: semplice, mettete le donne che lo desiderano nelle condizioni di lavorare e di avere figli nello stesso tempo“.

È una balla colossale la storiella secondo la quale le donne italiane non farebbero figli perché lavorano. La percentuale delle lavoratrici italiane, tra i 15 e i 64 anni (e badate che è il dato più ottimistico in circolazione), è pari al 55%, contro il 68% delle francesi e il 70% delle donne del Nord Europa. La differenza la fanno: assistantes maternelles, gentili signore super titolate che fanno parte del servizio pubblico e accolgono nella loro casa vostro figlio piccolo insieme a altri due o tre, se preferite una soluzione più intima; asili gestiti da genitori sotto la direzione di professionisti; tate collettive; nidi aperti dalle 7,30 del mattino alle 18,30 della sera (undici ore), dove potete portare il vostro bambino all’ora che volete e andarvelo a riprendere quando vi è più comodo.

NOSTRA PROPOSTA: Introdurremo anche noi in Italia questa opportunità e la chiameremo ASSISTENTI CIVICI ALL’INFANZIA. Copieremo il sistema francese, dove saranno i comuni a fare da trade union con i genitori e le famiglie del proprio comune, che sono desiderose di poter attivare un tale servizio anche nella loro zona. Il comune parteciperà alle spese per la messa in sicurezza degli ambienti e dei materiali e pagherà l’assistente, chiedendo un contributo ai genitori. L’assistente guadagnerà un tot per ogni bambino e al massimo potrà gestire 2 al massimo 3 bambini per assistente.

Allo stesso tempo poi in Francia hanno anche un sistema molto generoso per quanto riguarda i soldi che lo Stato versa mensilmente alle famiglie, alcuni di questi li introdurremo anche noi (assegno per i figli, bonus vari), poi hanno anche il bonus nascite (quello che abbiamo anche noi in Italia), hanno una flessibilità lavorativa (quello che daremo anche noi ai lavoratori che hanno figli), e altre cose che introdurremo e che abbiamo spiegato nei nostri programmi.

L’unica differenza che rimarrà tra noi e loro, sarà una, ovvero Il loro segreto fondamentale, la generosità economica, che li sta però portando ad accrescere sempre più pericolosamente il loro debito pubblico e dove negli ultimi anni stanno valutando di tagliare qualcosa. In Italia non possiamo al momento permetterci assegni così generosi e crescenti per i figli (derivanti anche da un sistema di tassazione francese che si calcola in un modo particolare e che beneficia chi fa più figli). Non abbiamo la capienza economica in Italia. Daremo aiuti sostanziosi, vari, sostegno sia pratico che economico, detassazioni generali, flessibilità lavorativa, stabilità alle persone, opportunità per i giovani, migliore sanità, istruzione, e un sacco di cose dove come Italia siamo rimasti indietro di secoli, ecc. ma non riusciamo a fare tutto in un colpo solo, non ci sono abbastanza soldi!

Sicuramente si potrà aumentare le somme attuali, anzi si deve, non appena avremo una crescita economica generata dalle nostre riforme. Diciamo che sarà un secondo step.

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